Tratto da:
Il camino n°112
Memoria - Amore - Sogno
I tre colori: il rosso, il rosa, l’azzurro.
Di Baio Editore

Una favola diventa realtà

"Richetto dal Ciuffo", tratta
dal volume ìLe fiabe di
PERRAULT” illustrate da
V. Accornero

C 'ERA una volta una regina che aveva dato alla luce un figlio così brutto e deforme che per lungo tempo si dubitò se avesse o no sembianze umane. Una fata, presente alla sua nascita, assicurò che, malgrado tutto, il principino sarebbe stato simpatico perchè dotato di molto spirito; aggiunse anche che, grazie al dono ch'essa gli aveva fatto, egli avrebbe potuto dare alla persona che avesse amato di più; altrettanto spirito del suo.
Tutto questo consolò un poco la povera regina, che era molto rattristata d'aver avuto un marmocchio così brutto. Sta di fatto che il piccolo, non appena cominciò a parlare, disse mille cose graziose e che, nel suo modo di fare, aveva un nonsochè di spiritoso che affascinava. Dimenticavo di dire che era venuto al mondo con un ciuffetto di capelli sulla testa, che gli valse il soprannome di Richetto dal Ciuffo: Richetto era il suo nome di battesimo.
Dopo sette od otto anni, la regina d'un reame vicino ebbe due figlie. La prima era più; bella del sole e la regina ne fu così felice che si temette che la troppa gioia le facesse male. La stessa fata che aveva assistito alla nascita di Richetto dal Ciuffo, essendo presente anche in questa occasione, per moderare la gioia della regina le disse che la principessina non avrebbe avuto neppure un po' (li spirito e che sarebbe stata tanto stupida quant'era bella. La regina ne fu mortificata, e per giunta ebbe, poco dopo, un più; grave dispiacere, perchè la seconda figlia le nacque terribilmente brutta.
-Non affliggetevi, maestà, - disse la fata - chè la vostra figliola sarà ricompensata: avrà tanto spirito che nessuno si accorgerà più; della sua bruttezza.
- Dio lo voglia! - esclamò la regina. - Ma non ci sarebbe modo di rendere un pochino spiritosa anche la mia maggiore che è così bella?
- Non posso far nulla, Maestà, per quanto riguarda lo spirito; ma posso tutto per la bellezza e, siccome non c'è nulla che non farei per soddisfarvi, le farò il dono di poter rendere buona e bella la persona che ella amerà.
Col passar degli anni le qualità delle due principessine crescevano con loro e dappertutto non si parlava che della bellezza della primogenita e dello spirito della minore. E vero che anche i loro difetti aumentavano assai con l'età. La seconda imbruttiva a vista d'occhio e la prima diventava ogni giorno più; stupida: o non rispondeva affatto a chi l'interrogava o diceva sciocchezze. Era così maldestra che non riusciva ad accomodare quattro ninnoli di porcellana sul bordo di un camino senza romperne uno, nè a bere un bicchier d'acqua senza rovesciarne la metà sul proprio abito.
Sebbene la bellezza sia una gran cosa in una fanciulla, pure la minore primeggiava sempre in tutte le riunioni. Nel primo momento tutti andavano dalla più; bella per vederla e ammirarla, ma ben presto si rivolgevano alla più; spiritosa per sentirla discorrere di mille cose divertenti; ed era sorprendente vedere come, in meno di un quarto d'ora, la maggiore non avesse più; nessuno vicino, mentre tutti si raccoglievano intorno alla minore. La maggiore, per quanto stupida, se ne accorgeva e avrebbe dato senza rimpianto tutta la sua bellezza per avere metà dello spirito della sorella, tanto più; che' la regina, con tutta la sua saggezza, non poteva trattenersi dal rinfacciarle assai spesso la sua stupidità, il che addolorava profondamente la povera principessa.
Un giorno ch'ella si era rifugiata in un bosco per piangere sulla sua triste sorte, vide venirle incontro un ometto dalle vesti sontuose ma dall'aspetto tutt'altro che simpatico. Era il principe Richetto dal Ciuffo che, innamoratosi di lei dai ritratti che si vedevano dappertutto, aveva lasciato il regno paterno per avere il piacere di vederla e di parlarle.
Felice d'incontrarla così sola, le rivolse la parola col massimo rispetto e con squisita cortesia. E, dopo i soliti complimenti, essendosi accorto ch'ella era molto melanconica, le disse:
- Non capisco, signorina, come una persona bella come voi possa essere così triste come sembrate. Sebbene io possa vantarmi di aver veduto un'infinità di belle creature, vi assicuro che non ne ho mai visto una la cui bellezza possa paragonarsi alla vostra.
- Vi piace dire così, signore, - rispose la principessa e non seppe proseguire.
- La bellezza, - rispose Richetto dal Ciuffo - è un dono così grande che deve
supplire ogni altra cosa; e quando la si possiede, mi sembra che non ci sia più; nulla
che possa affliggervi tanto. -
- Preferirei, - disse la principessa, - essere brutta come voi e avere un po' di spirito, invece di essere tanto bella e tanto stupida come sono.
- Non c'è nulla che dimostri maggiormente di aver dello spirito quanto il credere di non averne; ed è proprio nella natura di questo dono che più; se ne ha e più; si crede di mancarne.
- Questo non lo so - disse la principessa - ma so putroppo di essere molto stupida, e ciò mi addolora da morirne.
- Se è soltanto questo che vi affligge, madamigella, io posso facilmente por fine al vostro dolore.
- E come fareste? - chiese la principessa.
- Io ho il potere, d'infondere tutto lo spirito che voglio nella persona che mi sentirò di amare di più;, - disse Richetto dal Ciuffo. - E siccome siete voi, madamigella, questa persona, non sta che a voi avere tutto lo spirito che desiderate a condizione che accettiate di sposarmi.
La principessa rimase interdetta e non dette alcuna risposta.
- Vedo riprese Richetto dal Ciuffo - che la mia proposta vi imbarazza e non me ne stupisco, anzi vi dò un anno di tempo per decidervi.
La principessa era così poco spiritosa e aveva tanto desiderio di esserlo, che il termine di un anno le parve irraggiungibile, così accettò la proposta. Ella aveva appena promesso a Richetto dal Ciuffo di sposarlo allo scadere dell'anno che si sentì un'altra: si accorse di avere acquistato un'incredibile facilità di esprimersi, non solo, ma di esprimersi in forma elegante e naturale. Avviò subito una vivace e galante conversazione col principe, e fu così brillante che Richetto dal Ciuffo pensò di averle dato più; spirito di quanto non ne avesse riservato a sè medesimo.
Quando la principessa tornò ai palazzo, tutta la Corte non sapeva che cosa pensare di un così straordinario ed improvviso cambiamento; chè, come prima non l'avevano sentita dire che sciocchezze, così adesso non l'udivano profferire che cose sensate e intelligenti. Tutta la Corte ne ebbe gran gioia; soltanto la sorella rimase male perchè, non avendo più; il vantaggio dello spirito, vicino alla primogenita sembrava un brutto sgorbio.
Il re seguiva i consigli della figlia maggiore e, talvolta, andava persino a tenere le sedute del consiglio presso di lei.
La voce di quel mutamento si diffuse, tutti i giovani principi dei vicini reami cercarono tutti i mezzi per farsi amare da lei e quasi tutti la chiesero in sposa; ma ella non ne trovava nessuno che fosse abbastanza spiritoso e li ascoltava tutti senza prendere impegni con nessuno. Tuttavia uno ne giunse così potente, così ricco, così intelligente e bello ch'ella non potè fare a meno di dimostrargli un certo interessamento. Il padre, essendosene accorto, le disse che la lasciava libera di scegliere lo sposo preferito e che quindi doveva dire lei chi fosse. Poichè più; si è intelligenti più; si stenta a prendere una risoluzione irrevocabile in tema di matrimonio, ella, ringraziando, chiese al padre di concederle un po' di tempo per riflettere.
Per puro caso, al fine di pensare tranquillamente al da farsi, andò a passeggiare proprio in quel bosco dove aveva un giorno incontrato Richetto dal Ciuffo. Mentre vagava, assorta nei suoi pensieri, udì sotto i suoi piedi un brusio sordo come di gente che andasse e venisse lavorando. Ascoltando più; attentamente, sentì che dicevano: - Portami quella marmitta ", - Dammi quel paiolo , - Metti della legna sul fuoco ". Improvvisamente, vide aprirsi la terra e scorse davanti a sè una grande cucina piena di cuochi, di sguatteri e di ogni sorta di servi occupati ad allestire un magnifico banchetto. Poi vide farsi avanti una squadra di ventotto o trenta rosticceri che andarono a collocarsi in un viale del bosco, attorno a una lunghissima tavola, mettendosi subito a lavorare ritmicamente al suono di una canzone armoniosa, con lo spiedo in mano e la coda di volpe pendente dall'orecchio.
La principessa, sbalordita a quella visione, domandò per chi lavorassero.
Per il principe Richetto dal Ciuffo che domani celebrerà le sue nozze, - le rispose il capo della squadra.
La principessa, più; sbalordita che mai, ricordando improvvisamente che era giusto un anno dal giorno in cui aveva promesso di sposare Richetto dal Ciuffo, si sentì smarrire. Quando s'era impegnata col principe era ancora una stupida e, dopo, in possesso delle nuove facoltà che il principe le aveva dato, s'era dimenticata di tutte le sue sciocchezze, e con queste anche della promessa fatta.
Continuò a camminare quand'ecco dopo pochi passi le comparve dinanzi Richetto dal Ciuffo, in persona, tutto azzimato e baldanzoso come un principe che va a nozze.
- Vedete, madamigella, che mantengo puntualmente la mia parola, - disse egli - e non dubito che voi siate venuta per mantenere la vostra e per fare di me, concedendomi la vostra mano, il più; felice degli uomini.
- Vi dirò francamente, - rispose la principessa - che non ho ancora preso una decisione al riguardo e che dubito di poterla mai prendere nel senso che voi desiderate.
- Mi meraviglia, madamigella! - esclamò Richetto dal Ciuffo.
- Lo credo, - disse la principessa - e sicuramente, se io avessi a che fare con uno zoticone, con un uomo senza spirito, mi troverei molto imbarazzata. - Una principessa non ha che una parola, - mi direbbe e voi dovete sposarmi perchè me lo avete promesso È, ma siccome l'uomo a cui parlo è il più; intelligente del mondo, son certa che si arrenderà alle mie ragioni. Voi sapete che neppure quando io ero una povera sciocca potevo decidermi a sposarvi; come volete che ora, con tutta l'intelligenza che m'avete dato e che mi rende ancor più; difficile nella scelta delle persone, io possa prendere una risoluzione che mi lasciò titubante fin d'allora? Se voi pensavate realmente di sposarmi, avete avuto torto a togliermi la mia stupidità e a farmi vedere più; chiaro ch'io non vedessi.
- Se un uomo stolto, - rispose Richetto dal Ciuffo - sarebbe giustificato, come voi dite, qualora vi rimproverasse la vostra mancanza di parola, perchè volete, madamigella, che non faccia io lo stesso per una cosa dalla quale dipende tutta la felicità della mia vita? é forse giusto che le persone intelligenti siano in condizione d'inferiorità davanti a coloro che non lo sono? Potete pretenderlo voi, voi che avete tanto spirito e che avete desiderato tanto di averne? Ma veniamo al fatto; per favore. A parte la mia bruttezza, c'è qualcosa in me che vi dispiaccia? Non siete soddisfatta dei miei natali, della mia intelligenza, del mio carattere, delle mie maniere?
- Niente affatto, - rispose la principessa. - Mi piace in voi tutto ciò che m'avete detto.
- Se è così - riprese Richetto dal Ciuffo - io sarò felice ben presto perchè voi potete fare di me il più; attraente degli uomini.
- E in che modo? - chiese la principessa.
- Semplicemente se voi sentite di amarmi tanto da desiderare che ciò avvenga rispose Richetto dal Ciuffo. - E, per togliervi ogni dubbio, sappiate, madamigella, che la stessa fata che il giorno della mia nascita mi fece il dono di poter rendere intelligente la donna che avrei amato di più;, ha fatto a voi il dono di rendere bello l'uomo che avreste amato e al quale avreste voluto rendere questo favore.
- Se è così, - disse la principessa - desidero con tutto il cuore che diventiate il principe più; bello e più; affascinante del mondo; e ve ne faccio dono per quanto è in mio potere.
Appena la principessa ebbe pronunciato queste parole, Richetto dal Ciuffo le apparve come l'uomo più; bello del mondo, il più simpatico e prestante che mai avesse visto.
Qualcuno afferma che non furono gli incantesimi della fata a provocare la metamorfosi, ma soltanto l'amore. Si dice che la principessa, avendo riflettuto sulla, fedeltà del suo innamorato, sulla sua discrezione e su tutte le buone qualità del suo animo e della sua intelligenza, non vide più la deformità del suo corpo nè la bruttezza del suo volto; la sua gobba non le parve altro che l'atteggiamento scherzoso di chi fa il groppone, e mentre fin'allora lo aveva visto zoppicare penosamente, trovò che quell'andatura stentata lo rendeva ancor più interessante. Si dice ancora che i suoi occhi, che erano strabici, le apparvero più; brillanti e che il loro strabismo le sembrò come il segno di un violento eccesso d'amore e che perfino il grosso naso paonazzo ebbe per lei qualcosa di marziale e di eroico.
Comunque, la principessa gli promise di sposarlo subito sempre che avesse ottenuto il consenso del padre. Il re, quando seppe che la figlia amava tanto Richetto dal Ciuffo, a lui già noto come principe saggio e intelligente, con piacere lo accettò quale genero.
Il giorno seguente furono celebrate le nozze, come Richetto dal Ciuffo aveva previsto e secondo gli ordini ch'egli aveva dato già da tempo.
Questa è la verità, più; che una trama creata solo dalla fantasia: è sempre bella tutto ciò che s'ama; in tutto ciò che s'ama è poesia. Un oggetto può aver dalla natura i colori più; vividi e più; belli, ai quali invano l'arte si dà cura di poter arrivar coi suoi pennelli; i suoi pregi, però, su un cuor sensibile non hanno presa ed han meno valore d'una virtù; segreta ed invisibile, che gli farà trovar solo l'amore.