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I Beni Culturali della Chiesa in Italia

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Decreto del Presidente della CEI e Orientamenti dell’Episcopato italiano

Roma, 9 dicembre 1992

Introduzione

1. Il patrimonio dei beni culturali di pertinenza della Chiesa in Italia, come è noto, presenta caratteristiche del tutto peculiari per quantità, qualità, estensione tipologica e stratificazione, in conseguenza delle profonde e feconde relazioni intercorse per secoli tra Chiesa, società e cultura.
Nei riguardi di tale patrimonio, appartenente alle diocesi, alle parrocchie e ad altri enti ecclesiastici, la Chiesa che è in Italia sente la propria responsabilità di fronte a tutta la Chiesa, alla nazione e al mondo intero.
La Conferenza episcopale italiana intende perciò ribadire, aggiornare e completare gli orientamenti e i criteri in ordine alla tutela, alla conservazione, alla valorizzazione e al godimento dei beni culturali ecclesiastici.
Il presente documento integra le Norme per la tutela e la conservazione del patrimonio storico-artistico della Chiesa in Italia, approvate dalla X assemblea generale dei vescovi italiani e pubblicate il 14 giungo 1974, in prospettiva della definizione di disposizioni normative che le sostituiscano.
Si ritiene infatti che tali «Norme» siano da rivedere in conseguenza delle numerose innovazioni di natura istituzionale e normativa intervenute negli anni settanta e ottanta.
In particolare, in ambito ecclesiale sono da segnalare l’entrata in vigore del nuovo Codice di diritto canonico e l’assunzione di responsabilità in materia di beni culturali ecclesiastici da parte della stessa Conferenza episcopale italiana; in ambito civile, di grande rilievo sono state l’attuazione dell’ordinamento regionale e l’istituzione del Ministero per i beni culturali e ambientali, nonché, per quanto riguarda i rapporti con lo Stato, la firma dell’Accordo 18 febbraio 1984 che, con l’art. 12, inserisce i beni culturali tra le materie per le quali sono previste ulteriori intese e opportune disposizioni.1 Rispetto alle «Norme» del 1974, il presente documento, che ha assunto le istanze dei vescovi presentate in forma scritta o esposte durante la XXXVI assemblea generale, si propone di estendere organicamente l’attenzione a tutti i settori dei beni culturali, compresi gli archivi, le biblioteche e i musei, dando inoltre particolare rilievo a quei
problemi che negli ultimi anni sono venuti acquistando notevole importanza.
Oltre a confermare e precisare l’impegno della Chiesa italiana per i beni culturali, in attesa delle intese e delle disposizioni previste dall’art. 12 dell’Accordo 18 febbraio 1984, le direttive che seguono si collocano nella prospettiva della collaborazione con le istituzioni civili e con le molteplici realtà associative, gli enti e i privati che operano nella
società italiana.

I. BENI CULTURALI ECCLESIASTICI, SEGNO E STRUMENTO DI VITA ECCLESIALE

Chiesa e beni culturali

2. L’attività umana nel mondo, continuando il compito ricevuto da Dio «di perfezionare la creazione» (Gaudium et spes, 57), si esplica in molteplici culture, nelle quali il genio umano produce diversi beni propri e caratteristici delle stesse, ma che sono anche patrimonio universale dell’umanità. Tra questi beni culturali occupano un posto particolare i prodotti attinenti alla sfera religiosa: essi sono beni di valore specifico, in quanto rappresentano ed esprimono, mediante l’opera dell’ingegno umano, il legame stesso che unisce a Dio creatore gli uomini continuatori della sua opera nel mondo.
Tra questi beni culturali religiosi, a giusto titolo la Chiesa, vivente in seno a culture diverse nei tempi e nei luoghi della sua storia, annovara come propri quelli che, per vari aspetti, sono ispirati al messaggio della salvezza portato in questo mondo dal Verbo fatto uomo, all’opera con il Padre sin dall’inizio, e alla perfezione cui conduce lo spirito di Dio, artefice d’ogni bellezza.
La Chiesa, per la celebrazione della liturgia e per l’esercizio della sua missione, ha sempre favorito la creazione di beni culturali, che stimolano una più diretta comunicazione tra i fedeli nella Chiesa e tra la Chiesa e il mondo circostante, promuovendo un arricchimento sia della stessa Chiesa sia delle varie culture.
All’ingente quantità di tali beni culturali di cui l’Italia è ricchissima, alla loro qualità, è da aggiungere l’evoluzione della concezione di patrimonio storico-artistico: è andata emergendo una precisa riflessione teologica sui beni culturali; si è sviluppato il senso della loro funzione, sia per la migliore fruizione in generale sia per la fruizione precipua secondo la natura dei prodotti d’arte e cultura; si è affermata la percezione dell’efficacia di cui i beni culturali sono pregnanti e per il culto e per 1’evangelizzazione.

II. SOGGETTI ISTITUZIONALI

Santa Sede

3. Con la recente riforma della Curia romana, presso la Congregazione per il clero è stata istituita la «Pontificia commissione per la conservazione del patrimonio artistico e storico della Chiesa», la cui competenza è universale. Si avvale delle sue direttive la Conferenza episcopale italiana con la consulenza della Consulta nazionale per i beni culturali ecclesiastici.2

Diocesi

4. Nella diocesi il compito di coordinare, disciplinare e promuovere quanto attiene ai beni culturali ecclesiastici spetta al vescovo che, a tale scopo, si avvale della collaborazione della Commissione diocesana per l’arte sacra e i beni culturali e di un apposito ufficio presso la curia diocesana.
All’ufficio diocesano è demandato il compito di verificare le richieste (di autorizzazione, di contributo, ecc.) dei singoli enti ecclesiastici, di trasmetterle agli enti pubblici e di seguirle in tali sedi; esso, inoltre, mantiene costanti rapporti e collabora con gli enti pubblici e privati, con altri enti e associazioni, con gli artisti e i cultori dei beni culturali ecclesiastici in vista della tutela, della valorizzazione e della fruizione dei medesimi. Nell’ambito dell’ente diocesi operano diversi altri enti ecclesiastici soggetti all’autorità del vescovo. L’immediato responsabile dei beni culturali di tali enti è il rappresentante legale degli stessi. A lui compete la cura e la valorizzazione del patrimonio nel quadro dell’attività ordinaria della comunità alla quale egli è preposto. A ciò egli si dedicherà avvalendosi del consiglio e della collaborazione degli organismi dell’ente previsti dal diritto, di volontari preparati e di persone particolarmente competenti, mantenendosi in stretta relazione con gli organismi diocesani e rispettando le norme canoniche e civili.3

Conferenze episcopali regionali

5. La Conferenza episcopale regionale si avvale della consulenza della Consulta regionale per i beni culturali ecclesiastici al fine di coordinare l’attività in tale materia a livello di regione e di mantenere rapporti con l’Amministrazione regionale.
In sede di Consulta regionale per i beni culturali ecclesiastici si affrontano le questioni di carattere generale e in particolare tutto quanto riguarda i rapporti tra la diocesi e le amministrazioni locali (regioni, province, comuni) e gli organi periferici del Ministero per i beni culturali e ambientali.
La consulta si mantiene in costante rapporto con le diocesi della regione, con le altre consulte regionali e con la Consulta nazionale.
Il riferimento alla consulta regionale garantisce l’omogeneità e la convergenza degli orientamenti riguardanti i beni culturali emanati dai vescovi della regione ecclesiastica.

Conferenza episcopale italiana

6. La Conferenza episcopale italiana ha istituito la Consulta nazionale per i beni culturali
ecclesiasitici come organo interno di consulenza e con il compito di tenere contatti
con le consulta regionali, con il Ministero per i beni culturali e ambientali e
con gli altri ministeri competenti.
Della consulta nazionale fanno parte oltre ai delegati regionali nominati dalle rispettive
conferenze episcopali regionali, i rappresentanti delle associazioni di settore
(ABBI, AAE…), gli esperti in beni culturali ecclesiastici presenti negli organismi consultivi
statali e altri membri nominati dalla Conferenza episcopale italiana.4

Istituti di vita consacrata e società di vita apostolica

7.1 superiori degli istituti di vita consacrata e delle società di vita apostolica sono i
responsabili diretti dei beni culturali ecclesiastici di pertinenza della rispettiva comunità:
essi, con l’aiuto e il consiglio di persone competenti, ne curano la tutela e la valorizzazione,
si avvalgono dei servizi che le diocesi predispongono in materia e collaborano
con esse per.la cura del patrimonio culturale religioso nella sua globalità.5

Associazioni

8. Un ruolo significativo nei confronti dei beni culturali ecclesiastici è stato ed è tuttora svolto da soggetti ecclesiali ben radicati nella Chiesa italiana, come le confraternite, le pie fondazioni, le varie associazioni. Atali soggetti compete ancora un vasto compito sia di tutela e di valorizzazione dei beni stessi, sia di animazione delle comunità cristiane e della società civile.

III. RAPPORTI CHIESA, STATO, ASSOCIAZIONI, PRIVATI

Orientamenti generali

9. I problemi connessi alla tutela e valorizzazione dei beni culturali ecclesiastici nel nostro Paese sono di tale entità e complessità da richiedere, da parte degli enti responsabili, non solo spirito di inziativa, ma anche uno spiccato senso di collaborazione e programmazione.
È importante, innanzitutto, che le comunità cristiane – parrocchie, diocesi, altri enti – sappiano prendere sempre più l’iniziativa per la salvaguardia e la valorizzazione del patrimonio di cui sono titolari e responsabili, con coraggio e larghezza di vedute, superando atteggiamenti di passività e di scoraggiamento. A tale scopo è necessario che la cura per tale patrimonio sia costantemente motivata e trovi il posto che le compete nella vita ordinaria delle comunità, nelle sue espressioni liturgiche, nell’evangelizzazione, nella catechesi, nelle iniziative culturali e di accoglienza.
L’attenzione delle comunità cristiane deve estendersi a tutta la gamma di beni culturali ecclesiastici, dai beni architettonici a quelli artistici, archeologici, demo-antropologici, archivistici, bibliografici, musicali, senza sottovalutare anche il ricco e vario patrimonio attinente alla religiosità popolare.
Le comunità cristiane, come è proprio delle tradizioni secolari della Chiesa, svolgono un servizio di inestimabile valore, oltreché alla Chiesa, al nostro Paese e alla comunità internazionale, in un momento di profonda trasformazione socio-culturale: mentre si aprono sempre più i confini tra i paesi d’Europa e del mondo, tanto più si avverte il bisogno di mantenere vivo il legame con la tradizione.
Certo i responsabili dei beni delle comunità cristiane, nel promuovere iniziative che valorizzano il loro patrimonio di beni culturali, non possono fare a meno della collaborazione di enti pubblici e privati; d’altra parte esse, per quanto possibile, offrono la loro cordiale collaborazione a ogni iniziativa promossa da enti pubblici, da privati, da associazioni e da movimenti.

Chiesa-Stato

10. In materia di beni culturali lo Stato, le regioni e le province autonome con competenza primaria in materia, potendo disporre di una vasta e articolata normativa, di competenza tecnico-scientifica, di adeguati organi istituzionali, sono da tempo, di fatto, i principali interlocutori della Chiesa nel compito delicato della tutela e valorizzazione dei beni culturali ecclasiastici.
I recenti Accordi concordatari precisano che i rapporti tra Chiesa e Stato sono ispirati al principio della collaborazione e che, in attuazione di tale principio, Chiesa e Stato «concorderanno opportune disposizioni»… «al fine di armonizzare l’applicazione della legge italiana con le esigenze di carattere religioso… per la salvaguardia, la valorizzazione e il godimento dei beni culturali d’interesse religioso appartenenti a enti e istituzioni ecclesiastiche» e «intese» per «la conservazione e la consultazione degli archivi d’interesse storico e delle biblioteche» appartenenti ai medesimi enti e istituzioni.
Le comunità cristiane in genere e, in particolare, gli enti ecclesiastici civilmente riconosciuti, considerati dallo Stato persone giuridiche con caratteristiche proprie, mantengono nei riguardi delle istituzioni (Ministero per i beni culturali e ambientali, altri ministeri, regioni, province, comuni) un atteggiamento di fattiva collaborazione, in osservanza della legislazione civile e a garanzia della peculiarità dei propri beni culturali.
Gli organi pubblici civili, quando intervengono sui beni culturali degli enti ecclesiastici per restauri e per altre iniziative, sono tenuti a comunicare e illustrare ai responsabili e alle rispettive comunità i loro interventi, nonché a rispettare le particolari finalità di detti beni,
in conformità ai controlli canonici disposti in materia; un ampio scambio di informazioni tra i responsabili degli stessi enti e gli organi civili nel corso dei lavori consentirà una collaborazione più corretta ed efficace. In concreto ciò presuppone una sempre migliore qualificazione del personale, la conoscenza e il rispetto delle competenze, il coordinamento e la valorizzazione dei beni culturali ecclesiastici, l’identificazione di procedure che facilitino l’ordinato svolgimento dei rispettivi compiti e l’applicazione ai beni culturali ecclesiastici delle leggi statali.

Chiesa-scuola

11. Per la conoscenza e la valorizzazione dei beni culturali ecclesiastici è di primaria importanza la collaborazione tra Chiesa e scuola, in modo da favorire un proficuo scambio tra attività pastorale, insegnamento e ricerca. A questo scopo è importante che i sacerdoti e le comunità cristiane collaborino a iniziative di conoscenza diretta, di studio e di ricerca riguardanti i beni culturali ecclesiastici promosse dalle scuole di ogni ordine e grado, pubbliche e private. In particolare, siano avviati rapporti di collaborazione tra i responsabili dei beni culturali ecclesiastici, a livello diocesano, regionale e nazionale e le istituzioni formative ecclesiastiche, le scuole cattoliche, gli Istituti di scienze religiose, l’Università cattolica
del sacro Cuore di Milano e le facoltà teologiche. Particolare attenzione sia rivolta ai docenti di storia dell’arte e ai docenti di religione, dal momento che la storia dell’arte italiana è in larga misura storia dell’arte religiosa e sacra e
che la cultura religiosa nel nostro Paese è in gran parte espressa nelle opere d’arte.

Chiesa-associazioni-privati

12. L’interesse per i beni culturali nel nostro Paese, negli ultimi anni, si è accresciuto ed esteso. Oltre ad associazioni nazionali assai note, operano numerosi sodalizi locali che promuovono l’attenzione verso i beni culturali. Sono numerose anche le persone che singolarmente si occupano degli stessi beni per ragioni professionali o per altre ragioni (artisti e artigiani, insegnanti, studiosi, appassionati).
Le comunità cristiane sono caldamente invitate a collaborare attivamente, sia con le associazioni, sia con i singoli; essi sono da considerare come preziosi alleati con i quali condividere una responsabilità gravosa ma appassionante e altamente formativa.

IV. PROBLEMI GENERALI

Personale

13. Uno dei più gravi problemi che si pongono per la salvaguardia dei beni culturali ecclesiastici è quello di avere una sufficiente dotazione di personale a tutti i livelli, da quello direttivo a quello scientifico, a quello addetto alla custodia, alla tutela e alla manutenzione. È noto, infatti, che la figura del sacrestano, essenziale per la custodia dei beni culturali
presenti nelle chiese, è ormai quasi del tutto scomparsa. Anche le tradizionali figure artigianali alle quali era affidata la manutenzione ordinaria dei beni culturali ecclesiastici sono in via di sparizione. Non è facile, peraltro, ai sacerdoti – sui quali incombe la responsabilità della tutela di tali beni anche di fronte all’autorità civile e che, di fatto, sono generosamente impegnati nella gestione dei beni culturali ecclesiastici nonostante l’accresciuto carico della loro
attività pastorale – rispondere alle richieste sempre più numerose che provengono da turisti, scuole, studenti e studiosi. In particolare, data anche la limitata disponibilità di mezzi, risulta spesso difficile dotare del necessario personale direttivo e scientifico gli archivi, le biblioteche e i musei di pertinenza ecclesiastica.
Per fare fronte ad alcune tra le necessità appena ricordate sembra possibile e opportuno ricorrere all’intervento del volontariato. Il volontariato potrebbe svolgere servizi come la custodia dei monumenti, l’animazione didattica, il lavoro di inventariazione. Al volontariato dovranno essere assicurati una sufficiente formazione, la consulenza di esperti professionalmente qualificati, la possibilità di operare sulla base di una precisa normativa e il sostegno di un’adeguata copertura assicurativa.6
Il ricorso a persone e a istituzioni di provata competenza, oltre che come supporto al volontariato, costituisce una necessità imprescindibile per ogni iniziativa che superi il livello dell’attività ordinaria e come supporto scientifico permanente.

Formazione

14. La gestione dei beni culturali e di quelli religiosi in particolare richiede sempre maggiore competenza. È indispensabile perciò provvedere alla formazione di base e permanente dei responsabili delle comunità (sacerdoti, candidati agli ordini sacri, religiosi, religiose), degli operatori pastorali e degli addetti. Alle diocesi spetta il compito di avviare adeguate iniziative per la formazione dei sacerdoti e degli operatori pastorali. È opportuno che tali iniziative, come quelle per la formazione degli addetti, degli artisti e dei tecnici siano realizzate con la collaborazione di enti pubblici e privati. Conviene, inoltre, che esperti nel campo dei beni culturali ecclesiastici partecipino alle iniziative promosse da enti pubblici e da privati per la formazione degli esperti nel settore dei beni culturali. È essenziale che la formazione degli operatori dei beni culturali ecclesiastici comprenda sufficienti nozioni di cultura biblica, teologica, liturgica, iconografica e abiliti all’animazione pastorale e culturale, oltre a fornire gli opportuni supporti conoscitivi di carattere giuridico e storico-artistico. Per la preparazione del personale responsabile delle istituzioni culturali ecclesiali al
riguardo ci si avvalga delle scuole per la formazione e promozione culturale recentemente istituite e si promuovano opportune iniziative formative ai vari livelli.7

Finanziamenti e agevolazioni

15. Accanto al problema del personale, l’aspetto più grave di cui soffrono i beni culturali nel nostro Paese e i beni culturali ecclesiastici in particolare è quello economico.
Aquesto riguardo è necessario ricordare che la ricerca di fondi per interventi di restauro e per altre iniziative non può essere ridotta a mera operazione finanziaria, ma va considerata come un’occasione opportuna per la formazione sia della comunità cristiana sia della comunità civile. La ricerca di fondi, infatti, consente alla comunità di riscoprire il valore del suo patrimonio culturale. Si rinsalda così concretamente il senso di appartenenza e si evita nel contempo il rischio della mentalità di tipo assistenziale che scarica sugli enti pubblici ogni responsabilità. Perciò, in tale prospettiva, i contributi sono da chiedere innanzitutto alla comunità cristiana locale, dal momento che i beni culturali ecclesiastici sono in primo luogo espressione di
valori specifici della comunità cristiana stessa, sono costati sacrifici ai suoi membri, sono di sua proprietà e sono posti al suo servizio.
In caso di necessità si faccia ricorso alla solidarietà di altre comunità cristiane. Poiché la tutela del patrimonio culturale è tra i compiti principali della Repubblica, richiamato dall’articolo 9 della Carta costituzionale, in attuazione di un servizio al bene comune, le richieste di contributo siano rivolte anche ai comuni, alle regioni, al Ministero per i beni culturali e ambientali, al Ministero per i lavori pubblici, agli altri organismi (CEE, UNESCO…), sempre nel rispetto delle procedure previste dalle norme canoniche e civili. È utile non dimenticare che esistono agevolazioni di vario tipo – fiscale, assicurativo, ecc. – delle quali anche gli enti ecclesiastici possono valersi.8

Informazione e documentazione

16. Anche in materia di beni culturali ecclesiastici l’informazione e la documentazione sono strumenti fondamentali di promozione.
Vi è innanzitutto da informare la comunità cristiana sulle problematiche che riguardano i beni culturali in generale e quelli ecclesiali in particolare. Analogo impegno sia rivolto alla pubblica opinione tramite i mezzi di comunicazione sociale in modo da rendere noto a tutti l’impegno della Chiesa e della società per i beni culturali.
È urgente inoltre avviare scambi di informazione permanenti tra i responsabili degli enti ecclesiastici a livello regionale e nazionale.
Compete in particolare agli organismi diocesani e a quelli nazionali dotarsi di quei mezzi – pubblicazioni, strumenti di lavoro, biblioteca specializzata, centro di documentazione – che consentano la necessaria informazione dei responsabili delle comunità locali e dei loro collaboratori. Ogni diocesi, inoltre, costituisca e conservi un archivio ordinato e consultabile dei progetti e delle schede di catalogo; ciò consentirà di conoscere, valutare e affrontare globalmente i principali problemi che riguardano i beni culturali ecclesiastici esistenti sul territorio della diocesi.

V. BENI E SERVIZI CULTURALI

Servizio ecclesiale

17. Notevole sostegno e impulso alle iniziative culturali delle comunità cristiane e della comunità civile, della scuola, della ricerca può venire dagli archivi, biblioteche, musei e raccolte ecclesiastiche. Tali istituzioni svolgono un servizio ecclesiale primario per la promozione della cultura sul territorio, sia nelle diocesi, che nelle parrocchie, nelle comunità religiose, nelle confraternite e nelle associazioni.
Anche in riferimento a questi servizi si aprono ampie possibilità di collaborazione con le grandi istituzioni culturali cui la Chiesa italiana da vita, come l’Università cattolica del sacro Cuore, le facoltà teologiche, gli istituti di scienze religiose, e con le istituzioni culturali pubbliche e private.9
Le biblioteche, gli archivi e i musei ecclesiastici costituiscono sistemi a base diocesana, coordinati al livello regionale e nazionale, che collaborano con il sistema nazionale delle biblioteche, archivi e musei.

Archivi

18. Gli enti ecclesiastici hanno il dovere di tenere e custodire regolarmente il proprio archivio corrente e storico, favorirne la consultazione, curarne l’incremento mediante opportune acquisizioni nel rispetto della normativa canonica e civile vigente. Nell’ambito di ogni diocesi gli archivi parrocchiali fanno riferimento all’archivio diocesano, al quale sono riservati compiti di coordinamento e di consulenza tecnica e scientifica. Si favorisca inoltre il collegamento tra archivi e archivisti ecclesiastici, valorizzando le associazioni esistenti (AAE).
Ogni intervento, per quanto riguarda l’ordinamento, il restauro dei documenti ed eventuali iniziative di valorizzazione degli archivi parrocchiali e di altri enti ecclesiastici, dovrà essere studiato dalla direzione dell’archivio diocesano e autorizzato dall’ordinario e, per quanto di competenza, dalla soprintendenza archivistica.
Si provveda in sede diocesana alla conservazione degli archivi delle parrocchie e delle diocesi soppresse, sulla base di orientamenti e procedure definiti a livello nazionale, d’intesa con i competenti organi dello Stato.
In ogni diocesi un esperto in materia di archivi farà parte dell’organo preposto alla cura dei beni culturali ecclesiastici.
Orientamenti e procedure relativi alla conservazione degli archivi delle parrocchie che non si dimostrassero in grado di provvedervi direttamente, saranno anch’essi definiti a livello nazionale, d’intesa con i competenti organi dello Stato. «La conservazione e la consultazione degli archivi d’interesse storico» appartenenti a enti e istituzioni ecclesiastiche
«saranno favorite e agevolate sulla base» delle intese previste dall’alt. 12, n. 1, comma 3 dell’Accordo 18 febbraio 1984.10

Biblioteche

19. Le biblioteche e i fondi librari ecclesiastici costituiscono una parte assai importante del patrimonio dei beni culturali ecclesiastici in Italia. Esse, inoltre, hanno un eccezionale valore nell’evangelizzazione, nella catechesi, nella promozione della «cultura della solidarietà» e del dialogo con il mondo contemporaneo. Un’attenta cura deve essere rivolta alla conservazione e all’incremento del patrimonio delle biblioteche, nonché alla qualificazione del servizio che esse possono rendere; si conservino con particolare diligenza i fondi antichi e i libri liturgici non più in uso. Nell’ambito di ogni diocesi le biblioteche ecclesiastiche facciano riferimento alla Biblioteca diocesana o a una istituzione simile. Si favorisca, inoltre, il collegamento tra biblioteche e bibliotecari ecclesiastici valorizzando le forme associative esistenti (ABEI). In ogni diocesi un esperto particolarmente competente in materia faccia parte di norma dell’organo preposto alla cura dei beni culturali ecclesiastici.
Anche la conservazione e la consultazione delle biblioteche appartenenti a enti e istituzioni ecclesiastiche «saranno favorite e agevolate sulla base di intese» con lo Stato.11

Musei

20. «Le opere d’arte devono restare, possibilmente, nei luoghi di culto per conservare alle chiese, agli oratori, ai monasteri e conventi l’aspetto della fisionomia originaria di luoghi destinati agli esercizi di pietà.
Se la conservazione nei luoghi originari non sia possibile, perché le opere e la suppellettile non hanno più funzione di culto, o sia gravemente rischiosa, si istituiscano musei diocesani o interdiocesani» o almeno raccolte ordinate e sale di esposizione.12
L’incremento e la costituzione di musei diocesani contribuiscono notevolmente a far conoscere il patrimonio artistico diocesano, a stimolare e
sostenere l’impegno degli enti ecclesiastici in ordine alla tutela e alla valorizzazione del patrimonio culturale di loro pertinenza.
Nell’ambito di ogni diocesi, il museo diocesano costituisce il naturale punto di riferimento per le analoghe istituzioni ecclesiastiche sotto il profilo organizzativo, tecnicoscientifico e per le iniziative culturali e pastorali.
Le raccolte di beni culturali ecclesiastici e i musei ecclesiastici esistenti siano conservati e valorizzati con la necessaria cura, in stretto collegamento con l’organo diocesano competente in materia di beni culturali ecclesiastici e con il museo diocesano. Si raccomanda la reciproca collaborazione dei musei ecclesiastici nell’ambito di una stessa regione.13

Complessi integrati archivio-biblioteca-museo

21. Nelle diocesi, nelle quali non sia possibile istituire in sedi distinte l’archivio, la biblioteca e il museo diocesano, si istituisca in un’unica sede un complesso integrato comprendente archivio, biblioteca e museo distinti e funzionalmente collaboranti.

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