FARE PENSARE

Il respiro universale

99 progetti da 29 paesi del mondo sparsi su sei continenti: Europa, Asia, Australia, America Latina, Nordamerica, Africa. Mai nessun concorso di architettura ha potuto offrire uno spaccato così ricco, compendioso, esaustivo dello stato dell’arte sul piano mondiale. La seconda edizione del Premio Internazionale di Architettura Sacra della Fondazione Frate Sole (la prima si era svolta nel 1996) permette veramente di approssimarsi a un concetto chiaro di come si stia evolvendo l’architettura per la Chiesa nel mondo. Il successo e la rilevanza di questo Premio sottolineano la validità dell’iniziativa del suo ideatore e animatore, il frate francescano, P. Costantino Ruggeri, un artista che non si accontenta di esprimersi con le sue vetrate, con le sue sculture, con le sue chiese presenti in Europa, in Asia e in Africa, ma che desidera fattivamente contribuire, proprio con questo Premio Internazionale, alla promozione della qualità artistica al servizio della Chiesa.
Dedichiamo questo numero di CHIESA OGGI architettura e comunicazione esclusivamente alla presentazione del vincitore del Concorso Internazionale e di tutti gli altri partecipanti: siamo certi di compiere in tal modo un importante servizio di documentazione della migliore produzione corrente di edifici per il culto. Per partecipare al Concorso, che ha cadenza quadriennale, ogni opera deve essere stata realizzata nei dieci anni precedenti la convocazione dello stesso: è quindi rappresentativa dell’architettura più recente. Le motivazioni con cui la Giuria ha selezionato l’opera che appare più consona, tra le diversissime di altissima qualità presentate al Premio Internazionale, pongono l’accento sui “principi della semplicità e della purezza delle forme… intesi come elementi poetici”.
Non è compito di queste note introduttive riesporre quanto già è scritto con chiarezza in tali motivazioni della Giuria: lo richiamiamo qui come invito alla riflessione.
Il progetto vincitore va visto assieme con tutti gli altri progetti. Ritroviamo in ciascuno di essi riflesso un genius loci distinto: in tutti riconosciamo una dignità particolare che ci dice qualcosa di quell’architettura specifica, di quella comunità, di quel modo di vivere e di intendere la fede. Vediamo così nelle chiese svizzere e tedesche una forte impronta razionale; nelle chiese spagnole e italiane una significativa ricerca formale che tende al recupero di suggestioni derivanti da stili del passato; nelle chiese latinoamericane una marcata ricerca di monumentalità che mira a conciliare la tradizione con la modernità; nelle chiese dell’Europa orientale la tendenza alla riproposizione di pinnacoli svettanti, memoria del gotico; le chiese africane paiono popolate da presenze luminose e richiami ancestrali; le chiese asiatiche presentano sintesi di ambientazioni europee rivissute secondo le usanze locali… E in tutti questi diversi modi di interpretare l’edificio di culto, al di sopra delle molteplici diversità e tradizioni, si staglia l’anima di una Chiesa che è riconoscibile per tale a prescindere dalla sua specifica collocazione. Nella pluralità si ritrova l’unitarietà. Questa trova nella chiesa vincitrice del Premio un esempio di particolare raffinatezza, ma vive attraverso le più diverse interpretazioni che dello stesso tema hanno dato progettisti e comunità ecclesiali delle zone più lontane della terra. In questa dialettica che si svolge tra l’unitarietà della chiesa contemporanea e la sua molteplicità, ritroviamo la ricchezza della dif-ferenza che sa riconoscersi nell’unicità dell’archetipo.
Ecco la ricchezza che emerge dal messaggio del Concilio Vaticano II: come la liturgia si esprime nei più diversi linguaggi, parlati dai popoli più lontani, così l’architettura realizza chiese che sono significative di una liturgia universale e particolare allo stesso tempo. Il risultato di questo secondo Premio Internazionale rappresenta una pietra miliare nel cammino dell’architettura per il culto. Una pietra miliare tanto più significativa e fondante poiché viene posta all’inizio del Terzo Millennio. I progetti partecipanti assieme nella loro coralità, che trova nell’acuto del vincitore la nota più vibrante, compongono un canto denso di speranza. Noi siamo abituati agli stili architettonici storici. Tuttavia oggi viviamo in un’epoca che non è più dominata dagli stili consolidati nel tempo, ma che ricerca un significato nella capacità espressiva e in un contenuto importante. L’edificio chiesa per sua natura è ricco del più alto significato: il problema è come incarnarlo in un’espressione adeguata. Nel progetto vincitore e in molti, moltissimi dei progetti partecipanti troviamo interpretazioni plausibili e qualitativamente importanti dei modi possibili di manifestare il significato nell’opera architettonica. In questa ricchezza di temi, in questa varietà di soluzioni ravvisiamo un ponte tra la storia della grande architettura del passato e il futuro che si apre. Un futuro che sarà denso di sensibilità e espressività diverse, ma capaci di armonizzarsi tra loro.
Presentiamo questo numero speciale di CHIESA OGGI architettura e comunicazione come una sinfonia in cui i diversi temi si accostano e si intersecano in un’unica coralità. Siamo convinti che da questa ricchezza di suggestioni tutti possiamo trarre vantaggio, approfondire la nostra sensibilità per lo spazio di culto, imparare qualcosa di più sulle nostre chiese e sul modo di concepirle in questa epoca travagliata ma anche densa di nuovi stimoli e di nuovi impegni. A parte la chiesa vincitrice del Premio, tutte le altre opere sono pubblicate senza commento e senza apparato didascalico. La ragione di questo risiede nel fatto che l’unica elaborazione critica, autorevole e competente, delle opere presentate è la dichiarazione finale del Comitato Scientifico, che riassume le motivazioni del Premio e la filosofia che lo informa. Ci riserviamo comunque di ripubblicare più estesamente e dettagliatamente nei prossimi numeri di CHIESA OGGI ar-chitettura e comunicazione alcuni dei progetti più significativi.
Il Premio “Frate Sole” viene conferito il 4 ottobre 2000, festività di S. Francesco d’Assisi, a Milano, presso il centro francescano “Angelicum,” in Piazza S.Angelo, 2. Data e luogo sono importanti e significativi. L’abbraccio umile e grande di Francesco benedice l’immenso dialogo di fede che traspare da tutte queste architetture. Possiamo dire che col Premio “Frate Sole” la Chiesa universale riflette sulla coerenza di espressione architettonica con cui si presenta nel mondo di oggi. Guardiamo con fiducia alle prossime edizioni di questo Premio Internazionale, sicuri che ogni volta rappresenterà un arricchimento ulterioreper l’architettura del luogo di preghiera.

Giuseppe Maria Jonghi Lavarini

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