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Casa Oggi n°148
Modi di Vivere

DISEGNARE E' SPERIMENTARE
Di Baio Editore

Tre manuali sui metodi di rappresentazione delle realtà architettoniche

E' da poco iniziata presso Di Baio Editore una nuova collana chiamata "Argomenti di Architettura' che vuole far conoscere i nuovi metodi d'insegnamento in uso nelle Facoltà di Architettura illustrando il lavoro degli studenti.

All'interno della collana, per la serie "Disegno", Sergio Coradeschi ha approntato tre libri che mostrano, attraverso le esercitazioni fatte da chi ha seguito il suo corso, le potenzialità di un metodo che non vuole essere "ex cathedra" ma sperimentale.
Sergio Coradeschi è un fiorentino che, avendo studiato architettura al Politecnico di Milano, dopo la laurea ha deciso di rimanervi per insegnare una materia che gli stava molto a cuore: le tecniche di rappresentazione delle realtà architettoniche. Oggi è professore di ruolo associato in disegno e rilievo e direttore del Laboratorio di metodi e tecniche della rappresentazione, sempre al Politecnico di Milano.

Quali motivi l'hanno decisa a pubblicare le sue esperienze didattiche in questi tre libri dedicati alla rappresentazione e alla prefigu razione dell'evento arch itettonico?
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Ci sono due ordini di ragioni: una riguarda il fatto di avere un numero spaventoso di studenti (sono circa 1500 gli iscritti al mio corso) e quindi la necessità di disporre di ulteriori strumenti di lavoro da offrire agli studenti stessi, perché il rapporto personale ovviamente è estremamente labile dato il numero. Poi c'è la volontà di verificare il metodo, essendo un metodo di tipo sperimentale diverso dai tradizionali: esiste un problema, questo problema viene descritto e poi lo studente cerca autonomamente di risolverlo aiutandosi con una serie di metodologie di riferimento; si tratta di un sistema che non è un sistema chiuso, ma aperto. In più il libro mi consente di avere anche una scelta di esempi di riferimento completamente dissimili. Il metodo sperimentale non vuole produrre delle scuole, ma vuole formare delle persone intelligenti che creino attraverso una metodologia corretta la propria personalità, salvaguardandola al massimo.

Questi libri sono già stati strumenti di corsi precedenti?

No, questi libri sono solo il risultato della sperimentazione: il metodo sperimentale non può avere dei libri - a mio a- proprio perché il concetto di sperimenta lità è tale per cui prima si affronta un problema e poi lo si esperimenta, si vedono i risultati; se i risultati danno un effetto interessante si pubblicano, in maniera da dar conto di quello che è stato fatto. Praticamente sono libri che impostano un metodo di lavoro in un ambito specifico dando dei risultati magari anche datati, ma che permettono di verificare un metodo con certe forme, con certi attributi che possono cambiare col tempo, mentre il metodo rimane strutturato e ancorato a un'impostazione che lo trascende.

é al di sopra del tempo il metodo sperimentale?
Io penso che cerchi di esserne al di sopra. Le dirò che in questo momentonoi stiamo superando la fase della visione percettiva gestaltica e ci stiamo avvicinando alle esperienze di tipo sinergetico: nei prossimi volumi risulterà chiara la volontà di essere sempre in sincrono con i tempi, osservando come il discorso della percezione visiva stia nettamente mutando in questi ultimi tempi. Per me questi nuovi metodi di visione che stiamo cercando di sperimentare sono un avanzamento dei metodi della percezione visiva della scuola gestaltica. Nel momento in cui disegnamo e facciamo dei rilievi, noi guardiamo delle situazioni e cerchiamo di inventare qualche forma, restando sempre ancorati al desiderio di ritornare a un ordine, di riandare a delle ricette a cui far riferimento. La potenzialità espressiva, l'invenzione dello studente, resta generalmente una potenzialità nascosta, in buona parte racchiusa in uno schema. Invece pensando che tutto è nato dal disordine e tutto andrà a finire nel disordine, cercando di analizzare profondamente e anche tecnicamente queste cose, si arriva a un'operazione successiva quasi di rifiuto. Nel momento in cui c'è il rifiuto dell'ordine ognuno ricrea un ordine suo, che può avere un sacco di valenze negative, se vogliamo, rispetto all'ordine precedente; in ogni caso inventa degli ordini nuovi, dei sistemi nuovi in cui muoversi con maggior disinvoltura, riuscendo a essere più produttivo. Oltretutto - ed è la cosa che mi interessa maggiormente - impara a disegnare.

Vuole parlarci più diffusamente del libro già uscito: "Il rilievo a vista: la piazza"?
Quella sulla piazza è una sperimentazione basata su elementi estremamente semplici: occorre studiarla storicamente, da un punto di vista architettonico e da un punto di vista visivo quindi si tratta di un discorso percettivo - ricorrendo anche alle esperienze gestaltiche. Studiarla soprattutto in quello che manca solitamente nelle rappresentazioni: cioè il fatto di doverla vivere, la sua vita insomma. Lo studente è obbligato a raccontare questo attraverso disegni, grafici e tutto quello che gli serve. Deve dare una restituzione visiva della vita della piazza, che cosa succede nella piazza nelle ventiquattro ore; deve riuscire a capire come le persone che vi agiscono all'interno ci restituiscono un ordine-disordine tutt'affatto diverso rispetto alla piazza considerata come un fatto senza persone dentro. Da spazio metafisico diventa così uno spazio reale. Allora lo studente si rende conto dei problemi della piazza e nel disegnarla impara a capire anche che cos'è l'ordine, che cos è il disordine, dove sorgono i problemi e forse in seguito, quando sarà più avanti negli studi, magari progetterà con molta più attenzione.

A questo metodo da parte degli allievi ci sono state delle risposte univoche o c'è stato un ventaglio di posizioni che sono raggruppabili, definibili...?
Direi un ventaglio di posizioni, tantissime, con delle grandi differenze fra un lavoro e l'altro. La cosa che mi conforta maggiormente è che non sono assolutamente raggruppabili, quindi mi sono accorto che in fondo questo apparente disordine ha generato una pluralità di interessi che si sono orientati in tutte le direzioni.
Per esempio c'è stato lo studente che sapeva già disegnare bene e che è entrato in crisi perché si è accorto che il suo disegno era un disegno rappresentativo, ma non era un disegno che riusciva a restituire gli stati d'animo, la situazione, la comprensione, il traffico, il mutamento del tempo... La sua tecnica grafica non era sufficiente per poter rendere queste variazioni e quindi ha dovuto fare tutta un'operazione di reinvenzione dei suoi mezzi con risultati abbastanza buoni quando c'è riuscito. In altri casi invece si è accorto che, nonostante avesse una grande disinvoltura grafica, questa non gli serviva o gli serviva molto poco.
Poi c'è la reazione degli studenti che invece hanno il culto del disegno tecnico e quindi del tecnicismo, della precisione, dell'ordine.,, anche questi sono stati messi in crisi notevolmente per ché, per esempio, sia da un punto di vista percettivo, sia da quello di riuscire a tradurre in simboli e in segni la situazione ambientale, hanno avuto delle grossissime difficoltà. C'è poi un'altra parte di studenti che non sanno disegnare a mano libera e trovano difficoltà nel disegno tecnico: quelli che disponevano di una preparazione culturale avanzata hanno spesso dato risultati straordinariamente intelligenti, magari con delle deficienze sul piano grafico, ma estremamente interessanti da un punto di vista metodologico di procedimenti; altri invece, che non avevano alle spalle un bagaglio sufficiente di cultura e di vita, hanno abbandonato il corso. Il corso ha perso il 36 per cento dei suoi studenti!

E' imminente la pubblicazione di un altro tipo di sperimentazione attuata nel suo laboratorio: quella del paraboloide iperbolico. Di cosa si tratta esattamente?
Le sperimentazioni durante l'arco dell'anno sono cinque. Il corso ovviamente è un po' faticoso. La seconda è incentrata sul paraboloide iperbolico a volta sottile, una forma geometrica che deriva da una formula matematica, una quadrica, dove bisogna riuscire a capire che cosa succede quando, avendo quattro variabili e variando i valori di queste, riusciamo ad avere dei tegoIoni, delle forme a volta, a vela oppure dritte, che variano continuamente variando questi quattro parametri. Se noi prendiamo questi elementi e ne uniamo tanti insieme, riusciamo ad avere, per esempio, una copertura. Noi sappiamo che questo metodo lo si può fare sia disegnando, sia ragionandoci sopra, attraverso un certo metodo, ricercando dei ritmi, ricercando degli ordini o addirittura dei disordini.., uno studente giapponese ha fatto una meravigliosa struttura completamente disordinata, ma splendida a vedersi...
Questo metodo si può attuare anche utilizzando il computer. Mettendo i dati nel computer e lavorandoci sopra ci si accorge che si riesce a fare in tempo estremamente breve una notevole quantità di sperimentazioni riversabili in un video, di modo che uno studente al primo anno di architettura riesce già a progettare una struttura estremamente complessa, anche senza avere alle spalle quella serie di conoscenze tipiche e peculiari della scienza delle costruzioni. Così può entrare in pieno clima creativo essendo assolutamentesciolto da qualunque pastoia di carattere tecnico e completamente libero di esprimere la propria personalità, la propria inventiva.
Ciò che è interessante è riuscire a esprimersi liricamente in un tema rigiclamente matematico, con precisi riferimenti a strutture matematiche. Esclusivamente quegli studenti che avevano in sé delle potenzialità creative sono riusciti a fare questi paraboloidi iperbolici associati e complessi, validi anche sul piano della piacevolezza o della bellezza, se vogliamo dirlo fra virgolette, al di là del fatto che avessero una preparazione pregressa maggiore o minore.

Era così semplice mettere le mani nei paraboloidi, voglio dire, con le loro conoscenze matematiche come facevano a stabilire che forme potevano fare per rimanere entro la quadrica?
Noi siamo partiti in maniera completamente empirica, all'inglese. Cioè abbiamo detto ---se su un piano c'è unquadrato con i valori O O O O, è un piano orizzontale; se sollevo uno dei vertici e quindi faccio i O O O ho un'altra cosa, e allora proviamo cosa succede mettendo 5 e -5 nei quattro angoli". Ed ecco allora che gli studenti prendono la loro matita e iniziano a tracciare gli assi cartesiani, facendo le loro assonometrie. Poi man mano la cosa si complica, occorre trovare uno standard e ripeterlo, per esempio, come lo si puòaccostare, come lo si può unire, che cosa succede nel momento in cui i vertici sono vicini, e a volte sono sfalsati e allora ci si può domandare "se piove su questa forma che cosa succede?" Sono delle cose minime se vogliamo, ma è proprio per riuscire a far avvicinare lo studente ai primi problemi dell'architettura. Fino ad arrivare a delle belle strutture estremamente complesse e poi a creare anche i modelli. Lo studente deve verificarlo attraverso i modelli, cioè io credo molto nel disegno, molto nell'uso del mezzo fotografico, del videoregistratore, del computer, ma moltissimo anche nella costruzione del modello.

Un altro di questi manuali prossimamente editi da Di Baio Editore tratta infatti la modellistica.
L'idea mi è venuta quando mi sono accorto che molti studenti avevano una manualità straordinaria perché provenivano da un'esperienza (cominciata a dieci/dodici anni) di costruzione di modellini e quindi conoscevano le colle e avevano acquisito una notevole abilità manuale. Avevano costruito in casa modellini di navi, di automobili, di aerei, ecc.
Il problema era di trasferire certi tipi di conoscenze sulla resa del quadro urbano, eseguendo piccoli modelli urbanistici o di edilizia. Si è quindi trattato di fare un libro sulla scorta delle sperimentazioni che hanno fatto i ragazzi, con tutti i tipi di materiale, dai più poveri ai più ricchi se vogliamo. Abbiamo trovato che si riesce a fare il plastico di una piazza (o dell'idea della piazza, perché siamo sempre collegati al fatto di avere degli input psicologici) a volte in venti minuti, oppure in venti giorni, dipende dai sistemi e dai metodi di costruzione. Nella costruzione non miriamo ad arrivare alla resa completamente realistica, al dettaglio; si cerca di farlo al meglio che si può, ma sempre salvaguardando l'aspetto umano della piazza. A volte sono anche non corretti da un punto di vista della modellistica ufficiale - che è estremamente costosa d'altra parte - però rendono la sensazione della piazza, rendono il valore delle quinte, dei volumi, degli spazi. Si utilizza tutto il materiale, dal cartoncino al legno, al polistirolo, al vetro, al perspex e questo libro serve per dare un semplicissimo manuale di istruzioni per chi non sa come farlo. Ci sono state soluzioni anche incredibilmente avveniristiche. Per esempio uno studente ha pensato di fare il plastico che riguardava una piazza, non facendolo, ma mettendo semplicemente delle quinte su cui aveva applicato una fotografia di come si vedeva la piazza arrivando da quel punto e sul rovescio che cosa succedeva vedendola dall'altra parte: quindi il plastico non era altro che una serie di sequenze, di immagini fotografiche montate su quinte, per cui uno percettivamente vede la piazza, ma il plastico non c'è. Altri hanno tentato soluzioni diverse, lavorando attentamente col cartoncino, con le tecniche miste. La partenza del libro è abbastanza curiosa: gli studenti hanno fatto i plastici e noi come laboratorio abbiamo dato la spiegazione di come sono stati fatti, quindi una ricostruzione a rovescio, che si è rivelata uno strumento di uso facile, di sicura utilità.
Si tratta di un manualetto, quasi un ricettario, inserito in questa collana di libri che vorrebbero affrontare sia i problemi di carattere sperimentale, sia i sistemi pratici per risolverli. Per esempio ce ne sarà un altro dedicato a come si fa un disegno in prospettiva, con vari tipi di prospettive, come si fanno le assonometrie, come si disegnano gli alzati e le sezioni. Perché con questo accesso completamente liberalizzato io mi trovo di fronte a delle provenienze talmente diverse, talmente difformi degli studenti, per cui da un lato c'è la necessità di dar loro dei libri che indichino delle strade metodologiche in continuo avanzamento, dall'altro lato non mi devo dimenticare di offrire, anche a coloro che sono meno provveduti, strumenti semplici per acquisire un minimo di acculturamento con il quale poter poi sperimentare. Altrimenti uno ha delle idee ottime da un punto di vista della sperimentazione, ma rimane indietro perché gli manca la strumentalità, gli manca la conoscenza delle tecniche.
Per quanto riguarda i modelli che afferiscono al design, ci saranno altri quaderni dedicati al settore in cui invece si vedrà come costruire un modellino di studio il più preciso possibile, prima che passi poi nelle mani di qualche grande modellista.