FARE

Un granaio con grandi finestre per osservare la natura

L’architetto Isotta Cortesi, artefice di questa ristrutturazione e del suo arredo, parla così di questa casetta nel bosco: “Il rustico si trova all’interno di una tenuta nata come proprietà ecclesiastica, dove nel ‘600 i religiosi costruirono, oltre agli annessi agricoli, una piccola chiesa e una grande casa. Lì da bambina passavo l’estate con la famiglia, in quella che chiamavamo la casa del prevosto: un luogo magico in mezzo a grandi boschi e immensi cespugli. L’annesso granaio era il mio posto preferito per giocare, sognavo di trasformarlo da grande in una bella casa per me e per i miei amici. Così è stato, e quelli che all’intorno erano campi coltivati li ho trasformati in un progetto di paesaggio dove rivivono le partizioni originarie e il bosco si alterna con naturalezza alla radura, al frutteto e al giardino formale.” E’ sempre bello realizzare da grandi i propri sogni infantili, specialmente se nel frattempo ci si è specializzati professionalmente in quel campo, l’architettura d’interni. Ma i bambini sono esigenti nei loro sogni perché li vogliono diversi da quelli degli altri, e l’adulto non può non non tener conto dei propri ricordi infantili. A questo punto però si erano stratificate due culture, quella del mondo rustico vissuto con fantasia fanciullesca e quella del rigore razionalista appreso in università.Quel che risulta da questa fusione tra tradizione e attualità è molto godibile, perché i due mondi che vengono a contatto, provenendo entrambi da motivazioni funzionali, non sono poi così estranei e, se messi insieme in modo accorto, possono perfino fondersi in un unico linguaggio.
Si potrebbe concludere con una similitudine: il risultato di questo intervento progettuale è paragonabile al matrimonio felice tra un rude contadino e una giovane laureata di città, dove la moglie, essendo più moderna, ha preso fatalmente il sopravvento. Ed ora facciamo la conoscenza con le singole personalità qui messe in gioco. Iniziamo dalla cucina L’ambiente è dominato dalla scala, che è una semplice scala a pioli senza poggiamano, tipica dei contadini che prima della meccanizzazione erano abili ad arrampicarsi sugli alberi senza soffrire di vertigini. Sull’altro lato vi è un mobile da cucina moderno, geometrico, minimal (ma anche la scala in fondo era minimalista) con incassati tutti gli strumenti del cucinare.
Rispetto alla casa contadina c’è più ordine e si conservano meglio i cibi. La tecnologia ha dato dei vantaggi, ma lo spirito è sempre lo stesso: è sempre la donna che sta ai fornelli.Sulla possibilità di convivenza di queste due culture si possono trovare soluzioni diverse che vanno dall’unificante omogeneità stilistica allo scontro senza ammortizzatori di realtà culturali antitetiche. Qui si è tentata una terza via, più difficile ma premiante: armonizzare tra loro le due culture attraverso la valorizzazione dei materiali. L’edificio rurale è stato restaurato con criteri conservativi ma con una peculiarità: si sono grattati e ripuliti i materiali originari per farli tornare vivi, e si sono isolati come fossero quadri astratti o pezzi di scultura da godere in se stessi. Tutta la parte antica è stata rispettata e nello stesso tempo la si è collocata all’interno di una sintassi moderna per parlare insieme una nuova lingua. Gli elementi originari (i legni, le pietre, i mattoni) ora si trovano tra una finestra a nastro e una poltrona tubolare, tolti da un contesto contadino e trasformati in materiali di cui è facile riscoprire la intrinseca modernità (in quanto le cose autentiche e utili sono belle anche in un’estetica razionalista).In cucina, il contenitore parallelepipedo perfettamente geometrico disegnato dall’architetto ha il piano di lavoro color legno per legare meglio con il soffitto, E’ violentemente contraddetto da un tavolino a tre gambe dell’800, tutto curve barocche e con un piano intarsiato.
Il pavimento segue una tradizione antica, il cocciopesto, eseguito dalla ditta artigiana Morseletto di Vicenza.Questa è la stanza più amata dalla proprietaria, dove stando sotto le antiche capriate del tetto si vede il parco e sembra di vivere sulla sommità degli alberi come gli uccelli.

Usa il link per avere approfondimenti tecnici Punta il tuo smartphone oppure digita il linkpro seguito dalla stringa chiave Es: http://pro.dibaio.com/scale-soppalcoE’ la realizzazione di un sogno infantile fatto dalla proprietaria quando era ancora un granaio e lei ci veniva solo per giocare. Un sogno pieno di contraddizioni.

Usa il link per avere approfondimenti tematici Punta il tuo smartphone oppure digita il linkpro seguito dalla stringa chiave
Es:http://pro.dibaio.com/capriate-legno
<Video, schede web, approfondimenti, dettagli prodotto e altro ancora >Laureata nel ‘93 in progettazione architettonica presso la facoltà di architettura di Firenze, prosegue gli studi negli Stati Uniti in Virginia alla Università di Charlottesville fondata da Thomas Jefferson. Dal 1998 è fellow dell’American Academy di Roma. Esercita la professione di architetto dal 1997 svolgendo incarichi in ambiti residenziali e paesaggistici che l’hanno portata ad approfondire le ragioni progettuali più legate alla definizione della qualità dello spazio aperto.

L’ambiente del soggiorno è un ibrido accattivante. Chi l’avrebbe detto che una finestra a nastro alla Le Corbusier armonizzasse con un soffitto a capriate di fattura contadina?
Ebbene sì, e le ragioni del successo secondo me vanno poste nel fatto che tutti e due i manufatti sono autentici ed egualmente amati dalla proprietaria. Anche se un sottile brivido di irrealtà percorre queste forti copresenze al limite della rottura, questo fa parte del sogno infantile che è nascosto dietro il progetto. Chi ha detto che l’immaginario di una bambina è tutto razionale e rigorosamente realistico?
Avete letto “Alice nel paese delle meraviglie”? Anche il suo autore Lewis Carroll era una mente scientifica che coltivava le discipline matematiche, come l’architetto Isotta Cortesi coltiva quelle architettoniche. Ma poi a entrambi è piaciuto perdersi nel giardino.- Di sapore barocco ma nello stesso tempo francescano, la camera da letto è resa armonica dagli eleganti rapporti volumetrici e dalla luce diffusa dall’alto come in una cattedrale.
Le pareti in pietra e l’intonaco graffiato sono materiali decisamente raffinati. Questa camera può essere considerata un emblema di tutta la casa, il punto dove la maestria professionale, unita a un notevole senso della misura e a un desiderio di naturalezza, riesce a dare il meglio delle sue potenzialità. 

– Grazie al soffitto con travi rustiche questo bagno ha un sapore pulito e semplice, ma nello stesso tempo molto elegante. Il risultato è un ambiente eclettico dove permane la testimonianza del passato contadino ma in un’atmosfera attuale, francamente contemporanea, sostanziata da un’altra storia e un’altra memoria densa di citazioni moderniste. Molto riuscito è il modo disinvolto con cui sono stati risolti i punti di raccordo tra le parti di gusto contemporaneo e le strutture originarie.

– Una leggerissima e trasparente scala in tondino di ferro alla marinara porta a un soppalco che è il classico “pensatoio in soffitta” da cui pare si possa trarre grandi benefici in fatto di concentrazione. Una parete curva modernista separa il bagno dallo spogliatoio e dalla cabina armadio.
I sanitari sono della ditta Flaminia. Il piano doccia e quello dei lavabo utilizzano la pietra gialla di Vicenza.

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