PENSARE

Il linguaggio dei simboli


Mons. Cosma Capomaccio, Arciprete della Basilica Cattedrale di Sessa Aurunca, autore di una tesi dottorale sull’ambone (relatore il prof. mons. Crispino Valenziano), ci spiega il significato dell’iconografia presente sugli amboni.

Lei è autore di una tesi dottorale sull’ambone, in corso di pubblicazione. Ritiene che vi sia oggi una nuova attenzione per questo elemento, che è stato forse un po’ tralasciato nella progettazione delle nuove chiese?
Certamente questi anni postconciliari non sono trascorsi invano e l’interesse per la liturgia sta già crescendo a mano a mano che si intensifica la conoscenza della costituzione liturgica Sacrosanctum Conciium come punto di riferimento per una dinamica celebrativa più; autentica; la riforma liturgica, del resto, riscoprendo l’importanza essenziale della Parola di Dio, ha dovuto riscoprire anche l’importanza e la significanza dell’am-
bone.
L’ambone, però, non è ancora entrato a pieno titolo nell’attenzione di tutti gli operatori della pastorale liturgica perché, probabilmente, è ritenuto un elemento di ornamentazione e non il locus privilegiato per la proclamazione della Parola di Dio; quando si penetrerà la sua valenza simbolica, che è prezenza rivelatrice che si manifesta, allora anche nella progettazione delle nuove chiese si presterà maggiore attenzione a questo essenziale spazio celebrativo.

L’iconografia degli antichi amboni è complessa. Ricorre spesso l’aquila, usata come appoggio per il Vangelo. Potrebbe parlarci un poco dei simboli più; usati negli amboni antichi?
Non è facile fornire un elenco dei simboli più; ricorrenti nell’iconografia dell’ambone, ma ne daremo di seguito alcune icone.
L’aquila è metafora costantemente presente di Giovanni, l’evangelista che solo è testimone diretto della Tomba vuota; il leone, come simbolo di Cristo risorto, si riferisce alla caratterizzazione veterotestamentaria della stirpe di Giuda a cui apparteneva Gesù; "un giovane leone" e alla locuzione da questa derivata "il leone di Giuda" che viene usata in Apocalisse per Cristo come "colui che aprirà il libro e i suoi sette sigilli"; le sibille, che compaiono in parallelo con i profetiche palesano e interpretano la rivelazione divina, come rappresentanti della "chiesa dei gentili" sono considerate anche simbolo dell’essere umano elevato alla condizione soprannaturale che gli permette di comunicare con il divino e diffonderne i messaggi; la fenice, simbolo della vita che rinasce perennemente dalla notte della morte, è simbolo del Cristo risorto.

Oltre alle immagini di derivazione biblica, troviamo su plutei di molti amboni dei cerchi variamente disposti e legali tra loro da nastri. Che significato hanno?
Sono schemi di tipologia biblica elaborati per la grammatica sintassi e la semiologia della figurazione liturgica nei mosaici geometrici siculo-normanni e rimandano alla biblia pauperum della tradizione tipologica dei canonici medievali, ripresa nei secoli seguenti dai monaci benedettini.
Questi schemi tipologici constano sempre di componenti dispari perché gli elementi veterotestamentari, tipi, profezia, sapienza, sono sempre accoppiati e l’elemento neotestamentario, l’antitipo, è sempre unico: è il kerigma centrale.

L’ambone della cattedrale di Sessa Aurunca

L’ambone di Sessa Aurunca è ira i più; belli e meglio conservati.
Potrebbe in breve aiutarci a "leggerlo" sotto il profilo storico, liturgico e artistico?

La cattedrale di Sessa Aurunca fu edificata nella prima decade del secolo XII, dal 1103 al 1113, mentre l’ambone, il chorus ed altro, come si evince dalle varie iscrizioni, vennero edificati in un periodo di circa 30 anni nella metà del secolo XIII.
L’ambone è il ricordo della Tomba vuota, sulla quale stava l’angelo annunziante la Risurrezione alle donne mirofore, che attualizza nell’oggi della celebrazione la presenza del Signore risorto; è monumentus resurrectionis, dunque, sul quale si sale per annunziare che Cristo è risorto: esso si trova nel "giardino", il giardino del sepolcro vuoto come riferisce l’evangelista Giovanni.
Se nella nostra cattedrale non fosse stato distrutto il chorus (il giardino) e se l’ambone non avesse subito l’indebito spostamento in avanti, spostamento che lo ha totalmente deculturato dalla sua posizione origianria, avremmo ancora oggi "il giardino con la Tomba vuota", evidenziato peraltro dalla musiva figurazione di piante, fiori e uccelli.
Celebrando la morte e la risurrezione di Cristo, la Chiesa celebra sacramentalmente il "mistero della salvezza"; ogni elemento che compone l’ambone di Sessa Aurunca è un simbolo di risurrezione e, quindi, il nostro ambone non si esaurisce nella dimensione architettonica, ma è entità dinamica nella celebrazione liturgica.
Artisticamente è splendido, non perché la sua edificazione sia stata finalizzata alla manifestazione di stupenda bellezza, ma perché è il frutto dell’arte liturgica che è la produzione di un messaggio che attinge direttamente al sacro usando un linguaggio simbolico, che rende presente l’avvenimento salvifico ponendo l’uomo a contatto con la Rivelazione; il compito dell’artista che vuole produrre un’opera di arte liturgica, infatti, è quello di realizzare una realtà visibile che sia "Luogo" della presenza della realtà invisibile e produca il contatto vitale con la realtà soprannaturale e, usando canoni iconici liturgici, renda percepibile la presenza salvifica di Dio.
E Dio è "la bellezza"!

Vi vediamo sei leoni, che reggono sei colonne: come mai queste immagini, e come mai il numero "6", non molto usuale nell’arredo liturgico?
Abbiamo già detto della frequenza del tema dei leoni nell’iconografia romanica per la significanza del leone stiloforo: simbolo del Cristo risorto.
Fin dai tempi antichi si usa attribuire ad alcuni numeri il valore simbolico che riguarda il culto e tutti gli studiosi sono d’accordo nel considerare importante il ruolo svolto dai numeri nell’arte liturgica medioevale.
I numeri, per la verità, hanno una funzione notevole nella Bibbia, specialmente nell’Apocalisse, il libro che ha esercitato la maggiore influenza su tutta l’iconografia romanica.
Il sei, inteso come contrapposizione al cinque che è "l’umanità", è il "sovrumano", la potenza, il numero che corrisponde ai giorni della creazione; Agostino insiste particolarmente sul significato tipico del sei, che raffigura la somma dei tre primi numeri.
Il sei si esprime anche con l’esagono o meglio con l’esagono stellato, che è la congiunzione di due triangoli rovesciati; considerando il triangolo diritto come espressione della natura divina di Cristo ed il triangolo rovesciato come espressione della sua natura umana: la stella è l’unione delle due nature.

Vediamo anche immagini che richiamano Giona, segno della Risurrezione. Il segno di Giona veniva usato anche per i battisteri: possiamo trovare, in generale, degli elementi iconologici o architettonici di contatto tra ambone e battistero?
Attraverso la proclamazione della Parola di Dio, l’annunzio della buona novella, Cristo ci invita al battesimo, che è la nostra risposta alla sua chiamata.
L’eunuco della regina Candace in risposta alla fervente evangelizzazione del diacono Filippo, profonda catechesi battesimale, chiede di essere battezzato.
Il parapetto della scala di accesso dell’ambone di Sessa Aurunca, purtroppo deculturato dall’indebito spostamento in avanti nella navata avvenuto nella seconda metà del secolo XVIII, presenta in splendido bassorilievo il tema di Giona.
Si accedeva all’ambone per mezzo di tre gradini, lo stesso numero di gradini spesso rinvenuto negli antichi fonti battesimali, tre per discendere e tre per salire, simbolo, come affermano diversi Padri, della morte, della permanenza nel sepolcro e della risurrezione di Cristo.
Sono molti gli elementi iconografici, come la fenice, il cervo, le piante, i fiori, i vasi d’acqua, gli uccelli che beccano i frutti, i quattro fiumi del paradiso terrestre, i pavoni, che vengono utilizzati nei battisteri e negli amboni per richiamare l’attenzione sullo stretto rapporto esistente tra l’ambone, luogo della proclamazione e dell’annunzio della Parola di Dio, ed il battistero, luogo della nascita e dell’incorporazione a Cristo.
Nel contesto celebrativo dellaveglia pasquale, la madre di tutte le veglie come diceva Agostino, il diacolo sale sull’ambone e canta l’Exultet, la narrazione della notte dell’Esodo che la Chiesa pellegrina rivive andando incontro allo Sposo; seguono le letture profetiche, e anche quelle apostoliche e la proclamazione del Vangelo dopo il Concilio Ecumenico Vaticano ii; poi si compie la benedizione del fonte battesimale.
Allo splendere della Luce che promana dall’ambone si innesta l’acqua battesimale che scaturisce dal fonte: è la Parola di Dio che dona la vita!

 

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