ARCHITETTURA FARE PENSARE

Il senso della continuità

Tratto da:
Chiesa Oggi 48
Architettura e Comunicazione

Di Baio Editore
Editoriale

S.E. Mons. Ennio Antonelli, Arcivescovo di Firenze

Il senso della continuità
La comunità, la compagnia, dove l’incontro con Cristo accade, è il luogo dell’appartenenza del nostro io, il luogo da cui esso attinge la modalità ultima di percepire e sentire le cose, di coglierle intellettualmente e di giudicarle, di immaginare, di progettare, di decidere, di fare: lo scrive Mons. Luigi Giussani (“L’avvenimento cristiano”, Milano, 1993). È doveroso aprire con questa citazione del fondatore di Comunione e Liberazione, uno dei movimenti laicali che con convinzione ha fatto sentire la propria voce nella vita sociale, italiana e non solo, nel corso degli ultimi decenni. Perché questo numero di CHIESA OGGI architettura e comunicazione dedica ampio spazio a un avvenimento importante nella storia dell’architettura contemporanea: la costruzione della nuova basilica del Santuario di Paola, progettata da Sandro Benedetti. Tanta l’importanza simbolica del luogo, che il “Meeting per l’amicizia tra i popoli” di Rimini quest’anno gli dedica una mostra. Questo ci dà lo spunto per riflettere sull’importanza del luogo fisico dell’incontro: incontro tra gli uomini, incontro della comunità, incontro col silenzio e con la luce, memoria di santità e spazio di ascesi. Il luogo fisico ha certe caratteristiche capaci di sollecitare e di riallacciare un discorso che ha valenza psicologica e culturale, potenza evocativa: illustra bene questo aspetto l’intervento di Mons. Ennio Antonelli, già Segretario Generale della Conferenza Episcopale Italiana, oggi Arcivescovo di Firenze, riportato qui a lato. Il luogo non “fa” comunità, non “fa” l’evento, ma ne è un memoriale. Per questo troviamo appropriato citare Mons. Giussani sul “luogo” dell’incontro. Incontro in ogni senso: anche tra ragione, emozione e fede. Aspetti diversi dell’animo umano che vanno assieme e compongono l’armonia dell’essere. “La razionalità… viene illuminata attraverso l’esperienza del bello, che rappresenta una modalità del manifestarsi della verità più alta rispetto al nudo pensiero” scrive Don Massimo Camisasca nel suo volume su “Comunione e Liberazione”. Questi diversi aspetti dell’animo trovano nell’architettura, col suo insieme di cariche simboliche, di suggestioni estetiche, di impatto emotivo, ma allo stesso tempo con la sua ferrea logica razionale (l’edificio deve stare in piedi, deve rispondere ai criteri della scienza esatta, della statica, della fisica), una disciplina che può rappresentarli nella loro complessità e interrelazione. È sommamente appropriato avere in mente questi argomenti nell’affrontare il tema della chiesa-architettura ed è appropriato che una basilica come quella di Paola divenga occasione per ripensarli tutti assieme. Nella nuova basilica del Santuario di Paola vediamo riflessi tanti temi fondamentali dell’architettura: su tutti, quello dell’indissolubile intreccio tra passato e presente. C’è stato, in epoca recente, un fenomeno disgregativo, dissacratore, che ha tentato di affermare il nuovo contro l’antico, come se si potesse fare “tabula rasa” e ripartire da zero. Benedetti con la sua architettura mostra una possibile soluzione nel senso della continuità: la nuova basilica si accosta, senza provocare stridore, all’antico santuario e ai luoghi che segnano il percorso storico dell’ordine dei Minimi: i luoghi dei primi miracoli di s. Francesco da Paola. Pensiamo al sagrato: nulla più di questo luogo rappresenta l’accoglienza. Luogo aperto a tutti, anche alla vita distratta di ogni giorno. Luogo dove il “sacro” e il “profano” coesistono e mirabilmente indicano anche il senso della missione del cristiano che vive nel mondo, non fuori dal mondo. Offriamo su questo numero diverse riflessioni sul sagrato: sotto il profilo artistico, urbanistico, scenografico e sotto il profilo più eminentemente religioso. E soprattutto documentiamo diversi modi di affrontare il tema dello spazio aperto legato alla chiesa: il sagrato di Paola, piattaforma spaziosa incavata nel fianco del monte, dominata dal grande portale; il sagrato della Cattedrale di Concordia, denso di testimonianze storiche e allo stesso tempo così attuale; il sagrato di Paul-Gerhardt a Stein in Germania, così compenetrato nella trasparenza della chiesa… Modi diversi di intendere il sagrato, come luogo dove si dissolvono i confini e la comunità si apre al mondo. E come sul sagrato continuamente ricomincia la preghiera, l’auspicio è che qui vi sia un nuovo punto di partenza per l’incontro tra chiesa e città, che ricominci qui il momento del rispetto, dell’ossequio, del progettare vero, attento a tutte le necessità e le implicazioni del luogo.
Giuseppe Maria Jonghi Lavarini

” Vale la pena incamminarsi su questa strada che è la “via della bellezza”, la via dove la verità e il bene risplendono, la via della liturgia che unisce in sintesi tutte le arti (architettura, arti figurative, letteratura, musica, gestualità).”

ARCHITETTURA E CATECHISMO PER IMMAGINI

Col titolo di “Arte e catechesi” S.E. Mons. Ennio Antonelli, Arcivescovo di Firenze, nel presentare BEWEB, Inventario dei beni culturali ecclesiastici in rete,ha svolto alcune considerazioni di grande importanza su spazio architettonico e arte. Ne riportiamo alcuni passi.

… La fede suppone dei segni da vedere e udire e poi la testimonianza … L’immagine ha lo statuto di simbolo, un segno sensibile che evoca senza circoscriverla la realtà spirituale con commossa risonanza affettiva … Ho visitato le splendide moschee di Sinan, derivate dal modello di S. Sofia. La forma dello spazio interno è chiara, unitaria, ben definita, quasi sempre a pianta centrale, con gli elementi strutturali in evidenza. La luce è abbondante (quasi 300 finestre) e diffusa ovunque. Spazio armonioso, cristallino, senza mistero, sebbene per rispettare la trascendenza divina manchino le immagini umane e si impieghi una decorazione calligrafica, floreale, geometrica (peraltro elegantissima). Una sala di preghiera, ma tutta terrena, con un riferimento a Dio affidato solo al linguaggio verbale e concettuale. Ho visitato poi S. Sofia (e S. Salvatore in Cora). La forma dello spazio interno è dinamica e sempre mutevole, si apre e si dilata in tutte le direzioni, mai chiusa e definita, mai misurabile con lo sguardo. La continuità delle superfici di marmo e di mosaico nasconde le strutture sotto un manto di luce e colore. La luce contrasta con l’ombra ed entra in essa. Uno spazio misterioso, abitato da presenze misteriose, capace di evocare l’infinito e di farci sentire immersi in esso. Le opere d’arte cristiana possono essere fruite pienamente, anche in senso estetico, solo tenendo presente il loro contesto ecclesiale e i loro contenuti teologici e spirituali. D’altra parte possono aiutare molto la meditazione, la contemplazione, la preghiera, la catechesi…
S.E.Mons. Ennio Antonelli

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