FARE

Il ruolo della testimonianza

RESTAURO E ADEGUAMENTO: LA CATTEDRALE DI CONCORDIA SAGITTARIA

Alcuni elementi delle due Basiliche, una paleocristiana e una altomedievale, ritrovati grazie agli scavi archeologici, sono stati riutilizzati per l’adeguamento liturgico della Cattedrale di Concordia. Ne risulta una composizione che rende tangibile e attuale la presenza delle emergenze antiche. Il recupero del passato apporta un tocco di particolare modernità all’insieme, in un luogo in cui da sempre giungono fecondi influssi da diversi paesi.

La facciata è stata rifatta nel 1904: Mons. Celso Costantini (allora parroco, poi cardinale), volle ampliare l’aula di una campata e decise di spostare in avanti la fronte della basilica. «Venne ricostruita tal quale era: soltanto vi fu qualche leggera variazione nella coloritura dei mattoni, per quanto si sia cercato di usare, il più possibile, il materiale di recupero», spiega Mons. Pietro Cesco che, in quanto parroco della cattedrale, ha seguito con la massima attenzione i lavori realizzati nel corso di questi ultimi anni. La facciata originale, del secolo X-XI, già era stata rifatta in epoca rinascimentale. Ma dietro, e davanti, a quella facciata, si vede pulsare la storia. «Qui abbiamo sempre seguito il criterio di ricollegare il nuovo con l’antico – insiste Mons. Cesco – e così continueremo a fare». Basta guardarla da fuori per rendersene conto. Il sagrato, completato coi fondi del Giubileo nel novembre ’99, è segnato da strisce che si inoltrano verso la facciata, intersecate ad angolo da altre strisce: indicano le direzioni sulle quali sorgevano le basiliche antiche, oggi ritrovabili negli elementi archeologici presenti a una quota ribassata, sotto il pavimento della cattedrale e al lato di questa. La storia di Concordia Sagittaria, e della sua cattedrale, è stata ritrovata, brano a brano, a partire dalla seconda metà dell’800, quando i primi scavi archeologici portarono alla luce un forum, un teatro e una fabbrica di frecce risalenti all’epoca romana. La riscoperta della fabbrica di frecce (“sagittae”), che si trovava circa 300 metri a nord est del luogo ove sorge la Cattedrale, suggerì di aggiungere al nome “Concordia” l’aggettivo “sagittaria”. La storia della cittadina è legata a quella dell’Impero: se le prime testimonianze di insediamenti paleoveneti risalgono al XI-X secolo a.C., fu all’epoca dell’espansione di Roma verso il Nord Italia che qui si installarono ex legionari dell’esercito romano, ai quali venivano concessi appezzamenti agricoli come compenso per i loro servigi.

La facciata rinascimentale della Cattedrale è stata rifatta, identica all’originale, all’inizio del ‘900. Sulla destra si nota il muretto che definisce la parte ribassata dove sono visibili i resti archeologici della prima chiesa, la Trichora (metà del IV secolo).

Il luogo è rimasto caratterizzato dalla presenza militare, dovuta al fatto che Concordia si trova prossima a Aquileia, nelle immediate retrovie dei presidi a difesa del confine orientale, e in epoca romana costituiva un importante snodo stradale dove si incrociavano la via Annia verso Roma, la via Postumia che attraversava la valle Padana verso Genova, e Noricum, la via che riconduceva a Julium Carnico (la Carinzia). Il cristianesimo potrebbe essere stato portato proprio dagli ex legionari: alcuni dei quali provenivano da paesi del Medio Oriente, il che spiegherebbe la presenza di elementi architettonici e decorativi che presentano influssi di chiara impronta siriaca. Gli scavi archeologici hanno portato, nel 1873, alla scoperta del grande Sepolcreto delle Milizie: circa 270 sarcofagi databili tra il I e il V secolo d.C., ulteriore testimonianza del carattere prevalentemente militare dell’insediamento romano. Alcuni dei sarcofagi rinvenuti, databili al III secolo, recavano iscrizioni di chiaro carattere cristiano: il che dimostra come il cristianesimo qui sia stato introdotto in epoca precostantiniana. Da quel vasto cimitero, a definire un viale di accesso alla spianata del sagrato attuale sono stati collocati quattro di questi sepolcri.

Sotto: l’altare sullo sfondo dell’abside neogotica; in primo piano, l’ambone. A destra: una parte in tessere policrome del pavimento della Basilica Apostolorum.

A sinistra: l’abside della Cattedrale. Al lato dell’abside è visibile il Battistero eretto nel secolo XI. A destra: una immagine della pavimentazione della Basilica Apostolorum, conservata sotto la pavimentazione dell’attuale cattedrale. I motivi del mosaico del pavimento sono riconducibili a influenze siriane o africane. Le tessere musive, in prevalenza bianche e nere, raffigurano alcuni dei più importanti simboli cristiani e i nomi degli offerenti.


C
ATTEDRALE DI CONCORDIA SAGITTARIA (VE)

Diocesi di Concordia-Pordenone
Progettazione e d.l. restauro e adeguamento: Arch. Ugo Perut (Pordenone), Arch. Antonio Patrizio (Magnago -PN)
Vetrate: Progetto Arte Poli Srl (Verona)
Marmi: Portomarmi (Portogruaro – VE)
Restauro affreschi: Magri & C. (Roveredo in Piano – PN)
Corpi illuminanti: Targetti Sankeys Spa (Firenze)
Impianti elettrici: Zanutel (Concordia S. – VE)
Falegname: Flavorea (Concordia S. – VE)
Pitture: Dipintori Concordiesi (Concordia S. – VE)

La Basilica Apostolorum Maior fu consacrata nel 389, da s. Cromazio, Vescovo di Aquileia. La struttura era a tre navate, con abside semicircolare attorniata da un deambulatorio. La Basilica Apostolorum venne distrutta dall’alluvione del 589.

Nel 1950 è stata aperta una nuova campagna di esplorazione archeologica sullo spiazzo attorno alla cattedrale. Questi scavi hanno permesso di venire a conoscenza della storia degli edifici di culto di Concordia: la paleocristiana Trichora Martyrum (dell’anno 340/350 d.C.), la Basilica Apostolorum (che risale all’anno 388/389), la Basilica altomedievale (VII secolo) e il Sacello di Faustiniana. Nel 1999 è stato rinvenuto l’antico quadriportico collocato di fronte alla Basilica Apostolorum. La Basilica attuale, dedicata a S. Stefano, è stata costruita nella seconda metà del X secolo a opera del Vescovo Alberico (963-984) o del suo successore, Benno (insediatosi nel 996). La prima basilica era stata distrutta durante l’invasione degli Ungari. Quella ancora precedente, la Basilica Apostolorum, era stata distrutta nel 589 da un’alluvione che aveva anche portato a un innalzamento di circa due metri del terreno. La cattedrale bassomedievale è stata costruita a navata unica, con due cappelle ai lati. Nel 1150 venne dotata di un campanile romanico, alto 28 metri. Tra il XII e il XIV secolo, per cause ignote, crollò il presbiterio che venne ricostruito e ampliato. Sembra che alla fine del XIII secolo si debba far risalire il cambiamento apportato alla struttura, a partire dalla costruzione delle navate laterali. Altre importanti modifiche vennero realizzate nel XV secolo, a opera del vescovo A. Feletto (1455-1488), che fu il probabile artefice della nuova facciata in stile rinascimentale. Dal 1887 il presbiterio e l’abside subirono una radicale trasformazione: fu abbattuta la cupola che li sovrastava, fu innalzato il presbiterio, e completamente rifatta l’abside, in stile neogotico.

L’adeguamento della Cattedrale
Diversi elementi rinvenuti con gli scavi archeologici sono stati riutilizzati per l’adeguamento liturgico della cattedrale attuale. Sono stati collocati un nuovo altare, un nuovo fonte battesimale, un nuovo ambone e una nuova cattedra, costituiti dall’assemblaggio di reperti archeologici su elementi nuovi. I progettisti di questo adeguamento, Ugo Perut e Antonio Patrizio, scrivono: «I materiali usati per le parti nuove (pietra lavorata grezza color bianco e rosa, legno e ferro battuto) tendono a richiamare la scabra essenzialità della costruzione originaria e anche le forme concavo-convesse dei nuovi elementi, articolate in pianta ma essenziali in alzato, propongono memorie antiche… Ogni elemento poggia su nuovi basamenti». Per l’altare è stato utilizzato un pluteo del secolo VIII finemente decorato da nastri viminei a intreccio (come molti altri reperti coevi), che è stato ancorato al blocco monolitico su cui poggia la lastra in pietra della mensa. La sede del presidente, posta diagonalmente rispetto agli altri elementi del presbiterio, è in pietra con seduta e schienale in legno: un reperto archeologico è posto sul lato. L’ambone invece è costituito essenzialmente da frammenti di ambone altomedievale ricomposti, con leggio in legno. Il fonte battesimale è costituito da un blocco monolitico in forma elicoidale cui è accostato un frammento scultoreo di recupero dell’VII secolo dal quale scorre l’acqua. Il continuo rimando alle preesistenti basiliche, esplicito negli elementi archeologici inseriti in tutti i poli liturgici, completa all’interno l’armonia tra antico e moderno che all’esterno si realizza nella disposizione del sagrato, sul quale si apre un recinto che consente di osservare, alla quota ribassata, i resti della Trichora Martyrum, del quadriportico antistante e del Sacello di Faustiniana, posto dietro l’abside della Trichora. Sotto il piano del pavimento della cattedrale sono visibili i resti della Basilica Apostolorum della fine del IV secolo: in particolare il tessellato pavimentale che, dopo i vari interventi di recupero, ci è pervenuto in molte parti lacunoso, ma sufficientemente leggibile nella zona centrale. I motivi decorativi della pavimentazione, tranne che per alcuni soggetti isolati, non trovano riscontro nell’area aquileiese, ma ricorrono in mosaici della Siria, dell’Africa settentrionale, di Israele. Il mosaico della pavimentazione è costituito prevalentemente da tessere bianche e nere, con qualche zona in tessere policrome. Ora vi è il progetto di ricollocare una colonna, trovata in frammenti e ricostruita, della Basilica Apostolorum. Tale colonna potrebbe essere eretta sulla pavimentazione della basilica antica: all’uopo dovrebbe essere praticato un foro nel pavimento della cattedrale attuale, attraverso il quale emergerebbe entro lo spazio della cattedrale il capitello della colonna, concreto raccordo simbolico tra il nuovo e l’antico.
Alfonso Cantoni

 

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