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Eventi Storici - Coprite di verde Milano

Convegno promosso dal
COMUNE Dl MILANO - ASSESSORATO ALL’ARREDO URBANO in collaborazione con la rivista MILANOCASA

Milano, Teatro Gerolamo, martedì 18 giugno 1974 ore 20,30

L’uomo-cittadino chiede aiuto al verde per ritrovare, riscoprire, per riavvicinarsi alla città. L’iniziativa nata da una proposta dell’architetto GjIla Giani, presentata e sviluppata in stretta collaborazione con l’assessore Paolo Pillitteri responsabile delle iniziative legate ai problemi dell’arredo urbano, entra oggi in fase operativa: un congresso raccoglie intorno ad un tavolo tutte le personalità più autorevoli e rappresentative in pubblica conferenza stampa con lo scopo non solo di sensibilizzzare l’opinione di tutti i cittadini ma di altresì intessere le diverse informazioni di ogni specialista.

L’architetto - Il fascino di una città vestita di verde, non vuoi dire soltanto trasformare in` tempi ed operazioni prestabilite la città di cemento in una città su cui l’occhio può riconoscere il senso della natura: il progettista ha con la pianta rampicante occasioni molteplici per intervenire sulla città: le pareti di ogni casa, i muri, i monumenti, ma anche le più semplici strutture: forse che quella certa via non potrà divenire uno splendido pergolato con il suo profumo di primavera e la frescura d’estate?
Il botanico - Ogni foglia " un piccolo e perfetto laboratorio per la riproduzione dell’ossigeno: ogni parete miliardi di piccole foglie che possono lavorare per riformare nella sintesi clorofilliana l’ossigeno bruciato dal cittadino e dalle sue macchine!
Praticamente si possono fare conteggi esatti tali da dimostrare che il tanto ossigeno bruciato e consumato può essere riscattato da tanti metri quadrati di parete verde.
Il climatologo - Tanto più verde tanti più vantaggi: ad esempio d’estate si potrà usufruire di una temperatura più bassa in quanto la vegetazione agisce per sottrazione di calore all’atmosfera.
Il batteriologo - La vegetazione riveste un ruolo molto importante anche dal punto di vista igienico: più verde in città più l’aria " pura.
In un metro cubo d’aria prelevati nel centro della città si possono contare fino a 600 mila microbi, in un bosco i microorganismi al metro cubo possono essere soltanto 50: questo grazie al verde qualsiasi esso sia!
Il tossicologo - E stato dimostrato che la vegetazione può purificare l’atmosfera filtrando i nuclei dì condensazione dell’aria, cio" gli inquinanti solidi. Il confronto fra zone prive di verde e zone invece ricche di vegetazione anche se ugualmente interessate dai gas tossici sono un argomento valutabile in nuclei di condensazione che possono raggiungere valori di concentrazione sui 40-50 mila al centimetro cubo, una vegetazione ben distribuita e rigogliosa può ridurre i valori a molto meno della metà.
Il fisico - Un fattore importante " la ionizzazione dell’aria in quanto l’impoverimento di ioni gassosi, in particolare carica elettrica negativa, favorisce le malattie respiratorie. Uno dei mezzi per aumentare la ionizzazione dell’aria e migliorarla nella sua componente di carica elettrica negativa consiste proprio nel verde.
Lo psicologo - Un paesaggio con fiori, piante, con più verde insomma favorisce la comunicazione sociale degli individui, riavvicina l’ambiente della città al modello dell’ambiente naturale dell’uomo.
Il medico - Le componenti sono molteplici, i vantaggi si possono riscoprire sotto qualsiasi aspetto fisico e psichico dell’uomo.
L’ecologo - La nostra città " stata abbandonata anche dalle rondini!
La volontà politica - Questi e non solo questi aspetti, possono trovare una realtà operativa soltanto nella volontà politica che raccoglie e coordina le iniziative pubbliche con quelle private allo scopo di una MILANO non solo più bella e più sana, ma anche di una città all’avanguardia esempio pilota in una delle più formidabili iniziative capaci di dare all’uomo urbanizzato un ambiente migliore.

MILANOCASA

Abbiamo vestito di verde il duomo di Milano per ricordare ai milanesi che ogni casa può; essere coperta di quella vegetazione che può; fare di Milano una città; più sana. Il manifesto (70x100) affisso per le strade di Milano in centinaia di copie, ricorda quest'impegno a tutti i milanesi. Il manifesto è; firmato da Giancarlo Iliprandi.

Nel più Milanese dei teatri, in piazza Beccaria, al Gerolamo il giorno 18 giugno si è; svolto con pieno successo di pubblico il primo intervento rivolto a sviluppare quel tenia che su queste pagine molte volte si è letto, e che sappiamo quali interessi susciti concretamente nei cittadini a cui Milano è veramente cara. Il palco con i rampicanti in un gesto di scenografia che si distende anche al di là del palcoscenico, inghirlandando la platea su fino al loggiato è l'ambiente che accoglie gli intervenuti.

Musica classica vivacizzata dall'ultimo moug elettronico crea le premesse di un incontro che vede presenti le più spiccate personalità del mondo culturale e scientifico. A sala piena, palchi, palchetti fitti di persone attendono l'inizio del dibattito. Ore 20,45 si spengono le luci, troneggiano in successione spettacolari diapositive sullo schermo gigante soprastante il tavolo dei conferenzieri: verde rampicante: finestre incoronate e lussureggianti, palazzi alti sette od otto piani completamente rivestiti di verde che raggiunto il tetto ricade quasi a dimostrare quanta forza ancora esiste in questo rampicante.

Milano Casa N° 7
- settembre 1974 -

Prende la 'parola Ruggero Orlando, la forte personalità; e la vivacità; della presentazione apre il convegno.
Paolo Pillitteri, dinamico assessore del Comune di Milano presentando il significato dell'iniziativa chiarifica il perchè di questo primo convegno che ben si inserisce nei vasti programmi operativi del nuovo Assessorato all'Arredo Urbano.
Il Comune di Milano, nella persona dell'Assessore Paolo Pillitteri dimostra concretamente che la necessità; di fare e fare bene è; necessità; che si deve ritrovare in tutti i gesti che accomunano e che devono accomunare la iniziativa privata e coordinata con lungimiranza da una volontà; politica pronta e fattiva. Milanocasa, rappresentata dall'architetto Gjlla Giani, testimonia l'interesse della redazione, di tutti quanti i giornalisti e i collaboratori della nostra rivista.
Il dibattito si fa appassionante, tutti gli sguardi sono concentrati sulla tavola rotonda.
Nella nostra città c'è poco spazio per il verde, quindi se questo verde non può estendersi in modo orizzontale, facciamolo espandere verticalmente, ed ecco l'Ampelopsis ingigantirsi, impadronirsi della città; fino a coprire palazzi, scuole, pareti di cortili.
Sui vantaggi di una soluzione del genere concordano tutti gli esperti, il botanico, il climatologo, l'ecologo, lo psicologo ecc.
Ruggero Orlando si destreggia, con impareggiabile brio e vivacità di parola, introducendo via via i conferenzieri.
Il caro Ruggero, chi non ha fatto l'imitazione della sua voce: "Da New York vi parla Ruggero Orlando...! "
Ma questa volta egli parla da Milano a tutti i milanesi per dare il suo appoggio, la sua
approvazione a questa campagna del verde, necessario non solo per il nostro benessere fisico ma anche per la felicità; della nostra esistenza.
Il dibattito, interrotto a tratti dall'applauso del pubblico, ha lasciato negli occhi ma soprattutto nel cuore di ogni milanese un'immagine verde di speranza in una città; migliore.
Ringraziamo tutti gli intervenuti e specialmente chi si è staccato dalla platea e si è avvicinato al microfono dei conferenzieri per apportare il proprio intervento sul problema discusso e cioè Maggiora Vergano, il rappresentante di Italia Nostra arch. Giulio Crespi ed infine Edmondo Sannazzaro che ha commosso tutti recitando una poesia, in milanese.

Nella foto da sinistra: Giulio Macchi, Giancarlo Ferrari, Antonio Miotto, Giò; Ponti, Gjlla Giani, Ruggero Orlando, Paolo Pillitteri,
Carlo Sirtori, Gillo Dorfies,
Ivo Codazza, Carla Paleologo.

Cos'è l'Arredo Urbano
Paolo Pillitteri inizia con un saluto particolarmente caloroso a chi ha voluto presenziare a questa iniziativa " Coprite di verde Milano " patrocinata dalla Civica Amministrazione tramite l'Assessorato all'Arredo Urbano che affianca l'Edilizia Privata.
" Due parole sul problema dell'Arredo Urbano Questa sera l'Arredo Urbano è; il promotore di una iniziativa " Coprite di verde Milano " intorno a cui ruota tutta una serie di aspetti che riguardano settori diversi: di igiene, ecologici, artistici, botanicibiologici-medici, ecc. un discorso dunque estremamente complesso e molto vasto. t per questo che stasera tra di noi e con voi sono intervenuti illustri personaggi, esperti di specifici settori connessi appunto a questo discorso del verde nei suoi aspetti più; articolati. Ne sono una prova alcune iniziative che sono sorte qui a Milano, o che stanno sorgendo, le quali possono essere giudicate o criticate in diversi modi ma che comunque rappresentano sempre un tentativo di migliorare l'ambiente nel quale noi viviamo.
Mi riferisco per esempio a quello che stanno facendo i commercianti e gli abitanti della via Manzoni.
Il tentativo, per esempio, di rendere i marciapiedi della via Manzoni percorribili dal pedone è; già; qualche cosa e se poi i conimercianti di via Manzoni ci mettono i fiori è; ancora meglio. un andare avanti verso una prospettiva che respinge un "modello di sviluppo " in cui prevalga soltanto l'automobile e il cemento. Questo vuole essere il pensiero dell'Amministrazione ma anche il pensiero dei milanesi su tali problemi e credo che dall'iniziativa di questa sera, promossa dal Comune in collaborazione con la rivista " Milanocasa " ma soprattutto con i cittadini di Milano e con coloro i quali sono seduti vicino a me; possa partire un discorso nuovo.

Un mattone di ampelopsis
"Questa proposta - dice Gjlla Giani - nasce sulla carta da lucido, è; chiaro, investe responsabilmente la categoria degli architetti che sono moralmente impegnati nella creazione e nella modificazione dell'ambiente in armonia alle esigenze del cittadino.
Coprire di verde con rampicanti le facciate interne ed esterne delle case, dei portici, dei quartieri in centro e all'intorno della città; non è; soltanto una proposta concreta subito operativa, ma è; anche una proposta economica e con attuabilità; in termini di tempo veramente eccezionale.
Coprire di verde è; un impegno che vede tutti, dico tutti i cittadini responsabilizzati ad opera re.
Le iniziative per aumentare lo standard di verde di Milano sono portate avanti con autorevolezza da Italia Nostra, con l'importante progetto del bosco n. I; sono attualissime le proposte dello staff di Gae Aulenti sulle modifiche proposte nell'ambiente del territorio urbano, della città; di Milano.
Oggi però; parliamo soltanto di verde rampicante per scoprire e ricordare a quanti in sala sono presenti l'importanza di questo strumento: la pià;nta rampicante.
Parliamo di questo " mattone ", parliamo di questa materia che vive si muove si trasforma! Questa proposta nasce, ho detto prima, sulla carta da lucido perchè sono architetto, ma nasce soprattutto come sintesi progettuale di quello che sente il cuore dei milanesi.
Dei milanesi non solo che già; hanno fatto qualcosa, chi sul proprio balcone, chi nella corte o sul fronte della casa dove abita, ma anche di quei milanesi che possono riscoprire nella pianta rampicante l'occasione per fare qualcosa non solo per se stessi, ma anche per tutti i cittadini che passando per la via ne potranno usufruire i vantaggi estetici e di salute pubblica!
L'Ampelopsis o vite del Canada è; il mattone per costruire un'ambiente più; affascinante, più; sano."

1. Gjlla Giani e Ruggero Orlando,
illustre giornalista storico della Voce di Londra
…” tum ..tum …tumm..qui vi parla Ruggero Orlando “,
grande giornalista corrispondente
Centro spaziale USA
2. Professor Carlo Sirtori Presidente
della Fondazione Carlo Erba

Il cavalierato del verde
Giò; Ponti riprende con un invito: " Quando si parla di verde verticale non posso che offrirvi la visita di quel giardino verticale, che è; forse l'unico a Milano, in fondo c'è; il mio studio. Venite e state sicuri che il portinaio non vi fermerà;.
Io desidero che il verde diventi un materiale da costruzione, un materiale di espressione architettonico.
Quando uno ha lavorato molto diciamo che è; come se avesse combattuto molto, è; come un capitano pieno di ferite. Ebbene le mie disfatte sono innumerevoli, specialmente quando parlo di fiori e piante.
Ho fatto la Cattedrale di Taranto con un muro traforato e questo muro traforato, io lo vedevo, in quanto gli uccelli entrando in questi trafori nidificassero, i rampicanti la coprissero, ma è; stato impossibile. t stata la mia più; grande sconfitta!
Noi qui siamo però; tutti d'accordo, amiamo il verde, ci manca l'antagonista! Accanto a me, c'è; un giardino interno verticale, alto 30 metri, sono trecento metri di verde che vanno su metri quadrati, insomma si potrebbe percorrerlo con delle cordate alpinistiche! Un inquilino di una casa vicina, essendo il rampicante arrivato al colmo del muro divisorio e penetrato nel suo terrazzo, mi ha pregato di non portarglielo via. Altri invece, volendo adoperare la legge, hanno detto: " Lei non ha rispettato i confini! ".
In un certo senso questo fatto del " verde " a Milano mi ha sempre turbato, i milanesi hanno bisogno di commuoversi per qualche cosa. Milano è; sempre stata in testa a tutto e se anche questa volta si dedicasse con entusiasmo alla campagna pro verde, sarebbe una cosa meravigliosa. Allora, cosa possiamo offrire al verde? Tutte le coperture! Già; molta gente ci ha pensato, hanno creato terrazzi, giardini, basterebbe che il Comune promettesse il suo appoggio.
A questo punto si intromette Ruggero Orlando: " Esenzioni di tasse! " - riprende Ponti - "No, saremmo contenti anche senza esenzioni!. In fondo per fare un giardino basta poca terra, il rampicante cresce da solo, la natura è molto generosa, basta un po' di sole e un briciolo di buona volontà, non ha bisogno di molta cura, ma solo di molto amore. Diventiamo tutti cavalieri del verde di Milano! ".

Una spugna per l'anidride carbonica

Il prof. Sirtori ha iniziato dicendo che il verde vuoi essere una "spugna" per l'anidride carbonica che si accumula nelle città inquinate e sovraffollate. Le città infatti oggi sono come uno scompartimento ferroviario, i muri delle case fanno da pareti, la coltre di atmosfera calda che regna sopra le case impedisce un ricambio rapido e sufficiente.
L'uomo invecchia perchè c'è meno ossigeno e meno ossigeno arriva ai suoi tessuti, quindi il verde dà gioventù. Ha parlato poi dell'anidride carbonica radioattiva, la quale proviene dall'incontro tra i raggi cosmici e gli atomi di azoto dell'aria, ebbene noi respiriamo l'aria contenente carbonio radioattivo, il quale dal 1955 ad oggi è notevolmente aumentato, questo può; determinare secondo autorevoli opinioni un inquinamento di fondo capace di dar luogo a mutazioni genetiche. Che il verde assorba l'anidride carbonica è; ben noto. Si sono fatti anche dei calcoli precisi. Un faggio di 100 anni è; in grado di assorbire in un'ora 2350 gr. di anidride carbonica, quanta ne emettono in un giorno 10 famiglie, e libera nel frattempo 1710 gr. di ossigeno. Poi c'è; un altro fatto importante che quando l'anidride
carbonica entra dentro di noi trova altri ingredienti per esempio il piombo. Noi sappiamo che nei cittadini milanesi c'è tanto piombo quanto non c'è in nessun'altra città del mondo. Ne ingeriamo 550 ug al giorno contro i 200 ingenti ad esempio dai londinesi. Se c'è dunque troppo piombo l'anidrasi non funziona e l'anidride carbonica si accumula nel san-
gue. Il prof. Sirtori ha poi illustrato il problema dell'assuefazione e dipendenza nei confronti dell'inquinamento, per concludere che abbiamo la possibilità, con le foglie verdi, di ridurre l'inquinamento da anidride carbonica, quindi migliorare la ossigenazione dei nostri tessuti, del cervello, soprattutto, che ha oggi un particolare bisogno di efficienza e di attenuare i danni prodotti dal piombo pure derivante dall'inquinamento e presente nel nostro sangue. Abbiamo anche la possibilità di ridurre lo stress delle pareti grigie, di avere orizzonti" gratificanti poiché va considerato
anche il lato estetico.

3. Ruggero Orlando , Paolo Pilitteri e prof Carlo Sirtori
4. Antonio Miotto, psicologo, psicologo del lavoro, docente universitario, editorialista.

4. Già anteguerra si era fatto conoscere con importanti saggi: Introduzione alla psicologia della folla (1937), Psicologia del comportamento sociale (1939).

Nella sua ampia produzione ha trattato i temi dell'amore, della vita di coppia, del lavoro e delle patologie.

È stato consulente, per i problemi del personale, in grandi aziende e docente di Psicologia del linguaggio all'Università di Milano, di Psicologia del lavoro all'Istituto di Scienze sociali di Genova.

Ha collaborato a riviste specializzate di psicologia e sociologia, ma anche a quotidiani e periodici di ampia diffusione; tra queste collaborazioni si ricordano quelle sul romanzo di formazione, sul neorealismo, su Fellini e sul Nouveau Roman

La zoofobia delle formiche
Ecco come il prof. Miotto ha affrontato il problema del verde a Milano visto dal lato psicologico. " Un dato certo: nella città moderna l'isolamento sociale diventa un fenomeno preoccupante e sfocia nel dilagare delle nevrosi, contrassegnate essenzialmente dall'aggressività (non c'è; quindi soltanto un rapporto tra isolamento e " chiusura psicologica ", ma tra isolamento e comportamento antisociale). Come uscirne? A parte l'influenza positiva legata alla lotta contro l'inquinamento, il problema si complica in quanto l'uomo tenderebbe a realizzarsi nel " verde e nella libertà ", ma di fatto è; obbligato a vivere in città (città come " modello punitivo ", cioè come "fabbrica" dove si lavora e basta). Siccome è ingenuo pensare che le nevrosi cittadine potranno essere affrontate dall'applicazione di tecniche psicoterapiche su scala popolare, è naturale pensare alla trasformazione positiva della struttura urbana, in modo da cancellare il " modello punitivo ".
Tra questi tentativi il tema del " verde ad ogni costo" è; probabilmente il più; lineare, il meno costoso e il più; funzionale.
Sul piano psicologico che cosa rappresenta il " verde "? A prescindere dagli aspetti fisiologici, si può dire che il "verde" è un valore cromatico di tipo distensivo, che orienta verso la pace e che stimola nell'individuo serie associative legate e centrate sul tema della " anti-tensione ". Senza forzare l'impostazione potremmo affermare che il "verde" è essenzialmente anti-aggressività e quindi lo iniziale riferimento alle cariche aggressive nel "modello punitivo della città" acquista un valore specifico. Tra le obiezioni c'è quella ovvia, la preoccupazione per gli insetti che finirebbero per infestare le case ricoperte di verde. Da un punto di vista psicologico l'obiezione è molto strana: accettiamo il rumore, l'inquinamento, la nevrosi, l'insonnia e... temiamo le formiche! Ma che cosa si nasconde dietro questa zoofobia? Risposta: insicurezza emotiva, conflitti non risolti, timore delle piccole cose per nascondere quelle grandi. Al limite c'è da augurarsi che l'uomo della città riscopra le formiche, se questo porta alla riscoperta del verde, della natura, del bisogno di distensione".

La clorofilla
Carla Paleologo asserisce che il verde dà; la possibilità di ionizzare negativamente l'atmosfera in presenza di clorofilla. A questo proposito è dimostrato che la ionizzazione della atmosfera decresce in assenza di clorofilla e crea un ambiente dequalificato come si avrebbe in presenza di un grosso inquinamento industriale.
Ora la popolazione milanese per il 70 % vive in zone prive di verde, io mi domando se avremo abbastanza muri per far arrampicare tanto verde da ricoprire l'area che ci è indispensabile per arrivare al minimo vitale?

5. Ivo Codazza responsabile servizio Giardini del Comune di Milano e RemoBrindisi
6. In platea e nei palchi dello storico Teatro Gerolamo di Milano pubblico qualificato rappresentato da autorità , imprenditori, architetti , studiosi , sociologi , climatologi,ed esponenti della cultura Milanese e rappresentanti del mondo dell’Arte ,critici e artisti. Si riconosce Eliana Ravizza

L'inquinamento fonico
Eliana Ravizza precisa due vantaggi specifici del verde verticale; la maggiore influenza sul micro-clima locale, la temperatura di Brera è di qualche grado superiore a quella di Linate. Questo dovuto al riflesso dell'asfalto, se immaginiamo però; il calore emanato dalle facciate, se noi le proteggiamo di verde, non solo abbiamo quella influenza benefica della stessa massa di verde ma eliminiamo il calore. Un altro aspetto è quello della funzione fonoassorbente: siamo talmente abituati che non ci rendiamo conto dell'inquinamento fonico di Milano... non è solo il rumore delle macchine ma buona parte di questo è dovuto alle riflessioni delle pareti, se noi rivestiamo questa parete di fogliame si rompe l'onda sonora con conseguente eliminazione di forte frastuono.

Quanto costa un mq. di verde
L'intervento di Ivo Codazza è iniziato prospettando la situazione finanziaria del Servizio Giardini legata alla situazione economica del Comune di Milano. " Per i nuovi impianti e per le manutenzioni abbiamo uno stanziamento di 3 miliardi e mezzo all'anno, ultimamente c'è stato però un incremento del verde a Milano, siamo passati dal 1964 da 3 milioni e mezzo circa di metri quadrati di verde a 6 milioni e mezzo nel 1973. Però c'è un fattore preoccupante, questo verde non è razionalmente distribuito, infatti, nella zona centrale dove la popolazione residente non è proporzionata alle costruzioni, arriviamo ai 10-12 metri quadrati, mentre in alcune zone periferiche, arriviamo a i metro e 20. C'è da tenere presente una cosa, il territorio comunale di Milano non è adeguato a sostenere l'attuale popolazione, siamo circa 1.800.000. Se applicassimo lo standard voluto con la legge urbanistica, non avremmo il territorio sufficiente ".
Ha proseguito poi passando alla questione economica: circa i costi di manutenzione di un metro quadrato di verde, la media varia secondo l'ampiezza del giardino, più questo è piccolo, più costa. Dal costo di L. 500 mq. per le piccole aree, si passa a L. 80 per i parchi agresti in media L. 250 mq.
La manutenzione di un metro quadrato, non comporta soltanto il taglio dell'erba, ma la potatura delle piante, dei cespugli e di tutto quello che necessita un giardino.
Gli alberi in testa
" Piantare gli alberi in terra è; semplicissimo, - dice Giulio Macchi - ma per me c'è un altro problema, bisogna piantare gli alberi in testa alla gente, cosa estremamente difficile, perchè il messaggio verde è difficile, ogni volta che in televisione se ne parla, i telespettatori si distraggono perchè il verde è; un fatto ovvio. Molti pensano che il bene casa è un bene primario, economico di investimento, il bene verde è un bene secondario se c'è bene se no pazienza. Ora perchè siamo arrivati a que-
sta situazione? Secondo me siamo arrivati perchè c'è una preminenza di problemi economici, ma c'è; un altro motivo più importante ed è; che esistono nella nostra mentalità due archetipi che ci stanno invadendo, uno è; il cubo e l'altra è la squadra. Il cubo è l'ideale casetta, quella che tutti sognamo. Quando un architetto rompe questo cubo con strutture svariate, allungate, vedrete che dopo un p0' queste strutture articolate si ricoprono una facciatina dopo l'altra e ritorna il cubo, questo archetipo ottuso, anticonviviale, perchè quando non è solo la casa che ritorna cubo è la città. Le città giardino sono tanti cubi, con attorno un pezzettino di terra, qualche volta in mezzo a due case si creava un cortile, poi è stato soppresso perchè area economicamente utilizzabile, il cubo è la nostra rovina, non ce lo possiamo togliere dalla testa. Ma c'è un altro archetipo, la squadra. In noi è; ancora presente il militarismo dei romani che con i cardi e decumani hanno diviso la città in quadratini, pietra vicino a pietra. Ora queste due cose sono quelle che provocano difficoltà a diffondere il messaggio del verde. Per me per far piantare in testa gli alberi, il mezzo è quello di inverdire le funzioni cioè non deve più; nascere un Ospedale se non nasce con il verde, non deve nascere una strada se non nasce con gli alberi, quando nasce una scuola deve nascere con il verde.., i verdi non possono essere astratti, devono essere legati alle funzioni... e poi non parliamo di metri quadrati di verdi ma di metri cubi, non casa cubo ma metro cubo verde ".

7. Fra il pubblico si riconosce l’architetto poliedrico artista Maggiora Vergano e l’architetto pittore Tadeuz Katner imprenditori artigiani e rappresentanti della Cofcommercio. Si riconosce Mauro Artioli, Enzo Bertazzo
8. Remo Brindisi grande maestro e pittore e Giulio Macchi
9. Arch. Gio Ponti e Professor Antonio Miotto, sociologo

9. Gio Ponti nacque a Milano nel 1891, e si laureò in architettura al Politecnico di Milano nel 1921, dopo aver interrotto gli studi a seguito della sua partecipazione alla prima guerra mondiale. Inizialmente aprì lo studio assieme all’architetto Emilio Lancia (1926-1933), per poi passare alla collaborazione con gli ingegneri Antonio Fornaroli ed Eugenio Soncini (1933-1945). Nel 1923 partecipò alla Biennale di Arti Decorative tenutasi in Monza e successivamente fu coinvolto nella organizzazione delle varie triennali sempre a Monza e Milano.

Negli anni venti comincia la sua attività di design all’industria ceramica Richard Ginori, e rielabora complessivamente la strategia di disegno industriale della società; con le ceramiche vince il “Gran Prix all’Esposizione di Parigi del 1925. In questi anni al sua produzione è improntata più ai temi classici ed è vicino al movimento "Novecento", che si contrappone al razionalismo del Gruppo 7. Sempre negli stessi anni inizia anche la sua attività editoriale fondando nel 1928 la rivista Domus, testata che non abbandonerà più salvo che per un breve periodo durante la seconda guerra mondiale. Domus assieme a Casa bella, rappresenterà il centro del dibatto culturale dell’architettura e del design italiani della seconda metà del Novecento.

L’attività di Ponti negli anni trenta si estende: organizza la quinta triennale a Milano nel 1933, disegna le scene ed i costumi per il teatro La Scala, ed è partecipe dell’associazione del Disegno Industriale ADI, essendo tra i sostenitori del premio “compasso d’oro” promosso dai magazzini La Rinascente. Riceve tra altro numerosi premi sia nazionali che internazionali e così ne 1936, quando la sua professionalità è affermata, diventa professore di ruolo alla Facoltà di Architettura del Politecnico di Milano, cattedra che manterrà sino al 1961.

Nel 1951, si unirà allo studio insieme a Fornaroli, l’architetto Alberto Rosselli ed intanto sia il design che
l’architettura di Ponti diventano in questi anni più innovative abbandonando i frequenti riallacci al passato neoclassico. È qui che inizia il periodo di più intensa e feconda attività sia nell’architettura che nel design, negli anni cinquanta, infatti, verranno realizzate alcune delle sue opere più importanti. Gio Ponti morirà a Milano nel 1979.

I prati verticali?
" Io Remo Brindisi considero gli italiani tutti dei grandi innamorati, arrivano anche alla sbornia dell'amore, ora l'ultimo amore è; il verde. Ci arriviamo un po' stanchi, un po' delusi dai tradimenti della nostra società. Si è parlato di organizzazione, di tempo libero, si è; gridato alla ecologia. Gli artisti hanno a loro modo, con quella intuizione che è; proprio dell'artista, inteso protestare, e desiderando il verde e l'ecologia hanno fatto ricorso ai materiali di moda che si usano nella ricerca artistica di oggi: hanno creato l'albero in permaflex, la siepe in legno, il prato di vetro, il bosco di latta. Essi hanno fatto una vera azione di denuncia e di preparazione, come sa fare lo artista che precede alcuni fatti della società;. Ma come organizzare questo verde nella città e specialmente nel centro storico?
Durante la quindicesima triennale il pittore Underwassen ha messo il verde abitante nelle abitazioni, l'inquilino albero, tutto ciò; è; originale ma non sempre comodo, coprire invece certe facciate di case nude e fredde di rampicante è una cosa che merita considerazione. Abbiamo avuto un grosso periodo in cui si è; amato questo verde rampicante: il Liberty.
Ora questo desiderio di fondo di allora è; anche quello di oggi, la nostra società; ha bisogno di verde, e non solo del rampicante ma anche del prato ".

Non tutto è da coprire
Gillo Dorfies, ultimo di questa tavolata fa l'avvocato del diavolo: "lo non penso che tutti i palazzi possano essere ricoperti di verde verticale, alcuni di essi non si prestano' prendiamo gli edifici di c.so Italia o di c.so Europa di Caccia Dominione e di Magistretti è; assolutamente intollerabile qualsiasi verde sopra le loro carton would, sopra le loro vetrate, come lo stesso si può dire della torre Pirelli. Quindi il verde verticale va bene soltanto in certe posizioni, invece il verde orizzontale è; importantissimo e lì sì che Pillitteri potrebbe intervenire in modo veramente mirabile se tenesse conto di una mia osservazione. Proprio davanti alla casa, in cui abito, c'è un giardinetto, uno dei poveri piccoli giardinetti ancora sopravvissuti nella Milano centrale, ogni anno viene zappato, arato, dagli operai del Comune, i quali seminano l'erba che dopo qualche giorno spunta tenerissima e viene immediatamente calpestata da giovinastri che giocano al pallone. Quindi io dico, per conservare un giardino, un prato, e impedire che venga calpestato da ruote di automobili o da piedi di calciatori, bisogna che sia recinto.
Quindi da un lato bisogna che la pianificazione sia fatta in maniera da rispettare e salvare quello che è il verde verticale e dall'altro bisogna fare in modo che quello che non è ancora diventato verde verticale possa servire ai giovani per i loro giochi all'aperto ".

Il Comune ci sta
A Paolo Pillitteri spetta la conclusione: " Abbiamo sentito molte voci, in un ventaglio vasto di contributi che sono nati grazie alla iniziativa " Coprite di verde Milano ". Sono contributi preziosi che la Civica Amministrazione fa propri e che intende sviluppare successivamente con una serie di interventi concreti.
Noi crediamo che sia giunto il momento di parlare di meno e di agire di più. Cosa può fare il Comune? Può compiere dei gesti concreti: può, per esempio, fare immediatamente propria la proposta di Codazza che è quella di regalare rampicanti a chi li chiede esaminando contestualmente il problema del dove e del come si mettono. Perciò assistenza tecnica ma anche, e ha ragione Dorfies per certi versi, assistenza architettonica: non si possono mettere i rampicanti su un magnifico grattacielo di Giò Ponti ma altrove sì, per esempio in via Manzoni.
Possiamo utilizzare i ragazzi delle scuole e su questo siamo perfettamente d'accordo e ne abbiamo già parlato in Giunta con l'Assessore all'Educazione e ne riparleremo con il Provveditore agli Studi. Dobbiamo e vogliamo utilizzare le associazioni interessate.

I RIVESTIMENTI MURALI COME SUPPORTO PER IL "VERDE IN VERTICALE"

Le principali caratteristiche tecniche richieste a un supporto idoneo all'applicazione ed alla crescita del "verde in verticale" sono soprattutto la rusticità; della superficie e l'impermeabilità del prodotto.
Sono proprio le caratteristiche predominanti dei materiali di rivestimento murale plastico continuo, con additivo idrorepellente (IDROREP).
I rivestimenti plastici continui sono materiali a base di resine sintetiche (meglio se acriliche) cariche e pigmenti, che vanno applicati su sottofondi tradizionali (intonaci rustici frattazzati fini, civili, a gesso), con varie tecnologie in modo da ottenere varie lavorazioni a seconda dell'aspetto estetico desiderato, ma sempre in superfici continue (senza giunti).
In particolare, l'inserimento di un additivo idrorepellente esalta le caratteristiche di impermeabilità dei prodotti, senza alterarne la traspirabilità, elemento necessario ad evitare distacchi dai supporti.
Detti materiali possono essere pigmentati (colorati), e non (granulati naturali o sintetici impastati con legante trasparente). Essi possono essere messi in opera in varie lavorazioni dalle più lisce a quelle rustiche, particolarmente idonee a favorire l'aderenza del " verde in verticale ".
Tra di esse ricordiamo le lavorazioni a " rilievo " (bucciate, gocciolate, o damascate) e quelle " rustiche " (spruzzate, rasate, o graffiate).
Per i rivestimenti plastici continui non pigmentati le lavorazioni possono essere " rasate o spruzzate ".
Un buon rivestimento murale plastico continuo ha inoltre degli additivi antibatteri e antimuffa, particolarmente interessanti nel caso specifico.
A parte le caratteristiche tecniche dei prodotti, vanno tenuti presenti altri fattori di ordine pratico particolarmente interessanti: tra questi la possibilità di trattare le pareti curve, convesse o concave con sufficiente facilità. La velocità di applicazione ditali prodotti è comunque notevolmente superiore a quella dei rivestimenti tradizionali in ceramica o simili.
Fattori di ordine estetico: la notevole gamma di finiture ottenibili, la possibilità; di richiedere colori a scelta del progettista (almeno per i prodotti di tipo pigmentato).
Fattori di tipo economico: questi prodotti sono indubbiamente competitivi con i prodotti tradizionali di pari caratteristiche (rivestimenti in ceramica o simili) che hanno prezzi oggi decisamente superiori.
Si può ben dire riassumendo che i materiali di rivestimento murale plastico continuo con additivo idrorepellente risolvono brillantemente tutti i problemi relativi ai rivestimenti esterni ed interni di superfici destinate ad accogliere applicazioni di " verde in verticale"

Arch. ALDO CANNAVALE della Soc. ALGALITE s.a.s. di TREZZANO SUL NAVIGLIO (MI)

Con i commercianti, esercenti, rivenditori di piante e operatori del settore dovremo subito impostare un discorso di collaborazione reciproca. Inoltre vogliamo accettare la proposta di Giò Ponti il quale ha avuto, come sempre, una felicissima idea, quella della istituzione dell'Ordine dei Cavalieri del Verde, intesa come benemerenza o testimonianza della città verso coloro i quali si distinguono nella difesa e nel potenziamento del verde cittadino.
Vorrei anche, e mi avvio alla conclusione, citare un'altra iniziativa che il Comune vuole assumere, quella di una campagna pubblicitaria molto capillare, per la difesa del verde, coinvolgendo soprattutto i giovani e i ragazzi delle scuole e ovviamente i Consigli di Zona. Prima di ringraziare Milanocasa, nella persona del direttore Jonghi Lavarmi,
che porta avanti questi discorsi del verde nella nostra città, vorrei riallacciarmi e ribadire non solo quanto hanno detto gli illustri ospiti che ringrazio di cuore, dal medico allo psicologo, dall'architetto al pittore, dal critico all'amico Ruggero Orlando, ma insistere su un impegno che non può; non essere reciproco.
Sì;, ha ragione l'amico Remo Brindisi, sono migliori i prati orizzontali. Ma quando di prati orizzontali se ne possono fare pochi, tentiamo di fare quelli verticali e questa iniziativa, portata con tanto entusiasmo da "Milanocasa ", è un punto
di partenza in tale direzione".

Nelle fotografie: una sequenza del dibattito, conferenzieri e pubblico tutti uniti per discutere sul verde verticale.