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Il concorso per il Duomo di Pozzuoli (Napoli)

Il Concorso per il Duomo di Pozzuoli

Pozzuoli è una cittadina disordinata, come tante se ne incontrano in Italia. La bellezza e l’incanto di quella natura che entusiasmò Goethe sono comunque tali da far prevalere l’ammirazione. Oggi, con il restauro di quanto è rimasto del Rione Terra, è possibile pensare a una riqualificazione di tutta la città. Analizziamo come è stato affrontato il restauro della antica basilica.

Pozzuoli è una città dalle origini antiche. Non forse così antiche come si riteneva in passato. Un tempo si pensava che un gruppo di esuli da Samo, ove governava dispoticamente il tiranno Policrate, sarebbe sbarcato sulle sponde campane e
avrebbe fondato, VI secolo a.C., la città di Dicearchia, cioè “Buon governo”. E’ ritenuto adesso più probabile che la fondazione sia avvenuta dopo il 338 a. C., dopo cioè che la Campania fu assoggettata a Roma. Furono i Romani a chiamarla Puteoli, dalle molte fonti d’acqua, anche termali, che si trovano nella zona. La città divenne, prima della fondazione di Ostia, il grande porto di Roma e uno dei più importanti porti del Mediterraneo. Quello che si chiama oggi Rione Terra rappresenta il primo insediamento urbano: l’acropoli, la rocca, il castrum.Vi si trova un impianto viario del 194 a.C. circa. Sotto lo splendido Tempio augusteo, tutto in marmo bianco, incluse le tegole del tetto, c’è un tempio ben più antico. Le ricerche archeologiche hanno definito buona parte della Puteoli romana. Iniziò poi il decadimento, si ebbe un medioevo poco glorioso anche se alla fine del ‘200, Carlo II d’Angiò tolse il feudo dalla città che ebbe una sua Universitas e dunque, in quanto demaniale, sue libertà. Nel frattempo il Tempio augusteo fu trasformato in chiesa, il Duomo di Pozzuoli. Fu un vescovo spagnolo, Martino de Lion y Cardenas, nel XVII secolo, a seppellire, sotto stilemi barocchi, il Tempio antico e a farne distruggere la facciata e la parte posteriore. La cattedrale, dedicata al patrono
locale, il martire san Procolo, fu decorata da tele di importanti pittori del ‘600 napoletano. La chiesa subì un incendio devastante nel 1964. Poi, nel 1970, gli effetti di un bradisismo fecero allontanare tutti gli abitanti dal Rione Terra. La cattedrale fu spogliata da ladri e vandali. Si salvarono solo le tele trasportate tempestivamente in Soprintendenza,
a Napoli. Incendio e piccoli terremoti fecero emergere il Tempio augusteo. Si occupò dei lavori di restauro il De Felice.
I lavori furono fortunosamente interrotti per la mancanza di ulteriori finanziamenti. Solo dopo quasi quaranta anni la Regione Campania, governata da Antonio Bassolino, prese a cuore il Rione Terra.

La tavola planimetrica presentata nel progetto vincitore, individua la posizione del Duomo nel contesto.

Cominciarono lavori di restauro e si bandì un concorso internazionale per il Tempio-Duomo seguendo le normative dell’Unione Europea. Risposero una quarantina di gruppi. Ne furono selezionati dodici. Fu proclamato vincitore il gruppo guidato dall’Arch. Ing. Prof. Marco Dezzi Bardeschi, Ordinario di Restauro Architettonico al Politecnico di Milano. Gli altri membri del gruppo erano tutti, o quasi, architetti o studiosi napoletani. La cura del concorso era stata affidata a un comitato ove svolse un impegnativo lavoro il Prof. Giovanni Carbonara, Ordinario di Restauro alla Facoltà di Architettura di Roma la Sapienza,Valle Giulia. Carbonara fissò i criteri, esposti in un prezioso volume, Il tempio-Duomo di Pozzuoli. Progettazione e restauro (Giannini Editore, Napoli 2006). Carbonara volle, anzitutto, che ogni gruppo fosse veramente interdisciplinare. Poi che gli elementi nuovi non fossero trattati come un manifesto del proprio fare architettura. Infine che si fosse attenti a tutto l’esistente, anche al minore. Doveva emergere in tutta la sua bellezza quel che restava del Tempio antico. Bisognava che il Duomo potesse nuovamente funzionare. Un bel concorso, dunque, al quale mi onoro aver partecipato, avendo come capo gruppo il Prof. Arch. Alessandro Anselmi, Ordinario di Progettazionenella Facoltà di Roma Tre, e nel gruppo il Prof. Arch. Francesco Cellini, Preside della stessa Facoltà, il Prof. Arch. Mario Manieri Elia, Ordinario sempre nella Facoltà di Architettura di Roma Tre, e altri tra i quali mi piace citare tre giovani architetti, Ludovica Di Falco, Francesco Marinelli, Paolo Mezzalama. Come è stato osservato, sia sul catalogo che negli interventi a un Convegno che si è tenuto il 5 maggio 2006 all’occasione dell’apertura della Mostra che presenta i dodici progetti, tutti sono stati di alto profilo. Non passo a descriverne nessuno, faccio soltanto due annotazioni. Questo concorso rappresenta un luogo elevato del rapporto tra fare architettura e fare restauro. Sarebbe stato interessante un Seminario iniziale, nel quale la committenza, nella sua totalità, penso soprattutto a quella della Chiesa di Pozzuoli, e almeno qualche membro di ogni gruppo, avesse potuto intervenire. Fermandomi all’aspetto che interessa il lettore di CHIESA OGGI architettura e comunicazione, mi riferisco non tanto al Tempio-Duomo, ma piuttosto al Duomo-Tempio.

La copertina del volume.
Due disegni del progetto definitivo del gruppo vincitore, guidato dall’Arch. Ing. Marco Dezzi Bardeschi, che mettono in risalto il nuovo campanile.

La Chiesa di Pozzuoli non solo è, in qualche modo, “apostolica”. Restò per una settimana nell’antica città san Paolo che vi trovò già alcuni fratelli nella fede (cfr. At 13-14), ma è una grandeChiesa di quasi cinquecentomila abitanti. Non è, come tante Chiese in Italia, una diocesi minore. Il Duomo, che può contenere al massimo duecento fedeli, non riuscirà a essere, lo dice lo stesso Vescovo, che un simbolo della santa Chiesa che è in Pozzuoli. Data la posizione in Rione Terra, che sarà popolato non già da residenti ma da turisti, è pensabile che resti quasi sempre vuoto. Le parrocchie della città operano bene, con criteri pastorali ammirabili. I loro fedeli non potranno salire a San Procolo che in piccolo numero, solo una rappresentanza. Così si dovrà dire dei preti e dei diaconi, abbastanza numerosi gli uni e gli altri, che faranno corona al Vescovo nelle occasioni liturgicamente più importanti. A San Procolo non potrà svolgere il suo ministero il Penitenziere, dato l’afflusso dei turisti. Perché allora non pensare a una cattedrale nuova, in quegli spazi che occupava la vecchia Bagnoli e che chiedono con insistenza di essere riqualificati? E a un Duomo-Tempio antico ove si possa realizzare un centro culturale, una cattedra guidata dal Vescovo ma aperta a tutti, anche a coloro che non sono praticanti? L’esempio dato dal Cardinal Martini a Milano può essere di modello. Potrebbe essere l’alto luogo di una Chiesa che tiene presente
la necessità di una nuova evangelizzazione, secondo le indicazioni di Paolo VI, Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e della Nota Pastorale CEI, 2005, Questa è la nostra fede. Le indicazioni del concorso, l’ho già scritto, erano di ottimo livello, ma erano inesistenti quelle per il Duomo. Potrebbero intervenire adesso, in corso d’opera, e vedere in primo piano le indicazioni del Vescovo e quelle di quei suoi preti che già in parrocchia fanno percorrere un itinerario di fede vissuta
ai loro fedeli, e anche a quelli che si sono forse allontanati da esso, ma cercano qualcosa, e qualcuno. L’antico Duomo potrebbe, nella sua bellezza, essere il luogo più adatto per iniziare, e concludere questo itinerario.

Fra’ Giacomo Grasso, O.P.

Le foto del servizio sono tratte dal volume “Tempio-Duomo di Pozzuoli. Progettazione e restauro”, Giannini Editore, Napoli, 2006.

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