ARCHITETTURA FARE PENSARE

Il camino aperto sulla storia

SUGGESTIVE ATMOSFERE EVOCATRICI: IL FUOCO ETRUSCO

Progetto: Elio Di Franco, architetto Collaboratori: Gregory Bordynowski, Vina Matos, Key Inoue Strutture: Alessandro Faralli, ingegnere Località: Blera (VT) Tipologia abitativa: casa unifamiliare Materiali: il grande camino del soggiorno è in muratura intonacata. I rivestimenti degli ambienti sono creati da un sapiente gioco di diversi materiali (tufo, travertino e legno) Foto: Santi Caleca

La villa è a Blera immersa nel cuore della campagna viterbese, in un paesaggio che conserva evidenti tracce del mondo etrusco. Un legame evocativo con questo contesto viene stabilito dal progetto per contrassegnare la struttura architettonica anzitutto con la scelta dei materiali della tradizione locale: il tufo di Civita Castellana lasciato a vista, poroso, irregolare, scabro. La possibilità di realizzare una nuova costruzione ha dato risultati stimolanti sul piano dell’identificazione di una relazione tra paesaggio e architettura. Due lunghe quinte parallele di tufo contengono il volume abitativo ma si prolungano oltre individuando spazi esterni alle due estremità, che ricercano una mediazione tra l’edificio e la natura circostante. Due grandi vetrate con una piccola quinta antistante rivestita di travertino come il pavimento chiudono i due lati corti. I lunghi fronti sono alleggeriti da piccole feritoie, disposte con rigorosa geometria, che citano le murature dei fienili e cercano di stabilire un rapporto non convezionale con l’esterno risultando semplici cornici sul paesaggio. Anche gli spazi interni trovano una caratterizzazione proprio a partire dalla struttura interamente visibile: il grande soggiorno passante, con il camino in muratura distaccato dalle pareti, è posto in posizione baricentrica rispetto agli altri locali e gode dei giochi di luce e degli scorci individuati dalle aperture che si fronteggiano. Il camino stesso è posto in una posizione enfatica e permette alla vista di attraversare la sua struttura essenziale e di spaziare all’esterno. Il legno a vista delle capriate e della parete che delimita la zona notte si riferiscono a certa architettura rurale, ma il trattamento degli spazi, la scelta dei rivestimenti, il forte contrasto tra il ruvido tufo e la levigata superficie del travertino, creano ambienti in cui l’architettura è stata pensata come protagonista.

Elio Di Franco, architetto, nasce a Bisceglie (BA) nel 1954, vive e lavora a Firenze. Studia alla Facoltà di Architettura dell’Università di Firenze, dove si laurea col Prof. Arch. Adolfo Natalini. Dal 1976 al 1983 collabora con Paolo Riani Associates a vari progetti in Italia e all’estero. Nell’attività professionale indipendente, iniziata nel 1984, si dedica alla progettazione architettonica e realizza interni privati e pubblici, pubblicati su varie riviste d’arredamento. Partecipa a numerosi concorsi nazionali e internazionali fra i quali quello per il Tamaya Pachinko Palace di Fukuoka (Giappone) in cui è vincitore. I suoi lavori sono stati spesso richiesti ed esposti a Firenze, Parigi, Milano, Matera, Venezia, in occasione di importanti mostre di architettura.

Nel percorso grafico (pianta e prospetto) e figurativo emerge una architettura fatta di segni che divengono elementi ordinatori nel paesaggio, senza interferire con esso. Due muri contengono l’abitazione e si allungano paralleli a delimitare gli spazi esterni protetti: una zona pranzo con barbecue da un lato, un giardino privato per le camere da letto dall’altro. La copertura a falde si prolunga nelle porzioni esterne, ove si evidenzia la struttura in legno a capriate e travicelli. Optare per l’orizzontalità, scavando una corte ipogea delimitata da un muro curvilineo e da una rampa d’accesso al livello interrato. Mimetismo che si concreta nella radicalità della geometria elementare, visibile anche all’interno nella struttura minimale del camino protagonista.

 

 

   
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