ARCHITETTURA FARE

Arte e paleoindustria

È stata trasformata in un loft una fonderia dismessa a Trastevere.

L’architetto Patrizio Romano Paris, di autentica schiatta capitolina, innamoratosi dello spazio interno di una vecchia fonderia, l’ha ristrutturata in modo esemplare per farvi la propria abitazione.
Essendo un collezionista d’arte contemporanea, e amando mobili e oggetti di epoche diverse, è entrato in questo spazio con tutto ciò che amava, producendo un effetto di trasognato eclettismo.

Servizio e testo di Walter Pagliero
Foto Marina Papa

Il grande favore che gli interni di Paris stanno riscuotendo nella capitale è legato alla sua abilità nel formare spazi funzionali di forte impianto architettonico, che godono di una bellezza autonoma e quindi si possono riempire con qualsiasi cosa senza vincoli di stile, dal momento che la forma del contenitore è autonoma e la vince su tutto. Lo stesso criterio, che porta nella casa un vero spirito di libertà, lo ha usato anche per sé stesso. Infatti ha scelto come propria residenza una piccola fonderia artigianale di fianco all’orto botanico, in zona Trastevere, dove ha volutamente rispettato l’impianto architettonico originale.

In uno spazio di passaggio spuntano
dalla parete “Le mani” di Marisa Albanese.

Ha usato il grande spazio della fonderia con tetto a due falde per porvi al centro una vasca d’acqua utilizzabile come piscina; tutto intorno ha creato, col solo intervento di setti murari che fanno da quinta, le classiche zone del living: conversazione, pranzo e cucina.
In questo recupero di una vecchia struttura artigianale l’immaginazione sembra al potere, ma è la professionalità a dominare. Infatti è molto diverso dal solito loft, perché i suoi spazi sono tutt’altro che casuali o caratterizzati da una logica industriale: quel che risulta più evidente è il piacere di abitare in spazi semplici organizzati in sequenze prospettiche, dove è molto forte la presenza del ferro del grande camino e quella dell’acqua illuminata dall’alto.

Sulla vasca la luce piove dall’alto come nell’atrium dell’antica Roma.

Qui sotto, nella zona conversazione un divano disegnato da Philippe Starck per Simon. Dietro al divano, una collezione
di stampi in legno. Nella foto al centro: la vasca della piscina vista dall’ambiente opposto, dove su un tavolo di cristallo vi sono alcuni oggetti arcaici posti su alti piedistalli. Nelle foto piccole, l’ingresso con lo scutter usato da Paris e una collezione di antichi strumenti scientifici.

Ma sentiamo quello che ci ha detto l’architettodemiurgo, che in questo caso è anche il padrone di casa: “Io non sono un collezionista e ciò che qui tengo non appartiene a un unico filone: oltre ad alcuni mobili che ricordano l’inizio della costruzione, il 1920, vi sono opere di artisti contemporanei, concettuali e minimalisti, sia italiani che americani, e arredi che provengono da mie case precedenti. Mi sono comportato come solitamente mi comporto con i miei clienti: basilarmente mi occupo di ristrutturazioni portando a compimento anche la parte arredo e, quando il cliente lo desidera, faccio da pilota nell’acquisto delle opere. Cerco di muovermi in modo diversificato stando attento alle preesistenze dell’ambiente e alle esigenze del cliente.

Qualità dell’intervento

Centralità del progetto: salvare il grande spazio centrale della fonderia per metterci uno specchio d’acqua illuminato dall’alto. Tutto intorno solo quinte murarie che permettono prospettive scenografiche.
Innovazione: pensare la casa come un’unico spazio con tetto a falde come una chiesa paleocristiana.
Uso dei materiali: i materiali simbolici sono quattro: il fuoco del camino, il ferro della cappa, l’acqua della piscina, il vetro che lascia vedere il cielo (cioè l’aria).
Nuove tecnologie: vetri atermici e riscaldamento a pavimento

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Qui accanto, il lavabo anni ‘20 e una rara sedia girevole Thonet da barbiere.
Sotto, un dettaglio della collezione di antichi strumenti scientifici su scaffali bianchi che fanno da testiera ai due letti.

Soprattutto cerco di mantenere lo spazio il più fluido possibile, perché questo è un irrinunciabile fatto di libertà.
Il mio carattere, infatti, mi porta a rifuggire gli spazi chiusi: quando vi entro ho subito voglia di uscirne. In più, in questa casa vi sono molti elementi che siamo abituati a vedere all’esterno, come alcuni mobili di ferro e la vasca dell’acqua; anche il verde non è fatto di piccole piante ma di grandi arbusti. È una casa molto tollerante che con la sua struttura “paleocristiana” domina su tutto.”

La parte centrale della casa è caratterizzata
dalla presenza della vasca illuminata dal lucernario.

Sulla parete accanto al camino, due espositori fatti a triangolo con antiche piastrelle blu cobalto di origine magrebina.

Il grande camino in ferro si apre verso la zona conversazione dominata da divani bianchi e da un grande tappeto persiano di pregio. Ogni zona del living comunica con le altre mediante quinte teatrali aperte.

 

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Luci
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