FARE

Due navate in più per la Domus del marmo

La pianta e la facciata originale, a navata unica. A destra: l’erezione del nuovo muro laterale, per ampliare l’aula della chiesa.

La comunità religiosa si rese conto ben presto dell’inadeguatezza della «domus» rispetto alle esigenze della popolazione in crescita. Nel 1935 terminò la costruzione di uno slanciato campanile, iniziata nel 1926. Da allora periodicamente si poneva il problema del completamento della facciata e di possibili ampliamenti. Nel 1969 fu tentato un primo parziale adeguamento dell’area dell’altare e nel 1982 una serie di riparazioni e rafforzamenti alle strutture dell’edificio. I lavori di adeguamento di diversi luoghi dell’invaso e l’ampliamento a tre navate del medesimo (1989) possono essere considerati il frutto di un vivo senso ecclesiale generale (fedeltà al dettato liturgico del Concilio Vaticano II) e particolare (senso di appartenenza ecclesiale tramite e nella realtà parrocchiale) colto dalla Committenza (il Parroco, i Religiosi, il Comitato parrocchiale), trasmesso dagli architetti Attilio Ghirlanda e Silvestro Telara con l’ausilio 48 La chiesa parrocchiale della Sacra Famiglia di Marina di Carrara (MS), nella sua costruzione originaria (unica aula con abside, soffitto molto alto) fu aperta al pubblico nel 1886. Nel 1923 fu affidata alle cure pastorali dei Frati Servi di Maria. La commenta il liturgista P. Silvano Maggiani. relativo e non continuativo di esperti liturgisti. Ristrutturazione della domus e adeguamento degli interni L’ampliamento a tre navate non solo ha armonizzato l’altezza dell’aula precedente con la sua longitudinalità, ma soprattutto ha permesso una possibilità di celebrazione comunionale e ministeriale propria di una chiesa che dev’essere immagine simbolica della ecclesia, soggetto integrale dell’azione liturgica. Probabilmente un leggero spostamento in avanti dell’altare avrebbe valorizzato maggiormente il senso del radunarsi dei fedeli circumstantes all’altare nell’assemblea domenicale o festiva. È bene osservare che l’invaso della chiesa pone l’abside e l’altare verso est. Ha trovato il suo luogo adeguato, forse un poco enfatizzata, la sede del presidente e dei ministri. Positiva la collocazione del coro tra area dell’altare e l’assemblea, anche se il coro tiene nascosto, durante la celebrazione, il “luogo santuariale” dell’immagine della Madonna Addolorata, molto venerata. Da ripensare e da riformulare il luogo dell’ambone in sé, da arricchire con una base per il cero pasquale, inesistente oggi. La soluzione attuale non conosce l’ambone come luogo e la sua valenza simbolica, non legata all’Incarnazione del Verbo, bensì all’annuncio della Risurrezione.


La pianta e la facciata dopo l’ampliamento.

L’ambone e l’altare devono risultare i due grandi fuochi del bema. La costruzione delle navate, senza escludere la dinamica ecclesiale della celebrazione, ha di fatto favorito anche la possibilità di una preghiera personale feriale, creando luoghi riservati e indisturbati. Il luogo del fonte battesimale Collocato precedentemente a sinistra dell’unica entrata, dopo la ristrutturazione il fonte non avrebbe avuto un suo luogo adeguato e di visibilità e di celebrabilità del Battesimo secondo la riforma liturgica. La nuova collocazione, arricchita dal tabernacolo per conservare gli oli santi, facilita la celebrazione comunitaria del Battesimo ed è memoriale permanente nel cuore dell’assemblea. La Cappella feriale Inesistente nell’invaso precedente, è diventato il luogo che favorisce anche la riserva e l’adorazione del SS. Sacramento. Nella parte di fondo in marmo bianco Carrara e verde Alpe emerge un disegno a quadretti concentrici asimmetrici a servizio del tabernacolo posizionato fuori dall’asse dell’altare perché il celebrante non dia le spalle. Nella cappella manca una pur essenziale sede per il presidente e un decoroso luogo-ambone. I due grandi oli su tela alle pareti di Pietro Pegolio, il Cenacolo e la Moltiplicazione dei pani, caratterizzano il luogo con le loro tematiche e non ammettono nessun’altra forma iconografica. Il progetto iconografico Dall’insieme non risulta un programma iconografico. Se fosse stato presente avrebbe potuto arricchire e caratterizzare tutti i luoghi e l’insieme dell’invaso. È stata curata invece la pavimentazione dell’aula, dell’arca dell’altare, della cappella feriale, con uso di marmi pregiati: rosso Albania, bianco Carrara, bardiglio Carrara. Poiché per favorire l’illuminazione naturale si sono ripetute nelle navate laterali le finestrature semicircolari già esistenti nel corpo principale, sarebbe stato opportuno programmare un ciclo più organico per le vetrate istoriate, anche se le otto vetrate in alto di Ugo Signorile con riferimenti simbolici ai sacramenti e quelle in basso di Mario Vezzelli con episodi salienti della vita di Maria SS.ma e le tre, a cerchio, della facciata, sono di buona fattura. La parete di fondo è occupata da un organo monumentale (ne esisteva uno di più modeste proporzioni). A chiusura dell’area dell’altare, rispettando l’incavo dell’abside (in essa è stata ricavata la sacrestia), Bino Bini ha scolpito un bassorilievo: un trittico in marmo bianco raffigurante alcuni episodi della vita di alcuni santi dei Servi.

Chiesa della Sacra Famiglia Marina di Carrara (MS)
Progetto e d.l.: Arch. Attilio Ghirlanda, Arch. Silvestro Telara (Carrara)
Progetto strutture: Ing. Alberto Dazzi (Carrara)
Organo: Tamburini (Crema)
Impianto sonoro: Palvet (Viareggio LU)
Impianto campane e orologio: Trebino Snc (Uscio – GE)

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