ARCHITETTURA FARE

IL COMMENTO di Ing.Luis Perelmuter – LAVORO IN ARMONIA

Quale imprenditore, come ha vissuto il lavoro con gli architetti Dujovne e Hirsch?
La collaborazione è sempre stata armonica. Abbiamo chiesto loro di interpretare alcuni prodotti immobiliari attraverso l’ideazione architettonica: le soluzioni si sono sempre trovate con un dialogo fruttuoso.
Quelle di Dujovne e Hirsch sono architetture minimali sul piano formale che si completano con facilità attraverso l’intervento dello strutturista, in dialogo con noi imprenditori.

Lei ha costruito il principale progetto di Dujovne e Hirsch: El Faro. Quali difficoltà avete incontrato?
Anzitutto quelle derivanti dalle vetrate continue nella parte alta, che hanno richiesto una realizzazione straordinariamente accurata. L’altra difficoltà maggiore sul piano tecnologico è stata la realizzazione dei ponti che uniscono i due edifici: servono per garantire la sicurezza in caso di sinistro, mentre quello più alto funge anche da salone. Si è dovuto sviluppare il sistema adeguato per consentire i movimenti oscillatori che implicano anche un certo grado di scorrimento tra ponte ed edificio.

Lei ha costruito anche il Madero Center: come si integra con i vecchi Docks?
Si trova in una zona differente: i vecchi docks sono nella zona ovest, caratterizzata
dalle ristrutturazioni. La zona est invece è totalmente nuova. Qui le costruzioni sono vincolate da un masterplan che prevede edifici da 4 piani verso il porto, 9 piani nella zona intermedia e torri verso il fiume. El Faro è stata il primo edificio a torre realizzato: oggi ce ne sono più di dieci. E direi che ormai l’area è totalmente sviluppata.
Con Dujovne e Hirsch lei ha anche compiuto la ristrutturazione dell’Algodonera.

Sotto il profilo immobiliare è meglio ristrutturare o costruire ex novo?
La ristrutturazione presenta sempre maggiori incognite, sia sul piano del progetto, sia sul piano dei costi, e si è vincolati dall’esistente. Ristrutturare l’Algodonera è stata una mia idea: mi colpì subito quando la vidi, mi piacque soprattutto per la possibilità di creare tante zone a parco sopraelevate, per circa 3500 mq. Rispettando le volumetrie esistenti si sono realizzati appartamenti dai soffitti alti, circa 4 metri, che oggi molti hanno utilizzato per realizzare zone soppalcate. La risposta del pubblico è stata subito ottima,
per quanto si fosse in un periodo di crisi (2002), e anche oggi chi desidera vendere un appartamento in quell’edificio trova subito un acquirente.

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