FARE

Il volo dell’Angelo verso il Nord

Sorge nel gelo del circolo polare artico: nell’inconsueto scenario dominato dal maestoso, sconfinato, irenico silenzio che il manto candido della neve visivamente rappresenta. Lund e Slaatto qui hanno messo a frutto la loro lunga esperienza progettuale realizzando un edificio articolato in modo tale da accogliere in ogni ambiente, la radente luce del basso sole. Gli archi ribassati che segnano le parti superiori dell’edificio sembrano riprendere e amplificare l’invito alla pace che la natura stessa del luogo suggerisce. E la povertà dei materiali acquisisce una inconsueta ricchezza espressiva.

Lo scenario dei bassi monti innevati, visto da una delle logge del convento. Qui sopra: sezione longitudinale; sulla destra la cappella principale, la cui copertura si abbassa nella parte mediana. Il disegno architettonico risulta coerente col “genius loci” sia nella misura sia nella forma che riprende alcune tipologie care a Lund e Slaatto: i mattoni faccia a vista, le rotondità. In questo convento appare particolarmente intenso il gioco di aperture e chiusure risolto nella pianta a “ali aperte”.

La tendenza a leggere le architetture secondo simbologie antropomorfe risale al medioevo. I progettisti norvegesi Lund e Slaatto, che nella loro lunga e fruttuosa carriera hanno esplorato diversi registri del linguaggio moderno, in questo convento nordico ritrovano, grazie alla loro rigorosa ricerca dell’esposizione alla luce solare degli ambienti, una forma che in pianta può essere letta come un angelo in volo, ad ali spiegate. Un significato plausibile, possibile, coerente anche se forse non voluto. Ma certamente voluta è la collocazione dell’aula celebrativa a mo’ di “testa” del complesso, protesa con un’abside verso est. La figura dell’angelo appare particolarmente consona: l’edificio è stato progettato per una comunità di suore carmelitane che nel mondo si dedicano alle opere di carità e qui trovano un luogo di meditazione, di contemplazione e di ascesi. Il convento è situato ben al di sopra del circolo artico, sulle pendici sud-occidentali dei monti Kvaløya: dalle cime non elevate, dai dolci declivi che attorno al lago disegnano un panorama movimentato ma aperto, selvaggio come lo possono essere le nubi il cui mutevole aspetto sembra rispecchiarsi sulle distese di neve e di betulle. Un panorama essenziale tanto quanto l’architettura del convento, nel quale vivono venticinque suore. L’edificio, che dispone di due livelli, si presenta relativamente basso, parzialmente nascosto tra le balze, nel bosco, coi suoi mattoni faccia a vista. È caratterizzato da ampie aperture e dalle volte a archi ribassati che sommessamente dialogano con i rilievi vicini, come nel tranquillo bisbigliare della preghiera. Il convento dispone anche di un orto e di un cortile: si tratta di un convento di clausura che prevede l’autosufficienza economica della comunità di suore. Il cortile è chiuso su due lati dalle due ali dell’edificio, che si aprono invece sul terzo lato, verso occidente. La disposizione a “scalare” delle due ali consente la massima esposizione possibile alla luce pur entro la logica introversa alla quale l’architettura si ispira: la clausura preferisce che le celle delle suore guardino verso l’interno, non verso l’esterno dell’edificio. Ma il lato aperto di questo complesso guarda su un bosco di sconfinata solitudine che rende non necessario un confine fisico a chiusura dello spazio.

CONVENTO CARMELITANO DI TROMSØ (NORVEGIA)
Committente: Ordine Carmelitano di Tromsø
Indirizzo: Hotvegen, 9012 Tromsø
Progetto: Lund & Slaatto Arkiteckter, Oslo
Direzione l.: Inge Ormhaug, architetto
Consulenze: Dr;.techn. Kr. Apeland, Erichsen & Horgen AS (VVS), Ing. Per Rasmussen AS
Imprese costruttrici: Nils Meland AS, Proconor AS,Tromsø
Anno di costruzione: 1996
Foto: Dag Leyre Olsen e Kjell Lund
Il fatto che si tratti di un convento di clausura è espresso in modo chiaro in questa immagine che mostra uno scorcio della cappella grande, durante un momento di preghiera. Le suore dedicano otto ore al giorno alla preghiera e alla meditazione. Nella cappella la luce filtra da aperture verticali, da tagli, da asole che la diffondono misuratamente nell’interno.

La chiesa, la “testa” del complesso, si presenta all’esterno come un elemento rigonfio, come un segno di fertilità, uno spazio “totale” la cui copertura si abbassa nella fascia mediana per aprire alla luce l’ambiente interno, con tagli verticali e orizzontali. Lund e Slaatto sono gli autori anche della chiesa di St. Hallvard a Oslo (cfr. CHIESA OGGI architettura e comunicazione n° 30) in cui già il tema della rotondità era elaborato con ineguagliabile maestria. L’accesso al convento è collocato in prossimità della chiesa, e si presenta senza enfasi alcuna. Entro le due ali del complesso sono allineate le celle delle suore verso l’interno, le aule per il lavoro verso l’esterno. Alle estremità delle “ali” sono collocati gli spazi comuni: refettorio e biblioteca al piano terra, stanze di ricreazione al primo piano. I corridoi sono pensati come luoghi per la deambulazione e la meditazione.Ai lati della cappella si trovano gli spazi semipubblici: una seconda cappellina e due alloggi per i sacerdoti che visitano il convento per officiarvi le celebrazioni liturgiche. L’elaborazione dell’architettura è a un tempo pragmatica e poetica.Il genius loci trova il suo compimento nelle loggette con volte ad arco che richiamano secondo un’interpretazione moderna, quasi kahniana certi moduli medievali. Il campanile, piccolo, a periscopio sul lato della cappella è percorso da una fenditura verticale: quasi un presagio stilistico della segretezza del luogo di clausura, che comunica con l’esterno solo tramite filtri, fessure, tagli verticali. Qualcuna di queste aperture è destinata a essere dotata di vetrate colorate che cattureranno e rielaboreranno la luce solare, per plasmare entro il convento un messaggio di grazia e diffonderlo fin nei suoi più reconditi ambienti. Nei due lati aperti verso occidente, le finestre delle celle si presentano ampie e trasparenti, come un invito per la luce del basso sole artico, a inondare coi suoi raggi il luogo di vita e di preghiera. Non ci sono ornamentazioni, se non l’alternarsi dei colori rosato e ocra nei corsi dei mattoni: c’è solo la pace, e il silenzio.
Pietro Petrini

Qui sopra: l’infilata della celle delle suore, disposte su due livelli, nell’ala nord del convento.
A lato: una vista interna della cappella principale, verso la grata che separa quest’aula da quella della cappella piccola. Il tabernacolo è collocato entro questa parete trasparente. La disposizione a scala in pianta consente la massima esposizione alla luce degli ambienti interni.
A destra: vista sul campanile.

 

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