PENSARE

Il monumento da cui è annunciata la Risurrezione


Il. prof. Ildebrando Scicolone è il Preside del Pontificio Istituto Liturgico S. Anselmo, di Roma. Ha accettato di rispondere ad alcune domande per aiutarci a inquadrare il tema: che cos’è l’ambone, perché ha questo nome, da dove trae le proprie origini.

Vorrei anzitutto chiederle di spiegarci che cosa sia l’ambone e, visto che nel linguaggio corrente è spesso confuso col leggio, di chiarire quali differenze passano tra ambone, leggio e pulpito.
L’ambone è una costruzione, uno spazio, un luogo definito, quindi non ha nulla a che vedere col leggio, che è un elemento puramente funzionale. L’ambone è posto nella zona presbiteriale ed è rivolto all’assemblea perché da li avviene la proclamazione della parola di Dio. Mentre il pulpito, che viene collocato in posizione elevata ma entro l’assemblea (ve ne sono molti esempi soprattutto nel periodo barocco), serve per la predica.
L’ambone, che è il luogo proprio della proclamazione della parola di Dio, è usato anche per l’omelia e il canto del preconio pasquale, ed eccezionalmente per altri atti di importanza ecclesiale.

E usato solo per il Vangelo o anche delle altre letture?
All’origine serviva solo per l’annuncio del Vangelo, poi è stato usato anche per le altre letture. Del resto è il Vangelo la lettura per eccellenza, e tutte le altre dipendono da quella.

Nell’ambone propriamente inteso troviamo anche un aspetto monumentale…

Effettivamente l’ambone è monumentum, occorre però ricordare che con questo termine in latino si identifica la tomba. E nel Vangelo monumentum è la tomba vuota di Gesù;. Quindi è monumento non solo in quanto costruzione, ma in quanto ricorda la tomba vuota sulla quale l’angelo (nella celebrazione liturgica questa funzione è ricoperta dal diacono) dà il kerygma: annuncia che Cristo è risorto. Propriamente, e questo mons. Crispino Valenziano lo ha dimostrato in vari scritti, è il luogo da cui viene data la lieta novella a Maria di Magdala e all’altra Maria. Non per nulla questa iconografia, dell’angelo e delle donne mirofore (cioè che portano profumi) è ricorrente negli antichi amboni, insieme con altri temi relativi alla Risurrezione, come quello di Giona. Vi sono alcuni autori ecclesiastici orientali che lo presentano come la pietra ribaltata del sepolcro vuoto.
C’è anche da notare che l’ambone è un luogo elevato. Secondo alcuni proprio da questo deriva il suo nome: anabaino in greco vuoi dire salire.

Ma prevalente dovrebbe ritenersi il significato di tomba vuota o di coperchio rovesciato?
Alcuni autori ritengono che la tomba di Cristo sia da raffigurarsi nell’altare, mentre la pietra ribaltata sarebbe l’ambone. Così c’è una forte connessione tra altare e ambone. Tra l’altro vi sono alcuni esempi, come S. Sabina o S. Clemente a Roma, dove l’ambone è inserito all’interno della cantoria, che si presenta come un giardino, perché le balaustre di pietra sono decorate con alberi, piante, uccelli ecc. In questo caso si tratterebbe del giardino presso il Golgota all’interno del quale c’è una tomba nuova ove nessuno era mai stato posto. Quindi il giardino sarebbe lo spazio in cui si trovano la tomba (l’altare) e l’ambone (la pietra rovesciata).
Nei casi citati l’ambone è rivolto verso Nord, cioè verso quella parte della chiesa nella quale anticamente si collocavano le donne, che assistevano alla Messa divise dagli uomini. Questa disposizione dell’ambone ricordava proprio il fatto che l’angelo parlò alle donne.

E sempre rivolto verso il matroneo?
In Occidente quasi sempre.
Invece in Oriente vi sono amboni posti al centro della chiesa.
Esempio classico è quello di S. Sofia di Costantinopoli, dove l’ambone si trovava al centro della chiesa, sotto la cupola, per sottolineare che è li che si trova la sophia, la sapienza vera, che è quella del libro dei Vangeli.
Quando il diacono bizantino giunge all’ambone grida: "sophia!". Quella di S. Sofia sarebbe la basilica dedicata a
Cristo Parola ( di cui la centralità dell’ambone), mentre a Roma la basilica del Laterano, costruita dallo stesso Costantino, è dedicata a Cristo Salvatore.

Come veniva proclamata la parola prima che cifosse l’ambone?
Gli amboni più; antichi sono quelli delle prime basiliche costantiniane. Prima di esse c’erano solo le domus ecclesiae, dove non c’era altare fisso per la proclamazione della parola.
I precedenti biblici li possiamo trovare nel libro di Neemia: quando al ritorno dall’esilio il sacerdote Esdra, su di un podio appositamente costruito legge al popolo il libro di Mosé, la Legge, e i Leviti la spiegano. Anche nel Vangelo si dice che Gesù; andò a leggere il libro del profeta Isaia. Non si dice dove, ma evidentemente il luogo principale nella sinagoga è quello della parola.

Quale l’orientamento dell’ambone?
Quando si parla di chiesa "orientata" ci si riferisce al fatto che l’abside è volto a Est. Nel mondo orientale tutte le chiese sono "orientate"; a Roma invece non è così. Per esempio S. Pietro in Vaticano è rivolto a occidente, non a oriente.
Per l’ambone consideriamo l’uso liturgico: il Vangelo viene proclamato verso il popolo. Invece l’Antico Testamento, e lo vediamo chiaramente dall’iconografia dell’ambone di S. Maria in Cosmedin, viene proclamato guardando a Oriente, cioè verso l’abside. Questo perché l’Antico Testamento acquista significato da Cristo: è Cristo che illumina e dà quindi senso alle letture dell’Antico Testamento. La lettura viene rivolta verso il vero Oriente perché questo la faccia rimbalzare reinterpretata.
In questa prima epoca troviamo o due amboni diversi, o un unico ambone con due scale, una in un verso, una nell’altro.
Invece in altri amboni che sono risolti in un’unica costruzione, come per esempio a Salerno o Ravello (si tratta di amboni medievali, costruiti attorno o dopo il Mille) troviamo una sola scala, che porta a uno spazio piuttosto ampio, a più; lati: da un lato si proclama il Vangelo (qui c’è spesso l’aquila, simbolo di Giovanni Evangelista, che regge il libro), un altro dove si proclama l’Epistola e un altro lato (oppure un altro spazio più; basso, che potrebbe essere sugli stessi gradini) dove sale il salmista per cantare ilsalmo responsoriale. Anticamente il salmista si fermava sui gradini dell’ambone, per cui il salmo responsoriale era chiamato anche "salmo graduale". E l’iconografia che fa chiaramente capire, in questi amboni antichi, quale sia il lato riservato all’Antico Testamento, quale all’Epistola o al Vangelo.
La legislazione attuale parla dell’ambone come di uno spazio tale che vi possano salire diversi ministri: un diacono (cui spetta di annunciare la Parola), i due accoliti con i candelieri e anche chi porta l’incenso; oppure nella domenica delle Palme e nel Venerdì Santo tre diaconi che cantano il Passio…

La liturgia della Messa si compone di due parli: della parola e dell’Eucaristia. Di solito alla prima parte è data meno importanza. E corretto questo? Forse è a causa del prevalere della liturgia eucaristica che abbiamo assistito alla scomparsa degli amboni in epoca recente…
Le due parti, di cui si compone sia la celebrazione eucaristica che degli altri sacramenti (perché dopo il Concilio in tutti isacramenti abbiamo la celebrazione della parola), formano sempre un’unica funzione di culto, perché quello che la parola annunzia, poi il sacramento rende presente ed efficace. La parola annuncia il mistero di Cristo, anche se la lettura è quella dell’Antico Testamento, che è sempre letto in funzione all’annuncio evangelico.
Quando la Messa veniva celebrata in latino spesso non tutti assistevano alla celebrazione della parola, per cui si diceva che la celebrazione fosse valida se si arrivava all’Offertorio. Ora invece siamo tornati a capire che, se è vero che la parte più; importante resta l’Eucaristia, è anche vero che molto spesso la parte più; lunga della celebrazione, che è quella della parola, non è affatto secondaria. Si tratta di due mense: quella della parola e quella dell’Eucaristia, due modi per rendere presente il mistero di Cristo.

Questo implica allora che vi sia una importanza uguale, o quasi uguale, tra luogo della parola e luogo della mensa…

Che vi sia pari importanza è scritto anche da alcuni Padri che sostengono proprio che Cristo è nella Parola e nell’Eucaristia. Quando si riceve l’Eucaristia in mano – dicono – occorre stare attenti che nessun frammento cada, poiché si tratta del corpo di Cristo. E perché allora non preoccuparsi allo stesso modo della parola che si ascolta, prestando attenzione che non si lascino cadere intere parole o intere frasi? In Oriente si presta maggiore attenzione al Libro. Tutta la venerazione che noi abbiamo per l’Eucaristia (tabernacolo, ostensorio ecc.) gli orientali la riservano per l’evangelario. L’ambone dovrebbe essere legato all’evangelario, che è il libro che contiene il testo del Vangelo da proclamare nella liturgia. In Oriente il vescovo (lo fa anche il Papa talvolta) benedice col libro del Vangelo, dopo che questo è stato proclamato. Questo dice che in Oriente l’evangelario ha una sacralità analoga all’Eucaristia. L’art. 7 della costituzione liturgica parla della presenza di Cristo nell’Eucaristia, ma anche nella parola, come nell’assemblea e nel ministro.
Quando si parla di queste cose, esse sembrano chiare. Ma poi, purtroppo, non si vedono nella concretezza delle nuove chiese. Perché un prete, un parroco, è disposto a spendere venti milioni per un ostensorio – ma non è disposto a spendere due milioni per un evangelario o per un ambone.

Nelle chiese nuove l’ambone proprio non è presente.
A un certo punto non è stato più; capito. A Roma le basiliche patriarcali (S. Giovanni in Laterano, S. Paolo, S. Pietro, e S. Maria Maggiore), non hanno ambone. Ma, un tempo, lo avevano: non è stato più; capito ed è stato distrutto, o addirittura sopra c’è stato messo dell’altro.

Che fare?

Tutto è già scritto nei documenti, specialmente nelle premesse al Messale eal Lezionario. Per progettare nuove chiese bisogna che i preti, e i consulenti, capiscano che oltre all’altare, l’altro polo della celebrazione è l’ambone.

Ambone del Duomo di Siena, scolpito tra la fine del 1265 e ii 1268 da Nicola Pisano e discepoli. Segue di circa sei anni quello del Battistero di Pisa e ne riprende, il concetto fondamentale: offrire una compiuta illustrazione della dottrina cristiana della Redenzione e del destino dell’umanità. E a pianta ottagonale, sorretto da nove colonne. Alla base, oltre a due leonesse e a due leoni stilofori, sotto la colonna centrale sono rappresentate, per la prima volta in un complesso liturgico, le sette arti Liberali e la Filosofia, tramite le quali l’uomo può elevarsi intellettualmente a Dio. Sopra le colonne, i Profeti e gli Evangelisti, che annunciano e rivelano la Redenzione. Sui rilievi del parapetto: la nascita, l’infanzia, la Crocifissione di Cristo, il Giudizio finale. (v. "Il Duomo di Siena", Enzo Carli, ed. Scala, 1987)

 

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