ARCHITETTURA PENSARE

Il camino è il centro della casa vissuta

arch. Giuseppe Galimberti

Siamo nel tempo del troppo facile: qualcuno o qualcosa agisce per noi. È morto da tempo il fare nato dal desiderio di costruire la vita a tua immagine e sommiglianza. Il fuoco esiste nella memoria di pochi, il termostato regola la temperatura dell’aria che ci circonda, un bruciatore spruzza gasolio incandescente sui tubi della caldaia nascosta nel fondo del condominio in cui vivono in troppi. Il camino è stato degradato. È un mondo ricco di benessere materiale ma dove il poetico è senza parole. Il camino è il centro della casa vissuta, è il luogo del racconto, la sua forma deve nascere dal territorio in cui abiti. Il fuoco esprime l’anima intima del luogo fatta di colori, profumi e calore; il fumo che esce dal torrino sul tetto unisce l’interno all’esterno, si muove nell’aria seguendo i fili del vento per raccontare la storia di un mondo perfetto o, troppo spesso, di un presente privo di poesia. Il profumo di resina che corre sul prato ghiacciato ti invita ad entrare nel volume di pietra dove il fuoco di larice evidenzia la forma logica del costruire sapiente che non lascia spazio alla finzione: seduti su panche dall’alto schienale personaggi senza tempo parlano di vite vissute dove il meraviglioso stupisce chi ascolta; ogni piccolo evento si veste di leggenda divenendo parte della tua conoscenza fatta anche di mito. Un tavolo basso sostiene bicchieri di vino rosso, la fiamma ne esalta il colore, un coltello affilato con il manico di corno serve a tagliare la carne secca del cervo “monumentale” oggetto della storia che stai ascoltando. Serate che non vorrei che avessero fine, il fuoco non deve morire perché è parte del momento magico che stai vivendo. Un ceppo di rovere serve alla scure, che spezza la legna per mantenere la fiamma. La parete in cui è scavato il focolare raccoglie i simboli degli eventi che hanno dato sapore alla vita. Le case con “caminetto” inserito nella parete “attrezzata” in cui è sistemato il televisore sono case di gente senza racconto, sono i cimiteri dell’io perché assegnare alla fiamma la parte di “comparsa” e al televisore la parte di protagonista è rinuncia della propria personalità. Guardare il giochino televisivo e non accorgersi che il fuoco sta morendo è significativo: rappresenta l’inutilità del sacro che questo presente teme. Nei luoghi delle vacanze si vorrebbe creare lo spirito “arcaico” per dare senso al tempo delle “ferie”, ma non sempre chi usa il camino analizza il suo vero significato. Spedire il televisore in cantina e rimettere il fuoco nella parte più importante della casa è un’operazione necessaria per inserire nella “modernità” ciò che abbiamo dimenticato. L’immagine del camino deve essere perfezione. La legna sarà selezionata e usata secondo gli scopi: cuocere una polenta richiede un fuoco di rami di larice secco se vogliamo un sapore che si armonizzi col latte, useremo faggio spaccato se cuociamo alla griglia trote di torrente. Il camino non può essere “ornamento”, esso è sostanza. A chi ha dimenticato o non ha mai conosciuto il piacere del fuoco in un giorno di nebbia gelata dobbiamo offrire un ambiente capace di raccontarlo. Sedere sulla panca di legno offrendo la schiena bagnata al colore e riscoprire l’antico piacere dell’abitare: sul fondo del focolare avremo disposto una piastra di ghisa fusa con il bassorilievo che interpreta un nostro momento felice, una maglia di lana indossata calda e morbidissima ci metterà in sintonia con lo spazio da noi costruito. Osserveremo allora la forza di due spalle in granito poste a sostenere un cappello fatto della medesima pietra su cui è incisa la data. Non vi è soglia che separi il pavimento dalla base del fuoco. Il ceppo di rovere sarà liscio e scuro, avrà spigoli arrotondati; una scure di acciaio con il manico di frassino lucidato dall’uso sarà infissa nel mezzo. Sulla parete bianca di calce saranno appese padelle di rame dal manico lungo, un bacile di bronzo a tre gambe è dentro la bocca del grande camino per contenere acqua sempre calda, una molla nera per i tizzoni completa il quadro fatto di cose essenziali. Proporre il semplice è il compito del nostro mestiere, insegnare e non fare uso dell’inutilità può servire a creare un mondo più divertente.

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