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Eventi Storici - Paolo Volponi

...la casa in campagna, bella bellissima appartata solitaria, la casa rifugio, la casa della fatica, la casa del contadino.

in dialogo con Giovanna Peroni

Nel "Memoriale" leggo. " Come sempre, mi consolai camminando per la strada verso casa mia".
Mi racconti che cos'è per lei la "sua" casa; e la "casa" nei suoi romanzi.

Posso dire che non ho mai vissuto in una casa che mi sia piaciuta e che abbia sentito completamente mia. Forse quella della primissima infanzia, quando abitavamo ancora con i miei nonni: era una grande casa per una grande famiglia, e offriva molte occasioni di gioia di scoperte di conoscenze. Mi piaceva. Poi ho vissuto sempre in case che non mi sono mai piaciute non mi piaceva neppure quella dove ho passato la mia adolescenza e la mia prima gioventù in Urbino.
Era la mia casa, l'amavo, ci stavo con i miei genitori ma non mi piaceva.
Dopo aver lasciato Urbino, la mia casa per anni è stata la stanza d'affitto o la stanza d'albergo.
A Ivrea poi ho avuto per un periodo una bella casa: aveva anche il giardino e il piccolo orto, e guardava il fiume Dora e le montagne perchè era in collina. La ricordo molto volentieri con una grande magnolia al centro del giardino.
Vi sono entrato sposandomi e vi sono nati i miei figli: la ricordo bene per questi bei giorni della mia vita. Era bella, ma non era la mia casa.
Sono più fastidiose le case presuntuose, dove la mancanza di cultura è più grave perchè rifiuta quella propria precedente, e si accoda a quella imperante senza discuterla. Cioè imita.
L'imitazione contraddistingue grandi strati della nostra piccola e media borghesia. La casa dove abito è di questo tipo ma le cose che ho intorno sono di altro tipo. Le vede. Le ho scelte io o mia moglie incontrandole, direi riconoscendole.

Ma di Gerolamo Aspri ricordo la scoperta di Ca l'ala...

...la casa in campagna, semidiroccata, bella bellissima appartata solitaria. La casa rifugio, la casa della fatica, la casa del contadino con tutte le stagioni davanti, con percorsi astrali propri.
Da noi sembra che le case dei contadini sulle dosso. colline, per l'aria tersa, abbiamo un proprio cielo il proprio percorso astrale. Sembra che le stelle siano disposte in modo distinto per ogni casa.
Questa à Ca l'ala, dove ho amato abitare insieme con Gerolamo Aspri che vi ha passato notti fredde e vi ha sofferto. Però aveva un legame con questi vecchi muri che una volta avevano difeso una famiglia.

E Trasmanati...

E' importante la casa in Urbino dell'avvocato Trasmanati, nobile di primo rango. Il palazzotto è scuro però bello, pieno di libri, di bei quadri, riempito malamente, a casaccio, dove è chiaro che non vi ha mai vissuto una donna, o qualcuno che abbia fatto delle scelte o posto un ordine.
Questa casa è un groviglio di sentimenti e di risentimenti, di ombre, di odori, di misteri, di confusione, di cose belle e di cose brutte e tutto questo racconta la storia di un uomo in conflutti con la società che porta questo conflitto anche nella sua vita e nella sua casa, che si agita e si scontra fra i suoi mobili, i suoi quadri, i suoi libri anche se queste cose lo aiutano, lo proteggono, gli sono amiche. Gli servono per vivere. E cos“ la casa ha una sua bellezza. Un suo fascino. Un silenzio urbinate. E una certa umidità un certo odore di muffa che è nella vita nella storia e nel clima di Urbino, che io ho percepito nell'infanzia e che mi è rimasto addosso.

E lo si ritrova nelle sue pagine. "Quando arrivai sotto casa, nell'angolo in cui le siepi, gli alberi, il cane, il piazzale stanno sempre tutti insieme ad aspettarmi, alzai gli occhi... ". E ancora, un suo ricordo infantile nel clima e nell'ambiente urbinate. "Da bambino tenevo le imposte aperte, non tanto per paura quanto per non isolarmi del tutto e avere argini al sonno, quasi uno spazio dove rigirarmi e tentare qualcosa con una mano".

Mi è rimasto addosso Urbino, come mi è rimasto addosso il problema della casa. Lo sento molto: e ho una casa a Urbino e l'ho anche risistemata, ma non è la casa nella quale andrei a vivere, cioè la mia casa ideale.

Mi ha incuriosita. Che deve offrirle questa casa che lei desidera da sempre, che non ha mai saputo avere?

Provo a descriverla.
Una casa padronale di campagna, non lussuosa, di grande comodità e di grande civiltà artigianale non lontana da una cittadina delle Marche, come Urbino o Urbania o Cagli. Con molte stanze, anche spoglie, per poter vagare dentro la casa. E scale: amo l'animazione delle scale, potere muovermi su diversi piani. E poi la cucina, La casa deve essere disposta in modo da consenuna grande cucina con la dispensa, pure abbastanza grande. Mobili semplicissimi, di legno, non pezzi di antiquariato ma domestici. Questa casa assomiglia a quella di Albino Saluggia (Memoriale) che pure guardava verso un luogo d'acqua, il lago invece del fiume, e anche i paesaggi sono quelli che io vedevo dalla finestra della casa di Ivrea.
Da Ivrea sono venuto a abitare a Milano, in questa casa, che non mi piace. Non ha neppure posto per tutti i libri, e lo studio dove io possa appartarmi: a una certa età ci si accorge di aver bisogno di un rapporto con un luogo proprio, esclusivo.
Nella Macchina Mondiale vi sono le case dei contadini del preappennino quelle della borgata di mia madre; ma non è giusto dire borgata perchè non è che ci sia il paese: sono case sparse, poderi. In questa zona preappenninica la casa è di solito bella, davanti ha il pozzo e l'orto, e poi i campi; e è ombreggiata da alberi da frutta, grandi noci e fichi. Il pianterreno è una stalla e il posto per gli attrezzi agricoli, e lì la famiglia trova un riparo immediato durante il giorno. Per la scala, spesso esterna, si sale all'abitazione. Una grande cucina e le stanze da letto.
Sono molto belle queste case per le loro virtù domestiche, e per il modo in cui vi si svolge la vita della famiglia. Tutto è fissato. Tutto è stabilito. Un chiodo è un punto di riferimento sul quale si lascia una cosa, non un'altra. E' bello anche il modo stesso con cui è stata costruita la scala, e il camino dove le donne cucinano e dove la famiglia si raccoglie l'inverno per riscaldarsi. O almeno si raccoglieva fino al 1950, '55.
Ne sono rimaste poche di queste case. O sono state trasformate malamente dai contadini per adattarle ai servizi attuali, con il rifiuto del passato; o sono state abbandonate e diroccate dalle intemperie; o non sono più case contadine ma villette adattate da gente della città "per il ritorno alla natura" ma senza profondo amore e rispetto della natura.
Le più belle, quelle a volte di impianto cinquecentesco, sono come la villa di campagna della contessa Carsidoni ne
"La Macchina mondiale ".

In tutti i suoi libri c'è il suo amore per la campagna. Leggo. " Io non potrei vivere in città, pensavo, dove mi sento solo e dove vedo benissimo che la gente è cattiva, troppo furba e interessata ". " Trovare una strada è una fatica e così sapere dove andare. Io amo la campagna che dice prima, con strade e viottoli, che cosa si deve fare e che si fa vedere tutta onestamente. Amo la campagna più ancora del mio stesso paese ".
Nel suo ultimo romanzo " Corporale ", come sono le case?

Sono di diverso tipo. Appartamenti che sono quel che sono, dove si può star bene e dove si può star male. O che si può rendere piacevoli con il proprio gusto, e la capacità di scegliere e la propria vita e gli oggetti intorno, per animarla. Oppure sono quegli appartamenti squallidi monotoni uguali, con gli stessi mobili, con le stesse seggiole, con le stesse lampade, con gli stessi soprammobili. E lo stesso odore.
E' il grande anonimato della città e della cultura di massa. E io non li disprezzo, sono confortevoli. Sono confortevoli quando non sono presuntuosi. E mi piace che la famiglia piccolo borghese e la famiglia dell'operaio abbia i suoi tre vani, la cucina, i doppi servizi e il salottino.
Magari tutti l'avessero, sarebbe un vivere al caldo e ben protetti, godendo di certi servizi che può apprezzare meglio chi non li ha avuti, di chi li ha sempre avuti.
La casa deve essere disposta in modo da consentire tanti percorsi, e dare una costante soddisfazione con l'ambiente, e quiete e la quiete deve essere il rapporto con il luogo che si sente proprio.
E' questa la mia casa ideale. E deve avere anche il poggio, delle belle querce, il frutteto, e i boschi vicini per avere frotte di uccelli migratori, per darmi il carattere delle stagioni.
Se non fossi costretto a vivere in città e a lavorare per l'industria, mi ritirerei in una casa così senza rimpianti della vita cittadina. Il paese mi piace, anche la vita di paese: paese che non dovrebbe avere nemmeno la dimensione di Urbino che è già la dimensione di una piccola città e che non si può controllare e vivere per intero. No. Un paese che abbia massimo duemila abitanti, così che la vita sociale sia tutta stabilita, rituale, di incontri certi e dove tutti in qualche modo siano sempre presenti e partecipi di tutto quello che capita nella vita comunitaria. Questo mi piacerebbe. Dovrebbe pero essere un paese rurale, delle mie parti, di qualche vallata marchigiana (mi porto addosso anche questo). Penso al nome di Frontone, anche di un luogo un pò' più grande come Fossombrone. Anche Sant'Ippolito o Sant'Angelo in Va do o Sant'Angelo in Lizzola, però dicendo che amo questi paesi credo di cadere in un'indulgenza letteraria. Vivendoci, dopo un po' potrei essere sopraffatto dalla noia e dal tedio, e anche dal calore di tanti rapporti, e finirei per desiderare di ricacciarmi in città dove almeno in qualunque ora del giorno e della notte si può fare
quello che si vuole se si dispone di un minimo di libertà, e ci si può arrabbattare a sfuggire gli altri e a fare delle scelte dettate dalla propria urgenza psicologica o dalla propria nevrosi.
Però del desiderio della casa in campagna sono sicuro.

Anche della campagna. "Prima di tornare a casa, continuai a girare per la campagna senza timore, con slancio, anzi, e sentivo il mio vigore espandersi in a me e nello stesso tempo mantenersi caldo e compatto come una tana ". Ma in questa casa dalla lunga sequenza di ambienti, discosta dall'abitato, per lei è il rifugio per rendersi imprendibile dalla società, dal suo lavoro nell'industria, che pure è bello e che lei ama, ma non è il lavoro che ha dato la vita a Albino Saluggia, Anteo Crocioni, Gerolamo Aspri. E all'avvocato Trasmanati e Ivana Colnaghi e Imelda Contarini. Nella casa ideale lei vorrebbe che abitasse Paolo Volponi, scrittore. E basta.

Ma per partire per la mia casa ideale dovrei prima pormi infiniti problemi pratici. Primo, la mia famiglia. I miei figli sono piccoli, vanno a scuola e in una casa in campagna non ci starebbero. Sto a Milano anche perchè i miei figli hanno qui un ambiente abbastanza ordinato,. organizzato. Milano è ancora una città abbastanza ben amministrata; dispone di buone scuole, dà ancora degli esempi morali, non è ancora del tutto corrotta. C'è la presenza del lavoro. C'è uno stimolo a una certa moralità nei rapporti.
Ha anche aspetti negativi, l'aria. Se uno viene da fuori sente che l'aria ha uno strano Sapore e anche uno strano odore. E' una città senza vento e senza cielo; però la sua vita sociale è abbastanza ricca, vivace, e ospita molteplici presenze. C'è la presenza dei giornalisti, delle case editrici, del teatro, degli artisti, del mercato dell'arte, della finanza, dell'industria, del sindacato, dell'università. Cioè è una città senza un padrone, è una città con una una grossa libertà: è una città popolare: è una città abbastanza cordiale, ritagliata sulla discrezione in certe parti. é chiaro che questo ha dei risvolti, come una certa violenza, una certa tensione. Però, ripeto, è una città con una sua moralità. Certamente c'è una tensione sociale che non è soltanto in termini negativi di violenza e di criminalità, ma anche di ricerca, di progetto.
In questo è molto meglio di Roma, e meglio anche di altre città italiane. Meglio anche di Torino. Torino è una città monoculturale che soffre una dura crisi: è una città importante forse come Milano e se riesce a risolvere questa crisi e a superarla e ad affermarsi in un buon rapporto con tutta la sua area regionale, costituirà un esempio importante di città industriale, di nuova città industriale.

Come vede Milano negli anni futuri?

Non mi sono mai posto questa domanda. E' un problema politico. Mi sembra bene impostato dalle forze migliori della politica, della cultura milanese, degli urbanisti milanesi. E un problema dell'area milanese, dei rapporti fra Milano e la Lombardia fra Milano e le città che la alimentano (dalle quali provengono i pendolari), e con le quali ha uno scambio intenso sul piano economico.
Molto spesso (io almeno che vivo a Milano da pendolare a rovescio, da forestiero, standoci molte volte solo il sabato e la domenica, chiuso dentro casa o dentro un cinema) dimentico che Milano ha intorno la Lombardia che è una regione bellissima che ha i laghi le colline e le montagne vicinissimi, e zone di pianura molto belle. Dimentico, perchè non conosco la Lombardia. Non sono mai stato lungo il Ticino, nè in Brianza. Neppure conosco i laghi.
Tenendo conto della sua regione, Milano dovrebbe svilupparsi con l'organizzare un rapporto sempre più fresco, più attivo con le zone intorno, rapporto di tipo economico umano, culturale... ricevere e dare, con uno scambio che la tenga sempre ordinata e sciolta. E poi, costituendo dei parchi; costituendo dei centri satelliti; stabilendo dei rapporti velocissimi con dei centri nuovi residenziali ben attrezzati, che sappiano inserirsi nelle bellezze della Lombardia, nel suo paesaggio ancora non deturpato. Anche se temo che pure qui lo sviluppo disordinato abbia compromesso tante zone.