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Giubileo degli Artisti

Tratto da:
Chiesa Oggi 41
Architettura e Comunicazione

Giubileo degli artisti

 

Prof. Don Carlo Chenis Segretario della Pontificia Commissione per i Beni Culturali della Chiesa. Coordinatore della Commissione Artistico – Culturale del Grande Giubileo dell’Anno 2000. Professore di Filosofia Teoretica nell’Università Pontificia Salesiana.


Rev.Prof. Carlo Chenis, SDB

Il 18 febbraio 2000 si è celebrato in Roma il Giubileo degli Artisti. Come il Concilio Ecumenico Vaticano II volle concludersi lasciando un messaggio per ciascuna delle principali categorie in cui si diversifica l’umanità, così l’attuale Giubileo vuole indirizzarsi a tutti i ceti di persone proponendo un itinerario di preghiera e di conversione. In questo contesto anche il mondo degli Artisti – nelle sue molteplici e suggestive sfaccettature – è stato invitato ad un percorso giubilare per ritemprare le motivazioni spirituali che hanno fatto grande l’arte di ispirazione cristiana. Non si voleva una “kermesse”, bensì un “offertorio” dove ognuno poteva donare al Signore il proprio impegno per meglio esprimere nell’oggi della Chiesa la religione dell’incarnazione.
Lontano dai fasti esteriori, gli artisti sono stati invitati nella “casa di Dio” per confermare la loro vocazione di umili e grandi pellegrini dell’Assoluto capaci di raccontare quanto Dio ha rivelato all’umanità nello splendore della creazione e delle redenzione. Essi sono infatti chiamati ad elevare i sentimenti dal momento che “questo mondo nel quale noi viviamo ha bisogno di bellezza per non cadere nella disperazione. La bellezza come la verità, mette la gioia nel cuore degli uomini (Messaggio agli Artisti del Concilio Ecumenico Vaticano II, 8 dicembre 1965). Il Giubileo degli Artisti è stato un evento di grazia per mettersi in discussione e per aprirsi a Dio.
Anche se in un recente passato la Chiesa ha trovato difficoltà nel confrontarsi con l’arte contemporanea, oggi essa desidera invitare gli artisti al riavvicinamento, affinché riprendano il connaturale ministero di portavoce del divino, come ha sottolineato, durante il suo intervento in San Pietro, Giovanni Paolo II. Già Paolo VI si rivolse agli artisti ammettendo talune incomprensioni: “Vi abbiamo talvolta messo una cappa di piombo addosso, possiamo dirlo; perdonateci! E poi vi abbiamo abbandonato anche noi. (…) Non vi abbiamo avuti allievi, amici, conversatori; perciò voi non ci avete conosciuto.
E allora il linguaggio vostro per il mondo è stato docile, sì, ma quasi legato, stentato, incapace di trovare la sua libera voce. E noi abbiamo allora sentito l’insoddisfazione di tale espressione artistica” (Paolo VI, Allocuzione Incontro con gli artisti nella Cappella Sistina, 7 maggio 1964). Il Giubileo degli Artisti vuole essere uno squillo di tromba per far uscire i campioni delle arti dal soggettivismo e i committenti ecclesiastici dal qualunquismo. È stato un invito a riprendere a camminare insieme per mettere il genio degli artisti a disposizione della comunità dei fedeli, così che le singole opere possano incastonarsi come pietre prezione nell’edificio della Chiesa. Quanto si è celebrato a Roma il 18 febbraio del 2000, memoria del mistico pittore Beato Angelico, e quanto si va celebrando in molte Diocesi del mondo, è un momento di affrancamento spirituale e di impegno ecclesiale per procedere alla “renovatio Urbis et Orbis”. Il Giubileo degli artisti vissuto in Roma ha associato al momento orante, la riflessione sull’arte e la fruizione estetica di tanti eventi organizzati all’uopo nella capitale. In particolare il Simposio internazionale “Chiesa e arte nel pellegrinaggio verso Dio” si è preoccupato, sull’onda della Lettera del Papa Giovanni Paolo II agli Artisti (4 aprile 1999), di illustrare la natura e l’itinerario dell’arte di ispirazione cristiana. La riflessione introdotta da Mons.
Francesco Marchisano, Presidente della Pontificia Commissione per i Beni Culturali della Chiesa, ha condotto lo scultore spagnolo Venancio Blanco a definire l’artista “immagine di Dio creatore” capace di ritessere la natura, in analogia alla forza del creare divino. Nel difficile dialogo delle correnti contemporanee, la pittrice portoghese Emília Nadal ha riflettuto sul tema “L’artista e il bello”, onde sottolineare l’urgenza di ritrovare l’identità della bellezza sensibile, pur nella diversità delle concezioni, al fine di esprimere ancora la bellezza spirituale. Detta bellezza si colma di eticità ridonando all’arte la sua liberalità e il suo ruolo umanizzante, come ha sottolineato il regista polacco Krzysztof Zanussi.
L’arte si fa allora canto del creato, così che occorre riprendere il tema “L’artista e la musica per aprire al divino” come ha proposto il compositore italiano Ennio Morricone. Da qui non si può non riflettere su “L’artista e la preghiera” dal momento che l’arte è stata adottata, come ha detto il pittore francese P. André Gence, per dirigere gli animi a Dio. Il vertice dell’arte di ispirazione cristiana è perciò la liturgia, così che la Chiesa, in tutti i tempi, ha innalzato stupendi santuari della bellezza, della spiritualità e della carità per farli segno della presenza di Dio e “casadel Popolo di Dio”. Considerazioni che ritroviamo nell’intervento del mosaicista sloveno P. Marko Ivan Rupnik S.I. Anche nel nostro tempo i segni della memoria e i nuovi segni del presente devono diventare strumento di annuncio evangelico. In particolare nel contesto occidentale si deve volgere l’attenzione su L’artista e la “nuova evangelizzazione” come ha suggerito il pittore e vescovo tedesco Friedhelm Hofmann.
L’ultimo intervento dell’architetto inglese Austin Winkley è stato sul tema “L’artista e i lontani”: La Chiesa deve aprirsi alle “genti” e può trovare nell’arte egregio strumento di incontro. Le conclusioni sono state tratte da Mons. Ennio Antonelli, Segretario Generale della Conferenza Episcopale Italiana ed esperto di arte cristiana. In esse si è ribadita l’urgenza del confronto tra Chiesa e arte per una reciproca riabilitazione. Dal Giubileo degli Artisti si deve partire per fare del luogo di culto uno spazio organico in cui trovarsi a proprio agio per pregare Dio. Gli artisti devono dunque sentirsi non umili e grandi teatranti e tuttologi dell’effimero, ma appassionati ricercatori delle forme e dei fini in grado di introdursi nel luogo di culto senza esibizioni, nell’animo dei fedeli senza turbarli, in Dio senza reticenze.

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