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Editoriale


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Lo scopo dell’essere umano è quello di trovare la felicita, ma il problema è che egli tende a complicarsi la vita…anche se è felice…, perché una volta trovata la felicità non ha più niente da cercare, e allora comincia a mettersi degli ostacoli da solo (inconsapevolmente)………quindi sarà mai davvero felice?!?

Si può affermare quindi che “facile” non è sinonimo di “felice”…anzi la ricerca della felicità è la cosa più ardua e difficile… le cose troppo facili non assodisfano di certo “il proprio sé “.
La CASA è la rappresentazione dell’equilibrio, è un libro aperto che ci permette di riconoscere se la “felicità” regna fra le mura domestiche.
La casa è il regno dove la donna esprime sé stessa nell’arredarla ma soprattutto nell’organizzarla: ci si accorge subito
se la donna ha un lavoro e una attività propria; la nostra società ha imposto per necessità l’opportunità di poter lavorare o part-time (l’auspicato!!) o a tempo pieno (quello di molte donne felicemente in carriera!!);
in tutti e due i casi l’organizzazione degli spazi, del tempo meglio utilizzato, per sé e il buon andamento per la cura,
l’arredamento e l’ordine della propria casa e dei suoi componenti, concorrono meglio a una realizzazione della propria personalità della donna che lavora: mi sembra interessante, a questo proposito, conoscere una ricerca di Daniel Kahneman e i relativi risultati interessanti del sondaggio.

(Gjlla Giani)

Una donna può anche affermare che prendersi cura dei propri figli è la fonte più grande di gioia, ma in verità è una delle attività che recano loro meno felicità e piacere, alla stregua delle faccende domestiche.
Meglio il sesso, mentre i soldi, come spesso si dice, non bastano a dare la felicità.
Molte donne potrebbero ritenere ovvia questa affermazione, ma lo è meno il metodo con il quale un team di economisti e psicologi ha valutato la felicità, la qualità della vita e il benessere, per una volta non facendo caso solo alla ricchezza espressa come reddito posseduto.
Per una volta, un premio nobel per l’economia come Daniel Kahneman della Princeton University, vincitore nel 2002, può dire la sua anche in fatto di benessere senza essere tacciato di trascurare l’aspetto psicologico.
La ricchezza e la salute, secondo Kahneman, non dicono tutto su come la società … nell’insieme o particolari fasce della popolazione possano rispondere alla domanda ”come stai?”.
Integrando fattori psicologici e ricerca economica, si può capire meglio, secondo il nobel, come arrivare a formulare un migliore indicatore del benessere che deriva dagli eventi ed dall’attività dell’uomo nel corso della sua vita.
Piuttosto che porre un questionario di tipo tradizionale sullo stato di benessere, il team di ricercatori, il cui studio è stato pubblicato su Science, si è basato sul cosiddetto "Day Reconstruction Method", che intende misurare come le
attività compiute durante la giornata incidono sulla propria percezione di benessere o malessere. Kahneman ed altri suoi colleghi di tre Università degli Stati Uniti hanno studiato 909 donne con un’età media di 38 anni. Alle partecipanti è stato chiesto di annotare gli eventi della giornata precedente e di valutare gli aspetti psicologici e sociali delle
attività compiute.

Daniel Kahneman (n. Tel Aviv, 1934) rappresenta
oggi la personalità scientifica di maggior rilievo
nella vasta recente ripresa di studi all’intersezione tra discipline economiche e psicologiche. Psicologo per formazione (la sua prima laurea nel 1954 è in
Psicologia e Matematica alla Hebrew University
di Gerusalemme), la esperienza di insegnamento e di ricerca di Kahneman (ormai da diversi anni nell’Università di Princeton) interessa vasti settori della psicologia, dal cognitivismo alle neuroscienze.
Lo straordinario rilievo che gli sviluppi dei suoi studi hanno nel tempo acquisito nelle applicazioni economiche gli ha guadagnato la attribuzione del premio Nobel per l’Economia nel 2002 per i risultati ottenuti nel realizzare – secondo
la motivazione espressa dalla Reale Accademia – la integrazione di conquiste della ricerca psicologica entro la Scienza economica, con speciale riferimento alla formazione del giudizio e ai processi decisionali in condizioni di incertezza. La nascita del campo disciplinare della economia cognitiva, oggi in pieno sviluppo, non sarebbe certamente pensabile senza gli studi di Daniel Kahneman.

È risultato che quando alle mamme era chiesto se piaceva loro stare con i figli, la reazione era positiva.
Molto diverso era invece il risultato quando si chiedeva con quale stato d’animo percepivano il prendersi cura di loro.
Il livello di benessere associato a tale attività è risultato collocarsi agli ultimi posti, paragonabile né più e né meno alle ore passate assieme al proprio superiore sul posto di lavoro. Ad essere preferite erano attività quali stare con gli amici, andare a pranzo con i colleghi, oppure le attività solitarie come guardare la TV, fare shopping o cucinare da soli. La qualità del sonno inoltre sembra avere un effetto diretto sulla qualità della vita, così come i ritmi serrati da tenere sul lavoro. Si tratta di fattori che sono in grado di condizionare il livello di benessere più del reddito e del livello culturale.

 

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