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Il Camino N°82
E' ecologico il riscaldamento a legna?

 

Il camino ha il fascino del mondo antico, evoca richiami ancestrali, riscalda non solo gli ambienti, ma anche i cuori. Si sa, man mano che l'evoluzione della tecnica avanza, rendendo più efficace, più funzionale, più scattante il modo di vivere, cresce la nostalgia per quanto di bello, tranquillo, solido c'era nel passato. Il camino è uno di quegli elementi che perdurano nel tempo. Il crepitio della fiamma è così familiare, così amico, che per questo stesso fatto ci sembra anche più rispettoso della natura.
È veramente ecologico il camino a legna domestico? A certe condizioni, sì: il camino a legna è in armonia con l'ambiente, perché tra l'altro favorisce il mantenimento del giusto equilibrio arboreo nei boschi. Ne parliamo con Damiano De Simine, responsabile dell'Osservatorio Alpi di Legambiente. Qual’è il rapporto tra il camino e l’ambiente? È chiaro che oggi nella stragrande maggioranza delle abitazioni il camino a legna è considerato prima di tutto un elemento di arredo; credo però che una sua valorizzazione come sorgente di calore vada considerata attentamente, perché indubbiamente la combustione della legna non è esente da problematiche ambientali.
Come tutte le combustioni, anche il fuoco di legna produce ossidi d’azoto e di zolfo, che danno il loro contributo alle piogge acide; inevitabile è la produzione di anidride carbonica, che tutti sappiamo essere responsabile, con il proprio accumulo in atmosfera, di una trasformazione del clima nota come ‘effetto serra’; e poi ci sono gli idrocarburi incombusti e l’ossido di carbonio, un inquinante tossico e da temere soprattutto in ambienti con scarso ricambio d’aria. Una cattiva combustione, dovuta a legno non ben stagionato o a cattivo tiraggio, rende i fumi particolarmente nocivi sia per l’ambiente che per la salute. Infine possono esservi problemi seri legati alla cattiva abitudine di bruciare nel camino materiali diversi dal legno, e penso alle carte stampate (che rilasciano ceneri e fumi particolarmente ricchi di metalli pesanti), alle plastiche, ma anche a materiali compositi come i truciolati, i legni smaltati o comunque ricoperti di lacche o vernici: tutti questi materiali, se impropriamente utilizzati come combustibili, sono potenziali fonti di inquinanti estremamente nocivi. La regola numero uno è quindi quella di non usare il camino come un piccolo inceneritore di rifiuti domestici: nel camino deve entrare solo legno non trattato, possibilmente ben stagionato.
Fatta questa premessa, il fuoco a legna presenta un indiscutibile vantaggio rispetto ai combustibili fossili (carbone, derivati del petrolio, metano): esso è una fonte energetica rinnovabile e continuamente riprodotta nell’ambiente. Tengo a fare questa distinzione, per non creare equivoci: ‘rinnovabile’ non vuol dire ‘pulita’: l’unica energia davvero pulita è il risparmio energetico. Perché la materia prima per il funzionamento del camino sia disponibile senza intaccarne la fonte occorre però che la gestione del bosco sia fatta in modo attento a preservarne la qualità ambientale: nel nostro Paese, che negli ultimi decenni ha visto aumentare la superficie del bosco a scapito di campi e pascoli di montagna, una crescita della domanda di legna da ardere potrebbe essere benefica, in quanto servirebbe da incentivo ad una oculata valorizzazione di una risorsa forestale che sempre più soffre l’abbandono.
Come va fatto il taglio del bosco? Occorre distinguere tra i diversi tipi di bosco che possiamo incontrare nel nostro Paese: innanzitutto ci sono i boschi di elevato valore naturalistico, che dovrebbero essere mantenuti intatti o comunque sottoposti ad una meticolosa regolamentazione dei tagli, per preservarne il ruolo ecologico di habitat di specie di animali e vegetali legate alla foresta; poi ci sono i boschi il cui ruolo principale è legato alla prevenzione di frane, valanghe, alluvioni. Anche in questo caso è possibile prelevare legname, ma con grande attenzione a non compromettere la funzione di prevenzione rispetto ai fenomeni di dissesto idrogeologico. Infine vi sono boschi che, per composizione e collocazione, hanno principalmente un valore produttivo di risorsa legnosa. Questi boschi possono essere boschi d’alto fusto, cioè formati da singoli esemplari evoluti naturalmente dal seme, ovvero boschi cedui. Mentre il bosco d’alto fusto serve principalmente alla produzione di legname da opera, il bosco ceduo è quello sfruttato per la produzione di legna da ardere. Il ceduo ha un suo ‘turno’, che può variare da 4-5 anni fino ad alcuni decenni, a seconda della specie e della quota. A fine turno si procede al taglio a raso dei fusti, lasciando sul posto le ceppaie da cui nel turno successivo si svilupperà il nuovo ceduo. In ogni caso, sia che si tratti di boschi d’alto fusto, sia che si tratti di cedui, il taglio richiede personale esperto: non ci si improvvisa taglialegna, anche perché la non conoscenza delle norme che regolano questa professione espone al rischio di salate sanzioni.
Si procede al taglio di intere zone di bosco, non di singoli alberi selezionati? Proprio così: i cedui sono selve fitte e spesso impenetrabili, che producono grandi quantità di legna ma richiedono per questo un ciclico taglio a raso. Solo alcuni esemplari, quelli meglio conformati e destinati a ‘rinnovare’ le ceppaie, vengono risparmiati. Diverso è il discorso per i boschi d’alto fusto: in questo caso nel nostro Paese la legge vieta il taglio a raso, le piante da abbattere vengono contrassegnate, una per una, da tecnici o guardie forestali. Il taglio è un’operazione molto delicata, in quanto si tratta di abbattere fusti, sovente di grandi dimensioni, senza danneggiare alberi e arbusti circostanti.
Come è regolamentato il taglio del bosco? Gran parte dei nostri boschi è sottoposto a ‘piani di assestamento’. Questi sono come dei piani regolatori dei boschi, che vengono divisi in parcelle - contrassegnate da segni di vernice blu - ad opera di professionisti forestali, e di ogni parcella sono indicati gli utilizzi e le pratiche di taglio più appropriate a preservare le funzioni naturalistiche, protettive e produttive. All’estero è molto diffusa la certificazione forestale, che si avvale di un marchio, rilasciato dal Forest Stewardship Council (FSC), atto a certificare che il legno proviene da foreste trattate in modo ecologicamente sostenibile. In Italia tale sigla è ancora poco diffusa, purtroppo non è facile individuare lotti di legname certificato: in ogni caso è bene che, al momento dell’acquisto del legname, l’acquirente richieda legno certificato FSC: solo la domanda potrà far sì che le aziende che producono e commerciano legno si attrezzino per far fronte ad una giusta richiesta di garanzie da parte dei consumatori. Torniamo ai camini... Da quanto detto sopra, il camino è da considerare qualcosa di più che un complemento d’arredo e, per evitare che diventi un problema ambientale, è bene affidarsi a produttori seri, tenendo presente che in questo settore esiste un notevole sforzo di innovazione tecnologica. Il semplice camino a bocca aperta, che trasmette calore solo per irraggiamento, ha una resa energetica assolutamente inadeguata. Vale invece la pena di spendere un po’ di più per dotarsi di camini attrezzati con sistemi di sfruttamento del calore convettivo (quello, per intendersi, che normalmente esce dalla canna fumaria in forma di fumi caldi): la spesa sarà ampiamente compensata dal risparmio di combustibili fossili, e anche l’inquinamento prodotto dal riscaldamento domestico verrà notevolmente ridotto. Sono poi da incoraggiare quei produttori che immettono sul mercato camini dotati di sistemi di ottimizzazione della combustione, come le camere di postcombustione, che oltre ad aumentare la resa termica riducono la presenza di sostanze tossiche, come gli idrocarburi incombusti, presenti nei fumi. In ogni caso è necessario prevedere una adeguata manutenzione delle canne fumarie.
In che misura il legno può sostituire il petrolio? Oltre all’utilizzo domestico, sono sempre di più i comuni montani, anche di medie dimensioni, che si dotano di centrali di teleriscaldamento che bruciano legno derivante da residui di segheria e di operazioni di manutenzione del bosco: simili realizzazioni sono frequenti in Sud Tirolo e anche in piccole città come Tirano, in Valtellina.