ARCHITETTURA FARE PENSARE

Ex convento di S.Francesco a Conegliano (Treviso)

Un luogo di cultura

E’ uno dei monumenti più importanti di Conegliano. Antico centro di arte e cultura, è sta-to restaurato in modo tale da poter svolgere una funzione all’interno dei programmi di formazione universitaria. Il restauro ha riportato alla luce il complesso sistema idrico del cortile e ripreso la antica tecnica della controsoffittatura in arelle.

Il convento, antico centro di arte e cultura, si trovava in uno stato di degrado tale da richiedere urgenti cure. L’antico complesso architettonico di Conegliano, costruito alla fine del quattordicesimo secolo, è ricco di storia: nelle sue stanze ospitò il Tribunale dell’Inquisizione e fu uno straordinario cenacolo di arte e cultura. Dell’imponente struttura del complesso facevano parte anche una grande chiesa con nove altari e l’attiguo chiostro, distrutti dal regime napoleonico nel 1812. Dopo essere stato sede di una caserma e poi di un ospedale, nel 1894 nel chiostro furono aperte le scuole elementari, che rimasero in funzione fino agli anni novanta. Le indagini preliminari al restauro, oltre all’accurata indagine storica, hanno comportato centosessanta stratigrafie sugli intonaci e cinquecentotrenta campioni di pulitura e discialbo sugli ottomila metri quadrati di pareti interne ed esterne. Quindi, insieme con il soprintendente Guglielmo Monti e l’architetto Roberto Nardin della Soprintendenza per i beni architettonici e il paesaggio del Veneto Orientale, sono state scelte tecniche e materiali idonei alla conservazione degli intonaci e degli affreschi, che in alcuni casi sono stati sottoposti a velinatura per non perdere frammenti delle ornamentazioni originali.

I lavori di consolidamento sono cominciati dopo l’allestimento di duemilaquattrocento metri quadrati di ponteggi e di due gru. Dai tetti sono stati recuperati i coppi originali ed è stato ricostruito il cordolo con criteri analoghi a quelli dell’epoca. Una fase molto importante dell’intervento di consolidamento statico ha riguardato l’applicazione in sommità di elementi continui in acciaio, in sostituzione del precedente cordolo in calcestruzzo. Gli elementi sono stati fissati tramite barre filettate in acciaio, inghisate con apposite resine. L’intervento è reversibile, e assicura al fabbricato un alto grado di consolidamento statico e di resistenza sismica. Sulla struttura consolidata è stata posata la nuova struttura di copertura costituita da elementi di recupero e di integrazione. La posa delle capriate è stato un momento particolarmente significativo perché ha segnato il termine del consolidamento statico in sommità e la premessa per l’attuazione dell’orditura secondaria della copertura. Il pacchetto di copertura sottostante al manto di coppi è composto da tre strati: nuove tavelle in cotto, strato di materiale isolante e camera d’aria di quattro centimetri per la ventilazione del tetto. L’opera terminata restituisce il tetto completamente chiuso, un risultato non privo di suggestivi punti di vista. I lavori di consolidamento hanno interessato in modo rilevante i solai.

Prima del restauro
Dopo il restauro

Il loggiato attorno al cortile.

Recupero dei pavimenti, dei soffitti e degli affreschi.

Recupero del soffitto ligneo istoriato.

Recupero della controsoffittatura e della superficie intonacata e affrescata

La facciata verso il chiostro. I cordoli sono stati ricostruiti secondo le tecniche antiche.

Le travi sono state esaminate ad una ad una e le soluzioni adottate per il recupero sono state differenziate valutando lo stato di conservazione e le esigenze statiche delle nuove destinazioni d’uso. Non trascurabile, inoltre, è stato l’impegno per adeguare le strutture alla severa normativa di prevenzione degli incendi. Le travi completamente ammalorate sono state sostituite con travi nuove. Le travi recuperabili sono state tutte conservate e in alcuni casi, la loro portataè stata potenziata con l’inserimento di travi lamellari collaboranti con il solaio. Per il recupero di altri solai, fra cui quello dell’aula magna, che aveva necessità di sopportare un maggior carico statico, è stata scelta una tecnica particolare con l’inserimento di un’anima in ferro a forma di T. Le travi decorate sono state rimosse con estrema precauzione. Dopo aver collocato al loro posto le travi, i lavori sono proseguiti con la posa del tavolato e con l’inserimento di un’anima in ferro a T che è avvenuta in due fasi: nelle fessure è stata prima versata la resina per il fissaggio, e poi è avvenuto l’inserimento. Alla posa del tavolato, si è accompagnata quella del materiale isolante. Per i cordoli dei solai è stata scelta un’unica soluzione: la tecnica reversibile di consolidamento già utilizzata in sommità.

Ex convento di S. Francesco a Conegliano (TV) Proprietà: Comune di Conegliano
Committente:
Fondazione Cassamarca
Direttore progetto:
Ing. Pietro Semenzato
Impresa esecutrice:
Brandolin Dottor Group Srl, San Vendemiano (TV)
Importo dei lavori:
e 10.000.000,00

Nella foto: Vista aerea del complesso durante il restauro.

Nelle foto: Il cortile col pozzo in primo piano, dopo il restauro.
La pianta del complesso.

Il pozzo l’impiantoidrico

Il chiostro include un complesso sistema idrico: pozzo, cisterna, canalette, 4 pozzi di decantazione. Questi elementi sono stati tutti riportati alla luce. Il pozzo costituisce l’elemento centrale, achitettonicamente significativo del chiostro. Dopo un’accurata mappatura dei vari elementi e la realizzazione del modello tridimensionale, il pozzo è stato smontato per il restauro delle parti lapidee. I materiali lapidei trasportati in un apposito laboratorio allestito all’interno del cantiere sono stati sottoposti a trattamento biocida e di pulitura con impacchi di bicarbonato d’ammonio. Intorno alla vera da pozzo è stato ripristinato l’originario perimetro ottagonale. Le grappe ammalorate in ferro sono state sostituite. Quelle nuove sono state fissate mediante colatura di piombo fuso, proprio secondo la tradizionale tecnica manuale. In fase di ricostruzione ogni elemento è stato imbracato con estrema attenzione e ricollocato al suo posto correggendo le rototraslazioni emerse nel modello tridimensionale. Il trattamento di protezione è stato eseguito con resina silossanica, una volta accertate con esami di laboratorio l’idrorepellenza assicurata ai lapidei e l’esclusione di variazioni cromatiche L’intervento sugli altri materiali lapidei del convento, come portali e cornicioni, ha seguito procedure analoghe di pulitura, consolidamento, ove necessario, e protezione.

Nelle foto: Una delle canalette (di recente fattura), usate per raccogliere le acque piovane.
Il pozzo durante il restauro.
L’interno di una vasca di decantazione.

Il controsoffitto in arelle

E’ stato ripristinato l’antico controsoffitto in arelle che si appende alla struttura del solaio con dei piccagnoli. Il professor Arrigo Rudi, progettista dell’intervento e l’architetto Roberto Nardin della Soprintendenza hanno approvato il campione realizzato che ha ottenuto anche il nulla osta dei Vigili del Fuoco. Le canne legate fra loro con materiale sintetico ma perfettamente compatibile sono state fissate alla struttura lignea con un tipo di lavorazione particolare e di grande fascino, che ripercorre antiche tecniche di controsoffittatura, invola fino ai primi del ‘900: tecniche che consentivano di ottenere un eccellente isolamento acustico. La stesura in due mani dello strato di intonaco a coccio pesto ha prodotto un efficace aggrappo e quella protezione antifuoco che ha permesso l’equiparazione in classe uno, richiesta dalle normative ministeriali. Per la preparazione degli impasti non è stato utilizzato alcun polimero di sintesi. L’intervento è stato completato con una finitura di grassello di calce e polvere di marmo lisciato ma non lucidato.

Nelle foto: per formare le arelle, le canne sono legate tra loro da fili di nailon, a maglia larga per consentire la penetrazione dell’impasto umido applicato dal basso.
Una volta collocata l’arella, viene disposto il cocciopesto che dà solidità alla leggera parete; su questo viene poi applicato l’intonachino di finitura.

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