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Il Direttore
Responsabile Giuseppe Maria Jonghi Lavarini
Accendiamo il camino: una politica per
il restauro delle foreste nei boschi cedui
Prendo spunto da un interessante intervento che testimonia un’operosa
attività di “service” svolta dal Rotary Club di Parma, di Sebastiano Ricci
(relatore), (il testo integrale è pubblicato su “Realtà Nuova”, aprile
2000, edito dall’Istituto Culturale Rotariano), dove si fa un confronto
fra il bosco ceduo e la foresta come fabbrica di ossigeno.
Ognuno di noi ha il dovere di rispettare la terra su cui viviamo:
“A questo proposito è bene esporre alcuni cenni sul ciclo della CO2. L’assimilazione
della stessa dall’atmosfera, operata dalle piante per produrre legno,
è proporzionale all’incremento di massa legnosa, in ragione di circa 820
mc. di CO2 per mc. di legno prodotto. Per valutare quanta CO2 può essere
assorbita annualmente dal nostro patrimonio forestale è sufficiente considerare
gli incrementi medi delle fustaie e dei cedui. Secondo il Primo Inventario
Forestale (Corpo Forestale dello Stato, 1985) l’incremento in legname
dell’alto fusto è di 5,6 mc. anno ettaro, mentre per i cedui si stima
una produttività di circa 3 mc. anno ettaro. Lo scarto è di mc. 2,6 anno
ettaro con un conseguente maggior assorbimento di 2132 mc. di CO2 (mc.2,6x820
mc. CO2 ). Se si confronta l’accumulo di legname in una fustaia, a fine
turno, con quello di un ceduo rusulta che nel primo caso la biomassa legnosa
è di circa 476 mc. ettaro (turno di anni 85x5,6 mc.) mentre nel secondo
caso essa è intorno ai 90 mc. ettaro con turni di 30 anni (30x3 mc. anno
ettaro). Quindi il trend, medio, di accumulo di legname, e di CO2, assicurato
dall’alto fusto sarà almeno da cinque a dieci volte superiore secondo
i turni praticati nei boschi cedui.”
Catturare CO2 e liberare ossigeno vuol dire proteggere la terra e la salute
di quanti sulla terra sono ospitati. Per arricchire il patrimonio la foresta
ha bisogno per prima cosa di creare un’economia di prodotto nelle opere
di trasformazione e di lavorazione dei boschi cedui. Liberare tutti i
polloni, aiutare le piante a crescere, pulire il bosco: chi conosce la
montagna conosce le vicissitudini e le fatiche di questo lavoro.
Avere un camino, avere la stufa, accendere il fuoco vuol dire partecipare
al ciclo economico che premia questo lavoro. Non vuol dire, e sarebbe
già un risultato, solo ricercare un’energia alternativa, veramente ecologica,
ma altresì produttiva, occasioni remunerative di lavoro per chi si dedica
al ripristino delle foreste e alla sua conservazione.
“Stante questa situazione, preoccupa il fatto che l’energia solare
non utilizzata dai cedui si perda per sempre nel cosmo. Perché non impiegarla,
allora, per restaurare l’efficienza naturale delle funzioni svolte dalle
fustaie a tutela dell’ambiente? La tecnica del restauro naturale delle
foreste nei cedui è semplice e consiste nel diradare la struttura a cespuglio
del ceduo riducendo i polloni (i fusti secondari) a circa 2.000 piante
per ettaro, le migliori, a costituire la nuova foresta. Al primo dirado
ne dovranno seguire un secondo ed un terzo prima del rinnovo della fustaia.
E sempre, le fatiche e le attese dei servicoltori sono premiate.”
A questo proposito con l’aiuto della Forestale e anche con l’aiuto dei
nostri lettori che amano il camino e la stufa si potranno ritrovare sulle
nostre Alpi, Prealpi e Appennini, nelle brughiere e nelle pianure, quelle
antiche foreste che la storia d’Italia ci ha tramandato. Un’aria più pulita,
grandi alberi più protetti dall’incendio, una terra più sicura: ogni volta
che un ciocco di legna brucia, il fascino del fuoco addomesticato è anche
simbolo di amare la propria terra.
N.B. “Inoltre il restauro delle foreste nei boschi cedui non diminuirà
il rifornimento al mercato della legna da ardere in quanto le ramaglie
delle fustaie di latifoglie rappresentano circa il 25% della massa legnosa
abbattuta.”
“Realizzando il dettato di Rio (1992) 'ambiente e sviluppo' sarà possibile
coniugare il restauro delle foreste nei cedui e la gestione sostenibile
delle fustaie creando nuova occupazione in Itlia come negli altri Paesi
comunitari interessati a risolvere l’identico problema dei boschi cedui.
Solo così si riscoprirà la simbiosi che da sempre, e per sempre, lega
l’Uomo alla foresta e la foresta all’Uomo”.
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