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Da quarantacinque anni la Ditta Leardini Luperio opera nel campo dell’antiquariato
e si è specializzata, in particolar modo, nel recupero e nel restauro
di elementi d’arredo (come cornici di camino, fontane, capitelli e statue),
in marmo, pietra e tufo per interni e giardini. La favorevole posizione
geografica di Verona e dintorni, tradizionalmente ricca di tali manufatti
lapidei e l’intuizione del titolare di riproporre questi caratteristici
oggetti antichi, unita all’attenta e continua ricerca di pezzi particolari,
hanno contribuito a rendere unica questa collezione che comprende un vasto
assortimento di camini italiani di varie epoche comprese tra il XVI e
XIX secolo, camini francesi, statue, pozzi e vasche. Il recupero di materiali,
come portali, colonne, pavimentazioni, cancelli consente di trovare pezzi
di particolare interesse adatti a rinnovare o arricchire la propria abitazione.
Chi era Baccio Bandinelli
Baccio Bandinelli (Firenze 1488-1560) Scultore assai celebre nel suo ambiente,
di carattere travagliato e difficile, fu grande appassionato del gusto
classico. Protetto dalla famiglia nobile dei Medici, che lo chiamarono
a partecipare alle più importanti imprese del tempo, come la statua di
Ercole e Caco in Piazza della Signoria. Lavorò a Firenze e Roma, dove
volle più volte competere con Michelangelo di cui sentì intensamente l’influenza
divenendone imitatore e rivale. Nella seconda decade del ‘500 Bandinelli
si dedicò anche al disegno e toccò alti livelli qualitativi raggiungendo
considerevole reputazione (alcuni schizzi sono conservati agli Uffizi)
tanto che raggruppò alcuni allievi e diede vita ad una Accademia del Disegno.
L’autore: Gustave Staal
Nato a Vertus nel 1817 e morto nel 1882 a Ivry. Francese. Ritrattista,
disegnatore, pastellista, incisore. Allievo di Delaroche, entrò alla Scuola
di Belle Arti nel 1838 ed espose al Salone di Parigi dal 1839 al 1872.
Questa stampa è stata incisa da Staal probabilmente prendendo spunto da
un’incisione con lo stesso soggetto di Enea Vico (artista parmense vissuto
nel ‘500, conoscitore e riproduttore delle opere di Bandinelli e di altri
maestri) databile intorno al 1531-1532.
I particolari
I pezzi antichi, le sculture, i calchi, gli scheletri ed i teschi erano
solitamente destinati allo studio dell’artista in modo che, intesi come
modelli da copiare, fossero di facile utilizzo per gli allievi e per il
maestro stesso. L’ incisione mostra come nello studio gli apprendisti
abbiano a portata di mano e ben visibili questi “strumenti didattici”.
Durante la sua vita d’artista Bandinelli era stato insignito di un titolo
nobiliare. Lo stemma può rappresentare il suo stato gentilizio legato
alla città di Firenze (sullo sfondo infatti appaiono i gigli fiorentini)
e sottolineare l’aspetto classicheggiante dell’opera. Alle spalle dei
personaggi una lampada ad olio che era comunemente usata all’epoca per
illuminare gli ambienti La sua posizione determina un effetto chiaroscurale
che crea valori luminosi più intensi e più vari di penombra riflessa.
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