PENSARE

Il liturgista e l’architetto

Nelle parole di S.E. Mons. Mauro Piacenza Presidente, Pontificia Commissione per i Beni Culturali della Chiesa

"Fra assemblea celebrante ed edificio nel quale avviene la celebrazione liturgica non può non esservi un profondo legame. La celebrazione della liturgia non è, infatti, indifferente all’architettura e l’architettura di una chiesa influisce sulla liturgia che vi si celebra: la liturgia ha bisogno di uno spazio adeguato in cui svolgersi. Questo è avvenuto in passato e ciò avviene anche oggi, secondo le esigenze della riforma liturgica introdotta dal Concilio Vaticano Secondo.
Come la si intende “cattolica” e come dice la stessa parola,“riforma” comporta lo sviluppo della liturgia, sulla base della tradizione e nella salvaguardia di ciò che è veramente essenziale. Pure l’architettura sacra, di riflesso, non è immutabile, anche se conserva alcune sue peculiarità che la rendono immediatamente riconoscibile, ma risponde
allo spirito del tempo in cui è prodotta. Per quanto riguarda l’ambito dell’esperienza della fede, l’architettura e lo spazio sacro hanno una capacità comunicativa, possedendo in potenza la facoltà di facilitare la celebrazione liturgica
e la partecipazione a essa, di favorire la preghiera personale e di stimolare il senso di fraternità e di comunione. In questo senso, come la liturgia è comunione anche con la Chiesa del cielo, così lo spazio sacro deve essere “segno e
simbolo delle realtà celesti” (Principi e norme per l’uso del messale romano, 2000, n.288). Lo spazio, come il tempo, nella chiesa è in qualche modo coinvolto nella celebrazione del mistero salvifico di Cristo. Assume pertanto un valore
simbolico, nel senso che rimanda alla realtà divina, e quindi si può parlare dello spazio liturgico nel suo insieme e dei singoli ambienti e arredi liturgici come di “icone” la cui forma, disposizione e decoro non sono indifferenti.
(…) La costruzione di una chiesa non è analoga alla costruzione di alcun altro edificio, come ben dimostra la storia dell’architettura religiosa, perché, oltre alle capacità tecniche, richiede la conoscenza di principi teologici e un’esperienza di partecipazione ecclesiale che nessuna genialità personale può sostituire. Per tale motivo sta entrando sempre più nella prassi di affiancare all’architetto, e ai vari esperti di acustica, di illuminazione, ecc., anche
un liturgista”.

(Da “L’architettura del Corpo Mistico – Progettare chiese secondo il Concilio Vaticano II” di Steven J. Schloeder, Palermo, 2005)

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