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a uno dei più grandi stabilimenti europei
Lo stabilimento Binder di Fügen (Austria) ricava dai tronchi di legno
i semilavorati per produrre pannelli, lamellare, rivestimenti, perline,
compensato: dagli scarti di lavorazione (pura segatura)
ricava i pellet per stufe e camini e alimenta una centrale termoelettrica
e una termica che provvedono al fabbisogno energetico della fabbrica e
del paese
Servizio e foto: architetto Roberto
Summer
La visita che, grazie all’interessamento della Palazzetti, ho compiuto
allo stabilimento austriaco, di Fügen, della Binder, nota società
austriaca produttrice di lavorati del legno, è stata molto interessante:
ho avuto modo di apprezzare
un senso vero, concreto e completo dell’ecologia, fatto non di discorsi
vuoti e retorici ma di applicazioni concrete e direttamente utilizzabili.
In questo stabilimento arrivano migliaia e migliaia di metri di tronchi,
provenienti da coltivazioni ecosostenibili (la quantità di legno
che si taglia è ampiamente rimpiazzata da nuove piante), già
privati dei rami ma ancora con la corteccia: questa viene eliminata ma
prontamente riutilizzata per alimentare la potente centrale termica che
provvede
completamente al fabbisogno dello stabilimento, alimenta la centrale termoelettrica
e fornisce il teleriscaldamento
a una buona parte del paese di Fügen. I tronchi poi vengono avviati
alla segheria, dove vengono trasformati in semilavorati per l’edilizia
e l’arredamento. La segatura prodotta in queste operazioni industriali
viene indirizzata, tramite un apposito nastro trasportatore, all’impianto
di produzione dei pellet: essiccatura, sul nastro accanto
alla caldaia; maturazione in silos; eventuale aggiunta di poco amido come
legante e di vapore se fosse troppo secca; pressatura ed estrusione;
indurimento; stivaggio nei silos; imballaggio (una parte viene venduta
in Italia da Palazzetti) e spedizione.
Sopra: sul
piazzale dello stabilimento vediamo le enormi
cataste di tronchi e una montagna di segatura, mentre
sullo sfondo si nota il lungo nastro trasportatore che dalle segherie
porta la segatura all’impianto di trasformazione dei pellet.
Accanto: la corteccia
dei tronchi forma una montagna che lentamente fermenta e fuma al
contatto con l’aria più fredda; di fianco ad essa un’altro
cumulo di scarti di lavorazione
del legno. |
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A sinistra: la pressa,
che trasforma la segatura (che prima viene depositata nei silos
per perdere
l’umidità fino a raggiungere il 10/11% che è
il valore ideale per la pressatura in pellet), a una temperatura
di circa 80 gradi e a forti pressioni, facendo poi
passare la massa legnosa in una griglia, che gle conferisce la tipica
forma.
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Ruben Palazzetti,
Amministratore delegato
della Palazzetti Lelio S.p.a.
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Ma soprattutto da segnalare è il totale sfruttamento degli scarti
di lavorazione, che vengono bruciati nella centrale termica: in tal modo
lo stabilimento è del tutto autosufficiente dal punto di vista
energetico e nello stesso tempo riesce a fornire calore ed energia elettrica
al paese.
Non solo: questa centrale di cogenerazione a biomassa è provvista
di un impianto di depurazione dell’aria di scarico, che attraverso
i suoi filtri la depura dalle particelle di fuliggine e di altre sostanze
(PM 10) e per mezzo di uno scambiatore di calore la miscela con aria esterna
riscaldata e infine la rimette purificata nell’atmosfera attraverso
un
camino alto 36 metri, con un bilancio neutro di anidride carbonica (CO2),
in linea con gli obbiettivi del Protocollo di Kyoto.
Come neutro è il bilancio di CO2 nel pellet (l’anidride carbonica
che viene diffusa nell’atmosfera nella combustione è pari
a quella che la pianta aveva accumulato in vita con la fotosintesi e a
quella che emetterebbe disfacendosi nel bosco).
In tal modo il pellet non solo è un combustibile molto pratico
e redditizio (resa termica di 5 kW al chilo) ma permette di non inquinare
(le ceneri si possono usare come fertilizzante) e di raggiungere gli obbiettivi
di un uso più rilevante di fonti energetiche rinnovabili ed ecosostenibili.
Accanto:
i pellet, dopo essere stati pressati, vengono fatti indurire attraverso
un raffreddatore a controcorrente e poi vengono collocati in uno
degli 8 silos, che contengono quasi 1300 tonnellate (sono alti 12
metri e hanno i lati di 5).
In questa operazione si utilizza il vapore della centrale termica
alimentata con la corteccia dei tronchi. |
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A sinistra: i pellet
possono essere distribuiti in sacchi oppure sfusi.
Nel primo caso, vengono trasportati dal fondo del silos
alla macchina che li imballa in sacchi; questi vengono poi
incellofanati con l’involucro termoretraibile e poi collocati
su pallet di legno per essere spediti ovunque.
In alternativa ai sacchi, i pellet vengono pompati in autocisterne
e consegnati al cliente, come se fossero un combustibile liquido
e stoccati alla stessa maniera in un serbatoio che ha le stesse
dimensioni di uno per il
gasolio, circa sei metri cubi: in questa dimensione sta la quantità
necessaria per riscaldare tutta la stagione invernale.
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Dagli scarti del legno energia e calore
La grande attenzione per l’ecologia che caratterizza
tutti i popoli a nord delle Alpi trova in questo impianto di trasformazione
del legno una delle sue applicazioni più concrete e direttamente
fruibili, non solo per rendere autosufficiente dal punto di vista energetico
lo stabilimento ma anche per distribuire l’energia elettrica e calore
al
paese di Fügen.
La grande centrale termica (foto a fianco) è alimentata con la
corteccia, che viene portata al focolare da un nastro trasportatore ogni
ora: la caldaia è composta da tubazioni che sono lunghe circa 24
chilometri e in cui circolano 32.000
chili di vapore all’ora.
Con questa energia si alimenta la centrale elettrica,
si soddisfano le necessità termiche dello stabilimento e si distribuisce
calore al paese, risparmiando ben 11,1 milioni di litri di olio combustibile
ogni anno.
La centrale termoelettrica (foto sopra) usufruisce del vapore ad alta
pressione (65 bar) e ad alta velocità (140
km/h) che muove la turbina a una velocità di 10.714 giri al minuto;
un rotismo epicicloidale riduce i giri a 1500 al
minuto per muovere il generatore.
La potenza elettrica ottenuta (7 megawatt di eco energia) viene ceduta
alla rete statale.
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