ARCHITETTURA PENSARE

Gillo Dorfles

E’ una di quelle figure d’intellettuali-artisti che, essendo naturalmente dotati, riescono a esprimere il loro personalissimo modo di sentire in più maniere. Pittore e critico, ogni volta che opera si comporta con lo stesso stile e gli stessi contenuti profondi: un po’ dandy e un po’ investigatore del pensiero collettivo. In ciò è simile ad altre personalità del ‘900, come Kandinsky e Klee, i suoi veri maestri.
He is one of those intellectual-artists who, having a natural gift, can express their very personal way of feeling in different ways. A painter and a critic, each time he works, he adopts the same style and deep meanings: a bit dandy and a bit investigator of collective attitudes. In this respect, he is similar to other figures from the 20th century, namely Kandinski and Klee, his real masters.

In quale ruolo si riconosce di più? Quando a diciotto anni sono sbarcato a Milano, non sapevo a quale facoltà iscrivermi. Mi sono iscritto a medicina perché mi sembrava una cosa seria e poi potevo specializzarmi in psichiatria Non mi considero uno storico e nemmeno un estetologo. Critico del gusto è la definizione che mi sta più a cuore. Da ragazzino mi chiedevo: “perché non esiste una professione dove, dando dei consigli di gusto, si possa guadagnare dei soldi?”. Non si sente un pittore? Sì e in verità avrei preferito fare la vita del pittore a tempo pieno. Però mi spaventava l’idea di andare in giro a chiedere per fare le mostre, di dovermi raccomandare ai critici, di ricorrere a quella bassa cucina tanto necessaria per affermarsi.
Come critico del gusto qual è lo stilista italiano che preferisce? Senza dubbio Armani, perché è molti chilometri più avanti degli altri. Ha avuto sempre interesse per la moda? Sì, certo. Per cominciare mi piace vestirmi e quindi ho avuto rapporti come cliente con sarti grandi e meno grandi. Ho anche appreso molti trucchi del mestiere, per esempio come usare il crine all’interno di una giacca o come si possono rifinire le spalle. E ho sempre assistito alle sfilate di moda più significative, da quelle di Germana Marucelli nell’immediato dopoguerra alle migliori di oggi. Cosa legge per svagarsi?
La fantascienza, che per me è l’unica vera evasione dall’appiattimento della vita di tutti i giorni.

Which role suits you best? When I came to Milan as an 18-year-old boy, I did not know which university department to choose. I chose medicine because it sounded serious and I could specialize in psychiatrics. I do not consider myself as a historian, nor an esthetician. Taste critic is the definition I love most. When I was a boy, I wondered: “Why isn’t there a profession where you can make money by giving taste and style advice?”. Don’t you feel like a painter? Yes, and to tell the truth, I would like to work as a full-time painter. However, I was afraid at the idea of going around to ask to make exhibitions, to seek recommendations by critics, to make the ‘dirty work’ required to achieve success. As a taste critic, who is your favorite Italian stylist? Definitely Armani, he is miles ahead of the others. Have you always been interested in fashion? Yes, sure. To begin with, I like to dress and I have been the customer of more or less famous tailors. I have also learned many tricks, such as using haircloth inside a jacket or finishing the shoulders. I have always attended the most important fashion shows, from Germana Marucelli’s just after the War to the leading shows of today. What do you read for leisure? Science fiction, for me, it’s the only evasion from the flatness of everyday life.

Il pittore clandestino
The clandestine painter

Come omaggio di Milano a uno dei suoi figli di adozione che l’hanno resa intellettualmente protagonista, il Comune di questa città e il Padiglione d’Arte Contemporanea hanno organizzato una mostra antologica delle opere pittoriche di Gillo Dorfles, un’attività che fin dagli anni ‘30 ha convissuto con quella accademica di docente di estetica e e quella di saggista sui temi dell’attualità artistica e del comportamento sociale. La sua pittura, sempre coerente e personale, vede luce negli anni dove forte è l’influenza nel mondo culturale di pittori come Paul Klee e Joan Mirò, che utilizzano la linea quale percorso immaginativo del divenire.
As a tribute to one of its adopted children who have made the town a protagonist of the intellectual world, the Milan Municipality and the Modern Art Pavilion (PAC) have organized an exhibition of the paintings by Gillo Dorfles. Ever since the 1930es, Dorfles has combined this activity with his profession as a university teacher of esthetics and a writer of essays on modern art topics and social behavior. His painting, always consistent and personal, developed in the years when the cultural and artistic world were strongly influenced by painters like Paul Klee and Joan Mirò, who used the line as the imaginative path of becoming.
Servizio/Report: Walter Pagliero
Foto/Ph: Roberto Martelli

"Composizione" del 1949
"Composizione" from 1949
"I visceri dell’uomo luna" del 1992
"The bowels of the moon man" from 1992
"RobotII" del 1987
"Robot II" from 1987

Un intellettuale mitteleuropeo
A Central European intellectual

Nato a Trieste nel 1910 da padre goriziano e madre genovese, Gillo Dorfles studia prima a Genova, poi a Trieste, quindi a Roma e a Milano, ma si laurea a Pavia in medicina con specializzazione in psichiatria. L’occhio inquisitore dello psichiatra compare nei suoi primi dipinti come anche nelle sue critiche letterarie e d’arte, e poi continua, sempre parallelamente, nel suo sguardo verso l’inconscio che riempie il foglio di ghirigori, e nella sua analisi dei comportamenti collettivi che lo porta a scrivere libri sempre puntuali e spesso imprevedibili. Libero docente e poi ordinario di estetica presso le Università di Milano, Trieste e Cagliari, nel primo dopoguerra riprende a dipingere e fonda con Munari, Soldati e Monnet il Movimento Arte Concreta (“MAC”), un modo di dipingere non figurativo che non vuole “astrarre” da nulla ma essere concreto attraverso forme che s’impongono da sole. Alla presentazione della sua mostra Gillo Dorfles ha dichiarato: ”Della mia pittura ho sempre difeso l’origine irrazionale e anche quando partecipavo e propagandavo con i miei amici l’arte concreta, io lo facevo di malavoglia, perché in realtà la mia pittura era del tutto in contrasto con la concrete kunst che aveva una profonda origine razionalista.”
Born in Trieste in 1910 from a Gorizia-born father and a Genoa-born mother, Gillo Dorfles studied in Genoa, then in Trieste, Rome and Milan, but took his medicine degree in Pavia with a specialization in psychiatrics. The inquiring eye of the psychiatrists is evident in his early paintings, as well as in his literary and artistic critical works, and then it is projected into his look towards the unconscious which fills up the sheet with doodles, and his analysis of collective behavior which leads him to write accurate, often unexpected books. Freelance teacher and then ordinary university professor of esthetics at the Universities of Milan, Trieste and Cagliari, soon after the War he took up painting again and founded the Concrete Art Movement (“MAC”), together with Munari, Soldati and Monnet, a non-figurative way of painting which avoids “abstractions” to be concrete through shapes that stand out by themselves. Introducing his exhibition, Gillo Dorfles said: “I have always defended the irrational origins of my painting and, even when I was involved in and promoted concrete art with my friends, I did it unwillingly, because my painting has always been the opposite of ‘concrete kunst’ which had a deeply rational origin.”

L’abitazione di Gillo Dorfles testimonia il suo attaccamento per le cose che ama: i mobili antichi di famiglia e i dipinti di pittori amici.
Gillo Dorfles’ house witnesses his affection for the things he loves: ancient family furniture and paintings from fellow artists.

L’abitazione di un intellettuale
The house of an intellectual

Il tema della casa e dello stile degli interni fa parte dei suoi interessi di critico?
Mi ha interessato da sempre, non solo perché mi sono occupato, credo tra i primi, di disegno industriale, ma anche perché tra gli oggetti creati dagli artisti e l’abitazione c’è un legame molto stretto, molto intimo. Il quadro, come la statua, a mio parere trova la sua migliore ubicazione proprio nella casa dell’uomo, più che nei musei.
Quando ha arredato la sua casa si è posto un problema di stile?
Non siamo in un’epoca dove tutto lo stile è omogeneo, come succedeva nel Barocco o nel Rococò; parlare di uno stile della nostra epoca penso sia quasi impossibile. Invece possiamo parlare dello stile di un singolo individuo, perché ogni uomo oggi è in grado di avere un suo stile. Nella sua casa c’è chi privilegia i mobili e gli oggetti contemporanei e chi sceglie invece mobili e oggetti antichi: questo dipende dal gusto personale. C’è anche la scelta del modernariato, che porta a preferire i manufatti di pochi decenni fa. Erano caduti in disuso, ma adesso c’è il gusto di riabilitarli.
A lei personalmente piace il modernariato?
Indubbiamente ci sono molti oggetti di quaranta o cinquant’anni fa, come un tavolo di Mollino, che trovo interessanti. Quel che non apprezzo è la riedizione in serie fatta oggi di oggetti pensati e realizzati alla fine degli anni ‘20, come i mobili di Le Corbusier o di Mies van der Rohe. E’ evidente che sono una specie di falso.
Nel campo dell’arredamento saprebbe indicare in che direzione stiamo andando?
Nel campo della moda non si può prevedere il futuro perché è troppo volubile; ma anche in quello dell’arredamento la previsione è pericolosa. Abbiamo assistito dapprima al crollo del tipo di arredamento basato sui principi del Movimento Moderno e poi al fiorire di iniziative neodecorative (penso soprattutto a Sottsass e a Mendini) che hanno anch’esse fatto il loro tempo. Per reazione è arrivato il minimalismo. Ma domani?
Ha contribuito in prima persona, come artista, all’arredamento della sua casa?
Sì, per esempio nelle foto di questo servizio si vede un tappeto che è stato eseguito su mio disegno. Non è che io possa dedicarmi molto a queste cose, ma se avessi più tempo mi piacerebbe creare oggetti di mia produzione. Per quanto riguarda i tappeti ho fatto diversi cartoni che Palmisano ha realizzato.
Did you care about style when you furnished your house?
They have always been interesting to me, not only because I was among the first to deal with industrial design, but also because there is a close, intimate link between the objects made by artists and the house. A painting, like a statue, in my opinion, finds its ideal location in a house rather than a museum.
Quando ha arredato la sua casa si è posto un problema di stile?
We live in a period where style is not homogeneous, as it was in the Baroque or Rococo age. Defining a style of our age is almost impossible. However, we can talk of the style of an individual person, because everyone can have their own style. At home, some prefer contemporary furniture and objects, others choose antique pieces: it depends on personal taste. You can also collect modern antiques, i.e. artifacts from a few decades ago. They had gone out of fashion, so now it is inter
esting to reintroduce them.
Do you like modern antiques?
Certainly, there are objects from 40 or 50 years ago, like a Mollino table, which I find interesting. What I don’t like is the mass reproduction of objects designed and produced in the 1920es, such as furniture by Le Corbusier or Mies van der Rohe. They are clearly a sort of fake objects.
Do you see a clear trend in interior decorations?
In the fashion industry, you cannot predict the future, because it is highly voluble, but predictions are also difficult concerning furniture. We have first seen the decay of interior decorations based on the Modern Movement principles, and then the rise of new-decorative initiatives (I’m thinking of Sottsass and Mendini), which have also had their time. As a reaction, minimalism has emerged. But what about tomorrow?
Have you given your contribution as an artist to the decoration of your house?
Yes, for instance, in the pictures of this article you see a carpet based on a drawing I made. I cannot dedicate much time to such things, but if I had more time, I would like to design and make objects myself. As for carpets, I have made different creations to be manufactured by Palmisano.

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