ARCHITETTURA FARE PENSARE

Il rispetto della memoria nella fedeltà dell’oggi

Il patrimonio culturale della Chiesa

La Chiesa Cattolica ha fatto propria l’istanza di un adeguamento progressivo nella fedeltà alla tradizione. Così le
chiese-edificio devono trovare continuamente nuovi equilibri per fornire la partecipazione dei fedeli.

Mons. Francesco Marchisano
Presidente della Pontificia Commissione per i Beni Culturali della Chiesa

I beni culturali rappresentano per la Chiesa un patrimonio significativo posto al servizio della propria missione pastorale.
Questa affermazione di principio comporta che tali beni devono essere attualizzati nell’oggi delle culture. Essi perciò vanno vitalizzati per diventare realmente un bene per la comunità dei fedeli e per coloro che si accostano al cristianesimo, mossi da curiosità culturale. In questo contesto assume peculiare importanza l’ambiente culturale, ovvero la chiesa edificio. E il luogo deputato per eccellenza per la celebrazione dei divini misteri dove la comunità dei credenti è chiamata, come recita il Concilio Vaticano II, ad una «attiva partecipazione» al fine di vivere con pieno senso di appartenenza anche emozionale l’atto di riunirsi attorno alla mensa di Cristo, re, profeta e sacerdote. In tutte le culture e religioni il tempio ha un ruolo importante nella società e quindi nell’assetto urbanistico di una città dove configura
lo status symbol della credenza di una comunità di persone. Già Demostene disse: «Guai a quella città che non ha il suo tempio» ed al contrario sotto il dominio di ideologie antireligiose e nei conflitti di religioni si cercò sempre di distruggere i templi o di eliminare quelli della parte avversa.

Mons. Francesco Marchisano
Presidente della Pontificia Commissione per
i Beni Culturali della Chiesa
Presbiterio del Duomo di Milano. I lavori di ristrutturazione e adeguamento. (Per gentile concessione della Fabbrica del Duomo)

Data la peculiare importanza della chiesa-edificio è ovvio che essa viene riconsiderata di generazione in generazione secondo due opposte tendenze culturali. L’una prevede la fissità delle strutture e dei riti quale segno della perennità e stabilità della presenza del divino. L’altra invece predilige un’opera di riciclaggio al fine di approfondire il messaggio religioso e di inculturarlo. L’orientamento della Chiesa Cattolica occidentale, che trova nel Concilio Ecumenico Vaticano II il proprio manifesto più eloquente, ha fatto sua l’istanza di un adeguamento progressivo nella fedeltà alla Tradizione e nell’attenzione ai segni dei tempi. Pertanto le strutture, quali le chieseedificio, devono trovare continuamente nuovi equilibri per favorire la partecipazione dei fedeli. La riforma liturgica voluta dal Concilio ha quindi comportato la riconsiderazione dell’habitat culturale e pertanto un profondo ripensamento delle sue strutture. Insorge così la questione della tutela della memoria storica e delle opere d’arte, poiché se da una parte non si può compromettere l’usufrutto dello spazio sacro secondo le mutate esigenze liturgiche e culturali, dall’altra non si può distruggere un patrimonio di rilevanza storica ed artistica poiché non rappresenta più il bene di una singola comunità di persone, bensì dell’intera umanità.

Il completamento di una trilogia

Nel dopo Concilio varie Conferenze Episcopali e Diocesi hanno preso posizione sulla conservazione del patrimonio del passato e sulla configurazione dei nuovi edifici di culto. Vi è stata anche una lunga fase di sperimentazione con risultati talvolta inco raggianti, ma altre volte discutibili. In tal senso è maturata l’esigenza di delineare degli orientamenti con
spirito pastorale affinché questo settore assolva realmente la sua funzione di incarnare nel sensibile l’inesprimibile, di dare lode a Dio e di favorire l’elevazione spirituale dei fedeli. La Conferenza Episcopale Italiana ha completato una prima trilogia di orientamenti, quale punto di riferimento per la committenza ecclesiale e per gli operatori del settore. Ha prima contestualizzato la questione del patrimonio storico e artistico della Chiesa con gli Orientamenti sui beni culturali
(dicembre 1989) per poi approda re ad un documento su La progettazione di nuove Chiese (gennaio 1993). Ora è uscita con un’ultima nota pastorale su L’adeguamento delle chiese secondo la riforma liturgica (maggio 1996). Questi tre documenti rappresentano un notevole sforzo di comprensione della riforma liturgica nel contesto italiano dove la maggior parte dei beni culturali sono di pertienenza ecclesiastica e, in molti casi, di eminente valore artistico. L’auspicio sotteso è quello di garantire la tutela della memoria storica, di usufruirne in misura delle odierne esigenze liturgiche, e di produrre cose nuove che siano in continuità con le grandi esperienze del passato. Il lavoro svolto dalla CEI può essere
posto a paradigma di altre Chiese particolari che non hanno ancora elaborato un proprio progetto organico, per cui sarà viva sollecitudine della nostra Pontificia Commissione per i Beni Culturali della Chiesa inviare questi documenti a tutte le Conferenze Episcopali del mondo. La circolarità delle informazioni tra il centro e la periferia della Chiesa, che ha il
mandato di raggiungere gli estremi confini della terra nel carisma dell’unità, è infatti proficua per un’opera di scambio culturale e di aiuto pur nella salvaguardia delprincipio di sussidiarietà.

L’adeguamento liturgico nella fedeltà alla memoria

La liturgia ha offerto nuovi criteri celebrativi, ha rivisto testi e riti, ha considerato centrale la partecipazione dei fedeli. Conseguentemente lo spazio per il culto ha dovuto ridefinirsi adattandosi alle mutate esigenze. Sono insorti problemi di non facile soluzione poiché da una parte occorreva rispettare le passate espressioni artistiche, dall’altra si doveva
avviare l’opera di rinnovamento. Questo ha comportato un lento lavoro di sperimentazione e di verifica degli interventi.
Con la presente Nota della Conferenza Episcopale Italiana si vuole concludere la lunga fase di transizione ponendo dei criteri onde evitare inutili o inadeguate manomissioni. L’opera di adeguamento deve dunque cercare la via mediana tra le due opposte esigenze della conservazione e della ristrutturazione. Si tratta di un lavoro che non coinvolge soltanto
delle strutture materiali, bensì le comunità dei fedeli. Per tanto la via media prevede un adattamento delle strutture ed una formazione della comunità attraverso un documento pastorale di orientamento inteso a sensibilizzare progettisti,
committenze e fedeli. Esso intende costituire – volendo usare una metafora – un argine non troppo stretto e neppure troppo largo, al fine di non comprimere le singole esigenze e neppure lasciarle irrompere senza alcuna regolamentazione organica. I due criteri complementari di attenzione ai beni della memoria storico-attistica e al bene della comunità portano a soluzioni differenziate in un regime di inverso proporzionale. Quando prevale un impianto monumentale di insigne valore, che riduce di molto la possibilità di manomissioni, la comunità deve essere più preparata
alla fruizione della memoria storica attraverso cui vivere la propria spiritualità. Viceversa quando le passate vestigia sono maggior mente modificabili, per il minore valore, la comunità può progettare un habitat più corrispondente alle attuali esigenze liturgico-pastorali. La dialettica che ne deriva inserisce profondamente ogni comunità nell’alveo
della Tradizione. Ciascuna generazione di fedeli può infatti firmare la propria presenza, usufruire in varia misura dell’eredità del passato, accettare di «passare di moda» allorquando insorgono nuove istanze, così come è stato
per le generazioni formate antecedentemente all’evento conciliare. La fedeltà alla memoria nella mentalità della Chiesa non comporta dunque un atto di idolatria per un bene fine a se stesso, tutelato per il solo fatto che ci è stato trasmesso in eredità. Una chiesa edificio, se rimane tale nella sua dedicazione, è il luogo del culto della comunità cristiana, è dunque una realtà viva ed attuale. In essa la storia non si blocca nel passato ma diventa cronaca dell’oggi documentando così il passaggio delle generazioni e il loro continuo intervento al fine di rendere a misura d’uomo lo spazio preposto per incontrare il divino.

L’adeguamento liturgico nella fedeltà all’oggi del mondo

L’esigenza di adeguamento dell’ambiente culturale non indica prurito di novità, ma esprime la volontà di incarnare la liturgia nell’oggi cultulale al fine di creare uno spazio cultuale conforme al dettato conciliare. Si devono ottemperare alcuni criteri guida, che la Nota CEI presenta in modo articolato, per comporre lo spazio del sacro da consegnare ad un’assemblea, che non assiste ma partecipa con chi la presiede alla celebrazione dei divini misteri. Tale spazio si differenzia poi favorendo i valiriti sacramentali del battesimo, della riconciliazione, dell’eucaristia. Ciascuno di questi luoghi ha delle esigenze che devono incarnarsi in forme di bellezza. Infatti oltre ad essere funzionale alla liturgia, la chiesa-edificio deve essere ordinata secondo un criterio di «nobile bellezza» e non solo di «mera sontuosità», per
meglio manifestare l’infinita bellezza di Dio che si dona redentivamente al suo Popolo in Cristo, Verbo incarnato.
Ancora una volta la Chiesa di mostra di non avere un proprio stile, ma parimenti vuole che i linguaggi visuali dell’architettura, dell’iconografia, dell’arredo e delle suppellettili siano aperti al sacro e siano egregiamente com prensibili ad una comunità di fedeli opportunamente formata. Inoltre il criterio della «nobile bellezza» esige in ogni adatta mento un congruo equlibrio tra i passato e l’odierno. Se da una parte può sembrare deleteria la ripresa in stile per nuovi rifacimenti, è altrettanto incongruo un arredo che non sia in sintonia con i genio di chi ha prodotto le precedenti opere e non si integri formalmente con esse. E bello che ogni epoca possa siglare il proprio passaggio nel suo tempio, ma è anche auspicabile che chi arriva dopo abbia pari o anche maggiore capacità di chi è passato prima. Questa Nota pastorale è un’occasione propizia offerta alla committenza ed agli artisti italiani per riflettere creativamente sulle esigenze liturgiche al fine di dare origine ad adattamenti che possano trasformare i precedenti equilibri, senza cancellare lo splendore della forma complessiva di una particolare chiesa-edificio. L’opera artistica che ne deriva
assume grande importanza per la comunità dei fedeli ed è un messaggio di vitalità della Chiesa anche per i lontani, che possono aver occasione di visitare, almeno come turisti, i luoghi dell’Infinito proposti dal cristianesimo nella sua confessione Cattolica.

condividi :
La certificazione energetica in Italia
26/04/2011
La vendetta dell’erbolaio.
29/01/2007