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Il momento della festa

Sul sagrato del Santuario di Padre Pio

Il momento della festa

Grande festa a San Giovanni Rotondo. L’Arcivescovo di Manfredonia – Vieste – San Giovanni Rotondo ha svolto il rito della Dedicazione della chiesa di San Pio da Pietrelcina, circondato da molti Arcivescovi e Vescovi, da centinaia di preti concelebranti e attorniato da un popolo di fedeli laici (circa venticinquemila persone). Movendomi tra la folla in preghiera ho partecipato ad un clima di gioia.Un clima che si manifestava non solo sul volto di Renzo Piano, autore del progetto, e dei suoi collaboratori, non solo sul volto del Clero e su quello dei numerosi Cappuccini (era presente anche il Ministro Generale dell’Ordine), ma su quello di tante gente semplice, a cominciare dagli operai che hanno lavorato nel cantiere, un cantiere complesso e difficile che, ringraziando il Signore, non ha fatto vittime.
Prof.Giacomo Grasso, O.P.

Tutti, ritengo, hanno ritenuta bella la chiesa. “Bello è ciò che, visto, piace”, insegnavano i filosofi medievali. E belli gli interventi degli Artisti, di gran nome, che hanno “creato” le porte di bronzo, Palladino; l’ambone, nell’insieme del quale è inserito uno straordinario volto di Padre Pio,Vanzi; e la Croce gloriosa, con la mensa, Pomodoro. Bella la vetrata, decorata da un intervento computerizzato che ha tratto immagini dell’Apocalisse da un tessuto francese medievale. Bella, nella sua sobrietà, la liturgia della Dedicazione, compartecipata da quanti erano in chiesa, più di settemila persone, e da quanti erano nella piazza – sagrato, più di quindicimila, aiutati da megaschermi a seguire un rito ben diretto da chi presiedeva, l’Arcivescovo Domenico D’Ambrosio, sostenuto dal coro e dalla musica dell’organo monumentale. Ottima l’organizzazione, non invasiva ma tale da attuare una significativa realtà di Chiesa. Così a san Giovanni Rotondo, giovedì 1° luglio 2004, per quanti non si stancavano di ammirare la chiesa.

"Il grande sagrato è stato pensato
come strettamente legato alla chiesa"

Piazza o sagrato il grande spazio, forse per trentamila persone, che si apre alla vista del pellegrino giunto finalmente a vedere la chiesa- Santuario di San Pio di Pietrelcina a San Giovanni Rotondo? Quando i Frati Cappuccini, sul finire del 1500, hanno costruito prima il Convento poi la chiesina lo hanno fatto secondo le severe Regole di un Ordine francescano riformato che prevedeva le sue sedi al di fuori di città e paesi. Per lo più città e paesi erano collegati con la fondazione cappuccina da un viale. Gli alberi accompagnavano al Convento, segnavano, per così dire, la strada. Si aprivano, gli alberi, non lontano dalla chiesa permettendo il formarsi di una piccola piazza, di un umile sagrato. Così fu per secoli anche a San Giovanni Rotondo. Poi la notorietà di Padre Pio, la sua santità, il suo stile di confessare e di celebrare attrassero sempre più numerosi pellegrini. Si rese necessaria una nuova chiesa, ma lo spazio davanti ad essa e a quella antica rimase quasi lo stesso lo stesso. Insufficiente. Così si pensò ad una nuova chiesa che si
voleva, pare, per venticinquemila persone. Reso più ragionevole il progetto (chiesa da ottomila persone) ecco emergere il senso di un sagrato adatto a raccogliere molta più gente. Un nuovo viale fu previsto. Esso non raccoglie più gli abitanti di un paese del Gargano ma un popolo che arriva da ogni parte del mondo. Il popolo, sceso dai bus o dalle vetture, si incammina e, dal basso procede, tra gli alberi, fino ad un alto muro che sorregge chiesa e sagrato. E’ un muro reso vivace da aperture che testimoniano come anche nei piani inferiori ci sia vita, accoglienza. C’è una vasta
penitenzieria, una cappella per il Sacramento. Ci sono aule adatte ad incontri, assemblee, ristoro. E’ una rivisitazione
del grande muro che ad Assisi sorregge il convento patriarcale di San Francesco. Il popolo, arrivato all’alto muro, si trova ai piedi di una croce in pietra, alta quaranta metri. Chi ha problemi motori, o di estrema vecchiaia, può salire in ascensore. I ragazzini possono percorrere di corsa una lunga scala. Gli altri possono scegliere di salire lungo il muro, al coperto, oppure allo scoperto, fino alla cima. Lì vedono di fronte, ma trasversalmente, gli antichi edifici del convento e delle due chiese. Sulla destra il grande ospedale, frutto della carità del Santo, la Casa Sollievo della Sofferenza, e sulla sinistra in alto il più recente poliambulatorio. Alla loro diretta sinistra si apre il sagrato e, finalmente, si vede la chiesa. Finora solo da lontano per chi arriva da Foggia si è intravista una copertura verdastra. Il grande sagrato è stato pensato come strettamente legato alla chiesa. Tutta la pavimentazione, molto curata, ad ampi gradoni poco ccentuati, è in pietra di Apricena, come quella usata per il pavimento e per gli archi monumentali che “fanno” la chiesa. Sulla sinistra un muro abbastanza alto. Un muro che accoglie ad un certo momento decorazioni artistiche in marmo bianco e poi le campane diventando così, quasi là dove si erge la croce, un “campanile a vela”.

Sezione longitudinale. Sotto la chiesa e sotto la spianata si aprono altri spazi celebrativi.
Il disegno mette in evidenza la relazione tra il nuovo edificio, in fondo alla conca, e il santuario esistente

Sulla destra, dunque a monte, la separazione è meno netta. C’è sì sempre il muro ma alcune costruzioni, anche nuove, incombono. C’è un prato fiorito di lavanda, e scorre sulla pietra un ruscello. Fiori di lavanda e ruscello mi sembrano un po’ kitsch. Non che i fiori siano spazzatura ma non mi risulta, posso sbagliarmi, che il Gargano sia luogo naturale della lavanda. In primavera vi fioriscono, innumerevoli, nei prati, gli asfodeli, i fiori dei Campi Elisi, ma non sono addomesticabili, e la fioritura dura poco.L’acqua è scarsissima, sul Gargano.Lo ho attraversato a piedi, tanti anni or sono, e ricordo di non aver mai trovato sorgenti e di aver bevuto l’acqua torpida di un pozzo rudimentale che raccoglieva quella piovana da un campo in terra battuta che gli stava attorno. Quella che scorre nel ruscello prefabbricato non invita ad essere bevuta né ad immergervi le mani. Il tempo modificherà le cose e si troveranno
soluzioni in grado di dare anche a questa parte una sua fisionomia più vera.

Il grande sagrato del Santuario di San Pio
da Pietrelcina, a San Giovanni Rotondo (Foggia).

Quello che accompagna decisamente il pellegrino e lo porta verso la chiesa, o lo fa già sentirsi in chiesa, è veramente un sagrato? Chi dà nome alle realtà? Il loro fine. Il colonnato del Bernini racchiude un sagrato o una piazza? O è segno della Chiesa di Pietro che si raccoglie? Certo, racchiuda esso un sagrato o una piazza, circoscrive un luogo di Chiesa, di popolo convocato sia quando vi si svolge una celebrazione liturgica sia quando il Papa incontra i fedeli. E lo spazio di fronte alla chiesa di San Pio di Pietrelcina che scopo ha? Ne ha molteplici. Anzitutto lo scopo di introdurre alla chiesa. Poi di produrre un tempo di silenzio. E ancora di separare provvisoriamente dal quotidiano perché, specie guardando a sinistra, c’è solo cielo. Una separazione che non è oblio, e l’azione liturgica farà memoria anche della realtà. Sono questi scopi che permettono di parlare di sagrato nella consapevolezza che le accezioni di una parola possono essere diverse. Certo è ben di più che una piazza e l’uso lo testimonierà.

Frà Giacomo Grasso, O.P.

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