ARCHITETTURA FARE PENSARE

Ecco il quarto Concorso Nazionale

Puntare in alto, a una qualità sempre maggiore per le nuove chiese: questa la finalità dei “Progetti Pilota” per le Diocesi di Avellino, Ascoli Piceno e Reggio Emilia – Guastalla. L’accento è posto sulla collaborazione tra architetti, artisti, liturgisti e sulla tecnologia: lo spiega Don Giuseppe Russo, responsabile Servizio Nazionale per l’Edilizia di Culto della CEI.

È cominciata nel 2006 la quarta tornata dei Progetti Pilota, la serie di tre concorsi a inviti indetti dalla Conferenza Episcopale Italiana per la progettazione di complessi parrocchiali in tre diocesi italiane, rappresentative delle tre aree
geografiche (nord, centro, sud). Ne riferisce l’Ing. Don Giuseppe Russo, responsabile Servizio Nazionale per l’Edilizia di Culto della Conferenza Episcopale Italiana.

A che punto siete del nuovo concorso quest’anno?
Il 10 novembre, presso la sede CEI a Roma si è svolto un Seminario sui Progetti Pilota 2006. Vi hanno preso parte i progettisti invitati al concorso, liturgisti, artisti, parroci, incaricati per l’edilizia di culto delle diocesi interessate (Avellino, Ascoli Piceno e Reggio Emilia – Guastalla). Le relazioni sono state svolte, oltre che dal sottoscritto, da Mons. Giancarlo Santi, fondatore e già direttore dell’Ufficio Nazionale per i Beni Culturali Ecclesiastici della CEI, che ha presentato una sintesi su genesi, spirito e finalità dei Progetti Pilota; da Mons. Giuseppe Busani, sulla centralità della liturgia nella progettazione di nuove chiese; da Don Stefano Russo che ha posto l’accento sull’importanza della partecipazione corale di architetti, impiantisti, artisti, liturgisti nel progettare le nuove chiese e ha presentato al proposito la testimonianza
videoregistrata di Alvaro Siza. Ne è risultata una giornata di studio di assoluto interesse che ha posto al centro questioni generali e di dettaglio, aspetti tecnici e connessi al significato e al ruolo dei Progetti Pilota. Si è sviluppato un intenso e vivace dibattito centrato principalmente sulle motivazioni, su tematiche liturgiche e sui parametri CEI che i progettisti devono rispettare nell’elaborazione dei progetti. È un’iniziativa di alto profilo, un’opportunità colta dalla Chiesa Italiana di qualificare l’edilizia di culto che negli ultimi tempi non sempre ha raggiunto livelli accettabili di qualità
liturgica, architettonica e funzionale.
È una sfida, una scommessa da vincere!

"Bisogna considerare
che anche per le chiese
dovrà cresere l’attenzione
alle prestazione
energetiche:
all’isolamento termico,
all’eventuale uso di
pannelli solari, ecc."
Ing. Don Giuseppe Russo

Quali i tempi per lo svolgimento del concorso?
Gli elaborati dovranno pervenire entro la fine del mese di marzo 2007 e saranno esaminati da una giuria altamente qualificata che avrà tempo 60 giorni per l’esito finale. Il progetto vincitore, a discrezione di ciascuna delle diocesi interessate, potrà essere reso esecutivo per la realizzazione dell’opera.

Qual è il contesto in cui si pone questo concorso?
Solo negli ultimi cinque anni sono state finanziate decine di nuove chiese. La chiesa è essenzialmente un edificio sacro, un edificio di culto, uno spazio per la liturgia, per la comunità che celebra il Mistero ineffabile; di qui la difficile impresa dei progettisti di chiese! Essi devono interagire di continuo con teologi e liturgisti, come anche con le persone concrete, i fedeli, che, di fatto, saranno i fruitori di quella chiesa, che sarà la loro casa. Ma pur sempre di edificio si tratta! Una
casa tra le case, un edificio che, per il suo speciale significato simbolico, ha la pretesa di essere testimone di bellezza, di armonia, di equilibrio anche formale e compositivo. I tempi passati ci hanno consegnato testimonianze di fede
che, oltre ad essere luoghi di culto, edifici e spazi per la liturgia, sono anche fulgidi esempi intramontabili di arte e di architettura.

Che cosa propone la CEI?
La CEI ha attivato e/o promosso in tutta Italia molteplici iniziative che mirano alto, puntando sulla qualità. La parola d’ordine è: formazione e rigore formale e procedurale! Formazione, mediante master, corsi, convegni; rigore formale e procedurale, mediante l’indizione di concorsi nazionali (di qui i Progetti Pilota intesi come esempio di metodo) e l’invito a indire in sede locale concorsi diocesani.

Quali i vantaggi del concorso?
I concorsi di idee e di progettazione costituiscono l’unica procedura che garantisce la concorrenza tra progetti, per ottenere una salutare competizione da cui selezionare le migliori proposte progettuali. E una migliore qualità del progetto significa migliore qualità delle architetture, certezza dei tempi e contenimento dei costi di realizzazione, nell’interesse generale dei cittadini e soprattutto dei fedeli. La procedura del concorso va anche attuata mediante giurie i qualità e ispirate a criteri di assoluta trasparenza. Anche il lavoro svolto negli ultimi anni dal Comitato per l’Edilizia di Culto, di esame e valutazione dei progetti pervenuti, va nella direzione di un maggiore rigore, non solo alla luce della nota pastorale sulla “Progettazione delle nuove chiese”, degli orientamenti dei competenti organi ecclesiastici e della disciplina contenuta nel Regolamento per l’edilizia di culto, ma anche nel costante confronto con i canoni dell’architettura, con le sollecitazioni della critica (mondo accademico, storici e critici dell’architettura) e con i nuovi “modelli” dell’architettura sacra. Non si tratta, però, soltanto di progettare un edificio bello, perché esso deve essere anche simbolicamente perfetto e deve essere funzionale. E non si possono trascurare aspetti quali la resa acustica, il problema dell’illuminazione e quello legato al clima interno o, ancora, problemi quali la sicurezza e l’accessibilità.
Si deve, infine, altresì prevedere e pianificare la gestione e la manutenzione dell’opera realizzata. In linea col Decreto Legislativo 192/05 per l’“Attuazione della Direttiva 2002/91/CE relativa al rendimento energetico dell’edilizia”,
è bene considerare che anche per le chiese dovrà crescere l’attenzione alle prestazioni energetiche: isolamento termico,
eventuale uso di pannelli solari, ecc. Non solo architetti, quindi,o artisti, né solo liturgisti o teologi, ma sinergia tra essi e ingegneri, impiantisti e altre figure necessarie. L’attenzione deve essere globale! L’auspicio è che nei prossimi anni, il prezioso percorso formativo innescato si possa consolidare e arricchire di nuove iniziative a carattere locale. Ogni progetto, infatti, dovrebbe nascere dal dialogo e dall’incontro tra la diocesi, prima responsabile della missione pastorale, la comunità parrocchiale, destinataria dell’opera da edificare, e i progettisti, chiamati a far sintesi e ad elaborare una proposta progettuale di chiesa attuabile e convincente.

(L. Servadio)

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