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Gioia e amicizia

S. Em. Card.Tarcisio Bertone, Arcivescovo di Genova, risponde alle nostre domande sull’oratorio e lo sport.
La città contemporanea è un crogiuolo di culture differenti, la presenza degli immigrati si fa sentire, con le loro tradizioni, anche religiose. Gli oratori, e in particolare gli spazi e le attività culturali e sportive, diventano
quindi luoghi di incontro tra le diversità?
Senza dubbio nei nostri oratori, penso in particolare a quelli Salesiani di cui ho esperienza diretta, ma anche a quelli dei centri di altre Congregazioni, l’accoglienza è una delle finalità precipue: a questa si unisce la finalità educativa. Gli ambienti degli oratori hanno una tradizione e uno stile improntato alla proposta della promozione educativa di tutti giovani: e sottolineo tutti.Tra le caratteristiche principali dell’oratorio salesiano c’è proprio questa: di non rivolgersi a una élite, ma di accogliere la massa dei giovani, provenienti da ogni strato sociale, allo stesso tempo dando ospitalità
anche ai gruppi organizzati, come l’Azione Cattolica o gli Scout. Gli oratori sono un microcosmo in cui si sperimenta la convivenza autentica di tutti i componenti di quella che oggi si chiama società multietnica. Un esempio: nel quartiere genovese di Sampierdarena c’è un oratorio salesiano frequentato anche da molti giovani islamici.

Città del Vaticano

S. Em. il Cardinale Tarcisio Bertone, Arcivescovo di Genova, è il nuovo Segretario di Stato. La decisione di Benedetto XVI era nell’aria da qualche tempo. Il Card.Tarcisio Bertone prenderà possesso del nuovo incarico il prossimo 15 Settembre, sostituendo S. Em.
il Cardinale Angelo Sodano.

L’oratorio è lo spazio dell’amicizia, offre un ambiente che facilita l’incontro. Le attività di gioco, sport, musica, teatro, ecc., si svolgono in ambienti idonei e le porte sono aperte a tutti. E non manca il controllo, inteso come guida paterna per garantire la sicurezza, per affrontare qualsiasi problema che possa sorgere, per educare alla convivenza civile e al mutuo rispetto di tutti.
Penso l’oratorio come lo spazio per far festa assieme, nella condivisione e nella solidarietà. Penso che le sue caratteristiche fondamentali si riassumano in due parole che Sua Santità Benedetto XVI ha più volte pronunciato dopo l’elezione al soglio pontificio: “gioia” e “amicizia”.
L’esperienza di Sampierdarena è qualcosa di particolare?
Quello di Sampierdarena è un grande oratorio, in un grande quartiere popolare che ha una grande tradizione; basti pensare che qui nacque una importante squadra di calcio, la Sampdoria. Una storia simile, passata e attuale, ha anche l’oratorio del Testaccio a Roma, dove i Salesiani si insediarono tra mille difficoltà ai primi del ‘900 e che oggi frequentano molti figli di immigrati. In questo oratorio, con curioso parallelismo con quello genovese, si tenne a battesimo la squadra di calcio della Roma. In queste, ma in tutte le realtà oratoriali, l’accoglienza e l’amicizia verso chiunque viene mediata anche attraverso lo sport. La Polisportiva salesiana annovera decine di squadre di calcio, pallavolo, pallacanestro e di altri sport. Ora, quando si pensa allo sport, spesso lo si guarda solo come competizione. Nell’oratorio lo sport è inteso anzitutto come formazione della persona, e i nostri allenatori sono formatori, prima che tecnici. Ogni oratorio ha la sua figura centrale nel Direttore, e questi è colui che si occupa di formare i formatori, e che ha la responsabilità della gestione giorno per giorno delle attività (non a caso è scherzosamente è definito “uomo da cortile”). È consuetudine radicata che abbia il suo studio affacciato proprio sul cortile dell’oratorio: che possa sentire quel che accade ed essere
pronto a intervenire.
Questo implica un preciso concetto di distribuzione spaziale: il cortile attorniato dagli edifici della chiesa e
delle sue pertinenze…. E’ sempre stato così?
Il campo dove don Bosco aprì il suo primo oratorio era aperto, ma ben presto cambiò. Nel periodo 1842 – 46 accanto alla Cappella Pinardi egli ha cercato subito di circoscrivere lo spazio per definire un ambiente protetto. L’obiettivo era –
e rimane – quello di far sì che i giovani si sentano come a casa propria, in un ambiente sicuro.
Quali i problemi da affrontare negli oratori oggi?
Il primo problema rimane sempre quello di formare gli educatori. Poi occorre pensare al risanamento e al miglioramento di quegli oratori i cui spazi siano troppo limitati. Speriamo che con le recenti leggi nazionali e quelle regionali sugli oratori, alcuni di queste limitazioni di spazio e di installazioni possano essere risolte.

(Intervista realizzata da Leonardo Servadio)
(Foto servizio tratta dal sito <www.diocesi.genova.it>)

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