FARE

Il dibattito su innovazione o conservazione


TESTIMONIANZE IL DIBATTITO SU INNOVAZIONE O CONSERVAZIONE

La Cattedrale di Oakland, realizzata secondo un approccio progettuale tipicamente contemporaneo, è stata pubblicata su CHIESA OGGI architettura e comunicazione 86-2009. Raffrontandola alla cattedrale di Houston, Nikos Salìngaros, critico statunitense dell’architettura, offre la sua lettura dei significati dei linguaggi applicati alla costruzione della chiesa di oggi.

Sono due Cattedrali di recente edificazione, simili per grandiosità dimensionale ma con architetture contrastanti. La contrapposizione tra i due approcci stilistici offre l’opportunità per dibattere il tema “tradizione o modernismo”, quale approccio architettonico è più adatto per lo spazio di culto?

Nell’introdurmi in questo dibattito, considero anzitutto le ovvie caratteristiche stilistiche ma l’osservazione degli aspetti meno evidenti mi porta subito a superare la prima impressione. Così la questione si problematizza e, credo, diviene ben più fruttuosa di quanto non sia una critica fondata superficialmente sullo stile, e il dibattito tocca temi rilevanti per la progettazione delle chiese oggi.

Prof. Nikos Salìngaros

Premetto una osservazione cautelativa: non ho visitato i due edifici, per quanto sia questo l’unico modo per avere un’impressione completa di una struttura, per cui la mia critica rimane limitata.
La cattedrale di Houston, di Ziegler-Cooper Architects, ha uno stile evidentemente tradizionale, e segue una tendenza che si riscontra in molte chiese postbelliche dagli ingressi alti, aperti, verticali. Per l’antica pratica della fede è molto bello usare, anzi, ri-usare, tipologie tradizionali. Chi preferisce la tradizione nell’architettura delle chiese (e nella Chiesa stessa) non ha bisogno di altre spiegazioni. L’uomo da millenni si sente legato a Dio dalle pratiche rituali e le migliori soluzioni architettoniche sono quelle che attraversano questo lasso di tempo. Un progettista intelligente e sensibile le può porre abilmente in contesti contemporanei, come mostra questo ottimo esempio. I metodi validati dall’esperienza permettono di ottenere edifici ancorati alla tradizione e capaci di confortare il fedele attraverso immagini tradizionali.
La Cattedrale di Oakland, di Skidmore Owings & Merrill Architects è un’innovazione postmodernista, manifesta nuove forme e tipologie. Offre una delle molteplici possibili risposte alla domanda “come possiamo portare avanti la tipologia ecclesiastica tradizionale usando metodi nuovi?” A prima vista è un’innovazione di evidente successo, genera spaziosità, luminosità, una sensazione di apertura, appare una gradevole alternativa alla progettazione neo-tradizionale. I materiali sono senza dubbio innovativi e hanno un ruolo importante nel porre il fedele in uno certo stato d’animo al suo interno. Poiché la Chiesa è spinta sia dai fedeli, sia dalla gerarchia, a mostrarsi al passo coi tempi, questa committenza è vista come un passo avanti nel far proprie le forme dell’architettura contemporanea.
Fin qui la questione si limita a un paragone superficiale: edificio tradizionale a fronte di edificio innovativo. Entrambi sembra possano funzionare bene e, se non fossero così distanti, potrebbero offrire al praticante la possibilità di scegliere l’ambiente più consono al suo sentire. Ma in realtà le cose non sono così semplici. Osserviamo i dettagli e l’ambiente interno.
La cattedrale di Houston, vista da vicino, mostra un aspetto sorprendentemente non tradizionale. Sembra derivato dalla Secessione viennese: materiali ricchi, ma anche piani svuotati e volumi astratti. Di gran lunga un edificio non tradizionale. Qualcosa che nessuno dei miei amici impegnati nel progettare chiese tradizionali avrebbe mai fatto: infatti si sarebbero attenuti alla tradizione in tutti i dettagli (con risultati, devo dire, eccellenti). Qui invece i progettisti hanno ottenuto un risultato armonico spingendo, fino al limite del possibile, verso il modernismo le tipologie tradizionali e l’ornamentazione. Ricorda la Secessione viennese e l’Art Dèco: quel glorioso fiorire di architettura innovativa che si è manifestato prima che gli architetti eliminassero ogni vestigio della tradizione (e la maggior parte delle regole compositive che hanno un effetto positivo sull’essere umano). Questo mi porta a ritrattare l’impressione iniziale: la cattedrale di Houston è un edificio chiaramente innovativo. L’innovazione è usata per offrire un’impressione positiva: per questo l’edificio appare accogliente; sembra tradizionale anche se in realtà non lo è. Il risultato mi impressiona e deve avvertire i critici di non lasciarsi trascinare in un giudizio affrettato: un edificio “moderno” in ogni senso della parola. Noto, tuttavia, che rischia di essere “freddo” là dove va verso l’astrazione. Che cosa dunque avrebbe potuto migliorare la Cattedrale di Houston? La risposta è ovvia. I miei amici avrebbero realizzato quei piccoli dettagli derivanti dall’ornamentazione tradizionale, fin negli aspetti più minuti, per quanto misurati. L’occhio ha bisogno di strutture ordinate su scala appena maggiore di quella della ricca granularità dei materiali naturali, e questo qui manca, in alcuni punti. Poiché si è posta una limitazione nel livello più piccolo del linguaggio formale, e la gerarchia si perde quando si arriva al dettaglio.

(Courtesy of Rohn & Ass.)

La Cattedrale di Houston (su questo numero della
rivista, servizio alle pagg. 30-36)

La Cattedrale di Oakland (cfr CHIESA OGGI
architettura e comunicazione 86-2009)

L’ornamentazione armoniosa ottenuta grazie alle molteplici simmetrie nutre i sensi e ci dà una sensazione di sollievo. Come esseri umani, sempre antropomorfizziamo i nostri dèi e ci aspettiamo che essi condividano il nostro piacere più elevato. Per questo, il nostro amore verso Dio ci spinge ad adornare il luogo ove pratichiamo la fede, e a farlo in modo totalmente altruistico. Desideriamo creare un ambiente ove si manifesti il massimo piacere trascendente, partendo dal quale l’esperienza fisica ci accompagna alla comprensione.
Guardando ora alla Cattedrale di Oakland, notiamo che dà libero spazio a una struttura molto interessante di lame lignee che si eleva verso il cielo definendo un ampio spazio interno, aperto e pieno di luce: il tipo di approccio progettuale che agli architetti innovativi piace percorrere quando non sono costretti a realizzare un volume di tipo tradizionale. Ma se pongo alcune domande fondamentali per il design, mi sembra che le risposte siano difettive. Perché le lame lignee sono orizzontali e non verticali? Non desideriamo noi collegarci verticalmente all’universo, trascendere la materialità dell’edificio in modo tale che le nostre anime possano elevarsi? Strano: forse le assicelle hanno la funzione di schermare i fedeli dal sole diretto; non so. I progettisti hanno lavorato molto sui pannelli orientabili della copertura, ma tutta questa tecnologia era veramente necessaria? Anzitutto, perché non fare un semplice tetto? Qui è la tecnologia che diventa il centro dell’attenzione.
L’ingresso è purtroppo basso, orizzontale e molto arretrato. Nel complesso non invitante, poiché bisogna attraversare un volume superiore in cemento che appare difficile quanto pesante.
Poi ci sono le asimmetrie: strane, per non dire ostili. Perché alcuni componenti si protendono all’interno della chiesa? Qual è la ragione che giustifica l’ampia vetratura della parete e della copertura? Perché le pareti di base in cemento sono ricurve e in che modo si è definita questa specifica curvatura? Perché vi sono aspetti incoerenti nelle dimensioni e negli orientamenti delle porte che interrompono la parete di cemento? Mi spiace, ma non trovo risposte ovvie a tali domande; e se le risposte non discendono dalla geometria stessa, non credo a nessuna spiegazione inventata dagli architetti. Non potrebbe essere che qui stiano giocando con immagini di modernità e di postmodernità? In questo caso, tutti questi giochi distrarrebbero dallo scopo originario dell’edificio, che è di ricondurre a Dio. C’è un’ipotesi di risposta che mi infastidisce, per quanto non possa esserne sicuro: l’uso brutalista del calcestruzzo. Credo che questo materiale sia fondamentalmente empio. Grigio, triste e sordo sul piano acustico, è il contrario di quel che dovrebbe essere una superficie accogliente in un edificio di culto. Per millenni le pareti delle chiese sono state finite con materiali che comunicano un senso di amore per il Creatore. In questo materiale ostile non vedo amore, malgrado il tentativo compiuto da Le Corbusier.
Mi spiace, ma mi sembra che vi siano ragioni sufficienti per sospettare che la Cattedrale di Oakland non sia così innovativa come sembrava sulle prime. Dico questo perché gli architetti sono ricorsi a tipologie tratte dal linguaggio modernista, quello che ha eliminato il linguaggio della Secessione viennese e dell’Art Dèco negli anni Venti. Il cemento brutalista è la rivelazione finale. All’esterno, l’edificio non si differenzia dalle altre torri di cristallo e acciaio: è uno dei tanti esempi di conformismo architettonico. Forse non sembra un edificio di uffici perché è tondeggiante invece che rettangolare, potrebbe apparire invece come un teatro o un palazzo sportivo. La barre metalliche che fuoriescono sulla copertura sono puramente decorative e non aggiungono uno iota di spiritualità alla struttura. Non danno leggerezza o direzionalità verticale come avviene invece con i pinnacoli del gotico. Inoltre c’è l’incongruenza postmodernista dell’incontro tra diversi materiali e ci sono gli elementi decostruttivisti nelle aperture di sghembo nella base in cemento. L’armonia è allontanata dall’obliquità delle pareti, dalla mancanza di allineamenti nelle porte, dall’assenza di corrispondenze tra gli elementi; l’impressione generale è di assenza di coerenza. Si tratta di un approccio architettonico che è considerato “alla moda”, ma questo non lo rende appropriato. Lo si ritrova nei musei di arte contemporanea, dove gli oggetti d’arte stessi spesso sono semplicemente tanto distorti e incoerenti quanto l’edificio che li ospita.
Le lame lignee nella fascia bassa danno un che di naturale allo spazio interno, ma la quantità di cemento è tale che questo elemento naturale e positivo resta soffocato. Ancor più importante, le geometrie delle forme generate dalle stecche di legno appaiono tutt’altro che razionali: qual è la ragione per queste pareti ricurve e semitrasparenti? Tutto appare arbitrario, tutto frutto di “design”. C’è chi ama tutto questo, ma a me sembra semplicemente privo di armonia.
Quindi la mia impressione iniziale resta capovolta. La Cattedrale di Houston è una struttura innovativa, che compie pienamente il suo scopo. Nella Cattedrale di Oakland trovo invece immaginazione e mode architettoniche usate in modo gratuito, malgrado le evidenti buone intenzioni. Non ho pregato in alcuna delle due chiese e così non so se i fedeli a Oakland sentono che l’architettura li privi di qualcosa nel partecipare alle Messe. Solo loro potranno esprimersi in merito. Può anche darsi che non ci facciano caso, per via della sensazione generata dall’apertura e dalla luminosità. Ma che accade in un giorno di pioggia? O in un momento di crisi? In tali circostanze, una chiesa modesta ma armoniosa, aiuta sia l’individuo, sia la comunità, a trovare sollievo e sicurezza. La gioiosità va bene se i tempi sono favorevoli, ma aiuta in ogni circostanza? E lo stesso non è vero per la Chiesa stessa?
Ancora più importante, nella Cattedrale di Houston trovo una fondamentale umiltà, il che è un notevole successo per un edificio così grande e imponente; e credo che questa modestia sia più vicina alla dottrina della Chiesa delle origini. Nella cattedrale di Oakland, tuttavia, trovo perlopiù “affermazioni” architettoniche che competono
tra loro. Sono d’accordo che tale fenomeno sia rappresentativo dei nostri giorni e che una chiesa “dei nostri giorni” possa esprimere proprio questo clamore nelle sue strutture. Tuttavia non mi sembra che questo sia giusto o adatto per ospitare le verità eterne della religione.
Il problema, credo, va al di là dell’architettura di chiesa, per riferirsi all’essenza del linguaggio architettonico. In una società tradizionale si evolve una forma di linguaggio adattativo. Può essere usato e riusato, modificato e sviluppato per nuove situazioni specifiche, si può evolvere in linguaggi dalle forme più innovative senza perdere la propria capacità espressiva, come avvenne col passaggio dalla Beaux-Art verso Art Dèco. Le forme tradizionali del linguaggio hanno questa caratteristica: si possono adattare agli usi contemporanei e proprio questo dimostra la cattedrale di Houston. Invece il rifiuto modernista di tutte le forme tradizionali, ha allo stesso tempo imposto una negazione di tutte le forme espressive. Questo ha portato a una restrizione della tavolozza degli elementi di design, che non sanno adattarsi né unirsi a altre forme: è quindi un sostituto piuttosto limitativo che dà luogo a un linguaggio privo di capacità combinatorie e inadatto a coinvolgere. Per questo, cercare di utilizzare immagini moderniste e decostruttiviste allo scopo di ottenere una connessione che unisca all’edificio e all’universo è destinato a portare risultati insoddisfacenti.
Costruire una chiesa usando un linguaggio formale architettonico che non crea connessioni, è il frutto di una specifica filosofia del design. Le lame lignee della Cattedrale di Oakland sono come quelle usate negli aeroporti e nei centri commerciali per definire ambienti piacevoli ma neutrali. Non sono un atto d’amore verso il Creatore paragonabile con l’afflato che ci cattura quando ci avviciniamo o entriamo in una cattedrale medievale. Direi che invece dell’intenso piacere fisico, da tale chiesa si ottiene una ben diversa soddisfazione intellettuale. Ma questo è ottenuto al prezzo di rendere tutto il resto privo di intensità.

Prof. Nikos Salìngaros

Here we have two recent Cathedrals of similarly grand scale and with contrasting architectures. The juxtaposition of the two styles makes an interesting case study for the “traditional versus modernist” debate over which architectural style is most appropriate for worship. Let me enter this debate with the obvious characteristics of style, but on closer examination, the less obvious elements turn out to reverse first impressions. The issue then becomes very complicated, and, in my opinion, far more revealing than a superficial debate based upon style. This discussion brings up issues on today’s approach to church planning. First a disclaimer: I have visited neither building in person, yet that is the only sure way of experiencing a structure. For this reason, my review is bound to be incomplete and partial.
The Houston Cathedral, by Ziegler-Cooper Architects is in obviously traditional style. This is an accepted tendency in many post-war churches, with a high, open, vertical entrance. It is an excellent idea to use, or rather, re-use traditional typologies for the ancient act of worship. Those who support tradition over innovation in Church architecture (and in the Church itself) see no need for any further justification. The human being is tied to God through ritual over millennia, and the best architectural solutions are those developed over this time. An intelligent and sensitive architect can use them in a contemporary context with great success, and that is what has been achieved here. Tried-and-true methods are used to design a building that is solid on tradition, reassuring in presenting the Church of tradition to the faithful.
The Oakland Cathedral, by Skidmore Owings & Merrill Architects is a postmodernist innovation, expressing new forms and typologies. It presents one of many possible answers to the question of “how can we extend the traditional ecclesiastical typology using new methods?” At first glance, it is a very successful innovation indeed, creating space, light, and a feeling of openness, as an attractive alternative to neo-traditional designs. The materials are certainly innovative and play a major role in the impression the worshiper experiences inside the Cathedral. The Church is pressured both by its members and by its administration to appear innovative and not retrograde, so such a commission is seen as an advance in the sponsorship of contemporary forms for Church architecture.
There the matter would stand in a limited but superficial comparison: a traditional building versus an innovative building. Both would appear to work well, and if they were not separated by such a great distance, they could offer a choice to churchgoers who had the corresponding philosophy of their own, namely traditional versus contemporary. But things are not so simple. Let us look at the details and interior spaces.
The Houston Cathedral has an unexpectedly non-traditional aspect when examined more closely. It feels like a building from the Vienna Secession: rich materials, yes, but also planes that are not filled in, and abstraction in its volumes. This is not a traditional building by far. It is not a Cathedral that any of my friends who design traditional churches would have built. They would have stuck to more of a traditional style in all the details (with magnificent results by the way). Here, instead the architects have achieved a harmonious result by pushing traditional typologies and ornamentation as far toward modernism as is possible to go without losing everything. We are reminded of the Vienna Secession and Art Deco, that glorious flowering of innovative architecture just before architects eliminated every vestige of tradition (and most of the architectural rules that touch us in a healing manner). I am forced to revise my initial hasty opinion and declare this building highly innovative. The innovation is employed to give a very positive impression: this is the reason the building looks comfortable; it looks traditional even when it is actually not. I am impressed by the result and warn other observers not to be taken in by a superficial judgment.
This building is “modern” in every positive meaning of the word. I caution, however, that it comes close to being “cold” in those places where its approach to abstraction is the strongest. What could have been done to improve the Houston Cathedral? The answer is obvious, although not implemented. My friends would have put in those smaller details that come from traditional ornamentation at the smallest scales, even if very restrained. Or its architects could have devised their own form language on those small ornamental scales. The eye needs ordered structure just a little larger than the rich gr
anularity in the natural materials, and that is missing here in some places. By imposing restrictions in its form language on the smaller scales, the hierarchy is lost going down to details.
Harmonious ornamentation achieved through multiple symmetries nourishes our senses and creates in us a healing state. As human beings, we always anthropomorphize our gods, and expect that they share our own higher pleasures. For this reason, our love of God moves us to ornament the place where we worship, and to do so in a totally selfless manner. We wish to create an environment of maximal transcendent pleasure using an understanding that arises from our own physical experience.
Turning to the Oakland Cathedral, it gives free reign to a very interesting wooden slat typology that rises up to the sky to define a very large interior space, open and full of light. This is the sort of thing an innovative architect would like to do when liberated from the need to build a traditional church volume. But when I ask some key design questions, the answers seem elusive. Why are the wooden slats horizontal instead of vertical? Are we not trying to connect vertically to the universe, to transcend the materiality of this building so that our souls can rise upwards? Curious: maybe the slats have to shade the worshippers from the direct sun; I don’t know. A lot of effort was put into the adjustable roof curtain panels, but was all of this technology necessary? Why not just build a simple roof in the first place? Technology becomes the principal focus here.
The building’s entrance is unfortunately low, horizontal, and deeply recessed. Altogether not very inviting, since you have to pass under a thick concrete overhang that looks and feels uncomfortably heavy.
And there are the strange, not to say stubborn asymmetries. Why do some components extend outwards into the church interior? What is the reason for the large glass wall and ceiling? Why are the concrete walls on the ground level curved, and how is this specific curvature determined? Why the inconsistency in the door sizes and orientations cut into the concrete wall? I’m sorry but I cannot see any obvious answer to these questions, and if it is not obvious from the geometry itself, I am not going to believe any invented explanation by the architects. Could it be that they are playing here with images of modernity and post-modernity? In that case, all of these games detract from the original purpose of the building, which is to connect people with God. I have a hint at an answer that disturbs me, although I cannot be sure: the use of brutalist concrete. This material is, in my opinion, fundamentally unholy. Gray, damp, and acoustically hard, it represents the opposite of the welcoming surface of a place of worship. For millennia, church surfaces were finished in materials that conveyed a love for the Creator. I see no love in this most unfriendly material, the precedent set by Le Corbusier notwithstanding.
I’m sorry, but there seems to be sufficient reason to suspect that the Oakland Cathedral is not as innovative as it would at first appear. The reason I’m saying this is that the architects have resorted to using typologies from the modernist form language, the one that eliminated the Vienna Secession and the Art-Deco form languages in the 1920s. Brutalist concrete is the “dead” giveaway. From the outside, the building does not distinguish itself from any other glass-and-steel high-rise: another example of architectural conformity. Maybe it’s not an office building because it is round instead of a rectangular box, but then it is more likely a theater or sports arena. The metal rods sticking up from the roof are purely decorative, and add no spiritual meaning to the structure. They provide no lightness or upwards directionality as in the case of Gothic pinnacles. We have the inclusion of a post-modernist incongruence where different materials meet, and deconstructivist elements in the slanting door openings in the raw concrete base. Harmony is avoided because walls slant, doors do not align, elements are unmatched with respect to each other; the overall impression is one of missed coherence. This effect is architecturally “fashionable”, but that does not make it appropriate. It is used in museums of contemporary art, where the art objects themselves are often just as twisted and incoherent as the building that houses them.
The wooden slats at and near ground level lend some natural ambience to the interior space, but there is so much concrete that this positive natural element is overwhelmed. More important, the geometries of the forms created by the wooden slats on the ground floor seem hardly rational: curved, leaning see-through walls, for what possible reason? It all seems so arbitrary, so very “design”. Some people may get excited over this, but I find it unharmonious.
I have had to make a total reversal of my initial impressions. The Houston Cathedral is the innovative structure, and in the end completely successful in its role. In the Oakland Cathedral I find imagery and architectural fashion used in a gratuitous manner, despite the apparently good intentions. I have not worshipped in either of them and thus I cannot know if members of the congregation in Oakland feel that the architecture detracts from their experience of the Mass. Only they can tell for sure. Perhaps they do not notice because of the excitement created by the openness and light. But how about on a rainy day? Or in the time of crisis? Then, a modest but architecturally harmonious church helps an individual or entire community find stability and solace. Excitement is fine for good times, but does it help you in the long term? Does not the same concept hold for the Church itself?
Most important, I see a fundamental humility in the Houston Cathedral, quite a feat expressed in such a large and imposing building, and in my mind, this modesty is closer to the early Church doctrine. In the Oakland Cathedral, however, I see mostly architectural “statements” all competing for attention with each other. I agree that this phenomenon is symptomatic of our times, and that a church “of our time” might well express this same clamor in its structure. Nevertheless, I don’t see this as healthy or as appropriate for housing the timeless truths offered by religion.
The problem, I believe, goes beyond church architecture, into the basis of architectural form language. An adaptive form language evolves along with a traditional society. It can be used and reused, modified, and developed specifically for new situations. It can evolve into more innovative form languages, such as Beaux-Arts into Art Deco, without losing its essential expressivity. Traditional form languages have this characteristic: they are adaptive to more contemporary uses as, for example, in the Houston Cathedral. The modernist rejection of all traditional form languages, on the other hand, established at the same time a negation of form languages.
This resulted in a limited palette of design elements that can be neither adapted nor joined together with others: a narrow substitute for language without combinatoric properties that is made not to engage. For this reason, trying to utilize modernist and deconstructivist images to achieve a connection to both the building and to the universe ultimately leads to unsatisfactory results.
Building a church using an architectural form language that fails to connect reflects a particular design philosophy. The wooden slats of the Oakland Cathedral are used in airports and shopping centers to produce a pleasant but neutral environment. This is not an act of love towards the Creator comparable to the one that overwhelms us as we approach and enter a Mediaeval Cathedral. I would say that instead of intense physical pleasure, one does achieve the very different reward of intellectual pleasure from such a church having recognizable symbols of built form. But that comes at the price of making everything else less intense.

Prof. Nikos Salìngaros

 

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