ARCHITETTURA

Un incontro tra due culture

L’ANTICO GRANAIO È STATO TRASFORMATO IN UNA VILLA
Da un’antica struttura rurale l’architetto Isotta Cortesi ha creato uno spazio dove si fondono due linguaggi architettonici.

Se nella ristrutturazione di spazi rustici si decide la strada dell’eclettismo, si può scegliere tra l’unificante omogeneità stilistica, l’incontro armonico tra stilemi diversi e lo scontro tra realtà antitetiche.
Qui siamo nella situazione intermedia: un vecchio granaio è stato parzialmente trasformato per accogliere con affinità di spirito la stessa progettista della ristrutturazione, l’architetto Isotta Cortesi.
Per agevolare questo matrimonio tra due culture molto lontane tra loro (quella contadina dei secoli passati e quella del Movimento Moderno che ha rivoluzionato l’architettura), si sono applicati alcuni accorgimenti.
L’edificio rurale è stato restaurato con criteri conservativi ma con una peculiarità: si sono grattati e ripuliti i materiali originari per farli tornare vivi, e si sono isolati all’interno dei nuovi apporti come fossero quadri astratti o pezzi di scultura da godere in se stessi.Pavimento in coccio pesto con mosca bianca, realizzato dai Maestri Morseletto di Vicenza.
Tavolo antico, sedie “Catilina” di Caccia Dominioni (pezzi originali di Poggi di Pavia).
Quelli che una volta erano campi coltivati sono stati trasformati dall’architetto in un progetto di paesaggio.ISOTTA CORTESI, architetto
Si laurea nel ‘93 in Progettazione Architettonica presso la Facoltà di Architettura di Firenze, prosegue gli studi negli Stati Uniti all’University of Virginia di Charlottesville, dove, nel ‘95, consegue il Master in Progettazione Architettonica. Dal 1998 è fellow dell’American Academy in Rome. Esercita l’attività professionale sin dal 1997, svolgendo incarichi in ambiti residenziali e paesaggistici, che l’hanno portata ad approfondire ragioni progettuali legate alla definizione della qualità dello spazio aperto.Centralità del progetto: rispettando la struttura e i materiali del vecchio rustico, l’architetto vi ha inserito blocchi di elementi moderni ripresi dalla tradizione razionalista,
accostandoli in modo “secco” come se la loro convivenza fosse la cosa più naturale del mondo. Amandoli in egual misura, questi due mondi culturali finiscono col compenetrarsi in modo piacevole, nuovo e stimolante.
Innovazione: l’architetto ha sfruttato la ventilazione tradizionale del fienile per mantenere gli interni freschi e areati senza far ricorso all’aria condizionata.
Uso dei materiali: sono rigorosamente gli originari, restaurati e presentati in blocchi per meglio accostarli alle finiture delle parti moderne.Tutto è stato rispettato e nello stesso tempo stravolto.
Delicatamente e con l’aria di valorizzarli, gli elementi originari (i legni, le pietre, i mattoni, i setti murari) sono stati messi tra una finestra a nastro e una poltrona tubolare, in modo da toglierli da un contesto contadino e trasformarli in materiali sperimentali all’interno di un design neorazionalista. Il risultato è un ambiente eclettico dove permane la testimonianza della tradizione contadina, ma l’atmosfera è francamente contemporanea, densa di citazioni moderniste.

Tra i motivi moderni che sorpendono per il loro perfetto inserimento in questa architettura rustica, ci sono le finestre a nastro razionaliste che si adattano molto bene alla struttura del fienile. Le poltrone sono due “Fiorenza” originali, firmate da Franco Albini.Molto riuscito è il modo disinvolto con cui sono stati risolti i punti di raccordo tra le strutture originarie (soffitti e pareti) e le parti di gusto contemporaneo, come le finestre a nastro di Le Corbusier o quelle ad arco di Gio Ponti.
L’accostamento è diretto e brutale senza l’interposizione di elementi intermedi, e il risultato è molto godibile, perché i due mondi che qui vengono a contatto alla fine si fondono in un unico linguaggio personale e originale.
Si potrebbe concludere che il risultato di questo intervento progettuale è paragonabile al matrimonio felice di un rude contadino con una giovane laureata di città: un’unione riuscita anche se tra opposti, dove la moglie ha preso fatalmente il sopravvento.“IL RUSTICO SI TROVA ALL’INTERNO DI UNA TENUTA NATA COME PROPRIETÀ ECCLESIASTICA, DOVE NEL ‘600 I RELIGIOSI COSTRUIRONO, OLTRE AGLI ANNESSI AGRICOLI, UNA GRANDE CASA E UNA PICCOLA CHIESA. QUI DA BAMBINA PASSAVO L’ESTATE CON LA FAMIGLIA IN QUELLA CHE CHIAMAVANO LA CASA DEL PREVOSTO: UN LUOGO MAGICO IN MEZZO A GRANDI BOSCHI E CESPUGLI. IL GRANAIO ERA IL MIO POSTO PREFERITO PER GIOCARE E SOGNAVO DI TRASFORMARLO DA GRANDE IN UNA BELLA CASA. COSÌ È STATO, E QUELLI CHE ALL’INTORNO ERANO CAMPI COLTIVATI LI HO TRASFORMATI IN UN PROGETTO DI PAESAGGIO, DOVE SONO STATE RIPRISTINATE LE PARTIZIONI ORIGINARIE E IL BOSCO SI ALTERNA CON NATURALEZZA ALLA RADURA, AL FRUTTETO E AL GIARDINO FORMALE.” ISOTTA CORTESI

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