| Tratto da: Il camino N° 85 |
Il camino totem dell'intimità | ||||||||||
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Progetto: Silvano Bulgari e Lucia Scarrone
SUGGESTIVI
BAGLIORI DI RAME NELL’OPERA DI DUE ARTISTI Un’immagine del soggiorno, con lo scorcio della zona pranzo e della cucina, illuminati dalla luce che riverbera dal terrazzo. Il tavolo da pranzo è, in realtà, un biliardo che muta funzione e diventa un grande desco per le cene con gli amici. L’angolo conversazione, visto dalla camera da letto. La zona giorno si sviluppa intorno al camino scultura.
I materiali La struttura Il personaggio Lo chiamano “l’altro Bulgari”, ma lui si definisce “artefice”. Con Lucia Scarrone, sua compagna nella vita e nell’avventura artistica, crea sculture che hanno la preziosità di gioielli e gioielli cesellati con arte come sculture. Quando, infervorandosi, spiega la genesi artistica dei suoi gioielli, rivela di pensarli giganteschi, immense sculture che potrebbero adornare una piazza. È così che poi, quando dà loro corpo nella realtà, nonostante le piccole dimensioni, mantengono la dignità di opere artistiche importanti che nulla concedono alla frivolezza dei gingilli femminili proposti da mode effimere. Si tratta di forme senza tempo che avrebbero potuto appartenere agli antichi e che verranno indossati da chi vivrà nel futuro. La sua applicazione di complesse tecniche riesumate dalla storia, in un momento di sfrenata fruizione tecnologica e industriale, rende le sue opere ancora più preziose. “Forte della conoscenza di pietre e metalli e dei metodi di modellazione, intaglio, cesello, sbalzo e smaltatura, semplifico le forme ricercando un’eleganza più raffinata nelle dimensioni; mi ispiro alla natura, ai temi delle favole, dei miti, dell’antichità, alla realtà oggettiva inseguendo fantastiche elaborazioni cromatiche. Da questo risulta un accordo plastico e di colore, attraverso cui plasmo gioielli scultura e sculture gioiello in ruolo interscambiabile, dove considero primaria non solo la funzione strumentale, ma anche il piacere che possono donare a chi li guarda e chi li tocca. Desidero che queste opere oggetto abbiano un significato simbolico con cui stabilire una relazione affettiva, che aiuti a sognare, dando un tocco magico alla vita”. Una scelta di vita che Silvano Bulgari condivide, ora, con la sua compagna, ma che ha fatto sua, fin dai primi anni d’infanzia, quando osservava, ammirato, suo padre, creare con minuzia, sontuosi oggetti di arte. Ora, l’abilità delle sue mani abbinata alla conoscenza di tecniche antiche, come in un’antica bottega orafa rinascimentale, danno corpo ai sogni creativi che la sua indomita fantasia gli suggerisce, senza posa. Una scelta di vita che si trasmette anche nel modo di concepire la casa. Eccezionale opera unica è anche il camino nella casa in cui vive a Milano: creato in loco su misura, ha preso lentamente forma, dall’idea al disegno, fino alla realizzazione che lui stesso ha diretto con attenta cura. Il focolare appare come l’incarnazione del “desiderio dell’artista creatore, di identificarsi nella propria opera, permeandola della propria individualità in sentimenti, esperienze e pensieri”. Una concezione che abbraccia e influenza fortemente anche il suo modo di vivere.
L’appartamento posto su tre livelli, sotto
il tetto ad ali spioventi, quasi piacevolmente avvolto dalle travi in
lucido legno che rimandano i bagliori ramati della zona camino. Dalle
sue aperture nel tetto e dalla vetrata, che lo separa dal terrazzo fiorito,
non si vede che il cielo. Il mondo della vecchia Milano, fatto di ballatoi
con gerani fioriti, cortili e cortiletti che si intersecano, avvinghia
la casa come in un gioco di scatole cinesi. Un grande silenzio pervade
gli spazi abitativi, dove la luce, provenendo dalle finestrature sul tetto
e dalla vetrata ad U che definisce il terrazzo, come una grossa bussola
gremita di verde, crea giochi di chiaro e di scuro che enfatizzano il
disegno di mobili e pareti attrezzate, drammatizzandone i tratti. L’appartamento,
protetto da spessi muri a Est, Nord e Ovest, obbedendo alle sagge leggi
dell’antica arte orientale che prende il nome di Feng Shui, gravita verso
Sud intorno allo scrigno di vetro, fonte di luce, riflessa e filtrata
dalle piante che restano verdi per tutto l’anno. All’origine delle parole Pietre preziose lavorate, od anche ornamenti
costituiti di pietre preziose, perle o metalli nobili. Questa parola,
come il francese joyau, il gioiello italiano, il latino iocale, deriva
dal latino gaudium, gioia. L’arte del gioielliere. È un ramo separato
dell’oreficeria, che data dall’invenzione del sistema per tagliare le
pietre preziose, specialmente il diamante, colla polvere di diamante;
invenzione fatta da Luigi de Berquen nel 1456, la quale ebbe la conseguenza
che la così detta acqua - il colore cangiante dei diamanti -venisse stimata
molto di più del valore costante della pietra. È vero che, per quanto
noi ne sappiamo dell’antichità, in tempi antichissimi si legavano le pietre
preziose per utilizzarle come ornamento personale (...) Fino al medio
evo l’attrattiva speciale era l’aggruppamento di pietre di vari colori.
(...) Il gioielliere esperto nel mettere assieme gioielli ha un largo
campo a sua disposizione nella varietà di colori di cui può disporre,
avendo pietre incolori nel diamante, nel zaffiro bianco, nel topazio,
del Brasile, nel cristallo di rocca; rosse nei rubini orientali nello
spinello e nel balascio del Brasile, nei granati di Siria, di Boemia e
del Ceylan; azzurre nei zaffiri orientali; indaco nel berillo, nella tormalina
degli Stati Uniti, nello zaffiro d’acqua; verdi negli smeraldi e nel crisoprasio;
azzurre verdastre nell’acqua marina orientale e di Siberia; gialle nei
topazi orientale e del Brasile, nell’acquamarina giunchiglia, nel giargono
del Ceylan; violacee nelle ametiste; macchiate o chiazzate nelle opale,
nelle asterie, nel girasole orientale. Creatività, ingegno, fantasia
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