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Il Museo della Cattedrale di Chiusi

Lo stile olivetano

Di origine etrusca, Chiusi custodisce testimonianze antichissime. Posizione centrale, tra le opere custodite nel Museo, occupano i Codici Miniati provenienti dal Monastero di Monteoliveto.

L’origine di Chiusi risale al primo millennio avanti Cristo. Nel VII secolo a.C. fu una delle più importanti lucumonie della dodecapoli etrusca e nel VI secolo a.C., con re Porsenna, raggiunse il suo massimo splendore. Nel secondo secolo d.C. divenne un importante centro di diffusione del cristianesimo. Le prime comunità cristiane hanno lasciato numerose testimonianze. La Cattedrale, dedicata a San Secondiano, chiesa tra le più antiche della Toscana (risale al VI secolo), conserva sostanzialmente l’originaria architettura a impianto basilicale paleocristiano. Le sue colonne di marmo sono di epoca romana, così come il pavimento a mosaico del presbiterio e la vasca battesimale di alabastro. Vi sono anche catacombe che risalgono al III secolo. La catacomba di Santa Mustiola dista 1,8 Km dalla città e si sviluppa per circa 200 metri. Nel 1831 vi si scoprirono numerose epigrafi, tra le quali quella riferita al primo vescovo di Chiusi, Lucio Petronio Destro. Il Museo della Cattedrale venne istituito nel 1932 ma fu poi ampliato e strutturato con criteri museali moderni nel 1984, per iniziativa e col finanziamento della Banca di Credito Cooperativo di Chiusi. Custodisce quadri, oggetti liturgici e reperti di grande valore che vanno dal II secolo d.C. fino al XIX secolo.

Facciata principale della Cattedrale; sulla destra, l’edificio che ospita il Museo.
Gli espositori con i codici miniati.

Tra questi si segnala il Cofanetto con storia della Casta Susanna. Uscito nel cosro del XV secolo dalla feconda Bottega degli Embriachi (attiva soprattutto a Venezia e in Lombardia dalla fine del Trecento a tutto il Quattrocento), il cofanetto è ornato da placchette in avorio intagliate con scene dell’Antico Testamento, la “Storia di Susanna e i vecchioni”. Una “Madonna con Bambino”, tempera su tavola di Girolamo di Benvenuto (Siena 1470-1524): un’opera giovanile di chiaro sapore rinascimentale. Una croce reliquiario, opera di orafo senese del secolo XVII, in rame, pietre dure, miniature su pergamena. Datato 1436, l’oggetto si presenta ricco e prezioso. In epoca successiva al Cinquecento è stato arricchito sul retro da miniature con figure di Santi. Un olio su tela raffigurante un Cristo benedicente è opera a carattere devozionale attribuita a Matteo Rosselli (Firenze 1578-1650). La parte forse più rilevante del Museo è quella dedicata ai Codici miniati. I codici sono quelli che il Vescovo Pannilini riuscì a salvare dalla soppressione napoleonica del Monastero di Monteoliveto Maggiore donandoli, nel 1810, al Capitolo della Cattedrale di Chiusi. I libri conservati sono 21: manca quello che doveva essere segnato con la lettera G. Mentre si ignora la provenienza del volume contrassegnato con la lettera Z, che reca miniature del secolo XVIII. Fu l’abate bolognese Francesco della Ringhiera, in occasione della sua seconda elezione ad Abate generale nel 1456, a ordinare al frate olivetano Alessandro da Seveso, di scrivere i corali per l’Archicenobio. Frate Alessandro, Scriptor di grande livello, lavorò alla compilazione di tutti i codici tranne uno, attribuito al calligrafo Ambrogio. La miniatura in penna, che rivela un talento creativo eccezionale, fu opera dei frati di Monteoliveto; essi elaborarono uno stile particolare, identificato come “olivetano”. Alle miniature di pennello furono chiamati: Sano di Pietro, Bartolomeo Varnucci, Liberale da Verona, Venturino Mercati, Girolamo da Cremona e Francesco di Giorgio Martini.

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