PENSARE

Il parco con le sculture

Un parco di 20.000 mq cresciuto nella dimensione delle piante, ma rimasto tale fin dalla sua creazione per quasi 300 anni, dimora cedri, tigli, platani, magnolie, siliquastri e numerose altre essenze che creano un angolo di notevole effetto scenico inserito nella campagna trevigiana, mutata nel tempo, ma sempre piacevole. In questo luogo un cammino evidente collega Toni Benetton alla natura, anche se certo non si può definire uno scultore naturalista, questo legame consiste nella capacità di adattamento all’ambiente delle sue opere. Un rapporto che si evidenzia anche con la loro perpetua mutabilità nei colori e nelle forme che inducono l’occhio a una stupefacente lettura che varia nell’arco della giornata. All’ingresso della villa, un complesso a schema veneziano dalle linee molto semplici, si è accolti da un maestoso cedro che con le sue fronde protegge una delle macrosculture presenti nel parco, “Albero fermato” (1968), da qui parte il viaggio fra natura e arte in un continuo avvicendarsi di forme plastiche e vegetazione centenaria. Le opere del Maestro Benetton inserite in questo particolare contesto, si offrono ad una più attenta lettura grazie anche alla loro caratteristica mansione di sculture percorribili e di forme tangibili, attraverso cui è possibile traguardare il giardino e il mondo esterno. G.B.

A sinistra, alcuni particolari dei cancelli della villa “La Marignana” che rivelano linee semplici ma di severo monito a difesa di antichi fasti patrizi. In alto e a destra, “Forme ogivali” (1967-68), ferri forgiati e sagomati a caldo che altissimi e leggeri, si stagliano nel cielo muovendosi ai primi soffi di vento. Toccandosi producono suoni che sono parte attiva della scultura.

Sullo sfondo si delinea “Scultura vivibile n.9 (1969-70) e “Spazio 3” (1968 ). A destra, “Muro n. 2” (1966), elementi di ferro forgiato e saldato fino a formare un unica labrintica forma, rifugio di esseri spirituali abitanti del giardino. Sullo sfondo, “Scultura vivibile n.1” (1969-70). A lato, “Cristo” (1960), posto in cima ad una piccola altura del parco che svela la presenza di una antica ghiacciaia, domina con la sua mole di pezzo unico lavorato al maglio, tutto il lato nord del parco. In alto, “Onda marina”(1967), una lamina intera tagliata con la fiamma ossidrica e sagomata al maglio pone l’acqua come elemento di separazione tra cielo e terra. I cedri dell’Atlante come quinta ne sottolineano la forza e cedono alla scultura un carattere ipnotizzante. Sotto, dettaglio di “Sfera ” (1980).

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