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ARCHITETTURA E CULTURA URBANA
1990-2000: i primi dieci anni del seminario di Camerino

Il Seminario di Architettura e Cultura Urbana è nato nel 1990 a Camerino, presso uno
degli Atenei più antichi d'Europa.
In quegli anni, mentre in altri paesi europei erano già in atto grandi progetti di
rinnovamento delle città, in Italia regnava un pesante clima di sfiducia se non di dichiarata
ostilità verso la cultura architettonica contemporanea; clima che aveva pervaso l'intera
società italiana, alimentato dalla complicità di una classe politica che negava
all'architettura la possibilità di concorrere, nella pratica costruttiva, ai processi di
trasformazione del nostro paese.
Le cause di tale sfiducia, fin troppo note, erano giunte a maturazione alla fine di un lungo
processo distruttivo iniziato con la sciatta ricostruzione del dopoguerra, consolidatosi con
le incontrollate conurbazioni a partire dagli anni '60, sfociato nei fatti di tangentopoli ed
oltre; tutto ciò, in verità, quasi in assenza di architettura e con ben poche responsabilità
degli architetti italiani, visto il loro coinvolgimento professionale in tale processo,
statisticamente irrilevante.
Viceversa proprio il colpevole vuoto di cultura progettuale rappresentava un grave punto
di debolezza per i paesaggi insediativi in trasformazione, dominati direttamente ed
esclusivamente dalle contingenze sociali, politiche ed economiche, senza memoria e senza
la mediazione della disciplina artistica del costruire.
In questo clima, nasceva dunque a Camerino il Seminario, grazie ad Archeoclub d'Italia ed
alla locale Università, circostanza, questa, non trascurabile in un momento in cui il
dibattito sull'architettura era piuttosto rarefatto o confinato all'interno delle aule
universitarie. L'iniziativa costituì già un primo successo per aver aperto una breccia nella
istituzione universitaria, fino ad allora bloccata dalle inconsistenti barriere di un certo
conformismo accademico esclusivista e per aver proposto un dibattito sull'architettura
aperto ed allargato a tutte le componenti sociali oltre che artistiche, culturali e scientifiche.
Più tardi il Consiglio Nazionale degli Architetti, da poco rinnovato, entrerà a far parte dei
promotori del Seminario, completando il disegno di unire anche il massimo referente della
professione nel progetto culturale intrapreso; progetto finalizzato alla ricerca e diffusione
dei valori dell'architettura come disciplina insostituibile nel guidare i processi di
cambiamento dei paesaggi, fondato su alcune semplici quanto ambiziose prospettive:

- avvicinare i mondi della teoria e della pratica fino ad allora distanti e separati mettendo a confronto le rispettive esperienze con spirito di reciproco apprendimento;
- alimentare l'approccio interdisciplinare ai temi del costruire, in modo aperto e creativo, favorendo la circolazione delle idee e dei diversi punti di vista;
- indagare sui caratteri di identità che presiedono ai fenomeni di trasformazione dei luoghi, alla ricerca di ragioni per progetti di città possibili, più consapevoli dei valori in gioco e più coinvolgenti per i suoi abitanti;
- favorire una corretta diffusione della cultura architettonica che interpreti esigenze e desideri
della società contemporanea, che si confronti senza mimetismi con la morfologia dei luoghi e con la storia intesa nel suo divenire, in cui l'antico riaffiori nel moderno non come citazione e, tanto meno, come emulazione ma in forma di continuità di elaborazione del pensiero architettonico.

Con queste prospettive, il Seminario costituisce una palestra di esercizio mentale teso a liberare le capacità critiche, gli atteggiamenti riflessivi del pensiero, alla ricerca del maggior grado possibile di autonomia intellettuale.
Nello spirito di apprendimento reciproco, in cui si confrontano liberamente architetti -
studenti, docenti, professionisti, artisti, esperti di varie discipline, di diversa estrazione e
provenienza la finalità progettuale proposta dal Seminario offre spunti di riflessione per
alimentare la complessità dei temi e, quindi, curiosità e domande prima ancora di
approfondire particolari nicchie di sapere o proporre aleatorie certezze.
In questi anni, i temi trattati dal Seminario sono scaturiti dal maggiore interesse, di volta
in volta, manifestato dai partecipanti; oltre alle sessioni estive di Camerino, si sono svolti
brevi incontri di studio in altre città, toccando gli argomenti più coinvolgenti per le stesse:
dalle città fortificate e di antica fondazione alle città industriali, alle città di mare, alle città
fluviali.
Si sono intrecciati, in tal modo, proficui rapporti di collaborazione con Enti pubblici e
Istituti e si è assistito, con soddisfazione, ad una costante crescita di interesse e
partecipazione sui temi dell'architettura e della cultura urbana.
Nei dieci anni trascorsi, in fondo, le cose non sono particolarmente cambiate rispetto al
quadro tratteggiato in apertura, è però cresciuta la consapevolezza dell'insostituibile ruolo
dell'architettura e della impegnativa, entusiasmante eredità per gli architetti italiani di una
grande cultura architettonica, quella italiana, su cui si sono formati i maestri di tutto il
mondo; un punto fermo da cui ripartire per riaffermare una cultura autonoma, radicata e,
al tempo stesso, aperta alla contemporaneità, in grado cioè di dialogare sul piano
internazionale e di confrontarsi sui grandi temi come la trasformazione dei paesaggi, i
nuovi insediamenti urbani, la mobilità, l'inquinamento e la dissipazione delle risorse
ambientali.
In questi anni, il Seminario di Camerino è stato testimone di un dibattito ampio e
appassionato a cui tutti hanno potuto partecipare, registrando umori e segnali di
cambiamento come quelli oggi in atto nelle Università, rispetto alle quali si pone come
anello di congiunzione fra di esse, il mondo professionale e la società.

SACU - Seminario di Architettura e Cultura urbana.pdf

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