ARCHITETTURA FARE PENSARE

Il Convento Carmelitano a Marija- Bistrica (Croazia)

Un calvario per la clausura

Alla fine degli anni ’80, nel convento carmelitano di Brezovica si trovavano tante suore che erano costrette a dormire nei corridoi. Allora il Vescovo, Card. Franjo Kuharic, decise di costruire il nuovo convento presso il santuario di Marija-Bistrica. Il nuovo edificio sorge entro un panorama di colline, nei pressi di Zagabria.

Negli anni ’30 del secolo scorso, le fiamme della rivoluzione d’ottobre minacciavano l’Occidente: distruggevano le monarchie, perseguitavano la Chiesa e in tutti i modi possibili cercavano di cancellare Dio. Per questo l’arcivescovo Alojzije Stepinac invitò le Carmelitane scalze a fondare un convento in Croazia, per proteggere con la preghiera il popolo dall’ateismo. Fu così che nell’autunno 1939 arrivarono le carmelitane da Graz-Mayerling e occuparono la loro nuova dimora a Brezovica, nei pressi di Zagabria. L’Ordine delle Carmelitane scalze è tra i più severi della Chiesa Cattolica e prevede clausura e vita contemplativa. Le carmelitane vivono come le api nell’alveare. Quando il numero delle suore in un convento supera il 24, questo si divide in due fondando un nuovo convento, che sarà occupato dalla metà delle suore del convento di origine. Alla fine degli anni ’80, erano tante le suore nel convento di Brezovica, pur quando già si sentiva negli altri ordini la crisi vocazionale, che l’Arcivescovo di Zagabria, Card. Franjo Kuharic, decise la costruzione del nuovo convento a Marjia Bistrica.

Nelle foto: La collina sul cui pendio è posto il convento carmelitano sorge a est del santuario di Marija Bistrica.

E’ qui che si trova il santuario mariano nazionale di Croazia: “La miracolosa madre di Dio di Bistrica”. Come responsabile della commissione per la costruzione, il cardinale nominò il vescovo, Mons. Marko Culej e, come responsabile per l’esecuzione dei lavori, nominò il sacerdote Mijo Gabric, giornalista di una rivista cattolica e prebendario della cattedrale di Zagabria. Si decise che il convento dovesse essere collocato in mezzo alla natura, in un luogo dove durante il giorno si sente il canto degli uccelli e durante la notte si riposa sotto il cielo stellato. Il progettista prescelto, un giovane architetto dallo spiccato senso artistico, l’Ing. Robert Somek, appena saputo del compito affidatogli, cominciò a informarsi sulla vita del convento. Per comprendere a fondo la vita contemplativa andò a chiudersi nella certosa di Pleterje, in Slovenia. Sui libri studiava lo spirito carmelitano e dai certosini assorbiva l’atmosfera della severa vita claustrale, ne apprendeva le abitudini alimentari, il senso del silenzio, la bellezza delle preghiere notturne in coro, la misteriosa attrattiva dei corridoi, dell’oratorio, della cella, della campana…. Infine visitò diversi conventi carmelitani nel mondo. La prima pietra del nuovo convento carmelitano fu benedetta da Giovanni Paolo II nell’ottobre del 1994, durante la sua prima visita in Croazia. Il finanziamento dell’opera fu assai travagliato: in quegli anni infuriava la guerra nella quale andarono danneggiati o distrutti 1426 tra edifici religiosi e chiese. Nonostante ciò, per il 99,2% le sovvenzioni per la costruzione del carmelo giunsero da donatori del posto: alcuni contribuirono con soli 6 euro al mese, ognuno secondo le proprie possibilità. Il costo complessivo dell’opera, inclusi i mobili e l’acquisto di un pezzo di terreno antistante l’edificio, assommò a 3.157.000,00 euro.

Le suore si trasferirono nel convento il 25 settembre 1989, solo otto giorni prima della seconda visita del Santo Padre. Questi si recò proprio al santuario di Marija Bistrica, dove volle proclamare beato il cardinale Alojzije Stepinac, che era stato martirizzato dal regime comunista . A est del santuario di Marija Bistrica si trova una pittoresca collina con 15 stazioni della Via Crucis. Quando il cardinale Tucci, allora semplice sacerdote, stava preparando la visita del Santo Padre, vide quel luogo, esclamò: “In tutti i viaggi di Sua Santità non ho mai visto un posto così bello”. Il carmelo è ubicato nella parte sud della collina, precisamente sotto la XII stazione della Via Crucis: “Gesù che muore in croce”. Le suore hanno sempre dinnanzi quella stazione, con le tre croci e il campanile del santuario. Altre tre colline circondano il santuario. Natura vergine, senza altri edifici, senza industrie. A volte accade che in chiesa entrino i coniglietti selvatici, o qualche cerbiatto o alcune volpi. Il pendio della collina verso mezzogiorno e verso occidente è trasformato in un grande giardino con aiuole di fiori e orti.

Convento Carmelitano della Madre di Dio a Marija-Bistrica presso Zagabria (Croazia)

Committente: Diocesi di Zagabria
Progetto architettonico: Ing. Robert Somek, Zagabria Costruzione: Ing. Darko Turopoljac, Zagabria
Impresa edile: DIJA, Zagabria
Laterizi: Fornace S. Anselmo Spa, Loreggia (PD)
Illuminazione: Targetti Sankey Spa, Firenze

Nella foto: Un colonnato a semicerchio definisce l’edificio verso sud e copre la scalinata che conduce al primo piano. Al piano terra sono ospitati gli ambienti pubblici, i locali di accoglienza e il parlatoio. L’edificio si compenetra con la circostante campagna.

L’accesso al convento si trova al piano terra. Dopo l’entrata si trovano le stanze delle “suore esterne” quelle incaricate degli acquisti e della comunicazione col mondo. Più avanti si trovano gli alloggi per gli ospiti e per i sacerdoti che visitano il convento per officiarvi le celebrazioni liturgiche. Allo stesso livello si trovano anche i tre parlatoi, con la grata che divide le suore dal mondo esterno. Dall’altra parte del piano si trovano i magazzini, la cucina, il refettorio, la lavanderia, i locali con i servizi tecnici e un grande corridoio di vetro che porta verso il chiostro. Al primo piano si trovano le celle delle suore, i laboratori, la biblioteca, l’ambulatorio e un grande terrazzo che guarda verso il Calvario. Al secondo piano vi sono gli spazi per le novizie e per le aspiranti. Un ampio colonnato a semicerchio si innalza verso la chiesa: regge un tetto che ripara un’ampia scalinata sulla quale passano i pellegrini. In chiesa si entra attraverso un grande terrazzo che affaccia sulle vicine colline. Asimmetricamente divisi, la chiesa e il coro si trovano entro un cilindro dalla copertura inclinata. Una serie di strette finestre illumina il coro, il cui pavimento è in legno. La chiesa invece è lastricata di pietra spaccata. I muri sono bianchi e recano incastonati sottili mosaici di pietra. Il soffitto è dipinto a quadrati in cui si alternano il bianco e l’oro. L’altare è posto diagonalmente rispetto a un asse immaginario che unisce la chiesa al coro: quest’ultimo resta separato da una grata in acciaio.

Nelle foto: Una grata, posta diagonalmente rispetto all’asse della chiesa, separa l’aula celebrativa dal coro, ove prendono posto le suore carmelitane. La grata consente la compartecipazione alle celebrazioni delle suore di clausura.

La trasparenza della grata consente che la chiesa e il coro, il popolo e le suore, formino un unico cerchio durante le celebrazioni. Il tabernacolo, di forma perfettamente sferica, è incastonato nella grata. L’abside, in mattoni, è dominata dal crocifisso di grandezza naturale, di colore pallido. Su di esso cade la luce di una finestrella aperta sul tetto, invisibile dall’assemblea, che fa splendere la corona di spine dorate sulla testa di Gesù. Questa corona è fatta del filo spinato che si trovava nel carcere di Lepoglava, dove fu martirizzato il beato Alojzije Stepinac. Nel giardino le suore preparano le loro tombe. Una volta entrate nel convento, le ragazze non ne escono più, se non per le cure mediche. Saranno anche seppellite tra quelle mura. Il convento è la loro casa, la loro patria, il nuovo mondo dal quale tengono lo sguardo puntato su Gesù Crocifisso. Entrano nel carmelo e si trovano nel giardino celeste. E’ questa la loro “porta del Paradiso”, secondo l’idea espressa dal progettista Robert Somek. La parola “carmelo” significa, appunto, “giardino celeste”. E questo carmelo lo è in pieno. E’ totalmente fuso con la natura ed è difficile capire se l’altare sia solo parte della chiesa, o se la chiesa porti in sé la volta celeste e il carmelo non sia, tutto assieme, un altare, quando il profumo di erbe e di fiori si fonde col fragrante odore dell’incenso che si alza verso il cielo, accompagnato dal soave canto delle carmelitane, che si unisce al canto degli uccelli e al mormorare del ruscello che scorre davanti a questa “porta celeste”.

Mijo Gabric

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