| Tratto da: Il camino n°100 Memoria - Amore - Sogno |
Il camino riscalda il corpo e appaga l'anima | |||||||||
| Di Baio Editore | ||||||||||
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Nicola Valentini, dottore in psicologia
Nelle foto: 1-2. Per le case a schiera ed i cottage estivi l’azienda NunnaUuni, marchio distribuito in Italia da Paccagnel, ha realizzato, in collaborazione con l’Istituto di Ricerca Tecnica Finlandese (VVT) una nuova gamma di stufe ad accumulo leggere: la linea Functio. Risultato di varie innovazioni, la stufa ad accumulo, occupa uno spazio molto ristretto, con il rilascio rapido di calore tipico delle stufe in acciaio, ma con tutti i successivi vantaggi benefici della pietra ollare. Ritengo che l’attrazione che proviamo verso la legna che
arde abbia delle radici molto profonde, che proverò ad indagare
seguendo una specifica teoria psicoanalitica. Nei
primi anni del ‘900 lo svizzero C. G. Jung elaborò la teoria
dell’inconscio collettivo. Egli sosteneva che parte dell’inconscio
di ogni individuo non derivasse dalle sue
esperienze personali, ma che traesse origine dagli archetipi,
immagini primordiali universali, condivise da tutte le
popolazioni preistoriche, e trasmesse di generazione in
generazione fino a noi. Secondo l’impianto teorico junghiano,
l’inconscio collettivo è ancora attivo. Esso si manifesta
nei sogni, nell’immaginazione, nei comportamenti
istintivi ed arcaici. Il fuoco può essere considerato un archetipo.
Non esiste infatti cultura che non abbia caricato il
fuoco di significati metaforici. Dalla fisica dei filosofi greci
antichi alle Vestali della romanità classica, dall’induismo
ad alcuni passi della Bibbia, passando per le teorie di alcuni
filosofi musulmani, il fuoco sembra essere stato prescelto
come simbolo universale dell’umanità, seppur con
significati distinti nei differenti contesti culturali. Nella tradizione
occidentale, la leggenda che meglio descrive l’importanza
della conquista del fuoco nell’evoluzione dell’uomo è il mito di Prometeo. Tra le diverse versioni in cui è riportato questo mito, ne esiste una che a mio avviso
racconta il passaggio tra la scoperta del fuoco come evento
accidentale e l’acquisizione della capacità di accenderlo
e controllarlo da parte dell’uomo. Mi riferisco alla trasposizione
in cui Prometeo ruba il fuoco a Zeus, dopo che
quest’ultimo lo aveva sottratto agli uomini per punirli della
loro empietà. Non è più il fulmine divino a generare il
fuoco, ma l’uomo stesso. Ciò che ipotizzo è che il senso
di protezione e sicurezza, che il fuoco del camino riesce a
trasmetterci, derivi in parte dal senso di riparo e di difesa
che l’uomo primitivo sentì emotivamente quando riuscì a
domare il fuoco, sconfiggendo in questo modo il freddo e
il pericolo di essere vittima di predatori notturni. Attraverso
i miti, l’arte e i romanzi, parte di quest’emozione si è
sedimentata nella parte collettiva del nostro inconscio.
Quella stessa parte oggi ci spinge istintivamente verso il
camino mentre arde la legna nel nostro ambiente domestico,
facendo sì che il calore da cui veniamo irradiati riscaldi
il nostro corpo e appaghi la nostra anima. |
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