ARCHITETTURA FARE PENSARE

Ecologia della vista: il “bello” come fonte di benessere di Giuseppe Mascitelli

Giuseppe Mascitelli Amministratore Delegato Alboran

Sono ormai tanti anni che l’ecologia è entrata a far parte dei nostri interessi. Ho un ricordo lontano di una ricerca che un’insegnante della mia scuola aveva proposto a noi alunni sul tema dell’inquinamento: dovevamo fare un piccolo reportage fotografando e descrivendo tutti i casi di degrado, di “offesa alla natura” di cui fossimo venuti a conoscenza. Sulla battigia (il mio paese è Porto S. Giorgio nelle Marche) era ancora possibile imbattersi in stelle marine e ippocampi. Le colline intorno erano verdisime e l’aria tersa. Per non fare brutta figura raccattammo un bel pò di rifiuti creando un set artificiale, adatto allo scopo. Da allora quest’attenzione per l’ambiente, questo “sentimento ecologico” si è radicato nelle nostre coscienze. Ora controlliamo la provenienza del cibo, la qualità dell’aria, il grado di inquinamento acustico ed elettromagnetico. Siamo diventati insomma più sensibili all’ambiente e alle sue problematiche. Olfatto, tatto, udito, gusto sono stati i sensi più coivolti da questa evoluzione. Mi sembra dunque che i tempi siano maturi perché il sentimento ecologico coinvolga anche la vista, rivalutando il “bello” come fonte di armonia e di benessere necessari alla persona. E’ sicuramente difficile una definizione del “bello in sé”. Per alcuni la bellezza coincide con la simmetria, per altri, all’opposto, con la discontinuità dei segni. Gli studi antropologici del secolo scorso ci hanno aperto nuovi orizzonti scoprendo che non esiste un valore di bellezza assoluto per il genere umano ma esso è relativo alle esperienze culturali della civiltà che l’ha generato. Questo relativismo estremo ci disorienta e ci imbarazza e spesso giustifica scelte che irritano lo sguardo e ci feriscono nel profondo. Il restauro di edifici e siti storici è uno degli esempi più clamorosi di questa nemesi del bello in nome di un’idea distorta di emancipazione culturale. Questo discorso diventa fontamentale quando ci si confronta con gli oggetti che scandiscono il ritmo della nostra vita quotidiana: il letto in cui dormiamo, la cucina nella quale ci riuniamo con la nostra famiglia, il salotto nel quale riceviamo gli amici. Se nella confusione culturale nella quale viviamo ci assale il dubbio, forse l’unica strada è la ricerca dell’anima degli oggetti. Non potendo stabilire se un oggetto è bello o brutto possiamo stabilire se ha o no un’anima e, non volendo sovvertire nessun dogma religioso, possiamo asserire che l’anima di quell’oggetto coincide con quella del suo creatore. Il trasferimento di questo spirito dal creatore all’oggetto avviene come un atto d’amore. Quando c’è amore da parte di chi crea, prova e realizza un oggetto, quell’amore vi resta imprigionato, pronto a comunicarci la sua energia positiva. Per questo non bisogna circondarsi di oggetti senz’anima perché oltre a non aggiungere niente di più al loro valore d’uso assorbono e distruggono la nostra energia positiva.

I remember a research project on pollution: we had to write a paper describing environmentally degrading situations. On the beach you could still find starfish and seahorses.The surrounding hills were green and the air was clean. We collected waste to create an artificial set. Now we check our food, the quality of the air, the levels of sound and electromagnetic pollution. Smell, touch, hearing, and taste are the senses most involved in this evolution. I think the time is right to involve also sight, reevaluating “beauty” as a source of harmony and well-being. It is certainly difficult to define “beauty in itself”. This extreme relativism confuses us. The restoration of buildings and historical sites is one of the most evident examples of this nemesis of beauty. This concept is important when we relate to the objects of our daily life: the bed in which we sleep, the kitchen in which we gather with our family, the living-room in which we welcome friends.While we can’t say whether an object is beautiful or ugly, we can say whether it has a soul or not. We must not surround ourselves with soulless objects because they absorb and destroy our positive energy.
Giuseppe Mascitelli Amministratore Delegato Alboran

condividi :
Volumi trasparenti
27/01/2014
Fascino inglese in campagna
30/11/2005