ARCHITETTURA

La nuova originalità dell’antica fattoria padana

conservazione dell’esistente e progettazione di ambienti di assoluta contemporaneità si sommano in un tutto armonico

Ecco una tipica corte rurale medio padana, recuperata a uso residenziale. Si tratta di un complesso di tre fabbricati disposti ad “U”: quello centrale era la casa del fattore con “porta morta”, stalla e fienile, i due laterali erano barchesse e abitazioni bracciantili. L’opera che comportato il recupero integrale dell’esistente, con rigorose modalità di salvaguardia tipiche del restauro scientifico, e ampliamenti finalizzati a ospitare nuovi spazi abitativi caratterizzati da una spazialità decisamente contemporanea.

La decisa volontà di conservare materiali e linee originarie della costruzione contadina ha restituito intatto il carattere rurale storico del sito, senza impedire l’inserimento di alcuni nuovi padiglioni.
Questi infatti, e qui sta il pregio dell’intervento, non si percepiscono come corpi di fabbrica aggiunti ma come pergole verdi, all’interno delle quali trovano spazio volumi interamente vetrati: qui la tradizionale scatola muraria in mattoni e ciotoli di fiume delle porzioni restaurate si annulla, e sorgono spazi intermedi tra interno ed esterno (living room, portici, pergole) che entrano a far parte dello splendido giardino, filtrati da esili strutture metalliche e da spalliere in cedro rosso americano su cui si arrampicano profumati gelsomini e rigogliosi glicini bianchi.Laureato nel 1977, dal 1978 al 1985 opera nello studio Architetti Associati e collabora in numerosi progetti con Guido Canali; nel 1985 apre il proprio studio professionale a Parma, operando nel settore residenziale, industriale e dei servizi. Dal 1986 al 1989 è professore a contratto nella Facoltà di Ingegneria dell’Università di Parma, tiene il corso “Tecniche della rappresentazione per la progettazione ambientale”; dal 1991 al 1993 è incaricato del Corso di “Rappresentazione ambientale”.
Svolge studi e ricerche sulla progettazione ambientale in particolare nel territorio padano. Ha progettato, tra l’altro, i Piani di Recupero di iniziativa privata dell’isolato tra via D’Azeglio e Borgo Bosazza (Pr), il Centro Stampa Segea, ville a Zanego, a Mariano e Medesano, il restauro del Casino Villa di Arola…I vecchi volumi di stalle e fienili sono ideali per immaginare nuovi “open space”, “loft” rurali la cui austera dignità si manifesta nelle corrugate superfici petrose dei muri.Il recupero dei tetti è l’elemento principale nell’opera di conservazione e l’uso di travi in legno e di tavelle in cotto nuove non comporta variazioni nella struttura, che conserva forma e consistenza originaria ove l’aggiunta di pannellature in vetro e ferro ottiene una luminosità nuova, consona con lo stile dell’abitare contemporaneo. Il soppalco è un’occasione per definire ambienti integrati ma allo stesso tempo staccati, quasi autonomi dal resto dell’edificio. Qui appare singolare la collocazione di un grande plastico per un sistema di trenini elettrici, in un soppalco che assume un sapore quasi museale. Sotto, living ricavato entro un volume aggiunto, quasi una veranda che si confonde col giardino.Ferro e vetro, mattone e legno: le due accoppiate di materiali segnano le due epoche diverse. Passato e presente si confrontano suggerendo un intersecarsi e un sommarsi di epoche pur entro un contesto che conserva un senso di unitarietà e di armonia. Notevoli
i tiranti ancorati alle travi lignee, che collaborano alla statica del soppalco e allo stesso tempo ritmano il dilatarsi delle linee nel grande volume, offrendo un’immagine di leggerezza dal chiaro accento di design “high-tech” che con decisione si stacca dall’ambiente campestre degli esterni.
La parete color salmone invita ai giochi cromatici che si realizzano con l’esposizione di opere contemporanee mentre i grandi divani e poltrone in pelle scura conferiscono un tono di solenne “gravitas” al salone, evidenziandone l’importanza.

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