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pubblicità riscopre l'importanza della casa
Il tema della nuova campagna pubblicitaria
Barilla è la casa. Una casa-focolare fatta di atmosfere calde e dorate.
L'esatto opposto di quella del suo creatore - Cavino Sanna - il cui ideale
è l'asetticità di una clinica svizzera.
di Marzia Cremaschi
Gavino Sanna, nato a Porto Torres, inizia giovanissimo con la satira politica
come caricaturista, e dopo gli studi di architettura si dedica alla pubblicità,
dove si fa notare già alla fine degli anni '60 con campagne che fanno
epoca (Gancia, Perugina, Buitoni, Esso, ecc.). Nel '69 parte per gli Stati
Uniti dove segue alcuni corsi alla New York University e si inserisce
nel mondo delle grandi campagne pubblicitarie delle holdings come General
Motors, Coca Cola, Esso, Gillette. Vince con una campagna della Esso il
"Clio d'oro", cui faranno seguito un centinaio di altri premi.
Alla fine degli anni '70 rientra in Italia dove apre con grande successo
l'ufficio italiano della Benton & Bowles (campagne Fiat Uno, Petrus,
Libarna, Pioneer, ecc.). Nell'84 entra alla Young & Rubicam di Milano,
la più grande agenzia del mondo, con cariche al massimo livello.
"Dove c'è Barilla c'è casa" è la filosofia della
nuova campagna pubblicitaria della pasta Barilla. Una campagna che con
il suo primo filmato di due minuti è stata etichettata come il Ben
Hur della pubblicità italiana. Una campagna che ha riscosso un successo
superiore ad ogni aspettativa sia per il tema, sia per il tono, sia per
la musica, che è stata persino ripresa su un 45 giri con un venduto
di cento mila copie: un record, se si pensa che uno dei successi di Dalla
arriva solo alle diecimila copie.
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Foto di Cristina Fiorentini |
Da cosa nasce questo consenso unanime? Lo chiedo
al suo ideatore Gavino Sanna.
Barilla soffriva di un problema di identità, in questi ultimi anni
aveva continuato a cambiare approccio comunicazionale, creando una grande
confusione attorno al suo marchio. Da una ricerca che abbiamo fatto ci
siamoaccorti che quello che era rimasto impresso nella mente del consumatore
erano vecchi slogan degli anni Cinquanta "Con Barilla è sempre
domenica" e "C'è una gran cuoca in voi e Barilla lo rivela",
ma poi tra il "Ritrovi il gusto del mezzogiorno", "Ti fa
sentire sempre al dente" e il discusso "Rigatoni" di Fellini,
la gente era rimasta frastornata e perplessa. Siamo quindi partiti dalla
constatazione che in un momento in cui tutte le paste si stanno scatenando
con grandi campagne pubblicitarie, Barilla, che detiene il 25% di quota
di mercato, non poteva intrupparsi con le altre, ma doveva ripresentarsi
alla grande con tono autorevole, diverso, inaspettato, con qualcosa di
speciale insomma.
La casa?
La casa. Non abbiamo proposto niente di innovativo, se vuoi abbiamo solo
riscoperto i valori che gli italiani hanno da sempre nel cuore: il piacere
della casa, della famiglia, dello stare insieme. Valori unici, coagulanti,
collanti di emozioni che noi abbiamo legato a Barilla con una semplice
frase: "Dove c'è Barilla c'è casa" appunto.
E com'è la casa Barilla?
é la grande coperta di Linus che tutti noi ci portiamo dentro,
il miraggio di quando siamo lontani. Una casa quindi
popolare, non in senso dispregiativo, ma proprio come valore che ognuno
può interpretare, personalizzare e vivere secondo la sua natura.
Una casa sognata da mettere su un piedistallo ideologico.
Una casa focolare più che una casa status
symbol quindi.
Certamente. Una casa che ci ha dato modo di inventare questo linguaggio
fatto di cose classiche che partono dalla tradizione culturale italiana.
E lo si vede anche dalla campagna stampa. Gli still life che proponiamo
si rifanno al Caravaggio, all'800 napoletano, a Salvator Rosa, alle grandi
tavolate piene di vita, ma intime, che parlano di casa e di amore con
un'attenzione particolare all'atmosfera. Abbiamo eliminato la pasta nel
suo consumo. Non facciamo vedere piatti di pasta rigurgitanti di sugo
e gente che mangia perché trovo queste rappresentazioni aggressive
e volgari sia graficamente, sia come modo di porsi.
Ma tutto questo non è poi così "popolare", come dici
tu, come non lo è l'antica magione gentilizia dove rientra quello
straordinario lui che sembra Luca di Montezemolo che torna a casa.
Quella è una situazione un po' particolare, era la prima, l'istituzionale
di rottura dove volevamo giocare a rim-
Fiattino con lo spettatore. Ci sono inatti una serie di trovate fuorvianti
prima di arrivare al prodotto: la Mercedes, l'orologio, la donna in rosso,
il bicchiere vuoto. Una storia dove non succede niente.
Che è poi il suo bello, quello che fa sì che si possa
rivedere lo spot senza an noiarsi, perché ogni volta si scopre qualcosa
di nuovo.
Quello che ha fatto sì che un telecomunicato, caso unico nella storia
della pubblicità, diventasse un videoclip. Ma per tornare al posizionamento,
tutto il fumato ha una allure di un certo tono, ma quando l'uomo, dopo
la delusione di trovare la casa deserta, va in dispensa per cercare qualcosa
da mangiare e sceglie gli spaghetti, diventa molto comune. E poi ci sono
altri quattro spot che propongono ambienti più tradizionali: la cucina
con una tappezzeria molto civettuola dei neo genitori che tornano a casa
con il loro bambino, la casa dei cadetti, quella dei separati, e quella
della bambina, che ha perso 1 autobus, tutte diverse fra loro perché
i consumatori di pasta Barilla sono diversi. L'unico filo conduttore è
il ritorno a casa e l'atmosfera calda e dorata che riflette la filosofia
di Barilla "Dove c'è Barilla c'è casa".
E i consumatori pare che abbiano apprezzato questo
tuo concetto di casa fatto di familiarità, di persone, di valori
puri, di cose che ti sono care.
Anche perché le abbiamo trattate con rispetto. Oggi la gente è
abituata a essere bombardata di pubblicità che entra nelle case senza
chiedere permesso, sbattendo lì i prodotti più diversi con
colori e musiche che non fanno parte della nostra cultura. Il minimo che
possiamo fare noi pubblicitari è di entrare nelle case con discrezione,
di essere educati parlando sottovoce e offrendo belle immagini e musica
gradevole. Tra l'altro la nostra, che è stata composta dal musicista
di "Momenti di gloria" e di "Blade runner" e che viene
ripetuta - orchestrata in modi diversi in tutti gli spot, l'ho proprio
voluta io. Volevo qualcosa di "strappacore", ma non mandolinaro
né pastasciuttaro, capace di suscitare un "mood" malinconico,
pieno di languori per essere in sintonia con l'atmosfera delle case.
GLI SPAZI VUOTI E LE COSE INTOCCABILI DI CAVINO
SANNA
Com'è l'atmosfera della tua casa?
Come quella che vedi qui nel mio ufficio. Completamente spoglia, senza
niente in giro, niente che si. muove, i quadri perfettamente "impagnati".
Insomma il mio ideale è una clinica svizzera.
Ma come puoi conciliare il tuo modo di "soffrire" le cose, con
quello che proponi?
Intanto, se osservi attentamente, ti accorgi che tutte le mie pubblicità
sono pulite, ordinate, rigorose e poi so che la mia maniacalità non
è universale e indi so interpretare la casa di chi ha famiglia.
Il cosiddetto "vissuto"?
Per carità. La sola parola mi fa impazzire. Per me il "vissuto"
è vecchio, sporco, polveroso, con le impronte di chi tocca le cose.
Amo gli spazi l'asetticità, i progetti della Driade, le cose intoccabili.
Com'è la tua "coperta di Linus"?
Un tavolo vuoto, una parete nuda, il bianco, il nero, il grigio. Avendo
studiato architettura, ho affinato il mio gusto in una direzione. Mi piacciono
i vecchi progetti del periodo fascista, le case tutte bianche e asettiche,
i mobili che si rifanno a Zanotta come i divani di pelle nera. Ma poi
sono pieno di contraddizioni perché conservo tutto, faccio collezioni
di oggetti strani dalle vecchie caffettiere smaltate ai giocattoli di
latta americani, alle scatole serigrafate, ma siccome non voglio vedere
niente in giro, ho progettato una libreria su due pareti piena di loculi
con antine e manigliette dove catalogo tutto, anche i libri che esposti
fanno disordine. Non ho tavoli, non servono.
Ma come fai quando viene gente a casa tua?
Io non ricevo nessuno perché non sopporto che mi spostino le cose.
Allora niente piante né animali in casa tua. In effetti preferisco
le piante finte, di seta non di plastica, perché esteticamente rimangono
sempre perfette. Gli animali? Io ho un animo romantico, li amo molto,
soprattutto i cani, è un'altra delle mie contraddizioni, ma mi piacciono
in campagna. Lì ne vorrei tanti di razze diverse: uno per giocare,
uno per correre, uno da guardare.
Quando sto per lasciare Gavino Sanna, mi assalgono tremendi
sensi di colpa: mi precipito a rimettere a posto la sedia che avevo spostato
per alzarmi, guardo con disappunto il portacenere - unico oggetto appoggiato
sul suo immenso tavolo di marmo ovviamente grigio - e mi rallegro dentro
di me per la scelta del colore perché forse non noterà la cenere
che inevitabilmente ho sparpagliato, dò uno sguardo di tenerezza
alla pianta vera, ("me l'hanno regalata" mi confessa) con l'aria
un po' fanée vicino a quella pomposa finta, osservo la disposizione
perfettamente quadrata dei suoi quadri:
caricature che gli hanno fatto i suoi amici americani e ricordi a cui
tiene. Una parete "impaginata" come i testi dei suoi annunci,
dove l'ultima riga deve sempre finire a blocchetto. Eppure lui così
impeccabile e perfetto ("Non ricordo di aver trascorso un week-end
senza essermi fatto la barba" mi aveva detto "o di essere
venuto in ufficio senza cravatta. Sarebbe una cosa contro natura per me')
non mi sembra un alieno. In fondo questa sua dichiarata maniacalità
per ordine e pulizia è bilanciata dalle contraddizioni che lo rendono
umano, affabile, disponibile e pieno di autoironia.
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