I camini di Ray Kappe.

I camini di Ray Kappe.

Un tuffo in un passato luminoso: un passato recente, ma che ha già un qualcosa di storico e nel contempo appare ancora così saldamente attuale, così decisamente proiettato nella nuova dimensione della gioiosità compositiva e della libertà di azione. Ray Kappe è un architetto californiano: cresciuto sotto la suggestione di Frank Lloyd Wright e Richard Neutra, dagli anni Sessanta del secolo scorso sino agli anni Novanta, si è espresso su diversi terreni, ma ha trovato nel disegno della casa di pregio il terreno a lui forse più congeniale. Sono edifici, soprattutto quelli degli anni Sessanta e Settanta, ideati su maglia regolare, assemblati con elementi modulari: potrebbero essere visti come case prefabbricate, per quanto tali non siano. La modularietà, nelle mani del mediocre, si traduce nella rigidità: per Ray Kappe è questa invece l’occasione della creatività. Come un gigantesco gioco del “Lego” che con felice gesto il bambino assembla nelle forme più ardite, Kappe ha disegnato case perfettamente inserite nel contesto, strutture in travi lignee a vista che nella rigorosa regolarità dello schema sanno trasmettere un senso di raro equilibrio, di pienezza e di completezza.

Sultan/price house
Santa Monica Canyon, California

Perché nella maglia ripetitiva ha trovato il segreto del passaggio, della transizione, dello sfalsamento dei piani, della sorpresa che si nasconde dietro a pareti che sembrerebbero concludere un discorso e invece ne aprono un altro. Un insieme di ordine e “disordine”, ovvero cambiamento rispetto all’ordine prevedibile. Così le coperture piane che aggettano, le scale che si appoggiano tra i diversi livelli lasciando il vuoto sotto il progredire degli spigoli, i setti verticali che si innalzano al di sopra del soffitto: tutto è inteso a dare un senso di leggerezza, e di semplicità. Così anche le pareti vetrate, che scorrono aprendo scorci sul giardino, o gli alberi che si insinuano tra le pareti domestiche, a ricordare che c’è qualcosa che precede il costruito, allo stesso tempo conferendo stabilità a quest’ultimo. I diversi ambiti si presentano in successione, aperti e concatenati, svolgendosi con eloquio semplice ed efficace. Una parete attrezzata basta per definire un luogo distinto: libreria, salotto, pranzo....C’è una grande coerenza nel succedersi dei locali e c’è il senso della progressione: il gusto del cambiamento unito alla capacità di definire luoghi di sosta, che lo sguardo attraversa inoltrandosi nelle trasparenze mentre si posa con agio di ristoro a godere il sottile piacere dei giochi visuali che si instaurano tra le vetrate. Entro questa logica di passaggi progressivi, il camino si presenta sempre come elemento fortemente caratterizzato ma non bloccato, non arenato entro forme arcaicizzanti, bensì vigile nel suo contenuto formale, capace di confrontarsi e a volte persino fondersi nell’ordito ritmico dell’ambito domestico: mai confondendosi però, esaltato da particolari che lo rendono alla sua unicità tipica.

Borghei/Cookston house
Santa Monica Canyon, California

Così nella Sultan-Price House di Santa Monica, del 1972:-76, troviamo un camino rivestito in marmo bianco nella parte superiore, poggiante su un basamento ricoperto di piastrelle nere che si dilata divenendo piano di calpestio. Ne risulta un risaltare cromatico del focolare, il cui chiarore peraltro è ripreso da elementi vicini quali i divani, la moquette, i grandi quadri alle pareti. Anche nella Gertler House, nella stessa zona californiana, che risale al periodo 1968-70, c’è un camino il cui piano di base si prolunga sino a divenire gradone su cui poggiano diversi elementi, con particolare evidenza i vasi dei fiori e altre piante: quasi a voler sottolineare la non intrusività del fuoco, la sua non pericolosità, il suo potersi integrare con il resto di questa architettura fatta non per fornire ambienti protettivi, non per difendere dal freddo (inesistente in quella zona), ma per consentire un libero scambio di vedute, una libera scelta di movimenti. Sono camini che, in assenza della fiamma, quasi tendono a scomparire: non per mimetismo, ma per il loro essere fortemente radicati nell’insieme. Diversa la sensazione di fronte a un camino di particolare presenza, quale quello della Borghei-Cookston House, costruita tra il 1977 e il 1984, a Santa Monica in California.

Carson/Lindsey house
Manhattan beach, California

Qui le alte canne fumarie esterne affiancate rimandano ai due camini posti entrambi sullo stesso asse ma su due livelli sovrapposti. Nella morbidezza delle curve che definiscono questa abitazione, che nella sua parte superiore ha il disegno di una serra totalmente aperta alla luce, i camini diventano presenze prepotenti, che imperniano l’insieme e danno solidità a uno spazio che altrimenti tende a immergersi e confondersi nella trasparenza del cielo, grazie alla sua totale vetratura. Qui, il complesso camino/canna fumaria diventa un’affermazione di centralità, quasi a raccogliere in un punto fermo le energie dell’insieme, che la pluralità di vetrate altrimenti forse disperderebbe. Notevole è la scelta di ricorrere al cemento faccia a vista per sottolineare la gravità del luogo. Le case più recenti così includono una divaricazione, una estremizzazione: da un lato un distribuirsi di trasparenze o semitrasparenze che giungono a interessare persino i piani di calpestio; dall’altro lato l’opacità forte e marcata del cemento che sottolinea la presenza del camino entro spazi dedicati, che con decisione si contrappongono al resto delle abitazioni, divenendo una specie di pilastro simbolico cui si aggancia tutto il costruito. Un po’ come dire: ovunque troviamo libertà di movimento, ma questo grazie alla forte centralità irraggiante energia dal perno attorno al quale gravita il tutto. Con felice sintesi, nella Carson-Lindsey House, terminata nel ‘96, il camino è sia elemento integrato, sia riferimento centrale ed evidente: la sua presenza è granitica: nel disegno, nelle dimensioni, nel colore.

Gertler house
Santa Monica Canyon, California

Ma è anche parte coerente del prospetto interno del salone, elemento che divide e unisce la zona pranzo e la libreria. Sintesi non solo di questa singolare casa, ma del concetto stesso di camino: che è il luogo dove si può cucinare, ma attorno al quale pure è bello raccogliersi per conversare o semplicemente per assaporare un buon libro, o per sorseggiare un buon vino. Visti in successione diacronica, i camini di Ray Kappe raccontano una storia a tappe, a ognuna delle quali il camino si presenta come elemento che accompagna e sottolinea il carattere proprio di ciascuna casa, riassumendolo in nuce con la propria presenza. Mai appendice funzionale, sempre centro la cui presenza riassume l’essere stesso, il destino più profondo della casa. Un linguaggio progettuale che nasce dalla stretta integrazione tra abitanti, architettura e natura ben indagato e presentato nel volume House Design Ray Kappe, The Images Publishing group pty Ltd, Australia, che attraverso una raccolta completa di immagini e disegni svela i lavori dell’architetto americano.

(L. Servadio)


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