ARCHITETTURA FARE

Fernando Miglietta


Lo sguardo critico
La vita è sguardo, emozione, sentimento, ragione; sguardo critico dell’esistenza.
Lo sguardo è punto di vista, prospettiva del mondo, idea del futuro.
La scelta del punto di vista determina la globalità della visione; l’intenzione del mondo.
Nello sguardo c’è comunicazione, progetto, utopia.
Bisogna educare allo sguardo critico, a decomporre gli elementi della unità globale; e ritrovare nuove complessità.

La rivoluzione della bellezza
Lo sguardo critico è globalità, è dissonanza del vocabolario comune, è articolazione spaziale della conoscenza. È capovolgimento di noi e dell’ immagine del mondo.
C’è nello sguardo critico la rivelazione della pluralità, la ricchezza degli attraversamenti, il fascino delle contaminazioni, la rivoluzione della bellezza.
Volgere lo sguardo criticamente significa esplorare realtà altre, risvegliare nuove coscienze, attivare nuovi percorsi.
Lo sguardo solo allora, è invenzione, è sconfinamento, immaginazione, libertà creativa; costruzione di una nuova visione estetica.
È la conquista di un mondo altro, coscienza di una diversa esistenza.

Andare ‘oltre’
C’è nello sguardo critico la consapevolezza di andare oltre, di violare l’immagine della quotidianità per scoprire altre interfaccie segrete.
Chi non sa volgere lo sguardo criticamente ha sempre davanti a sé il buio, il terrore della seduzione, la paura di vivere. Lo sguardo è dialogo, ascolto di nuove emozioni, abbattimento di stupidi confini e oscure barriere. È la scoperta dell’invisibile, del non manifesto, della diversità dialogante, della contaminazione creativa, illuminante.
Con lo sguardo è necessario perdersi, per ritrovare la seduzione dell’immagine, il senso del ricomponimento formale, l’origine e il significato della rinascita.
Non abbiamo paura, allora, di inclinare l’orizzonte, di inclinare il linguaggio, di capovolgere la prospettiva, ritrovare il senso dell’infinito, conquistare nuovi concetti spaziali, inedite visioni.

Fernando Miglietta, Lo sguardo, Locale globale, della serie
Paesaggi plurali, collage, 2003
Fernando Miglietta, No terro, collage, 2003

Il cantiere dello sguardo
Costruiamo, dunque, efficaci relazioni tra pensieroe forme, tra artificio e natura, estetica e città, identità e paesaggi; immaginiamo un futuro, non più astratto, alienante, macro, ma autentico, identificativo di un pensiero dialogante, generatore esso stesso di nuove forme e nuovi linguaggi. Ricostruiamo la natura e l’arte della città dai labirinti
senza volto, edificati dallo sguardo dell’ignoranza, della passività, della superbia e dell’acquiescenza ai poteri e agli schemi dominanti.
Rivoluzioniamo lo sguardo urbano, inventiamo un nuovo vocabolario, riappropriamoci del senso e l’anima dei luoghi; immaginiamo finalmente, un habitat umano ricco di nuova spiritualità. Edifichiamo il cantiere dello sguardo.
La città attrae lo sguardo e ne rivela assonanze e differenze; ora evocando corpi e astrazioni ora negando pieni e vuoti, segni e di/segni. Lo sguardo critico esplora la complessità urbana, e ne svela la sua natura; irrompe mutuando differenze e sedimentazioni creando così la nuova complessità estetica.
L’esperienza dell’arte ritrova l’esperienza della città, spiazzando fantasticamente ogni prospettiva meramente edificatoria. Nuovi paesaggi prefigurano il sogno del mutamento urbano, evocano imprevedibili ‘esplorazioni’ e rilanciano esaltanti collages alla ricerca dei luoghi dell’arte.
Volgere lo sguardo critico è dunque, una necessità; oggi più che mai, una condizione obbligata dinanzi alla complessità e alle mutazioni del mondo, in bilico tra oscuri fondamentalismi e incomprensibili relativismi.

Fernando Miglietta, basta America, della serie Paesaggi Plurali, collage, 2003
Fernando Miglietta, Le città perdute, collage, 2004

Rinascita di un sogno
Bisogna, allora, sconfiggere l’unidirezionalità schematica dello sguardo contemporaneo, causa di tanti guasti, e conquistare la pluralità prospettica dell’esistenza, la profondità semantica dell’essere.
Voliamo oltre il confine dell’ignoranza, conquistiamo la libertà dello sguardo, dell’attrazione fatale, da sotto, da sopra, dall’alto, dal basso, dal cielo, dalla terra, dal chiuso, dall’aperto, dalle città, dalla natura, dal paesaggio, dal cielo, dalla luce, dal buio, dal giorno e dalla notte.
Non c’è sguardo senza vita. Lo sguardo è vita, pulsione rivelata di intime complessità. Lo sguardo critico è conquista poetica, è la poesia del mondo. È la nuova immagine della differenziazione estetica, la misura con cui impariamo a comprendere noi stessi, il passato e il presente. È scoperta dell’arte, risposta della vita sulla morte, nello spazio e nel tempo.
Quotidianamente, la rivelazione di un sentimento, coscienza di nuovi orizzonti. Rinascita di un sogno.

Paesaggi plurali
Non esistono più oggi né il centroné la periferia. Nella loro accezione originaria. Esiste la città nella sua complessità. Città di luoghi e non-luoghi. Una città senza confini in cui – le nozioni di – centro e periferia sono continuamente in movimento, in relazione permanente. Uno spiazzamento continuo fatto di suggestioni e nuovi percorsi.
Questa è la città del futuro.
Riflettere sulla condizione della città contemporanea e sul ruolo delle periferie, significa riflettere sulla condizione plurale della città, sui suoi paesaggi pluralie su quella varietà e moltitudine di segni, forme e linguaggi, che la città offre come possibilità di un nuovo vocabolario estetico ed urbano.
Una condizione di pluralità di cui è necessario farsi carico in una strategia di riconoscibilità e progettualità altra.
Una decodificazione di segni e forme che richiede un capovolgimento culturale, una diversa prospettiva capace di indirizzare lo sguardo in nuovi sentieri e percorsi urbani, di recupero, riappropriazione e decomposizione dell’apparente unità globale.

Fernando Miglietta, e c … m-an, della serie Paesaggi plurali, collage, 2004
Fernando Miglietta, Nasce City 200…, Senza confini, collage, 2004

Segni&Disegni / Mutazioni e nuove Configurazioni
È dunque, la città nella sua complessità la ‘nuova periferia’, segnata sempre più dal degrado, dalla cattiva architettura, e dalla fuorviante urbanistica.
Le accezioni tradizionali, su cui si reggeva la vecchia cultura urbanistica, (la perdita del centro e il dominio delle periferie e viceversa) non hanno più alcun senso dinanzi alla natura della evoluzione della città contemporanea, oggi, sempre più carica di Segni&Disegni / Mutazioni e nuove Configurazioni; una struttura multipla di comunicazione ed eventi.
Una struttura fisico-spaziale fortemente differenziata, frammentata, caotica, ma ricca, articolata, complessa, plurale. Che va certamente plasmata, ridisegnata, rilanciata ma, anzitutto, capita.
Nuove identità mutano e riconfigurano ogni momento l’immagine della città contemporanea; impongono paesaggi plurali frutto di svolte epocali. Da queste interfaccie e da un diverso rapporto umano e spirituale sarà necessario ripartire per disegnare la nuova immagine delle periferie e della città.

La sfida progettuale / Città Opera d’arte
La sfida progettuale è di costruire la nuova estetica della città, immaginando inediti percorsi di relazione in cui riconquistare l’idea stessa di città, la sua forma, la sua struttura, la sua bellezza, fondata sull’articolazione di nuove complementarità, grande risorsa della nuova identitàurbana.
La città come Opera d’arte.
Una nuova condizione che ci invita a riflettere su uno scenario complesso, caotico ma profondamente dinamico, in cui è necessario nutrirsi di nuovi segni e linguaggi, capaci di affermare, finalmente, un vocabolario urbano ed estetico frutto di una riconquistata alleanza con la natura.
Restituendo, allora, alla forma la funzione di rappresentazione del pensiero umano, contro ogni formalismoda bottega, e all’ estetica della città la sua accezione più alta della bellezza e del fascino dell’immagine urbana, contro ogni estetismodilagante.
Una filosofia progettuale in grado di restituire alla città moderna la seduzione e il fascino dei luoghi del passato, di contrapporre alla quantità la qualità, contro ogni processo di edificazione elefantiaca; alla dittatura istituzionale,dalla pretesa demiurgica di modificazione la stessa natura dei luoghi l’arte della città, come sinonimo di libertà, creatività e pluralismo; al disimpegnodell’ordinaria gestione la progettualitàcome volontà di cambiamento.
La città può ritornare ad essere bene pubblico, contro ogni disegno di città reddituale, interprete di una capacità dialogante, capace di creare sedimentazioni storiche e poetiche, contaminazioni e accostamenti plurali; insomma, una città incline alla storia di una comunità, al senso di un divenire, all’idea di democrazia.

Unicam - Sito ufficiale
www.archeoclubitalia.it
Archeoclub d’Italia
movimento di opinione pubblica
al servizio dei beni culturali e ambientali

condividi :
Intervista
06/09/2005
Nel silente perdono
26/01/2010