FARE PENSARE

Hans Christian Andersen


«Non importa che sia nato in un recinto d’anatre: l’importante
è essere uscito da un uovo di cigno»
(Il brutto anatroccolo)

Hans Christian Andersen (Odense, 2 aprile 1805 – Copenaghen, 4 agosto 1875) è stato un noto scrittore e poeta danese, celebre soprattutto per le sue fiabe.
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Hans Christian Andersen nacque nel 1805 nei bassifondi della città di Odense, figlio di un calzolaio e di una lavandaia alcolizzata.
Era una famiglia povera che viveva in una singola stanza. La sorella era prostituta e il padre, che aveva 22 anni quando Hans Christian nacque, aveva problemi di salute. L’infanzia di Hans Christian fu ricca di letture e fantasia. Passava gran parte del tempo a mettere in scena spettacoli in un suo teatrino delle marionette; spesso si trattava di opere teatrali di Ludvig Holberg, William Shakespeare e altri, imparate a memoria.

A 11 anni Andersen rimase orfano, e si recò a Copenaghen per guadagnarsi da vivere facendo il garzone di bottega e l’operaio in una fabbrica di sigarette. Fin da allora dovette subire le angherie dei compagni di lavoro, che lo perseguitavano per il suo aspetto fisico, il suo carattere introverso e i suoi modi effeminati. A 14 anni iniziò a cercare di entrare in teatro come cantante, ballerino o attore; riuscì infine a entrare nel Teatro Reale Danese (Kongelige Teater) come soprano ma fu costretto a lasciarlo quando la sua voce cambiò di timbro. Un suo collega a teatro aveva parlato di lui come di un "poeta"; Andersen prese la cosa molto sul serio e iniziò a indirizzare le proprie energie artistiche verso la scrittura.
Andersen fu ospitato a casa di Jonas Collin, direttore del Teatro Reale. Qui conobbe fortuitamente il re Federico VI, che prese in simpatia quel ragazzo un po’ bizzarro e lo iscrisse a proprie spese alla scuola di grammatica e latino
di Slagelse.
Tutti lo presero per svogliato e introverso, ma pare che i suoi problemi scolastici fossero dovuti a dislessia.
Andersen, comunque, frequentò le scuole di Slagelse prima ed Elsinore poi fino al 1827, non a caso descrisse quegli
anni come gli anni più bui e amari della sua esistenza. Dovette subire le angherie dei compagni e il disprezzo del preside (che soleva ripetergli a titolo di incoraggiamento: "sei un ragazzo stupido, non combinerai mai niente di buono"). È piuttosto evidente che a queste esperienze sia correlabile il tema del "diverso" che lotta per essere accettato, uno dei motivi dominanti dell’opera di Andersen (si pensi per esempio a Il brutto anatroccolo). Molte delle fiabe di Andersen hanno messo profonde radici nella nostra cultura. L’opera di Andersen ha influenzato molti autori suoi contemporaeni e successivi; si possono citare certamente Charles Dickens, William Thackeray e Oscar Wilde.

A proposito di felicità

Invitiamo i nostri lettori a mandare via mail i loro pensieri o le loro immagini a proposito di felicità; saranno pubblicate sul prossimo numero di Casa felice.
Lettere al direttore: inviare le vostre mail a: gjllag@dibaio.com

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