| Tratto da: Il camino N° 89 |
Tradizioni: il taglio della legna | |||||||
| Di Baio Editore | ||||||||
La montagna non è solo turismo, ma è anche una serie di attività di tradizione secolare che da sempre sono il sostentamento delle popolazioni locali. Una complicità secolare tra uomo e natura che si traduce in un serie di strette correlazioni tra forme del paesaggio e modi di vita. Rituali che fanno parte della nostra storia e sono stati colti per noi da Filip Moroder Doss, scultore che con grande capacità artistica svolge la propria ricerca espressiva su bronzo, pietra e legno. L’artista affascinato dalla cultura e mitologia ladina - ha eseguito diverse opere sul tema come ad esempio la Fontana in Piazza Rezia a Ortisei, che è in parte dedicata alla Soreghina, la figlia del Sole, citata nel canto della Montanara - ha accettato il nostro invito offrendoci un inedito reportage sulla tradizionale raccolta della legna da ardere. Nelle immagini vediamo un contadino mentre prepara “i famosi fasci di rami, in ladino chiamati vincëies (plurale), vincëi (singolare). Generalmente i vincëies vengono fatti direttamente sul posto in cui è stato abbattuto l’albero. I fasci vengono legati con dei ramoscelli freschi che si lasciano piegare facilmente e non si rompono. Ora si utilizza anche lo spago o il fil di ferro. Una parte dei vincëies viene accatastata sui palancins (i balconi dei fienili) mentre il resto viene raggruppato attorno ad un albero, formando una sorta di cono, e recuperato in un secondo tempo, in base alle effettive necessità. In inverno sono usati nel forno a legna tipico della zona per riscaldare la stube. Nei giorni in cui la temperatura è molto rigida si aggiungono uno o due pezzi di legna”.
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