FARE

I Musei Sistini del Piceno

IL RECUPERO DEI LIBRI E DEGLI ORI

Nella Diocesi di San Benedetto del Tronto è stata costituita una rete museale che consente di mantenere gli oggetti nel sito dal quale provengono. Un accordo con l’Opificio delle Pietre Dure di Firenze ha permesso il restauro in loco di alcuni ori e argenti, come parte dello “stage” conclusivo del corso per restauratori. e e affascinanti.

l Museo del Santuario di S. Giacomo della Marca in Monteprandone, è esemplare del “genius loci” di questa regione. Fa parte della “rete” dei Musei Sistini del Piceno. Sotto un’unica direzione, quella dell’Ufficio Beni Culturali della Diocesi di S. Benedetto del Tronto, sono raccolti otto musei: quelli di Comunanza, Montalto, Rotella, Castignano, Ripatransone, Grottammare e, naturalmente, S. Benedetto del Tronto e Monteprandone. Sono musei che, nel rispetto dell’autenticità del sito per il quale le opere sono state originariamente concepite, raccolgono le testimonianze più significative della storia del cristianesimo locale. Il fatto di far parte di un’unica “rete” consente di svolgere il “racconto” del dipanarsi nella storia del dialogo tra fede e arte attraverso un itinerario che abbraccia un’intera zona geografica: quella appunto del Piceno. Il visitatore accede con un unico biglietto a tutte le sedi della “rete” ed ha sotto mano un depliant che gli consente di abbracciare con un colpo d’occhio la complessità di questo articolarsi dei luoghi espositivi in edifici storici – diverse chiese, un seminario, un santuario, un palazzo patrizio – che ancora oggi si presentano nella loro autenticità storica. Il Museo di Monteprandone si riferisce alla figura di san Giacomo, personaggio di grande dinamicità che nel 1450 fondò il convento di S. Maria delle Grazie (che oggi è il santuario a lui dedicato). Intellettuale di prim’ordine, nel convento Giacomo raccolse la sua impressionante libreria, composta di volumi reperiti nelle città dove egli era stato chiamato a predicare: da Milano a Napoli, da Assisi a Firenze. Era quella l’epoca in cui le uniche biblioteche disponibili erano quelle dei conventi, francescani e domenicani. 187 furono i volumi raccolti da Giacomo, ma nei secoli successivi una notevole incuria dei frati portò alla dispersione del patrimonio di manoscritti. Fortunatamente molti di questi vennero recuperati nella biblioteca vaticana e quindi restituiti alla cittadinanza di Monteprandone. Oggi il museo del Santuario ricorda la figura di S. Giacomo attraverso oggetti a lui legati, mentre la raccolta dei libri superstiti è contenuta nel museo civico del luogo. Si realizza così una autentica “sinergia” tra museo ecclesiastico e museo comunale.

Nelle foto: La sala del museo civico di Monteprandone con l’esposizione dei volumi di san Giacomo della Marca.
Il frontespizio di un volume del 1513.
Calice niellato appartenuto a san Giacomo. Arte abruzzese del XV sec. Santuario di Monteprandone.

Un esempio di fruttuosa collaborazione

Nel corso del 2002, e per il secondo anno consecutivo, una trentina di oggetti dei Musei Sistini del Piceno sono stati restaurati da allieve dell’Opificio delle Pietre Dure di Firenze, come parte di un accordo da tempo operativo. “E’ un esempio di grande collaborazione che coniuga un’importante esperienza con l’economie di gestione – spiega il Direttore dei Musei Sistini, D.ssa Paola Di Girolami – Alcuni studenti dell’ultimo anno del corso di restauro per oggetti di oreficeria hanno svolto un cantiere estivo, sotto la direzione del loro insegnante e restaurato oggetti di piccole dimensioni.

Nelle foto:L’antica cappella di San Giacomo della Marca dove erano conservati i codici, ora trasformata in museo.
La facciata del Santuario.
Vista aerea del Santuario di Monteprandone.

Alcuni di questi provenivano dal museo di Monteprandone: una tazza in ceramica di san Giacomo della Marca inglobata in un involucro di metallo argentato, un calice in argento sbalzato cesellato del XVIII secolo, una navicella con punzoni sull’orlo del piede in argento sbalzato del XIX secolo. Si realizza una mutua utilità: gli studenti compiono un’esperienza significativa e mettono a frutto gli insegnamenti ricevuti; il museo ha il privilegio di avere restauri compiuti da operatori specializzati. Grazie alla collaborazione col Comune, il cantiere di restauro si è svolto negli ambienti della biblioteca comunale di Grottammare. Il restauro di una croce del ‘500 è inoltre stato l’argomento della tesi di una delle studentesse intervenute”.

 

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