ARCHITETTURA

COL FERRO E CON L’ACCIAIO CORTEN

Un bilancio ristretto, un’immensa volontà di costruire un nuovo presidio per la fede: anche la forma dell’edificio sembra celare un dramma. Ma all’interno la chiesa, firmata dallo Studio di architettura Vicens+Ramos, si rivela nel chiarore di superfici luminose per uno spazio ricco di presenze artistiche.

C’è come un grido di forza, l’impressione di un’energia che si può scatenare in movenze di muscolosità inarrestabile. Come qualcosa di selvaggio, pur nella meccanicità delle superfici metalliche.
La forma della chiesa impressiona ed evoca allo stesso tempo un che di misterioso e poderoso.
Vista con gli occhi di uno straniero, fa venire in mente la silhouette nera del toro dalle lunghe corna che è diventata uno dei simboli della Spagna (per quanto in origine fosse una figura di marchio commerciale).
Il fatto è che l’immagine del toro, con la sua mole imponente, il suo corpo lungo e modellato dalla potenza di muscoli che possono scatenarsi ma anche rattenersi se ben guidati, sembra raffigurare qualcosa di peculiare di questo popolo che è capace di grande disciplina e di gesti eroici clamorosi, ma anche di momenti turbinosi e imprevedibili. Il comune di Rivas-Vaciamadrid, vicino alla capitale, ben incapsula i diversi, marcati contrasti di questa terra.Non a caso è il primo che ha compiuto il gesto propagandistico di aprire un servizio per la “apostasia”, cioè per promuovere l’abbandono della religione, nonché per la cancellazione del battesimo, come se fosse necessario compiere un rito, per chi voglia dimenticare le proprie origini cristiane. Ma in una terra in cui la religione è fortemente radicata ed è stata oggetto di contrasti e di lotte di potere, questo accade ancor oggi.
E forse non è estranea a tale situazione di tensione, la scelta di questo disegno per la nuova chiesa: una scelta che gli stessi progettisti lamentano, evidenziando che è stata la loro terza proposta: le prime due essendo quelle che essi preferivano.“Un vero peccato che siano state respinte – dicono – erano più coerenti con quanto emerso dal Concilio Vaticano II” e prevedevano una pianta a ellisse con l’asse breve come quello principale e un’assemblea allargata verso i lati del presbiterio.
La forma del sito riservato alla chiesa, stretto e lungo, con tre lati tondeggianti, ha imposto un edificio a sviluppo longitudinale.
Anche per questioni di bilancio, il progetto è stato realizzato in struttura metallica rivestita all’esterno da acciaio corten, all’interno da pannelli intonacati, con una “testa che esplode” in diversi canali di luce che inondano di chiarore il presbiterio. Il volume unico contiene chiesa, canonica, centro parrocchiale.Progetto: Arch. Ignacio Vicens y Hualde, Arch. José Antonio Ramos Abengózar Collaboratori: Architetti Fernando Gil Castillo, Agustìn Toledano, Roberto Rodríguez-Paraja, J.esus Gómez, Desirée González, Pablo Gutiérrez, Raul Rodríguez, Tibor Martín, Patricia de Elena
Consulenti:Andrés Rubio (struttura)
Artisti: José Luis Sánchez, José Manuel Ciria, Fernando Pagola, Javier Martínez, José Antonio Ramos, Javier Pirón, Javier Vivier, Ludovica Albertoni
Foto: Pablo Vicens

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