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Il camino ha il fascino del mondo antico,
evoca richiami ancestrali, riscalda non solo gli ambienti, ma anche i
cuori. Si sa, man mano che l'evoluzione della tecnica avanza, rendendo
più efficace, più funzionale, più scattante il modo di vivere, cresce
la nostalgia per quanto di bello, tranquillo, solido c'era nel passato.
Il camino è uno di quegli elementi che perdurano nel tempo. Il crepitio
della fiamma è così familiare, così amico, che per questo stesso fatto
ci sembra anche più rispettoso della natura.
È veramente ecologico il camino a legna domestico? A certe condizioni,
sì: il camino a legna è in armonia con l'ambiente, perché tra l'altro
favorisce il mantenimento del giusto equilibrio arboreo nei boschi. Ne
parliamo con Damiano De Simine, responsabile dell'Osservatorio Alpi di
Legambiente. Qual’è il rapporto tra il camino e l’ambiente? È chiaro che
oggi nella stragrande maggioranza delle abitazioni il camino a legna è
considerato prima di tutto un elemento di arredo; credo però che una sua
valorizzazione come sorgente di calore vada considerata attentamente,
perché indubbiamente la combustione della legna non è esente da problematiche
ambientali.
Come tutte le combustioni, anche il fuoco di legna produce ossidi d’azoto
e di zolfo, che danno il loro contributo alle piogge acide; inevitabile
è la produzione di anidride carbonica, che tutti sappiamo essere responsabile,
con il proprio accumulo in atmosfera, di una trasformazione del clima
nota come ‘effetto serra’; e poi ci sono gli idrocarburi incombusti e
l’ossido di carbonio, un inquinante tossico e da temere soprattutto in
ambienti con scarso ricambio d’aria. Una cattiva combustione, dovuta a
legno non ben stagionato o a cattivo tiraggio, rende i fumi particolarmente
nocivi sia per l’ambiente che per la salute. Infine possono esservi problemi
seri legati alla cattiva abitudine di bruciare nel camino materiali diversi
dal legno, e penso alle carte stampate (che rilasciano ceneri e fumi particolarmente
ricchi di metalli pesanti), alle plastiche, ma anche a materiali compositi
come i truciolati, i legni smaltati o comunque ricoperti di lacche o vernici:
tutti questi materiali, se impropriamente utilizzati come combustibili,
sono potenziali fonti di inquinanti estremamente nocivi. La regola numero
uno è quindi quella di non usare il camino come un piccolo inceneritore
di rifiuti domestici: nel camino deve entrare solo legno non trattato,
possibilmente ben stagionato.
Fatta questa premessa, il fuoco a legna presenta un indiscutibile vantaggio
rispetto ai combustibili fossili (carbone, derivati del petrolio, metano):
esso è una fonte energetica rinnovabile e continuamente riprodotta nell’ambiente.
Tengo a fare questa distinzione, per non creare equivoci: ‘rinnovabile’
non vuol dire ‘pulita’: l’unica energia davvero pulita è il risparmio
energetico. Perché la materia prima per il funzionamento del camino sia
disponibile senza intaccarne la fonte occorre però che la gestione del
bosco sia fatta in modo attento a preservarne la qualità ambientale: nel
nostro Paese, che negli ultimi decenni ha visto aumentare la superficie
del bosco a scapito di campi e pascoli di montagna, una crescita della
domanda di legna da ardere potrebbe essere benefica, in quanto servirebbe
da incentivo ad una oculata valorizzazione di una risorsa forestale che
sempre più soffre l’abbandono.
Come va fatto il taglio del bosco? Occorre distinguere tra i diversi tipi
di bosco che possiamo incontrare nel nostro Paese: innanzitutto ci sono
i boschi di elevato valore naturalistico, che dovrebbero essere mantenuti
intatti o comunque sottoposti ad una meticolosa regolamentazione dei tagli,
per preservarne il ruolo ecologico di habitat di specie di animali e vegetali
legate alla foresta; poi ci sono i boschi il cui ruolo principale è legato
alla prevenzione di frane, valanghe, alluvioni. Anche in questo caso è
possibile prelevare legname, ma con grande attenzione a non compromettere
la funzione di prevenzione rispetto ai fenomeni di dissesto idrogeologico.
Infine vi sono boschi che, per composizione e collocazione, hanno principalmente
un valore produttivo di risorsa legnosa. Questi boschi possono essere
boschi d’alto fusto, cioè formati da singoli esemplari evoluti naturalmente
dal seme, ovvero boschi cedui. Mentre il bosco d’alto fusto serve principalmente
alla produzione di legname da opera, il bosco ceduo è quello sfruttato
per la produzione di legna da ardere. Il ceduo ha un suo ‘turno’, che
può variare da 4-5 anni fino ad alcuni decenni, a seconda della specie
e della quota. A fine turno si procede al taglio a raso dei fusti, lasciando
sul posto le ceppaie da cui nel turno successivo si svilupperà il nuovo
ceduo. In ogni caso, sia che si tratti di boschi d’alto fusto, sia che
si tratti di cedui, il taglio richiede personale esperto: non ci si improvvisa
taglialegna, anche perché la non conoscenza delle norme che regolano questa
professione espone al rischio di salate sanzioni.
Si procede al taglio di intere zone di bosco, non di singoli alberi selezionati?
Proprio così: i cedui sono selve fitte e spesso impenetrabili, che producono
grandi quantità di legna ma richiedono per questo un ciclico taglio a
raso. Solo alcuni esemplari, quelli meglio conformati e destinati a ‘rinnovare’
le ceppaie, vengono risparmiati. Diverso è il discorso per i boschi d’alto
fusto: in questo caso nel nostro Paese la legge vieta il taglio a raso,
le piante da abbattere vengono contrassegnate, una per una, da tecnici
o guardie forestali. Il taglio è un’operazione molto delicata, in quanto
si tratta di abbattere fusti, sovente di grandi dimensioni, senza danneggiare
alberi e arbusti circostanti.
Come è regolamentato il taglio del bosco? Gran parte dei nostri boschi
è sottoposto a ‘piani di assestamento’. Questi sono come dei piani regolatori
dei boschi, che vengono divisi in parcelle - contrassegnate da segni di
vernice blu - ad opera di professionisti forestali, e di ogni parcella
sono indicati gli utilizzi e le pratiche di taglio più appropriate a preservare
le funzioni naturalistiche, protettive e produttive. All’estero è molto
diffusa la certificazione forestale, che si avvale di un marchio, rilasciato
dal Forest Stewardship Council (FSC), atto a certificare che il legno
proviene da foreste trattate in modo ecologicamente sostenibile. In Italia
tale sigla è ancora poco diffusa, purtroppo non è facile individuare lotti
di legname certificato: in ogni caso è bene che, al momento dell’acquisto
del legname, l’acquirente richieda legno certificato FSC: solo la domanda
potrà far sì che le aziende che producono e commerciano legno si attrezzino
per far fronte ad una giusta richiesta di garanzie da parte dei consumatori.
Torniamo ai camini... Da quanto detto sopra, il camino è da considerare
qualcosa di più che un complemento d’arredo e, per evitare che diventi
un problema ambientale, è bene affidarsi a produttori seri, tenendo presente
che in questo settore esiste un notevole sforzo di innovazione tecnologica.
Il semplice camino a bocca aperta, che trasmette calore solo per irraggiamento,
ha una resa energetica assolutamente inadeguata. Vale invece la pena di
spendere un po’ di più per dotarsi di camini attrezzati con sistemi di
sfruttamento del calore convettivo (quello, per intendersi, che normalmente
esce dalla canna fumaria in forma di fumi caldi): la spesa sarà ampiamente
compensata dal risparmio di combustibili fossili, e anche l’inquinamento
prodotto dal riscaldamento domestico verrà notevolmente ridotto. Sono
poi da incoraggiare quei produttori che immettono sul mercato camini dotati
di sistemi di ottimizzazione della combustione, come le camere di postcombustione,
che oltre ad aumentare la resa termica riducono la presenza di sostanze
tossiche, come gli idrocarburi incombusti, presenti nei fumi. In ogni
caso è necessario prevedere una adeguata manutenzione delle canne fumarie.
In che misura il legno può sostituire il petrolio? Oltre all’utilizzo
domestico, sono sempre di più i comuni montani, anche di medie dimensioni,
che si dotano di centrali di teleriscaldamento che bruciano legno derivante
da residui di segheria e di operazioni di manutenzione del bosco: simili
realizzazioni sono frequenti in Sud Tirolo e anche in piccole città come
Tirano, in Valtellina.
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