ARCHITETTURA FARE PENSARE

Emotions by Piombo

Tra il divertissement formale e un gusto sofisticato, Ferruccio Laviani propone per la maison di Varazze un equilibrato puzzle di saloni arredati, trattati, ciascuno, con una propria autonomia d’immagine. Lasciando inalterata la struttura esistente in cemento, affronta l’interior design come una sorta di installazione temporanea, creando una forte identità per un marchio che fa delle collezioni sartoriali uomo il suo cavallo di battaglia.

From formal divertissement to sophisticated taste, Ferruccio Laviani proposes a well-conceived selection of salons for the Maison di Varazze, each one of which is furnished and designed to have its own personal image. Leaving the existing cement structure untouched, he approaches the interior design as though it were a kind of temporary installation, so creating a strong identity for a brand whose forte is men’s sartorial collections.

Schizzi illustrativi del sistema compositivo che “fodera” lo spazio lasciando le pareti all’aspetto più materico.
Illustrative sketches of the system that ‘lines’ the space and leaves walls untouched.

Il salotto “giallo” dell’abbigliamento City. I divani sono I “Simple”, disegnati dall’architetto per Moroso e resi decò dalla base in ottone.
Facing page, the ‘yellow’ salon for City clothes. ‘Simple’ sofas designed by the architect for Moroso, in Art Deco style thanks to the brass base.

Ho privilegiato un approccio di tipo decorativo, senza interventi di muratura, creando un’immagine un po’ retrò, smitizzata e vivacizzata dall’uso del colore”. Eclettico e fantasioso, il giovane architetto designer ama misurarsi disegnando atmosfere ad hoc, nel rispetto del brief dei committenti.

I have concentrated on a decorative approach without masonry work to create a somewhat retro image that is debunked and livened up by the use of colour.’ This eclectic and imaginative young architect/designer likes to measure himself against ad hoc atmospheres, while respecting the demands of the client.

ArchitettoArchitect FerruccioLaviani

Salotti a tema

Salons on a theme

Nessun affaccio su strada. Per raggiungere lo showroom Piombo bisogna entrare in un defilato e tranquillo vicolo fino ad imbattersi in tre ampie vetrate, per nulla anticipatrici della preziosità interna. Precise le esigenze del proprietario Massimo Piombo: creare un luogo dove la moda è ancora artigianale, avere spazi pensati come gli atelier di un tempo, con ampi divani su cui sedere comodamente mentre si aspetta di provare o farsi misurare l’abito. Nel rispetto di questo spirito, il progetto nasce sullo spazio esistente, già fortemente caratterizzato da un continuum di ambienti collegati fra loro attraverso stretti passaggi e piccole scale.

Access to the Piombo showroom is not from the street but from a small quiet alleyway that takes you to three large shop windows, which in no way anticipate the beautified interior. Owner Massimo Piombo’s requirements were specifically to create a place in which fashion is still considered a craft, and to have spaces that are conceived as the ateliers of the past, with large comfortable sofas to accommodate guests as they wait to try on or measure their clothes. In line with this spirit, the project begins with the existing space, already strongly characterised by a
continuum of connecting rooms by means of narrow passages and small staircases.

Per ricreare l’atmosfera dei vecchi atelier, mobili solidi in castagno scuro e lampadari importanti, disegnati nel 1959 da Gino Sarfatti per Arteluce. I proiettori a soffitto sono “Shuttle” di iGuzzini.

To recreate the atmosphere of ateliers of the past, dark chestnut furniture and impressive chandeliers are used, designed in 1959 by Gino Sarfatti for Arteluce. ‘Shuttle’ spotlights on the ceiling by Guzzini.

Per evidenziarne le caratteristiche e anche le anomalie, Ferruccio Laviani sceglie di lasciare le pareti all’aspetto più materico e di foderare lo spazio. Ne inventa una nuova pelle fatta di legno noce fiammato, che diventa contenitore, vetrina, separé o semplice pannellatura, di laminato plastico con texture di midollino come quinta, di carta da parati floreale, ottenuta dall’ingrandimento di un lavoro di Stefano Arienti. Dai tagli perimetrali del soffitto ribassato fa capolino la struttura originale di cemento, pignatte o travi a vista: l’impressione che si ha è quella di essere in un set separato dal resto dello spazio. Un negozio fuori dagli schemi, insomma, che si sviluppa attraverso un succedersi di salotti a tema con il rincorrersi di motivi, texture e colori. Qui più che comprare si vorrebbe abitare. Ricchi tappeti e lussuosi divani in velluto dal color giallo canarino caratterizzano la collezione city. Fa da file rouge fra i vari spazi la preziosità dell’ottone, unico metallo presente.

In order to highlight both features and anomalies, Ferruccio Laviani has opted to leave the walls in their most natural state and to ‘line’ the space instead. He comes up with a new skin made of streaked walnut, used as a container, shop window, separé, and simple panelling, laminated plastic and rattan screening, and floral wallpaper obtained from the enlargement of a design by Stefano Arienti. Peeping out of the perimeter cuts in the lowered ceiling is the original cement structure, perforated blocks, and beams. One has the impression of being ona set separated from the rest of space. The shop is most unusual, and it unfolds with a succession of salons on a theme of motifs, textures and colours. One would prefer to live here rather than buy goods. Precious carpets and luxurious canary yellow sofas characterise the City collection. The common denominator in all the rooms is brass, which is the only metal used.

Struttura a vista

Visible structure

1. Lo spazio Gardering. In primo piano la poltrona in rattan “Margherita” di Franco Albini prodotta da Vittorio Bonacina in un’insolita finitura a “lacca cinese”.
2. La collezione Opening degli abiti formali con la grande parete in lapislazzuli e gli armadi sospesi in ottone, unico metallo presente nel progetto. La lampada da terra, su disegno, è prodotta da Flos.

1. The Gardering area. In the foreground, the ‘Margherita’ rattan sofa by Franco Albini produced by Vittorio Bonacina with an unusual Chinese lac finish.
2. The Opening collection of formal dress with large wall in lapis lazuli and hanging wardrobes in brass, the only metal used for the project. Floor lamp, original design, by Flos.

Parete in lapislazzuli

Nella zona Gardering è accostato al midollino della storica poltrona “Margherita” di Franco Albini, presentata in un’insolita finitura a lacca cinese. In questo salone, sui toni del marrone e dell’arancio, sorprende piacevolmente la presenza di un tronco d’albero che si fa spazio per fuoriuscire dal soffitto a volta. C’è poi la sala Party, quella con le collezioni per la sera nei toni del grigio perla, impreziosita dal gioco di riflessione delle molature a mano degli specchi. Il colore blu è riservato alla collezione Opening degli abiti formali che nasconde dettagli sorprendenti e preziosi come la grande parete di lapislazzuli con la scritta piombo in caratteri arabi, omaggio all’oriente. La zona destinata alla donna è giocata sui toni del rosa ed è impreziosita da opere di Sophie Calle e Martin Parr che portano il contributo dell’arte contemporanea in quest’ambiente di “domesticità cosmopolita”.

Wall in lapislazuli

The Gardering area has the classic ‘Margherita’ rattan sofa by Franco Albini, presented here with an unusual Chinese lac finish. In this salon, using shades of brown and orange, one is pleasantly surprised by the presence of a tree trunk that exits from the vaulted ceiling. The Party salon, with evening wear collections in pearl-grey hues, is embellished by the reflection of hand ground mirrors. Blue has been reserved for the Opening collection of formal clothes, the area for which has surprising adornments such as the large wall in lapis lazuli with ‘piombo’ written in Arabic lettering as a tribute to the Orient. The area destined for women plays on shades of pink and is embellished with works by Sophie Calle and Martin Parr, who provide a touch of contemporary art to this setting of ‘cosmopolitan domesticity’.

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