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Eventi Storici - Un protagonista: Franco Parenti

Fra i molti difetti anche quello di saper leggere...

un dialogo con Giovanna Peroni

La costituzione di " Società; Cooperativa " sotto la denominazione " Teatro Franco Parenti " ha la data 12-8-1972. Per oggetto è l'allestimento di spettacoli teatrali di prosa, aventi carattere artistico culturale e sociale, e tendenti a diffondere l'arte teatrale fra i più; vasti strati sociali ". Leggo ancora avanti tutto il programma dei soci della Cooperativa, e leggendolo è chiaro l'amore e la libertà con i quali vogliono lavorare, e per lunghi anni insieme, per portare e comunicare a tutti la loro polivalente visione della cultura. Difatti anche il primo programma ha subito intervallato al teatro, musica, cinema, dibattiti, presenti personalità; del mondo politico e culturale. E pubblicazioni.

Il numero dei soci è illimitato. Con degli attori, fanno parte della Cooperativa Giovanni Testori, che ha ripreso a scrivere per il teatro, adeguandosi a esigenze non solo sue ma degli attori, e del modo di fare teatro che sta ricercando questo gruppo. Dante Isella, che oggi è il maggior studioso di letteratura lombarda, e che ha curato per Franco Parenti il Recital " A Milano con Carlo Porta ". Ora sta preparando un altro Recital delle opere di Carlo Maria Maggi. Carlo Ripa di Meana, che organizza tutte le varie manifestazioni della Cooperativa. Ha in corso l'istituzione di una biblioteca di carattere teatrale, da mettere a disposizione di studiosi e studenti che vogliono aggiornarsi nello studio del teatro.

Laura Alvini, clavicembalista, che segue e programma l'attività musicale. Il primo anno l'ha dedicato alle musiche dell'illuminismo. Il secondo, al periodo del passaggio dal clavicembalo al pianoforte. Miro Silvera, che è il responsabile della parte cinematografica. Le sue rassegne sono la revisione di motivi cinematografici, con temi ben definiti.

" Le nostre attività, compreso i dibattiti - mi dice uno di loro - sono state un ponte nei confronti della città e di altre forze culturali ". " Per essere informati di tutto - aggiunge un altro ci si deve iscrivere al Centro Culturale, versando duemilancinquecento lire. L'iscrizione dà diritto a un forte sconto a ogni spettacolo. Ecco: il prezzo del biglietto per la serata di cinema si riduce a cinquecento lire per il teatro a mille lire, invece di duemilancinquecento ". " La Cooperativa ci vuole più attivi più partecipi a tutto - riprende un altro. Durante il giorno lavoriamo anche nell'ufficio. Non esistono paghe, esistono prelievi che sono stabiliti in mafiera eguale per tutti, di dodicimila lire al giorno, che poi " la paga minima nel teatro ".

" Siccome - prosegue un altro - anche gli aiuti che riceviamo arrivano in tempi assurdi, e i ritardi, leggi interessi passivi per esempio, li riducono di molto, quando ci sono i soldi si dividono, quando non ci sono non si dividono ". " E allora " interesse di tutti che lo spettacolo vada bene, meglio benissimo - continua un altro ". " Finora il nostro programma " stato questo - aggiunge un altro. Primo, di stare a Milano il più; possibile, di portare il pubblico a Milano, e imporre alla città; il nostro programma, sempre di tre spettacoli nuovi teatrali ogni stagione, di serate musicali e cinematografiche.

Secondo, di uscire sul campo nazionale, come Roma e Firenze, per imporre la compagnia a un altro pubblico, e per aprire e mettere in discussione la nostra ricerca anche con i critici ". " I giovani, anche quelli di mezza età; mi sento dire da una voce alle mie spalle, che riconosco subito di Franco Parenti - hanno capito che tutte le espressioni dell'arte, partecipano alla vita sociale e portano alla scoperta di altre intelligenze, e ci seguono attenti, e vogliono scoprire capire i pensieri i malumori le gioie sia dei testi antichi che moderni. Italiani o no ".

E tu l'hai chiamato non " Teatro Franco Parenti ", ma " Salone ", vecchio nome, anche un p0' western, per questa polivalenza dei tuoi spettacoli, e hai aggiunto " Pier Lombardo ", per dime la via - dico ridendo, e lo seguo nel suo ufficio.

(A volere bene, a applaudire, a ammirare Franco Parenti siamo in molti. Ho letto " che fra i molti difetti, Franco Parenti ha anche quello di sapere leggere ". Difatti ha saputo leggere Porta, Ruzzante, Testori, Moliére... Sono proprio questi suoi difetti che ogni volta mi chiamano al " Salone Pier Lombardo " e a rivederlo più; volte nelle sue interpretazioni, e a passare con lui ore, dove tutto " posto in discussione per essere chiarito e studiato. Ha anche il " difetto " del colloquio e dell'amicizia, questo splendido Brighella, autentico milanese, nato il giorno di Sant'Ambrogio).

Vorrei parlare con te ancora di Macbetto, impastato con la miseria, con la fine, con la morte; e del suo troppo soffrire. E della gioia, che se gioia, dice Testori, non è meno tremenda del dolore, e che ti lascia lù; ancora più; solo, nel disastro. E ancora dell'Ambieto lombardo, che di Shakespeare ha ben poco, e della sua lingua ruzantesca, inventata, popolare, per dire tutta la sua solitaria malinconica disperazione di ostinato odiatore dell'odio: ma oggi sono qui per parlare con te, di te e del tuo teatro, per raccontarlo agli altri.

Cominciamo dall'Accademia dei Filodrammatici, allora unica scuola a Milano di recitazione, che tu hai frequentato...


... e dove ho avuto la fortuna di avere due grossi insegnanti, Emilia Varini Berti, grande attrice, e Gualtiero Tumiati.
Uscito dall'Accademia ho avuto subito delle buone scritture, tanto che dopo poco, ho fatto parte della Compagnia Merlini Cialente, che allora era fra le massime compagnie. Ma presto ho dovuto andare militare in guerra. L'8 settembre sono stato portato in Germania nel campo di internamento militare, e per attività di carattere ribellistico, sono finito in campo di concentramento.

Isolava gli uni dagli altri. Ognuno partecipava a quella catastrofica esperienza, solo. La vita era ridotta quasi al niente, per sopravvivere ci si doveva chiudere in se stessi, convivere con la propria angoscia con la propria disperazione e accettarle, cercando da loro qualcosa, e chiarendole dentro. Solo così si arrivava a un punto di incontro con gli altri e verso gli altri.

Non ci si poteva distogliere da questa fatica. Si viveva con la morte: ma mai la morte potrà; essere accettata dall'uomo, perché la morte è un concetto che non esiste, non è un'alternativa alla vita, è la fine della vita, e l'uomo crede nella vita, e accetta la responsabilità dell'impegno stesso della vita perché il suo impegno è il suo difendere la vita.

Questo però ogni vero uomo l'ha vissuto, l'ha dovuto vivere a volte anche in casa sua: io credo che la vita è un paziente generoso cammino verso la solitudine. L'individuo, per il fatto stesso che è condannato a morire, è solitario.

Dopo questi due anni, incancellabili, non solo nella memoria, sono rientrato in Italia carico di tutte quelle speranze che può avere un giovane per un mondo migliore, mi sono ritrovato solo, e a dover fare di tutto per vivere.

Ho fatto rivista, avanspettacolo, varietà;. Tutto quello che mi capitava in attesa di riprendere Sono tornato al Piccolo Teatro. Ho messo in il mio lavoro, che ho ripreso nell' Arlecchino scena Majakoskij, e altri spettacoli, con Paolo servo di due padroni ", come primo interprete Grassi. Quando Grassi " passato-alla "Scala", ho di Brighella, parte che ho continuato a fare per lasciato il Piccolo e " nato il Pier Lombardo, anni.

Me ne sono andato, e alla Radio ho avuto un grande successo nel personaggio " Anacleto il gasista ".

Con Fò e Durano abbiamo fatto compagnia per due spettacoli " Il dito nell'occhio ", e " I sani da legare ", che hanno lasciato una certa traccia nel teatro italiano. Dopo questi due spettacoli ognuno " andato per la sua strada. Sono stato direttore del Teatro Stabile di Palermo ho lavorato con altri teatri stabili, come quello di Genova e di Torino. Gli spettacoli che ricordo di quegli anni sono: " La contenibile ascesa di Arturo Ui " di Bertold Brecht. Tre diverse riduzioni dal Ruzzante. Il Recital " A Milano con Carlo Porta ". I " Clowns " di Shakespeare. Ma la mia vera esperienza teatrale, magnifica, l'ho avuta recitando per due anni con Eduardo De Filippo, che ", e rimarrà; nella storia del teatro fra i massimi geni.
Eduardo " stato il mio grande maestro.

Parlami ancora di Eduardo. E' fra le poche persone indimenticabili che ho conosciuto. Come attore e come uomo.


E' un maestro. Oggi questa parola si ha paura a dirla, ma per Eduardo no. Ho vissuto vicino a lui ore emozionanti. Stavo fra le quinte tutte le sere, anche per lo stesso lavoro, per studiano e guardarlo. Una suggestione continua. é un attore magico " un grandissimo attore " un grande maestro di teatro. Dà luce alla scena, le parole diventano tutte indispensabili. é arrivato a un tale magistero che alla commedia che recita dà qualcosa di più ampio, e al pubblico l'idea di trovarsi di fronte a un fatto quasi di sogno sempre più grande di quello che si vede là immediatamente. Questo è il massimo che un attore possa dare. Eduardo lo dà, anche perché la sua personalità ha un'autentica e profonda umanità.

Ai giovani attori che oggi ho attorno a me, parlo di Eduardo e ricomincio da capo un insegnamento che la scuola non sa più dare. Il teatro io l'ho vissuto non solo vicino ad Eduardo, ma anche vicino a Cialente, a Gandusio, con una grande disciplina e autodisciplina. Il nostro è un lavoro che ha bisogno di ordine, di concretezza, di concentrazione. I giovani credono che l'occasione del successo possa capitare a tutti. Ma come capita, facilmente se ne va. Cerco di insegnare a questi ragazzi proprio l'amore dello stare in palcoscenico alle prove. E il rispetto di sè, che vuole dire il rispetto degli altri. Così si lavora meglio, si scopre quanto è difficile fare il teatro, ma quanto è appassionante farlo. La nostra è un'attività inesauribile, è una passione che non ci si può più togliene. Ogni sera è una scoperta: si può recitare un personaggio per trecento volte e alla trecentesima volta apre ancora nuove dimensioni, nuovi problemi di interpretazione.

Se veramente si è attore di teatro, il teatro è una grande gioia, e si ama farlo. Credo che sia da pochi avere un lavoro che si ama e che si desidera riprendere ogni giorno. Pur condividendo che il teatro va recitato a freddo, che il teatro è un giuoco d'intelligenza, e che l'attore deve intellettualmente vivere le passioni, pur condividendo questo discorso, cioè di un teatro interpretato attraverso la ragione, però il grande fascino è nella sensibilità della ragione, nel modo di fare che chiede al pubblico una continua verifica un continuo esame. E non si vuole mai deludere il pubblico.

E dopo Eduardo?

Sono tornato al Piccolo Teatro. Ho messo in scena Majakoskij, e altri spettacoli, con Paolo Grassi. Quando Grassi è passato alla "Scala", ho lasciato il Piccolo e è nato il Pier Lombardo, unico teatro che ha questa polivalenza di attività
nel suo programma. La nostra tesi ben precisa è quella di fare un teatro con una disciplina abbastanza dura, che vuole l'apprendistato del linguaggio artistico. La scelta dei nostri testi non è mai occasionale, è un discorso complesso, unitario: una teoria critica della vita e della società, che vuol provocare una meditazione che deve portare a un sano pessimismo nei confronti della realtà in atto. Un discorso rigoroso, fatto con una scelta di validi autori che abbiano vissuto e denunciato chiaramente, non tanto la crisi di una società ma una crisi più ampia, cioè i valori di una umanità che va verso le tenebre.

Il nostro è un teatro che anche nella farsa, nello spettacolo più allegro non nasconde la sua inquietudine sulla destinazione di questo viaggio umano. Vogliamo che il pubblico rifletta, cerchiamo di incoraggiarlo a scoprire nuove vie di uscita, non dandole.

Nella nostra scelta dei testi cerchiamo autori che sono stati anche interpreti delle loro commedie. L'autore-attore scrive sapendo che deve fare i conti con la sua professione di teatro.

Gli scegliamo anche per una revisione di certe formule teatrali, di certe tecniche, per la sperimentazione di un linguaggio che sia puramente teatrale.

Per avere questa libertà abbiamo accettato di vivere indipendenti. Sappiamo che la libertà; vuole delle rinunce, sù, ma dà la speranza di portare avanti e, chi sa, anche di far applaudire il nostro programma. Per questo abbiamo scelto Moli"re, Griffiths, Wedekind, Nestroy, e Testori che scrive per noi ben conoscendo il nostro discorso.

Che è anche il suo. Per l'Ambleto, di Testori Ciarletta ha scritto: " Egli è l'unico a testimoniarci che la sola proprietà; concepibile è quella di rispondere delle proprie azioni, che il rispondere è in altri termini il solo atto degno del nome: il solo atto libero, cioè, in quanto " originano e originale. Ma allora attore non è in effetti la medesima cosa che autore? ".

Chi ha capito questa vostra ricerca vi segue con attenzione. Avete il vostro pubblico. I dibattiti li fate per dare un valido aiuto nello studio del teatro, e del vostro teatro?


Sù. Sono di aiuto anche a noi.

Sono state molto interessanti le domande fatte sul Macbetto, durante i dibattiti, da studenti di scuole medie. Volevano di più dalle nostre risposte, perché avevano afferrato particolari e capito il testo con un'intuizione a volte sconcertante, e a volte più valida della nostra.

Avete lavorato in TV?

No. Come compagnia non abbiamo avuto del lavoro.

La figura del mecenate oggi è scomparsa?

Il mecenate oggi dovrebbe essere una pubblica amministrazione, un ente, una società... perché siamo fra quelle attività che tendono a fare di Milano una città pilota anche nel campo artistico culturale.

All'arte che cosa si chiede oggi? Come la si definisce?

Oggi si sentono dire troppe sciocchezze dell'arte. La si chiama anche proletaria, arte popolare, arte borghese decadente, e altro. L'arte celebra i suoi riti in tante maniere, ma sempre è la ricerca di qualcosa che riequilibri quello che è il caos del mondo o che riduca in caos un finto equilibrio.

L'arte secondo me non serve a niente, la si può; considerare anche superflua, ma è indispensabile, ma ognuno deve scoprire dentro di sé i motivi perché gli è indispensabile. Non è che uno spettacolo domani cambi il mondo, o fac-
cia scoppiare una rivoluzione, o possa trasformare le strutture di uno Stato. No Trasforma la posizione dell'individuo verso se stesso, e lo porta a capire delle cose che potranno poi trasformare anche lo Stato. Ma questo mai per definizioni già pronte, sempre per introspezione.
Dopo uno spettacolo, dopo aver letto un libro, dopo aver visto un quadro, l'uomo attraverso questo superfluo che non ha nessuna immediatezza pratica, riconosce se stesso, si espande e comincia a vedere a cercare a ascoltare l'io degli altri uomini.

Non è pensabile che un uomo possa non aver ascoltato o letto un libro. Che non possa aver ascoltato della musica. O guardato un quadro o un paesaggio. Non è pensabile. La storia dei pensieri è la vera storia dell'uomo. Nel teatro l'uomo attraverso delle forme tragiche o comiche, riesce a raccontare sublimata la sua storia. Io adoro Molière perché ha vissuto il dolore della sua epoca, si èsentito angosciato e non adatto a quell'epoca, e ha restituito nell'arte questo suo dolore, anche attraverso lo sberleffo. Bisogna conoscerlo, e non scoprirlo come contemporaneo. E un antenato, deve rimanere un antenato, e è grande proprio perché è un antenato e una testimonianza.

Quali sono oggi le città; in Italia che seguono di più; il teatro?


Per noi Roma e Firenze. E a Roma e a Firenze siamo stati considerati un gruppo fra i più importanti del teatro di questo dopoguerra, sia da parte dei critici che del pubblico che ogni sera ci portava all'esaurito.

In queste città, e anche in altre, la curiosità per il teatro è molto vivace. L'esperienza che noi abbiamo fatto a Roma ci ha dimostrato che c'è una tensione da parte del pubblico verso gli spettacoli che è fuori dalle abitudini che regolano la vita teatrale di Milano. A Roma eravamo in contemporanea con il Piccolo Teatro, che dava il " Re Lear ", e siamo stati giudicati per quello che eravamo. Re Lear ha avuto un enorme successo, e lo abbiamo avuto pure noi. A Roma hanno molti più teatri, sono abituati all'aprirsi di varie iniziative e a considerarle stimolanti, anche se esercitazioni, e gli errori vengono accettati per quel giusto margine di errori che tutte le esperienze possono avere. A Firenze pure. Il nostro primo esame, fuori dalla Lombardia, lo abbiamo passato a Firenze.

E a Milano?

A Milano il pubblico sta mutando adesso. Con un po' di ritardo, ma Milano è una città che per il suo genere di vita ha lasciato perdere un po' il teatro e si è accontentata, giustamente perché ha avuto spettacoli eccellenti, del Piccolo Teatro. Per Milano la cultura " stata il Piccolo Teatro. Nei teatri del centro ha ospitato compagnie anche di carattere consumistico.

Che differenza hai notato nel pubblico di ieri e di oggi?

Bisogna avere prudenza nel giudicare. Il pubblico è cambiato, vero, ma non vorrei che a una moda se ne fosse sostituita un'altra. Vorrei che il pubblico partecipasse a tante iniziative di teatro perchè goloso di tutto il teatro. Non vorrei che un certo snobismo teatrale ora venisse sostituito da uno snobismo culturale per i prodotti gratificati di essere culturali. Però oggi c'è un'attenzione maggiore, ma è ancora poco per il pubblico che oltre al richiamo del Piccolo Teatro e dei teatri del centro, sente e segue altre iniziative. Milano può dare molto di più.

E ancora poco quello che da.